Visualizzazione post con etichetta Video. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Video. Mostra tutti i post

mercoledì 3 giugno 2015

Vale, il corto di Amenábar per Estrella Damm: il trailer

Dakota Johnson, star di 50 sfumature di grigio, Natalia Tena, la Osha de Il trono di spade, Quim Gutiérrez, star del cinema spagnolo, sono i protagonisti del cortometraggio-spot Vale, che Alejandro Amenábar girerà per Estrella Damm, uno dei più noti marchi di birra spagnoli. Vale è uno degli intercalari spagnoli più popolari (e più difficile da togliersi quando si torna in Italia!), significa Okay, va bene, d'accordo, con il significato di che bello, dai! o di ok, mi hai rotto, finiamola qui. Insomma, è usatissimo.

La storia racconta dell'arrivo della turista Rachel a Ibiza, dove fa amicizia con un gruppo di giovanotti che si godono l'estate sull'isola. La birra sarà uno degli elementi di amicizia e socializzazione, oltre a essere un'idea d'estate, stile di vita e buonumore. "Abbiamo cercato di riflettere e far sentire i valori strettamente legati al Mediterraneo, sottolineando specialmente la sua offerta culturale. Vivere mediterraneamente significa uscire di casa, conoscere gente e riempirsi di musica, cinema, teatro, mostre... Ci piacerebbe che il corto risvegliasse negli spettatori questo spirito di socializzazione e ottimismo e che, perché no, strappasse un sorriso" ha detto il regista di origine cilena. Colonna sonora, la canzone Our place della cantautrice Maïa Vidal. Data di lancio del corto, 15 giugno, nel sito www.mediterraneamente.es.
Su youtube, il trailer.



venerdì 2 gennaio 2015

Epic fail di Canal Sur: a mezzanotte di Capodanno manda la pubblicità

Una delle tradizioni a cui gli spagnoli non rinuncerebbero mai è l'uva nella Noche Vieja, la Notte di San Silvestro. La tradizione è piuttosto antica ed è diffusissima in tutto il Paese, per questo si potrebbe dire che è uno dei segni d'identità della Spagna, insieme alla paella, al jamón pata negra e all'Alhambra. In cosa consiste la tradizione? Allo scoccare della mezzanotte, si mangiano, uno dopo l'altro, seguendo i rintocchi, dodici acini d'uva, in segno di buon augurio.

Davvero non c'è casa spagnola, in patria o all'estero, e non c'è spagnolo, alla Puerta del Sol o sul Guadalquivir, che non abbia con sé i suoi dodici acini d'uva per salutare il Nuovo Anno.

E' stato così anche un paio di giorni fa. In casa le televisioni erano sintonizzate sulle principali reti televisive, che trasmettevano le varie dirette organizzate in attesa del nuovo anno. In Andalusia in tanti hanno scelto di guardare Canal Sur, la televisione pubblica locale. E cosa è successo? Mancava un minuto alla mezzanotte, quando Canal Sur ha deciso di mandare in onda la pubblicità. Sconcerto, sorpresa e attesa nelle varie case andaluse, con tutti i presenti già pronti al rito di ogni Noche Vieja. Chiacchiere, risate e ipotesi, nell'attesa della ripresa del collegamento, già con l'uva in mano, pronti a mangiare un acino dietro l'altro, secondo i ritmi stabiliti dalla tradizione. E poi la sorpresa e lo stupore finali: al ritorno della diretta, i presentatori stanno già facendo gli auguri con l'euforia che tocca sempre a ogni anno nuovo. Invece di mangiare l'uva, come tutti i compatrioti avevano fatto, gli andalusi che hanno scelto Canal Sur, si sono beccati la pubblicità. La conferma è arrivata loro quando, increduli, hanno girato sugli altri canali e hanno scoperto che sì, las campanadas, i rintocchi, erano già passate.

La cosa è finita sui media nazionali, che l'hanno raccontata con un certo, comprensibile scandalo. Adesso, al di là dell'uva, tradizione sacra per ogni spagnolo e rispettabilissima da ogni straniero, ma come si fa a mandare la pubblicità allo scoccare della mezzanotte del Nuovo Anno, facendo perdere ai telespettatori il momento del brindisi, del festeggiamento e, in Spagna, dell'uva? Errore incomprensibile, che rimarrà come una macchia nera nella storia di Canal Sur, che farà probabilmente saltare qualche testa (già adesso la tv andalusa è all'affannosa ricerca del come è potuto succedere) e che ha ovviamente scatenato le reti sociali. Ma non solo. Gli andalusi, visto il clamore, hanno iniziato a pubblicare su youtube i video casalinghi, girati per avere un ricordo familiare della Noche Vieja e finiti con l'essere testimonianza dello stupore causato dall'epic fail di Canal Sur. I video sono davvero tanti e mostrano sì reazioni sorprese, ma anche il senso dell'umorismo degli andalusi: Canal Sur li ha traditi con la pubblicità e loro, superata la sorpresa, non si sono arresi: in ogni video c'è sempre qualcuno che prende l'iniziativa e inizia a contare, per mangiare i dodici acini d'uva, come la tradizione esige

Se andate su verne.elpais.com, c'è una bella selezione di video, qui quello che mi è piaciuto di più, sia per l'accento andaluso che per la reazione divertita dei giovanissimi protagonisti. Il messaggio per la posterità è chiarissimo e per Canal Sur sarà davvero difficile rimediare: Mai più las uvas su Canal Sur!



giovedì 24 luglio 2014

La Barcellona inedita in un sorprendente video in flow-motion

Che bello questo video di Barcellona, che corre da un posto all'altro della città, facendoci visitare, come in uno zoom continuo, i suoi posti più famosi e più spettacolari!

Si intitola Barcellona GO ed è stato realizzato dal film maker Rob Whitworth, che ha utilizzato la tecnica del flow-motion, una tecnica, cioè, che, grazie all'hyperlapse e alla post-ptoduzione, riesce a rendere i movimenti di zoom molto fluidi.

I numeri di questo video sono sorprendenti e riassunti da wired.it: 363 ore di lavoro, 75 ore di spostamenti, 31 ore di ricerca degli scorci da riprendere, 78 ore di scatti fotografici, 179 ore di post produzione, 26.014 fotografie e 817 GB di dati. Il risultato è questo video di poco più di 2 minuti, con una Barcellona che sembra fuggire e ripeterci, "vieni a prendermi, se ci riesci!".

mercoledì 16 luglio 2014

Un país normal, il documentario per il diritto di decidere della Catalogna

Il referendum del 9 novembre 2014, con cui le autorità catalane chiederanno ai loro cittadini se vogliono che la Catalogna sia indipendente dalla Spagna, è illegale (la Costituzione spagnola non prevede referendum). Mariano Rajoy continua a non ascoltare le petizioni di dialogo e confronto che arrivano da Barcellona, perché, sostiene, il referendum è illegale (e pazienza se è comunque risultato di istanze presenti nella società catalana, a cui, in qualche modo, bisognerà pure rispondere). Artur Mas, il presidente della Generalitat catalana si è rivolto anche al nuovo re, affinché assuma un ruolo da moderatore, che non gli corrisponde costituzionalmente, ma Felipe VI ha già fatto capire, nel suo discorso di insediamento e nei suoi primi atti, che concepisce la Catalogna, con la sua diversità, le sue autonomie e le sue peculiarità, solo in Spagna, perché "in una Spagna plurale c'è posto per tutti" e perché la lingua catalana è "il nostro catalano"

Ma a Barcellona il processo che conduce all'indipendenza va avanti, anche con campagne di sensibilizzazione dell'opinione pubblica. E' uscito ieri sera il documentario Un país normal, in cui vengono intervistati molti volti noti, non solo della politica e non solo notoriamente indipendentisti, che chiedono sia riconosciuto 'il diritto di decidere'.

E' un concetto, quello del 'diritto di decidere', che fa molta presa, attualmente, sulla società spagnola, non solo per la questione catalana. Basti pensare al tentativo della minoranza repubblicana, subito dopo l'abdicazione di re Juan Carlos, di ottenere un referendum sulla forma dello Stato. La maggioranza attuale degli spagnoli non ha votato la Costituzione del 1978, veniva spiegato, e, dunque, ha il diritto di decidere se vuole vivere in una Repubblica o in una Monarchia. Il tentativo non è passato, anche perché le grandi manifestazioni annunciate sono state o non permesse o un flop (la forma dello Stato è un problema, oggi, solo per il 3% degli spagnoli).

In Catalogna l'idea di avere il diritto di decidere il futuro della regione ha fatto molta presa. Oggi molti catalani, non nazionalisti e non indipendentisti, difendono più il diritto di decidere che l'indipendenza da Madrid, che, comunque, non voterebbero. In Un país normal si vedono molti catalani famosi in tutto il Paese: il popolare presentatore Andreu Buenafuente, la giornalista Karmele Marchante, l'attore e presentatore Àngel Llàcer, il comico Berto Romero. Molti volti non associati all'indipendentismo, ma sì a favore del diritto di decidere.

"Io avevo capito che le cose si decidono votando" commenta nel video Romero. E il suo è il pensiero di migliaia di cittadini catalani. Ma non solo, perché, come si diceva prima, il diritto di decidere è un concetto che l'intera società spagnola reclama, su numerose questioni. La mancanza del referendum, come strumento di partecipazione della cittadinanza alla vita politica del Paese, è molto sentita; ricordo che quando in Italia si affermarono i referendum di giugno 2011, segnando l'inizio della fine della sintonia di Silvio Berlusconi con la società italiana, amici ed editoriali spagnoli invidiavano la possibilità che avevano gli italiani di partecipare alla vita politica, anche solo abrogando leggi non apprezzate. La crisi economica e sociale ha portato con sé una nuova consapevolezza per l'opinione pubblica: la sua partecipazione alla vita democratica del Paese, Catalogna indipendente o no, Monarchia sì o Monarchia no, è troppo scarsa.

Il documentario Un país normal, appartiene alla campagna #votarésnormal (votare è normale), che già nel suo nome è tutto un enunciato di intenzioni.

Il video, da youtube (e se la questione catalana vi interessa, non perdetevi i commenti su youtube, sono in catalano, ma con un piccolo sforzo si capiscono e altrimenti esiste sempre l'aiuto di translate.google.com!).

mercoledì 25 giugno 2014

Hoy, il video che ha fatto innamorare David Bisbal ed Eugenia Suárez

Prendete un cantante famoso, fategli girare un video con l'attrice del momento e avrete pronta la storia d'amore della stagione. E' successo lo scorso inverno con Dani Martinez e Blanca Suárez, che hanno sorpreso tutti con il loro amore, dopo aver girato insieme il video di Emocional. E' successo a David Bisbal ed Eugenia Suárez, attrice argentina di telenovelas giovanili di molto successo, protagonista di una burrascosa storia d'amore con l'attore Nicolás Cabré, per mesi sulle copertine di tutte le riviste, fino all'inevitabile finale, nonostante la nascita della figlia Rufina.

David e la China Suárez, così è chiamata in patria la 21enne argentina, causa nonna asiatica, si sono conosciuti sul set del video di Hoy, nuovo single del cantante. Qualche settimana fa lei ha messo fine alle indiscrezioni riconoscendo l'amore per il 33enne almeriense. Oggi è toccato a lui ammettere che sì, è felicesta con Eugenia, "la ragazza che mi rende così felice". Per ora ancora nessuna apparizione pubblica, anche perché lei è in Argentina e lui è impegnato nel tour con cui sta presentando il nuovo disco in Spagna.

Ma c'è il video di Hoy, a mostrarceli romantici e innamorati, in quelli che sono, probabilmente, i loro primi sguardi.

Da youtube

giovedì 12 giugno 2014

Tu mejor tú (il tuo miglior tu), il nuovo spot dell'Andalusia per l'estate 2014

In Andalusia non sei un turista qualunque, in Andalusia sei te stesso, il tuo miglior te stesso. E' questa l'idea di fondo della campagna pubblicitaria dell'estate 2014 in Andalusia.

Lo spot mostra il meglio dell'Andalusia, dalle spiagge alle sierras, dall'Alhambra granadina ai patios cordobesi, dai campi di golf ai tuffi dalle barche, dalla Cattedrale di Siviglia al ponte di Ronda. Il tutto condito da persone molto sorridenti nei bar, nei tramonti, nelle atmosfere di questa terra eccezionale.

In Andalusia hai la possibilità di essere la versione migliore di te stesso, ripete lo slogan, con una canzoncina orecchiabile, che rischia di essere altrettanto identificata con l'Andalusia come Ahí estás tú di Chambao, storica colonna sonora di Andalucía te quiere, una delle campagne turistiche più amate e più famose dell'Andalusia.

Ed è anche vero che l'Andalusia ha tutto il possibile per permettere a ognuno di noi di essere la versione migliore di se stessi, però, al vedere lo spot, la prima cosa che viene in mente è una sana invidia per chi in questo momento si sta godendo il calore, la luce e i colori del sud. Non vedo l'ora di tornare, è questo che viene in mente con Tu mejor . Que viva Andalucía!

domenica 1 giugno 2014

Il video di Estrella Morente che canta alla Macarena di Siviglia, per il Giubileo

La Esperanza de la Macarena ha festeggiato i 50 anni dalla sua incoronazione. Un anniversario celebrato per tutto un anno, con una vera e propria apoteosi negli ultimi due giorni. La statua della Vergine ha percorso le strade di Siviglia per raggiungere la Cattedrale, seguita e accompagnata da migliaia di persone. Quando si muove la Macarena è come se si muovesse l'anima della città, per lo meno una delle anime cittadine, quella del quartiere omonimo, e tutto è passione ed emozione.
Uno dei momenti più emozionanti della processione, si è vissuto in diretta streaming, grazie a elcorreoweb.es, durante la Messa che ha trasformato Plaza de España in una grandiosa location della fede cattolica e della sevillanía, la siviglianità.
Estrella Morente ha alzato la sua bella voce per cantare alla Vergine, Esperanza y Macarena, uno degli inni della Vergine sivigliana, una di quelle musiche e parole che fanno emozionare i fedeli della Macarena e che fanno versare lacrime d'emozione a Siviglia.
Non c'è davvero bisogno di aggiungere altro, ci pensa Estrella Morente. Emozionatevi con la sua bella voce andalusa e con il suo canto.
Il video da youtube, pazientate per una ventina di secondi, poi è il tempo di Estrella.

martedì 13 maggio 2014

No te marches jamás, il tema de La Oreja de van Gogh e David De Maria per Ocho apellidos vascos

La Oreja de van Gogh e David De Maria: il pop basco e romantico e il pop andaluso e flamenco. Anche nella colonna sonora Ocho apellidos vascos, il film più visto della storia in Spagna, gioca con la contrapposizione tra il nord e il sud del Paese.
Ricordate? Si era già parlato di questo film spagnolo dal travolgente successo. E' una commedia romantica, che unisce il sivigliano Rafa e la basca Amaia, e che, soprattutto,  ironizza sugli stereotipi delle due regioni. Per la prima volta nel cinema spagnolo, la kale borroka, la violenza nelle strade con cui si allenavano i giovani etarras e con cui Euskadi finiva nei telegiornali spagnoli, diventa motivo di risata. Il film, però, sottolinea la sostanziale mancanza di conoscenza tra spagnoli: gli andalusi raccontati come nullafacenti, affezionati solo a siesta e feria, i Paesi Baschi descritti come terra di resistenza e violenza, seconda neanche all'Iraq. Si sorride per le trovate, si tifa per Rafa e Amaia, perché tanto si sa come finirà, e poi questa bella canzone, No te marches jamás (Non te ne andare mai via), in cui le voci di Leire Martinez e di David De Maria si fondono per raccontare in musica l'amore tra i due protagonisti del film.
Euskadi e Andalusia, così lontani anche nella musica, riescono a trovare un elemento comune e il risultato non è affatto disprezzabile, conclusione piacevole del film.
Da youtube

martedì 29 aprile 2014

I segreti della Moschea-Cattedrale di Córdoba, svelati da La mitad invisible di TVE2

In Andalusia maggio è il mese di Córdoba. Sì, spesso la Feria de Abril sconfina nel mese vicino e c'è anche la Romeria del Rocio, il più importante pellegrinaggio religioso spagnolo dopo quello di Santiago de Compostela. Ma i patios di Córdoba, hanno pochi rivali.
A maggio i patios più belli e più curati della città gareggiano tra di loro e vengono poi premiati con un apposito concorso (del Festival si era parlato su Rotta a Sud Ovest a maggio 2013, con tutte le info per seguirlo e vedere i patios da vicino, tour guidati inclusi; quest'anno il concorso è dal 5 al 18 maggio).
Ma Córdoba, più dei patios, è la sua Moschea-Cattedrale, uno dei monumenti più belli d'Europa e uno dei simboli della multiculturalità del nostro continente. Come sapete, sono una grande sostenitrice della visita notturna alla Moschea, per cui, continuo a segnalarla!
Qualche tempo fa il programma La mitad invisibile di TVE2 ha dedicato alla Mezquita un bel servizio, dura circa mezz'ora, è sviluppato come una sorta di diario di viaggio del conduttore, che vuole soddisfare le sue curiosità, e racconta molti dettagli inediti. Per esempio.
Sapevate che la Moschea non è orientata esattamente verso La Mecca? La sua posizione è uguale a quella della Moschea di La Mecca, dunque, ha i muri paralleli ad essa e circa 50° di errore di orientamento. Errore di calcolo astronomico o precisa scelta politica? Perché costruire una Moschea con lo stesso orientamento di quella de La Mecca ha un messaggio anche politico, come la costruzione di una nuova Città Santa in Occidente, un nuovo faro nelle terre dei califfi Omeyadi. Non ci sono testi che provino quest'ultima teoria, così il dubbio rimane.
E sapevate che la scelta del doppio arco tra la giungla di colonne è ispirata agli acquedotti romani? L'arco superiore è quello che regge davvero il peso dei tetti, quello inferiore funge da collegamento e legame tra le colonne.
L'uso del mattone e della pietra, che dona alla Moschea il suo caratteristico bicromatismo, non è un'invenzione cordobese, ma bizantina. A Córdoba lavorarono maestranze provenienti da quasi tutto il continente, portando ognuna i propri saperi e le proprie influenze.
La Mezquita cordobese è la più grande di Al Andalus e continua a rivelare particolari inediti, i suoi studiosi non si stancano di analizzarla e di studiare le sue pietre e i suoi versetti. Così si scopre che i suoi colori attuali non sono quelli originari: le pareti erano di un colore rossastro e persino i capitelli erano dipinti, non solo per questioni decorative, ma anche per proteggere i materiali dal passare del tempo (l'esterno era di un colore ocra che è andato quasi completamente perduto, lasciando le pietre alle intemperie).
Si parla anche dell'inserimento della Cattedrale cattolica nella Moschea musulmana e si apprezza l'unitarietà che, nonostante tutto, il monumento riesce a esprimere, avendo la violenza cristiana rispettato, in fondo, i concetti sostanziali della costruzione musulmana. Bella anche la spiegazione della lontananza tra le due culture espresse dalle due religioni: la chiesa cattolica esalta la verticalità, perché cerca il rapporto con Dio, costruisce una gerarchia, mentre la moschea musulmana si muove nell'orizzontalità, perché esprime una comunità che prega il Dio comune. Gerarchia e comunità, verticalità e orizzontalità: sarà davvero così? A Córdoba sì, lo è.
Ed è anche bello l'invito a entrare nella Moschea, spogliati di tutti i miti e di tutti gli stereotipi su Al Andalus: di quel periodo niente rimane agli spagnoli di oggi, perché la Spagna moderna si è fondata sull'omogeneità etnica e sulla cacciata dei 'diversi', musulmani o ebrei che fossero; le influenze architettoniche, i sapori di certi piatti andalusi, sono stati rielaborati nel tempo, da persone che non erano di cultura musulmana né avevano sangue arabo nelle vene. E otto secoli, notano nel servizio, non passano invano. Il paradosso della Spagna, insomma, è che conserva alcuni dei più bei monumenti della cultura islamica, dalla Mezquita all'Alhambra, essendo però ad essi straniera.
Il documentario passa anche per Medina Alzahra, la bella città palatina situata a soli 8 km da Cordoba, in cui si conserva una piccola moschea; è come una piccola Pompei di Al Andalus: è stato scavato solo un decimo del suo reale territorio e continua a svelare particolari della vita di palazzo, mentre si cerca di continuare a scavare nuovi spazi, davanti a uno dei paesaggi più belli dell'Andalusia, con il Guadalquivir che prosegue il suo cammino verso Siviglia.
Se capite lo spagnolo, è una mezz'ora ben spesa, per conoscere più da vicino uno dei monumenti più importanti d'Europa; se non capite la lingua, avete la possibilità di vedere splendide immagini della Moschea-Cattedrale e di interni in genere proibiti ai turisti.
Per vedere da vicino la Moschea-Cattedrale ci sono anche queste splendide foto navigabili, all'indirizzo www.luisdavilla.com. Se vi state preparando a un viaggio in Andalusia sono anch'esse utilissime.
 

giovedì 17 aprile 2014

Il documentario Bye bye Barcelona, ovvero come il turismo di massa trasforma le città in parchi tematici

E' arrivato anche su youtube un bel documentario, intitolato Bye bye Barcelona, che propone un dilemma con cui si confrontano molte città predd del turismo di massa. Può una città trasformarsi in un parco turistico e perdere la propria identità in nome di orde di stranieri che vogliono vedere non tanto la sua realtà quanto l'immagine che si sono fatti di lei?
E' successo a Venezia, trasformata in romantico e improbabile scenario di coppie e scolaresche, a Praga, trasformata in città romantica, e magica, nel cuore della Mitteleuropa. Sta succedendo anche a Barcellona? Il capoluogo catalano è nella Top10 delle città più visitate del mondo (nel 2013 ha ricevuto oltre 7,5 milioni di turisti, solo nei suoi alberghi) ed è solo dietro a New York e a Roma tra le città più fotografate del mondo su Google. Il rischio di trasformarsi in parco tematico è evidente.
Per circa un'ora Bye bye Barcelona dà voce ai residenti, a intellettuali e universitari, che raccontano le loro preoccupazioni e la stanchezza di vedere le proprie strade trasformate e stravolte dai turisti. “Non posso più andare a comprare alla Boquería, non si può andare alla Rambla per conversare e passare la mattina, sono spazi persi dalla città” lamentano i barcellonesi, arrivando a paragonare la propria città a Lloret del Mar, la cittadina della Costa Brava che non sa più come fermare l'invasione dei turisti, spesso in cerca solo di alcol e sesso facile.
Il documentario non è contro il turismo e le visite degli stranieri, ma pone un problema reale: quanto il turismo di massa fa davvero bene a una città? Come difendere l'identità degli spazi storici di una città dall'espulsione dei residenti, in favore delle visite mordi e fuggi degli stranieri? Mi è capitato di conoscere fiorentini che non raggiungono il centro della loro città da anni, per evitare l'incontro con le folle di turisti, mi è capitato di conversare con un'olandese innamorata di Torino, che spera di non vederla mai invasa dagli autobus che vomitano asiatici con la macchina fotografica al collo e la carta di credito pronta per lo shopping più incomprensibile. Mi ha sempre sorpreso come Roma o Siviglia difendano tenacemente la propria identità dal turismo, ognuna con i propri ritmi scanditi da un calendario secolare, ci siano o non ci siano presenze straniere. Ma a Barcellona, la città spagnola più desiderata e più popolare all'estero, il problema evidentemente si pone. “L'80% dei negozi del mio isolato è adesso di souvenirs, si vendono cappelli messicani e magliette del Barça. Si è persa l'identità della zona, perché devo rinunciare al mio quartiere , dato che pensano solo ai turisti?” si chiede una residente della zona della Sagrada Familia. E come darle torto, se ogni giorno intorno alla Sagrada Familia, il monumento più visitato di Spagna, si muovono circa 20mila turisti, avendo il quartiere circa 20mila abitanti?
Ponendo un problema reale, comune a tutte le città frequentate dal turismo di massa, Bye bye Barcelona non si pone contro il turismo né contro i turisti. Intende proporre una diversa gestione del turismo, affinché le città e i loro residenti non perdano la propria essenza, la propria identità, le caratteristiche che le rendono uniche, amate e apprezzate, sia dai propri abitanti, che in fondo sono quelli che le rendono magiche, che dai turisti.
Il documentario, in spagnolo (ma c'è anche una versione con sottotitoli in inglese), da youtube.


venerdì 4 aprile 2014

Lo spot primavera-estate 2014 delle scarpe Marypaz, nella Muraglia Rossa di Ricardo Bofill

Probabilmente, se siete stati in Spagna, lo avrete notato: nelle città spagnole ci sono tantissimi negozi di scarpe. E, almeno a Siviglia e a Madrid, mie città di riferimento, offrono una tale varietà che personalmente preferisco comprare le scarpe in Spagna più che in Italia. Uno dei marchi più popolari è l'andaluso Marypaz, che offre scarpe di tendenza, a prezzi ragionevoli e giocando su colori e modelli, che danno molta libertà. Lo si trova nelle principali città spagnole, a Siviglia si potrebbe dire quasi che è ad ogni angolo e, quando arrivano i cambi di stagione, a marzo e a ottobre, è un punto di riferimento inevitabile per avere idea delle scarpe che saranno.
Marypaz ha presentato in questi giorni la sua nuova collezione primavera-estate 2014, con uno spot allegro ed estivo, non particolarmente esaltante, se non fosse che mostra alcuni dei suoi modelli e che usa una location cara a Rotta a Sud Ovest, la Muralla Roja di Ricardo Bofill, costruita a Calpe, nella Comunitat Valenciana, uno degli edifici più originali dell'architettura contemporanea spagnola, liberamente ispirato alle casbah arabe, con i suoi patios nascosti, le sue strade strette e le sue scale di collegamento.

domenica 23 marzo 2014

Spagna: la Marcia della Dignità di Madrid finisce in disordini, feriti e decine di arrestati

E alla fine l'unico che ha osato dare i numeri è stato El Pais, citando fonti della Polizia: ieri, le manifestazioni che hanno percorso Madrid nel nome della Dignità, hanno raccolto 50mila persone, poi fatte scendere a 36mila dalla Questura. Difficile da credere che fossero così poche, dato che quando le Associazioni Cattoliche riempiono la plaza de Colón, allo stesso modo, si parla di almeno mezzo milione di persone, ma queste sono le cifre ufficiali e tutti i media parlano di decine di migliaia di persone.
Sono arrivati in tanti da tutta la Spagna, prima attraverso colonne partite giorni fa da vari punti del Paese, per raggiungere la capitale a piedi. Poi attraverso autobus, treni, mezzi propri. Alla fine si sono trovati ad Atocha, davanti alla stazione e l'arrivo di ogni colonna era salutato da grida, applausi, emozioni. "Il sostrato della protesta sono state le colonne che hanno seguito il tracciato delle sei strade nazionali che confluiscono nella capitale. Ma la vera materia prima della concentrazione sono stati i madrileni e quelli arrivati in treno, auto e autobus da tutto il Paese. Ad Atoche tutte el colonne si sono unite in un braccio, che ha avanzato fino alla plaza de Colón, dove è stato letto un manifesto" ha scritto El Pais.
La Marcia della Dignità aveva in testa uno striscione con su scritto Dignità in tutte le lingue di Spagna (bella idea, in questi mesi in cui si parla di indipendentismo, nazionalismo e spinte centrifughe); dietro famiglie, giovani, anziani, gente di ogni generazione che ha avanzato in un clima festivo e che ha raccontato, attraverso i cartelli, la propria rabbia e il proprio dolore. Dignità è avere un tetto, un lavoro e la sanità pubblica, hanno detto in tanti alle televisioni.
Nella plaza de Colón si stava ancora leggendo il manifesto finale, quando la Polizia ha iniziato le prime cariche. La cronaca è di eldiario.es, il quotidiano digitale che ha seguito da vicino tutta la manifestazione, sin dall'avvicinamento delle colonne a Madrid: "Le cariche sono iniziate all'incrocio della calle Génova con la plaza de Colón, introno alle 20.15, Un gruppo di manifestanti si concentrava al lato di alcune transenne, che proteggevano la strada in cui si trova la sede del PP, sull'altro lato c'erano gli agenti anti-sommossa, pronti a intervenire. Dopo le prime scene di tensione, alle transenne, gli agenti hanno ricevuto l'ordine di uscire dal perimetro protetto, dopo il lancio di qualche oggetto dal lato dei manifestanti, incontrandosi davanti il gruppo di manifestanti che li aspettava sull'altro lato della linea di sicurezza. La Polizia ha allora iniziato a caricare in modo indiscriminato, quando c'erano ancora migliaia di persone per strada. Molte di loro non erano neanche vicino alle transenne, e non formavano neanche parte dei gruppi che avevano tirato gli oggetti. Tutto dopo una manifestazione massiccia e pacifica, che nel suo zenit ha occupato 2,5 kmq di estensione". Mentre dal palco, in cui si stavano leggendo gli ultimi documenti degli organizzatori, ricordavano alla Polizia che stava caricando in zone in cui c'erano anziani e bambini.
Gli scontri sono poi proseguiti nella zona di Recoletos, tra la plaza de Cibeles e la plaza de Neptuno, dove un centinaio di manifestanti è rimasto per far fronte alla Polizia. Secondo ABC, che ha scritto un articolo pittoresco, descrivendo Madrid come una città in stato di guerra, assaltata da gruppi di facinorosi e anti-sistema, si è trattato "'dei peggiori incidenti della legislatura', come li ha descritti il Ministero degli Interni. I gruppio antisistema sono arrivati da tutta la Spagna e hanno sviluppato in modo organizzato una battaglia campale senza senso sull'asse di Recoletos, distrutto al loro passaggio. Questo è stato lo scenario della loro inspiegabile azione, senza argomenti né ideologia, senza rivendicazioni; una selvaggia sommossa come non si era vista negli ultimi tempi".
Il risultato finale sono stati 88 feriti e 24 arrestati, tra cui 3 minorenni.
Su abc.es una galleria fotografica dei disordini e del vandalismo, da youtube, un video diffuso da numerosi media digitali spagnoli, in cui si vedono le cariche della Polizia, piuttosto violente, considerando che c'erano ancora anziani e bambini per le strade.
PS aggiornamento interessante da @AcampadaPalma, su Twitter: 'la manifestazione ha occupato 295.030 m2, con perimetro de 7,42km. A 4 pers/m2, sono 1.180.120 persone'. L'immagine dello spazio occupato è su ; è che 36mila o 50mila persone presenti è davvero un po' difficile da credere, avendo visto le immagini di plaza de Colón e dintorni affollatissima come quando ci sono oltre mezzo milione di persone nelle marce per la Famiglia o contro l'ETA organizzate dalle associazioni vicine al PP.

giovedì 20 marzo 2014

Il Messico inaugura i giardini più grandi del mondo: Jardín de México

Il Messico inaugurerà in questo weekend, il primo di primavera, il giardino contemplativo più grande del mondo. Si chiama Jardín de México e si trova nei pressi di Jojutla, nello Stato di Morelos, a poca distanza da Cuernavaca (siamo nel Messico centrale, poco più a sud di Città del Messico). Misura oltre 51 ettari, tutti dedicati a fiori, piante e serre (queste ultime occupano 3 ettari).
Jardín de México è diviso in otto giardini tematici: Giapponese, Italiano, Cactus, Il Labirinto dei Sensi, Le Quattro Primavere, Tropical, Ventaglio di Fiori e Infantile. Il parco non intende essere solo uno spazio verde che mostra estetiche curate e fiori che si vedono raramente, ma vuole anche essere un punto di riferimento per l'educazione ambientale e l'educazione botanica, per cui ci sono in programma workshop, lezioni e corsi destinati al pubblico, in particolare ai più giovani. Oltre ai giardini, ci sono anche un centro per convegni e mostre, vari ristoranti, un auditorium per 4500 persone e la prima scuola professionale di giardinaggio di Latinoamérica.
L'inaugurazione durerà tre gorni e offrirà un ricchissimo calendario di concerti, mostre, proiezioni cinematografiche, laboratori gastronomici e la presenza del Presidente della Repubblica Enrique Peña Nieto; a coronare la tre giorni di feste, un concerto del tenore Fernando de la Mora, secondo il quale "questo posto edificherà lo spirito di chi lo visiterà; sarà come un parco di Disney, ma molto meglio".
Il sito ufficiale del giardino, non così intuitivo come sarebbe il caso, è jardinesdemexico.org
Da youtube, questo bel video, che dà un'idea del fascino di questo nuovo parco.

lunedì 17 marzo 2014

Facundo Arana ritorna alla musica, riprende il sax e conquista i fans con Salir a tocar

Terminata senza rimpianti l'esperienza sul set di Farsantes, telenovela finita poche settimane fa sul Canal 13, Facundo Arana si è dedicato a spettacoli teatrali e al progetto che aveva a cuore più di tutti. Tornare alla musica e a esibirsi dal vivo con il suo sax.
Prima che come attore, Facundo Arana nasce infatti come saxofonista: in fondo è pur sempre stato scoperto mentre, biondo e malinconico, suonava il suo sax nella metropolitana di Buenos Aires. Di tanto in tanto ha deliziato i fans con gli audio dei pezzi suonati in compagnia di amici e pubblicati su Twitter. Ma adesso ha messo su una vero e proprio progetto musicale, che ha intitolato Salir a tocar (Uscire a suonare), quasi a voler sottolineare le atmosfere di un concerto tra amici e l'idea della musica improvvisata, per godere dell'amicizia, della passione per il suono e per gli strumenti.
Con Facundo Arana suonano numerosi musicisti molto apprezzati in Argentina e riuniti per l'occasione con il nome di The Blue Light Orchestra. Tra loro ci sono il direttore Dizzy Espeche, che suona anche la chitarra, Alejandro Dixon alla batteria, Greta Moro alle tastiere, Issy Gainza alla chitarra, Aldana Aguirre al basso, Dulce Motta a fare da coro alla voce profonda di Facundo Arana. Salir a tocar ha esordito un paio di sere fa a Buenos Aires, a La Trastienda, davanti a un pubblico prevalentemente femminile; le prime recensioni dei media argentini sono gentili e apprezzano la solidità dei musicisti e l'onestà di Facundo.
Salir a tocar ha una pagina su Facebook, con un calendario dei prossimi concerti, con i commenti appassionati delle fans e con alcuni video dell'esordio. Eccone uno

sabato 15 marzo 2014

Melendi, gli Abba, Franco Simone: le covers e la musicalità dello spagnolo

Ha iniziato l'amica Ilaria Dot, blogger di Italo-Spagnola, che, qualche giorno fa, in un bel post, lamentava la traduzione in italiano di una delle più belle canzoni di Melendi, Tu jardín de enanitos (il testo e la traduzione sono su Rotta a Sud Ovest) e si chiedeva perché le case discografiche insistono a impedire che la musica spagnola arrivi intatta in terra italiana, cantata nel musicalissimo castigliano, facendo sì che ogni tentativo di importare gli idoli musicali della Piel de Toro sia un fracaso, un fallimento. Domanda che Rotta a Sud Ovest non può che condividere, allargando il campo anche, per esempio, alle serie televisive: perché i grandi successi della tv spagnola devono arrivare sotto forma di remake e non possiamo goderci una produzione originale, al limite doppiata, come succede con i serial statunitensi, tedeschi o francesi? Mistero (e tra i vari misteri: Melendi che canta in italiano si trova su youtube, ma il disco non è mai uscito...). Poi.
Ieri stavo guardando l'ultima puntata di Somos familia, la bella telenovela di Telefe con cui tornano in tv Gustavo Bermúdez e Ana María Orozco, e sono rimasta ancora una volta conquistata dalla colonna sonora, sempre adeguata alle situazioni proposte dalla sceneggiatura. Anche nei Paesi di lingua spagnola molte canzoni arrivano tradotte in castigliano. Una politica che non condivido, perché ascoltare Eros Ramazzotti, Nek o Zucchero cantare in spagnolo, con la pesante pronuncia italiana, non è che sia così entusiasmante. Però.
In Somos familia circolano con insistenza le versioni spagnole di The winner takes it all, indimenticabile successo degli Abba, e di Paesaggio, grande successo di Franco Simone (se conoscessimo la musica latinoamericana, anche tradotta in italiano, quanto in Latinoamérica conoscono la musica italiana, saremmo meno provinciali di quanto siamo, convinti, per di più, di essere internazionali con il nostro snobismo culturale). Entrambe sono cantate dalla voce drammatica di Vicentico. E, d'accordo, non si discutono la voce potente di Agnetha né quella calda di Franco, ma queste versioni in spagnolo, cantate da un cantante di lingua spagnola, hanno un loro fascino. Sarà che a rendere orride molte versioni in italiano dei successi spagnoli sia il fatto che si ascoltano con il pesante accento spagnolo dei loro autori? Perché, in fondo, la traduzione in italiano rispetta abbastanza la versione originale di Tu jardín de enanitos. O sarà che il castigliano non finisce mai di entusiasmare una chica che non si stanca di scoprire la sua musicalità?
Andiamo con Melendi in spagnolo e in italiano, The winner takes it all in inglese e in spagnolo, Paesaggio in italiano e in spagnolo. A voi l'ultima parola.












venerdì 14 marzo 2014

Sevilla tiene un color especial, una sevillana che sa di primavera

Una conversazione scherzosa su Twitter su Siviglia e i suoi colori, sempre speciali, a prescindere dalla stagione, mi ha fatto venire in mente questa bella sevillana, intitolata non a caso Sevilla tiene un color especial. E' una delle sevillanas più note e più ascoltate, sa di Siviglia, di primavera e di buon umore. A disfrutarla! Godetevela!
PS Testo e traduzione su questo post di Rotta a Sud Ovest.

martedì 4 marzo 2014

Il video di Diez mil maneras: David Bisbal e Maria Valverde in un ufficio magico e sorprendente

Diez mil maneras, il nuovo single di David Bisbal (qui testo e traduzione in italiano), suona già nelle radio spagnole da qualche tempo, ma, bisogna ammetterlo, buona parte della curiosità riguardava il video, che il cantante almeriense ha girato agli ordini del Premio Goya Kike Maillo e con Maria Valverde come co-protagonista. Il video ha ambizioni di un piccolo corto: in realtà è davvero un cortometraggio, articolato su quattro canzoni.
Un David Bisbal più adulto e ancora in cerca d'autore per i suoi riccioli, si trova in un ufficio un po' magico, in cui succedono cose strane e sorprendenti, che hanno sempre Maria Valverde come protagonista. Per l'attrice madrilena, anche lei Premio Goya, questo non è il primo video, avendo già girato Mira la vida, a Parigi, con Dani Martin, ma è il primo concept musicale a cui prende parte.
Diez mil maneras è il primo single di Tú y yo, l'album che uscirà nelle prossime settimane, dopo tre anni dall'ultimo disco in studio. David Bisbal ha promesso suoni e testi diversi, più adulti e vicini ai suoi 33 anni: "Racconta tutto quello che mi è successo negli ultimi tre anni, racconta molto di quello che sono. Ho cambiato composizione, melodie e testi, adesso molto più metaforici; i ritmi e il basso sono stati i principali protagonisti e li ho fusi molto bene con il suono organico, con una maggior presenza di strumenti elettronici" ha spiegato.
Inutile dire che Tú y yo è uno dei dischi più attesi dell'imminente primavera.
Da youtube

sabato 1 marzo 2014

Estrella Morente canta l'inno dell'Andalusia e lo dedica a Paco de Lucía

Ieri l'Andalusia ha celebrato la sua Festa, consegnando le sue Medaglie ad alcuni dei suoi figli più meritevoli, nei vari campi del sapere. Tra i premiati, anche la cantaora Estrella Morente, una delle voci più belle del flamenco, una delle donne più belle dell'Andalusia.
Durante la cerimonia, Estrella ha cantato l'inno dell'Andalusia. Lo ha fatto al suono di una sola chitarra, regalandogli tutta la drammaticità flamenca. E lo ha fatto suo nell'emozionante finale, ricordando, con il suo magnifico cante, che le corde delle chitarre dell'Andalusia piangono per Paco de Lucía, nelle stesse ore salutato a Madrid in una camera ardente dalle lunghissime code.
E non c'è altro da dire, solo da ascoltare. Que viva Andalucía, que viva Paco de Lucía.

mercoledì 26 febbraio 2014

Venezuela: il rap che si burla di Nicolás Maduro, la Chiesa con i manifestanti

C'è un rap che sta avendo un certo successo nelle reti sociali. Arriva dal Venezuela e prende in giro il presidente Nicolás Maduro, che, in uno dei suoi interminabili discorsi, ha malinterpretato SOS Venezuela, lo slogan scelto dagli oppositori per chiedere solidarietà nel web. Invece di leggere la sigla in inglese, Maduro l'ha interpretata come se fosse il verbo essere (se si parla con il vos, invece che con il tu, come in Argentina e in certe aree di Venezuela, Colombia e Cile, la seconda persona del presente del verbo essere è sos), pertanto l'ha letta come un Sei Venezuela e ha attaccato la solita destra fascista, dicendo che non è il Venezuela.
Da questo errore del presidente, un rap che si burla di lui. L'ha scritto il 22enne caraqueño Alejandro Sánchez Gómez, più conosciuto come Alex Mor. Nel suo profilo di SoundCloud ha scritto: "Siccome non mi piace rappare, ho chiesto all'amico presidente di farlo per me. Lui stesso sa che non è il Venezuela e che nessuno lo vuole. Povero amico".
Con le immagini animate realizzate dal caricaturista Emmanuel Vidal, collaboratore del quotidiano El universal, il video è dilagato nelle reti sociali e sta raggiungendo le 70mila visite su youtube.
Per Maduro un antipatico colpo d'immagine, ma non peggiore del tiro giocatogli dalla Conferenza Episcopale Venezuelana, che in un documento ha difeso il diritto dei giovani studenti a manifestare, "un diritto stabilito dalla Costituzione" ha sottolineato. "Gli studenti e il popolo stesso hanno diritto di protestare, secondo quanto stabilito dalla Costituzione, All'esercitare questo diritto, non solo possono esprimere disagio o disaccordo, ma possono anche cercare di richiamare l'attenzione tanto alle varie autorità come agli stessi concittadini, affinché, in un clima di accordo, di ascolto e di dialogo, si possano superare le difficoltà, risolvere i problemi e correggere la direzione, se necessario. Quello che bisogna sempre evitare è che la protesta degeneri in atti di violenza" scrivono i vescovi. Il documento ricorda anche che poliziotti e militari devono rispettare i diritti umani e, prima di tutto, il diritto alla vita. La Chiesa inizia a far capire da che parte sta e Maduro non deve sentirsi particolarmente contento.
Da youtube, il rap contro il presidente Maduro.

E' morto Paco de Lucia. Il flamenco perde il suo chitarrista più grande

Paco de Lucia è morto nella notte europea, a Cancùn, nel Messico. Stava giocando in spiaggia con i figli, quando si è sentito male e non si è più ripreso, hanno raccontato ai media spagnoli gli amici che gli erano vicini.
Era il più grande chitarrista spagnolo, probabilmente uno dei migliori al mondo.
Il flamenco è rimasto muto, hanno già scritto in tanti (e mi viene in mente quando è morto Enrique Morente, anche lui all'improvviso, dopo un'operazione che sembrava di routine: La Alhambra ha enmudecido).
Paco de Lucia aveva 66 anni, era nato ad Algeciras, in provincia di Cadice, e portava con sé quest'anima meridionale e andalusa e i suoni del suo porto.
Per ricordarlo, il flamenco suonato alla EXPO92 di Siviglia e il Concerto di Aranjuez, registrato nel 1991 al Teatro Bulevar de la Casa de la Cultura di Torrelodones. Sono entrambi un po' lunghi, ma possono disegnarvi la giornata.
Que descanse en paz, Paco!

Il concerto di Aranjuez


Flamenco alla Expo di Siviglia