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venerdì 4 aprile 2014

Lo spot primavera-estate 2014 delle scarpe Marypaz, nella Muraglia Rossa di Ricardo Bofill

Probabilmente, se siete stati in Spagna, lo avrete notato: nelle città spagnole ci sono tantissimi negozi di scarpe. E, almeno a Siviglia e a Madrid, mie città di riferimento, offrono una tale varietà che personalmente preferisco comprare le scarpe in Spagna più che in Italia. Uno dei marchi più popolari è l'andaluso Marypaz, che offre scarpe di tendenza, a prezzi ragionevoli e giocando su colori e modelli, che danno molta libertà. Lo si trova nelle principali città spagnole, a Siviglia si potrebbe dire quasi che è ad ogni angolo e, quando arrivano i cambi di stagione, a marzo e a ottobre, è un punto di riferimento inevitabile per avere idea delle scarpe che saranno.
Marypaz ha presentato in questi giorni la sua nuova collezione primavera-estate 2014, con uno spot allegro ed estivo, non particolarmente esaltante, se non fosse che mostra alcuni dei suoi modelli e che usa una location cara a Rotta a Sud Ovest, la Muralla Roja di Ricardo Bofill, costruita a Calpe, nella Comunitat Valenciana, uno degli edifici più originali dell'architettura contemporanea spagnola, liberamente ispirato alle casbah arabe, con i suoi patios nascosti, le sue strade strette e le sue scale di collegamento.

martedì 4 marzo 2014

Un concorso di idee per la Puerta del Sol di Madrid: ventagli, pilastri e pergolati nelle proposte

Madrid ha recentemente lanciato un concorso di idee per ripensare la Puerta del Sol, la sua piazza più emblematica, considerata non a torto il suo ombelico. Da qui partono la calle Preciados e le vie dello shopping, dirette verso la Gran Via, la calle Mayor e la calle Arenal, che sbucano, a distanza più o meno maggiore, nei pressi della Cattedrale dell'Almudena e del Palazzo Reale, la calle de Alcalá, che scende verso la Cibeles e la Madrid chic del Barrio de Salamanca e degli affari del Paseo de la Castellana, la Carretera de San Jerónimo, che scende verso il Parlamento, la calle Carretas e le sue parallele, che salgono verso la Madrid de los Austria e quella de las Letras. Insomma, impossibile immaginare il centro di Madrid senza il ruolo centrale della Puerta del Sol.
E un concorso di idee è sempre interessante, per fare il punto della situazione su un luogo nell'immaginario collettivo e sul suo futuro possibile. I progetti arrivati al Comune sono stati 146, molti dei quali preparati da architetti stranieri. Quasi tutti hanno voluto mantenere la caratteristica conformazione della piazza, con la forma curvilinea sul lato settentrionale, molti si sono preoccupati di darle ombra, pensando alle calde giornate estive della meseta, alcuni hanno cercato di imprimere il proprio segno, presentando elementi che rompono con la continuità architettonica dell'insieme.
Il progetto vicitore è dello studio Linazasoro y Sánchez, che si presenta piuttosto sobrio, impegnato a esaltare la purezza delle linee di Sol e a spogliarla di ogni orpello non necessario, chioschi ed edicole comprese. Per realizzare la pulizia delle linee, sono state spostate le statue attualmente presenti nella piazza, sono state aggiunte fioriere e panchine, che esaltano la vocazione di Sol come centro per la socializzazione e l'incontro, sono stati eliminati edicole e chioschi, che pure fanno aprte dell'anima del luogo, anche se contirbuiscono a dare un senso di disordine alla sua attuale immagine. Il progetto ha vinto i 24mila euro in palio per il primo premio (il che non significa che verrà realizzato: è stato semplicemente un concorso di idee, per dare spunti e invitare alla riflessione sulle riforme possibili).
Oggi abc.es presenta una galleria delle proposte presentate e non vincenti. Tra queste, per mero campanilismo, la prima che segnalo è degli italiani Giovanni Salvatore Lagana, Andrea Lonetti, Giuseppe Anania, Chiara Saraceno, Federica Silipo, Daniela Cricri, Raimondo Bruno de Raffele, Massimo Scalzo, Alfonso Sanfile e Sonia Lo Schiavo, che, nelle stesse parole di abc.es, hanno "ideato una Puerta del Sol muy española: con un ventaglio che pavimenta la piazza". Il ventaglio è rosso (esiste colore più spagnolo e più madrileno, considerando che la bandiera della Comunidad de Madrid rappresenta le sette stelle dell'Orsa Maggiore su fondo rosso?), è realizzato in cemento armato prefabbricato, con effetto ceramica; nel suolo c'è anche un'illuminazione leds, mentre intorno ai negozi ci sono pergolati, con giardini verticali che danno ombra alle panchine; insomma, una Puerta del Sol molto spagnola e anche molto attenta all'ecosostenibilità.
Decisamente di rottura il progetto presentato da Jürge Hermann Mayer (già architetto del Metropol Parasol a Siviglia) e Juan Rey Rey, che, davanti a una Puerta del Sol eterogenea, per uso degli spazi e vocazioni, cercano l'unificazione con sette grandi pilastri alti 100 metri, e visibili praticamente da tutta Madrid, per formare, come la bandiera regionale, la costellazione dell'Orsa Maggiore; i pilastri sono stati pensati "appossimatamente sugli assi delle sette strade convergenti sulla piazza, annunciando da questi accessi il passaggio alla piazza, come a suo tempo lo faceva l'ingresso all'attuale calle Preciados" dicono gli autori. Di notte i pilastri si illuminerebbero dall'interno, dando un nuovo senso dell'orientamento ai passanti.
Di rottura, e non privo di polemica, anche il progetto di Ruy Porto Fernández e Javier Guerra Gómez, che sono stufi di politiche di conservazione in ambito urbano e che ricordano che, se non ci fossero state innovazioni ed evoluzioni, la Gran Via non esisteebbe. Perciò loro, che considerano Sol come un collage architettonico di diverse epoche, propongono la demolizione degli edifici del lato meridionale, escluso il Palacio de Correos (quello che dà la ora a tutta la Spagna), per creare una piazza da 36mila metri quadrati (per giustificare la scelta spiegano che nel XVII secolo Madrid aveva 8mila abitanti e la piazza 3700 mq, oggi che gli abitanti sono quasi 3 milioni, è necessario aumentare la superficie della piazza). L'idea dei due architetti è di trasformare Sol in un grande spazio commerciale-culturale, con un nuovo uso anche del trasporto pubblico.
Il progetto di Marco Garosi ha un elemento interessante: la Puerta del Sol verrebbe coperta da pannelli di uso fotovoltaico all'altezza dei tetti degli edifici. La cosa curiosa è che questi pannelli potrebbero sia riflettere cosa succede in basso, come un grande specchio, sia trasmettere le immagini che si vogliono, partite di calcio comprese (vi immaginate una partita del Mondiale guardata a naso in su, alla Puerta del Sol di Madrid?!).
Una selezione dei progetti pensati per la Puerta del Sol potete vederla su abc.es.









giovedì 27 febbraio 2014

Turismo a Córdoba: la Moschea-Cattedrale apre finalmente il campanile-minareto al pubblico

Se ne sentiva la mancanza e bene ha fatto il Cabildo Catedralicio a completare la splendida offerta turistica della Moschea-Cattedrale di Córdoba. Nelle prossime settimane aprirà al pubblico il campanile del complesso religioso, l'antico minareto cotruito 1000 anni fa dai musulmani e diventato poi modello per numerosi minareti della regione.
Fu costruito tra il 951 e il 953 dal califfo Abd-al-Rahman III, il fondatore della Medina al-Zahra, la città che doveve ripetere i fasti di Córdoba e che cadde in rovina poco dopo la fine del regno del suo ideatore (potete visitare il sito archeologico, a 8 km da Córdoba, con un autobus che effettua un servizio di linea andata e ritorno; il servizio comprende anche biglietto d'ingresso al sito e al Museo e una piccola guida anche in italiano, il tutto per 7,50 euro; info e acquisto biglietti all'Ufficio del Turismo di Córdoba).
Il minareto di Córdoba, alto 40 metri, affascinò immediatamente i contemporanei, per la grandiosità della sua struttura, coronata da una cupola dorata che splendeva più di ogni altra cosa nei suoi dintorni. E non solo, anche la composizione interna degli spazi ebbe enorme influenza nelle costruzioni successive: non si saliva verso la cima con le allora usuali scale a chiocciola, ma con rampe di scale simmetriche, lungo il profilo del minareto. Come succede anche a Siviglia e in vari campanili gotici. Con la conquista cristiana, il minareto fu trasformato in campanile della Cattedrale, ricavata all'interno della Moschea; i Cristiani non toccarono i concetti essenziali del minareto e fu solo nel 1589, dopo i danni di un uragano, che si decise di rafforzare la struttura, cambiandone anche l'immagine. Il consolidamento della struttura, passò infatti dal riempimento di alcune arcate e dall'abbatimento delle parti superiori del minareto, che risultarono rafforzate con il solido corpo in cui furono inserite le campane.
Nel 1990 sono iniziati i restauri che hanno permesso di recuperare parti della costruzione originaria e di conoscere da vicino le tecniche costruttive degli omeyadi.
Adesso, per celebrare i 30 anni della Moschea-Cattedrale come Patrimonio Mondiale dell'Umanità dell'UNESCO, arriva l'apertura al pubblico. Il campanile-minareto è uno dei punti più alti di Córdoba, l'unico belvedere da cui è possibile vedere da vicino i tetti della Moschea, su cui si inseriscono le volte della Cattedrale cattolica (quella stessa che spinse Carlo V a dire agli architetti, deluso: "Avete distrutto qualcosa di unico per costruire qualcosa che si trova ounque"). E' l'unico punto da cui si ha una vista completa sullo splendido Giardino degli Aranci, nel recinto della Moschea-Cattedrale, e dell'intera città, dal centro storico bianco e andaluso ai quartieri residenziali moderni, fino alla vallata del Guadalquivir, che si perde in direzione di Siviglia.
Non è ancora nota la data di apertura del campanile al turismo, dunque il consiglio è indispensabile: se andate a Córdoba in primavera, informatevi. Una visita alla Moschea-Cattedrale non sarebbe completa senza salire sull'antico minareto diventato campanile. 



lunedì 10 febbraio 2014

El Pais: Santiago Calatrava, simbolo e metafora di una Spagna sprecona e ubriaca di falso potere

Non c'è solo l'Infanta Cristina, come simbolo della Spagna ricca, potente e sprecona, che si credeva impune e che è precipitata nelle aule di Giustizia. El Pais porta oggi come esempio e specchio di quella Spagna gaudente e arrogante anche l'architetto Santiago Calatrava, definito "il miglior riflesso delle arie di grandezza provocate in altri tempi dai miraggi politici".
Calatrava era "un valore spagnolo che trionfava nei cinque continenti con le sue opere faraoniche e vistose; e le Amministrazioni Pubbliche domestiche disponevano di denaro sufficiente per esigerre ponti, musei e palazzi (oltre alla presunta deviazione di una parte di quei soldi alle proprie tasche) con cui lasciare una traccia indelebile".
Per la carriera di Santiago Calatrava, prosegue El Pais, ci sono due anni e una città chiave: il 1999, quando ha ottenuto il Premio Principe de Asturias per le sue ammirate costruzioni, e il 2014, quando è stato condannato a pagare un indennizzo di 2,96 milioni di euro per gli "strepitosi" errori di costruzione del Palazzo dei Congressi di Oviedo, la stessa città in cui gli è stato consegnato il Principe de Asturias. 
Tra le due date, "Calatrava è andato perdendo la sua reputazione a furia di carenze strutturali, sovraccosti e denunce". Nella lista dei contenziosi ci sono "tre ponti in Olanda, che sono stati riparati per ossidazione, gocciolio e umidità nelle cantine di Ysios, nei Paesi Baschi, una denuncia del Comune di Venezia per un ponte il cui suolo scivoloso è pericoloso". Ma il peggio sta succedendo nella sua città natale, a Valencia, dove gli usuali problemi delle sue architetture vanno di pari passo con le rivelazioni dei legami tra politica, malversazioni e assegnazione di lavori, dei legami insomma, tra il PP, che governa la regione e la città da anni, e la corruzione.
"La denuncia di pagamenti fantasma a Calatrava da parte dell'ex presidente Francisco Camps è stato il detonante per spingere Calatrava (e il suo denaro) ad abbandonare la Spagna e a rifugiarsi in Svizzera" scrive El Pais. Il c'eravamo tanto amati del celebre architetto e della regione finisce nei Tribunali, con una richiesta di indennizzo per i difetti del Palau des Arts, un tempo simbolo dell'architettura avveniristica di Calatrava e oggi icona del suo declino e dei suoi errori.
"Calatrava è oggi un'impresa impegnata in decine di opere in tutto il mondo, molte delle quali fatte benissimo. Ma i suoi errori sono di tale portata che è difficile difendere la sua maestria tecnica e rappresentano come nessun altro lo spreco di tutta un'epoca in cui una certa Spagna si è ubriacata di un falso e ingannevole potere" conclude El Pais.


domenica 9 febbraio 2014

Il Tribunale di Oviedo condanna Santiago Calatrava a pagare 2,9 milioni di euro per il Palazzo dei Congressi

La vita a volte è così. Dopo l'ascesa alla gloria, arriva la caduta a terra, a volte più fragorosa del successo. E' successo anche a Santiago Calatrava, negli anni 90 stella delle torri più originali e di qualunque infrastruttura avveniristica e adesso, sembra, nuova stella dei Tribunali.
Mentre a Valencia stanno smontando il trencadís del Palau de les Arts, il mosaico di ceramica che copre la cupola, caduto in più punti e pericoloso per i passanti, mentre a Venezia ricorrono alle vie legali per le spese extra sostenute dopo la costruzione del Ponte della Costituzione, sul Canal Grande, ecco che da Oviedo arriva la notizia della condanna per il Palazzo dei Congressi.
Il celebre architetto dovrà pagare 2,9 milioni di euro a Jovellanos XXI, il gruppo che ha costruito il Palazzo ,per indennizzarlo delle spese extra sostenute durante la realizzazione dei lavori; è la seconda sentenza ed è stata in fondo favorevole a Calatrava: la prima lo condannava a pagare 3,2 milioni di euro. La costruzione del Palazzo dei Congressi del capoluogo ovetense è stata polemica sin dalle sue origini. E' un complesso enorme, realizzato nello spazio angusto di una piazza circondata da edifici d'abitazione; è costruito su tre lati e riproduce su ognuno di essi un grande triangolo equilatero rovesciato, con gli uffici e le sale sul lato superiore, parallelo al piano stradale, mentre l'altezza del triangolo raccoglie tutti i servizi, a cominciare dall'ascensore; nella parte centrale del complesso c'è un edificio che simula una grande discesa, all'interno del quale c'è un centro commerciale. Lo si vede e ci si chiede il perché di uno sfregio simile a una piazza di un quartiere residenziale, quando un complesso come questo avrebbe avuto bisogno di grandi spazi, di un concetto più avveniristico del quartiere che lo ospita. Ma è un altro discorso.
Il fatto è che la realizzazione del progetto, come buona parte di quelli firmati da Calatrava, ha dato molti mal di testa. Ci sono stati incidenti di cantiere e vari difetti di costruzione e progettazione, tanto che la copertura dell'edificio centrale, che era stata promessa mobile, è stata realizzata rigida. Tutto questo ha causato l'ennesimo aumento dei costi iniziali, tipico delle opere di Calatrava, e vari litigi tra l'architetto e la società costruttrice. E' stato Calatrava a ricorrere al Tribunale, al non aver ricevuto tutto il compenso stabilito e il Tribunale, fatti i conti, ha stabilito, in prima sentenza, che il debito era dell'architetto e non di Jovellanos XXI: infatti i lavori causati da alcuni difetti di costruzione, riparati in corso d'opera, e causati dal tentativo di garantire l'iniziale mobilità delle coperture dell'edificio centrale, sono costati 10,24 milioni di euro alla società costruttrice, il compenso di Calatrava era di 7,2 milioni di euro e, fatte le debite sottrazioni, è l'architetto che deve versare un compenso ai costruttori.
Non è ancora finita, però: anche per questa sentenza è possibile presentare ricorso.
La foto del Palazzo dei Congressi di Oviedo, da panoramio.com. d



martedì 31 dicembre 2013

La torre Pelli, ovvero, come rovinare lo skyline di Siviglia, lungo il Guadalquivir

Potrei dire che questo grattacielo l'ho visto nascere. E probabilmente ho accolto la sua costruzione con molta più perplessità e delusione di molti sivigliani doc.
I sivigliani si dividono in due parti, non so se uguali: quelli che sono convinti di vivere nella miglior città del mondo, e bisogna davvero essere stupidi (o invidiosi) per non rendersi conto di quanto Siviglia sia unica e speciale, e quelli che considerano la propria città cristallizzata, avvitata sulla triade che l'ha resa famosa in tutto il mondo Semana Santa-Feria de Abril-Rocio e incapace di entrare nella modernità, senza farsi condizionare dal peso della sua storia e della sua leggenda. Per i primi la Torre Cajasol, firmata dall'architetto argentino Carlos Pelli, è un orrore, per i secondi è la scossa di cui la città aveva bisogno.
Personalmente non riesco a capire come un grattacielo possa essere un segno di futuro, a ridosso di un centro storico in cui le case superano a fatica i 4-5 piani. Sarà che, come buona parte delle persone che si sono innamorate di Siviglia e hanno fatto di tutto per rimanerci o tornarci il più spesso possibile, per lunghe temporadas, amo l'immagine tradizionale della città: le architetture basse e bianche, con i balconcini di ferro battuto, le persiane di paglia e i patios da cui gorgoglia l'acqua di qualche fontana nascosta, le plazas con le panchine di ferro battuto e azulejos e gli aranci che delineano i loro contorni. Se Siviglia non fosse questo, non mi interesserebbe; non abiterei mai nei grandi casermoni dei quartieri periferici, che assomigliano a quelli di qualunque altra città; mi perderei invece per ore tra San Lorenzo e la Juderia, per vedere spuntare in ogni caso la Giralda, da qualche parte, e continuerei a fotografare il tramonto sul Guadalquivir per tutti gli atardeceres del futuro. Credo di essere più talebana dei sivigliani tradizionalisti nella difesa dell'immagine architettonica della città e devo avere una formazione decisamente greco-romana, che vede la bellezza nell'armonia e nell'equilibrio degli elementi e non nello strappo di un cambio radicale.
Non riesco ad abituarmi al Metropol Parasol della plaza de la Encarnación e sento orrore ogni volta che torno in città e la prima cosa che vedo è il braccio inclinato del Puente del Alamillo (lo ammetto, sento una profonda invidia per chi, tempo fa, da ovunque arrivasse, la prima cosa che vedeva per sentirsi prossimo alla meta era il profilo mudéjar della Giralda).
Le due città del mio cuore, Torino e Siviglia, sono state sfregiate quasi contemporaneamente dalla costruzione di una torre che niente ha a che vedere con la loro storia, la loro cultura, la loro tradizione e il loro patrimonio architettonico. Sarà per questo che sono un po' choccata dall'insistenza delle varie autorità a sfigurare il paesaggio cittadino con edifici che violentano proporzioni e storia. Ma spiegatemi il senso di quest'immagine.
La foto è stata pubblicata da @sevillainsolita su Twitter e penso a quanto trovavo detestabile la Torre Triana, affacciandomi sul Guadalquivir e vedendola chiudere l'orizzonte, rotonda, estranea e sproporzionata… Com'è prezioso lo spagnolo a volte e come sa essere sintetico ed efficace: c'è un proverbio che dice otra vendrá que buena me hará (verrà un'altra che farà sì che io sembri buona). Consideravo la Torre Triana un orrore. Invece.



sabato 28 dicembre 2013

Valencia denuncia Santiago Calatrava: chiuso il Palazzo delle Arti per caduta della facciata

Ci sarà qualche opera di Santiago Calatrava che non crea polemica e, soprattutto, non finisce in Tribunale? Dopo il ponte Zubizuri di Bilbao, il Palazzo dei Congressi di Oviedo e il ponte di Venezia, ecco che arrivano i guai con l'opera più emblematica e famosa dell'architetto valenciano. Il Palazzo delle Arti del complesso della Città delle Arti e della Scienza, costruita nella sua Valencia, ha chiuso i battenti a tempo indeterminato a causa della caduta di parte della sua facciata. Il forte vento spirato a Valencia nei giorni scorsi, con raffiche che hanno superato i 100 km/h, ha provocato la caduta del mosaico-rivestimento della facciata, 20mila metri quadrati di piccoli pezzi di ceramica, il cosiddetto trencadís, causando la chiusura dell'edificio al pubblico.
Il Palau de les Arts è stato inaugurato nel 2005, ha sempre creato problemi per l'acustica interna, ma è diventato in pochi anni una delle opere simbolo della nuova Valencia. Una Valencia corrotta e sprecona, che ha versato fiumi di denaro pubblico in eventi mediatici come il Gran Premio di Formula 1, la Coppa America o la visita del Papa e in costruzioni mirabolanti, come, per esempio, lo stesso complesso della Città delle Arti e della Scienza. Finito il denaro pubblico e scoperta la corruzione dei vertici della Generalitat e del PP, Valencia si trova a fare i conti con il nulla rimasto: la chiusura della tv pubblica, per anni foraggiata dal clientelismo del PP, e, adesso, la chiusura più simbolica, quella del Palau de les Arts, venuto giù per il vento, emblema casomai ci fosse bisogno di un ulteriore emblema, del declino di Santiago Calatrava. La costruzione del Palau è costata alle arche pubbliche circa 478 milioni di euro, quattro volte di più di quanto stabilito (c'è un'opera di Calatrava realizzata nei tempi e nei costi previsti nella progettazione?).
Adesso il Palau è chiuso al pubblico per questioni di sicurezza e tutte le attività culturali in programma sono state sospese (sembra però che riprenderanno per il 2014, dato che il 2 gennaio inizieranno le prove della Manon Lescaut, con Plácido Domingo, in programma dal 2 febbraio 2014). La struttura era già transennata da marzo, a causa delle rughe apparse nella copertura della facciata e attribuite dal Governo regionale a difetti costruttivi, per cui aveva chiesto a tutti i soggetti che avevano partecipato alla costruzione di riparare i problemi. 
Adesso la Comunitat Valenciana ha deciso di passare alle maniere forti e ha denunciato Santiago Calatrava e le imprese che hanno costruito il Palau e chiederà loro responsabilità legali per la caduta della facciata e i problemi con il trencadís, che si registrano dall'inizio dell'anno. La decisione formale verrà presa l'8 gennaio, alla prima riunione del Governo regionale. L'opposizione si è intanto scatenata, facendo presenti tutti i problemi della Città delle Arti e della Scienza, a cominciare dalle perdite d'acqua, che si registrano da anni, e accusando il PP di paralisi, dato che non ha risolto in tempo i problemi della facciata registrati dall'inizio dell'anno (né lo studio di Calatrava né le imprese costruttrici volevano pagare le riparazioni). 
"E' intollerabile che tutto cada a pezzi, con il budget quadruplicato che si è assicurato. Non è ragionevole e ci sono responsabilità politiche che non sono di Calatrava" ha commentato il segretario generale dei socialisti valenciani Ximo Puig. Per Calatrava, un'altra croce nel declino della sua reputazione internazionale e nel fascino che esercitavano le sue architetture avveniristiche nell'immaginario dello scorso decennio.



sabato 16 novembre 2013

La Torre Agbar di Barcellona diventa un albergo di lusso Gran Hyatt

E' una delle icone architettoniche di Barcellona, costruita ai tempi della bolla immobiliare, quando sembrava che mezza Spagna dovesse vivere in appartamenti di lusso e che tutti i grandi gruppi dovessero avere sede in edifici emblematici, capaci di marcare lo skyline delle grandi città. Adesso la torre Agbar, costruita dal gruppo Agbar (Aguas de Barcelona, leader della distribuzione dell'acqua in Spagna), diventa un hotel di lusso. 
L'operazione è stata annunciata da La Vanguardia e da Expansión. La Torre Agbar, che illumina la notte di Barcellona con i suoi colori rossoblu, verrà acquistata dal gruppo alberghiero Hyatt, per circa 150 milioni di euro. "Hyatt trasformerà quelli che sono adesso uffici in uno spazio alberghiero e ludico, che opererà sotto il marchio di lusso Grand Hyatt e comprenderà ristoranti e altri spazi per il tempo libero, approfittando del fatto che l'edificio dispone già di un auditorium. Il piano disegnato da Hyatt prevede un investimento di 35 milioni di euro" scrive il quotidiano barcellonese. 
La Torre Agbar è stata disegnata dall'architetto francese Jean Nouvel e inaugurata nel 2005. Dopo la ristrutturazione prevista da Hyatt sarà aperta al pubblico e potrebbe arrivare ad attrarre fino a 1,5 milioni di persone. "Potrebbe essere un grande elemento di dinamizzazione della zona, la 22@, che si sta consolidando come un nuovo asse turistico" sottolinea La Vanguardia. Per Barcellona, dunque, la trasformazione di uno dei suoi nuovi edifici più emblematici e caratterizzanti sarà una nuova occasione di richiamo per il turismo internazionale, perché "rafforza la posizione della città come destinazione sia dei viaggiatori per affari che dei turisti ad alto potere d'acquisto. Grand Hyatt è specializzata proprio in alberghi di grande architettura spettacolare e dotati di installazioni per riunioni di impresa ed eventi sociali". Tra i suoi alberghi più noti, il Gran Hyatt Shanghai, l'hotel più alto del mondo.




venerdì 25 ottobre 2013

L'Only You Hotel & Lounge, un hotel di design nel cuore elegante di Madrid

L'Only You Hotel & Lounge si trova in una delle zone più eleganti di Madrid, a poca distanza dal Museo del Prado e del Parco del Retiro; a metà del XIX secolo, il palazzo che lo ospita fu luogo di ritrovo dell'aristocrazia della capitale, essendo l'abitazione dei marchesi di Alhama; quindi fu trasformato in un edificio di appartamenti di lusso e in uno dei suoi spazi si trovava la libreria Padrino.
Due anni fa, quando il tempo e l'incuria avevano già lasciato traccia, si decise di trasformare l'antico palazzo patrizio in un albergo di design moderno, senza tradire le atmosfere aristocratiche. I lavori di ristrutturazione, durati un paio di anni, hanno richiesto un investimento da 20 milioni di euro; l'architetto Carlos Hernández Carrillo e l'arredatore d'interni Lázaro Rosa-Violán sono responsabili della rinascita di quest'edificio: hanno arredato tutte le 70 stanze in modo diverso, hanno coperto il patio, trasformandolo in un ristorante con giardino, hanno trasformato l'antica libreria Padrino in una sala da cocktail diventata una delle più frequentate di Madrid.
A dare idea del fascino di questo albergo, le fotografie pubblicate da smoda.elpais.com, che sono la ragione per cui mi sono incuriosita. Il sito ufficiale dell'hotel è www.onlyyouhotels.com, in cui si trovano altre foto, i prezzi e le modalità di prenotazione.



sabato 28 settembre 2013

Un sogno realizzato (e visitabile): una casa come l'Alhambra, nella campagna sivigliana

A Paradas, piccolo paesino poco più a est di Siviglia, in direzione di Granada, un commerciante tessile, José Luis Romero, ha realizzato un vecchio sogno, coltivato per dodici lunghi anni: abitare in una villa, replica dell'Alhambra. Lo racconta El Correo de Andalucía, che propone una piccola galleria fotografica dell'incredibile edificio, con tanto di patio nazarí
La storia di questo edificio è una dimostrazione ulteriore di come la passione sia il vero motore del mondo, più del denaro e di ogni opportunismo.
L'interesse di Romero per l'Alhambra è iniziato sin da ragazzino, da quando la madre gli ha regalato un libro sull'architettura del monumento granadino. Di lì a sognare di avere una casa come l'Alhambra, il passo è stato breve. Il sogno è durato oltre trent'anni ed è stato realizzato sette anni fa. 
"Sono stati dodici anni di costruzione, 124mila pezzi di azulejos, tutti di Granada, e oltre cento matrici di silicone per i gessi e gli stucchi. Inoltre, José Luis ha montato un laboratorio speciale sotto casa sua, dato che "non tutto quello che arrivava da Granada mi era utile. Così abbiamo messo un laboratorio qui e abbiamo fatto tutte le matrici degli stucchi in silicone. Di fatto, sono tutti conservati, nel caso in cui in futuro ci fossero danni"" scrive El correo de Andalucia
Il progetto iniziale era creare una casa di ispirazione araba, con le decorazioni e l'impianto delle case di Al Andalus, ma poi il progetto si è mano a mano ampliato, fino al punto che, sebbene la residenza sia stata progettata da Romero, sono stati anche i dipendenti dell'Alhambra a dargli suggerimenti sulle soluzioni e sulle tecniche da adottare. E anche gli elementi della modernità sono stati sistemati in un contesto nazarí: il televisore è nascosto in uno dei mobili di ispirazione araba, l'aria condizionata rimane dietro una delle gelosie del salone. Per realizzare il suo progetto, José Luis Romero ha visitato l'Alhambra più di 170 volte.
Lui e la sua famiglia abitano in questa Alhambra della campiña sivigliana dal 2005, ma è solo adesso che hanno deciso di aprirla al pubblico. El correo de Andalucía non specifica bene giorno di apertura e orari: scrive solo che la visita è guidata e controllata (giustamente!), che è possibile un solo giorno alla settimana e che Romero suggerisce di visitare questo suo sogno fatto realtà soprattutto alla sera, "sotto l'embrujo, la magia, di un'illuminazione spettacolare".






giovedì 26 settembre 2013

Ecco come sarà la Sagrada Familia di Barcellona, una volta terminata. Il video

Come tutte le grandi cattedrali gotiche, anche la Sagrada Familia sta richiedendo tempi di costruzione lunghissimi, quasi inusuali nel nostro tempo. Il suo cantiere è iniziato addirittura nel XIX secolo, nel 1882, la consacrazione, a chiesa non terminata, è avvenuta nel 2010, dalle mani di papa Benedetto XVI e alla presenza delle televisioni di tutto il mondo, i lavori dovrebbero terminare intorno al 2026, a quasi 150 anni dal loro inizio.
Ma i tempi di costruzione non impediscono che la Sagrada Familia sia il simbolo più riconoscibile di Barcellona e uno dei monumenti più visitati di Spagna. Quasi un incubo per gli abitanti del quartiere, a causa degli autobus Gran Turismo, che ogni giorno riversano nelle strade adiacenti migliaia di turisti. E' anche un curioso punto di riferimento naturalistico, dato che nelle sue guglie hanno fatto il loro nido varie coppie di falchetti, succedutesi nel tempo.
Nei giorni scorsi la Sagrada Familia ha offerto tre giornate di porte aperte: la visita ai suoi spazi gratuita. E' stato un boom: in oltre 30mila, tra turisti e barcellonesi, hanno approfittato dell'opportunità e hanno visitato il tempio. Sono stati accolti da un bel video, che, attraverso le ricostruzioni virtuali, mostra come sarà la Sagrada Familia, una volta terminata.
Il video è adesso su youtube ed è affascinante vedere la ricreazione dello skyline di Barcellona, dal 2026.

lunedì 23 settembre 2013

La sfida di Siviglia: La plaza de España, il più giovane monumento spagnolo Patrimonio dell'Umanità?

Alcuni giorni fa il sindaco di Siviglia Juan Ignacio Zoido ha annunciato che chiederà all'UNESCO di inserire anche la Torre del Oro e la Plaza de España nella lista dei monumenti Patrimonio dell'Umanità. La richiesta dev'essere inoltrata dal Ministero della Cultura spagnolo e, se accettata, amplierà i Monumenti Patrimonio dell'Umanità di Siviglia: la Cattedrale, i Reales Alcázares e l'Archivio Generale delle Indie formano il complesso storico-monumentale che appartiene al Patrimonio dell'UNESCO dal 1987.
Se la richiesta di Zoido dovesse andare a buon fine, la grandiosa Plaza de España sivigliana, sarebbe il monumento spagnolo più giovane a essere considerato Patrimonio dell'Umanità. Attualmente, tra i 39 capolavori dell'architettura spagnola inseriti nella lista dell'UNESCO, solo l'insieme delle opere di Antoni Gaudí (il Parque Güell, il Palacio Güell, la Casa Milà, la Casa Vicens, la Sagrada Familia, la Casa Batlló e la cripta della Colonia Güell) e il Palau de la Música Catalana e l'Hospital de la Santa Creu i Sant Pau di Lluís Doménech i Montaner, tutti a Barcellona, sono stati costruiti nel XX secolo. Il Palau de la Música Catalana è stato costruito tra il 1905 e il 1908, l'Hospital tra il 1902 e il 1913 e tra il 1920 e il 1930: entrambi sono due delle massime espressioni del modernismo catalano, come, ovviamente, tutta l'opera di Gaudí, costruita tra il XIX e il XX secolo. 
Ed è curioso come Anibal Gonzalez, l'architetto sivigliano che disegnò la plaza de España, abbia iniziato la propria carriera nel modernismo, per poi diventare il massimo esponente del regionalismo andaluso, la corrente architettonica, cioè, che esaltò i materiali tipici utilizzati in Andalusia, come i mattoni, il marmo o il ferro battuto. La plaza de España venne progettata per l'Expo Iberoamericana del 1929, i lavori di costruzione iniziarono nel 1914 e, nel 1926, dopo le dimissioni di González dalla direzione dell'Expo, vennero continuati da Vicente Traver. Oggi la plaza de España è uno dei monumenti più amati di Siviglia, uno dei prediletti del turismo internazionale, ma subito dopo la sua costruzione suscitò non poche polemiche, perché le due grandi torri che concludono l'edificio a forma semi-ellittica rivaleggiano con la Giralda per altezza e sono ampiamente visibili nello skyline sivigliano, quasi quanto il campanile della Cattedrale. 
La plaza de España fu terminata in tempo per l'Expo, un anno prima del termine della costruzione dell'Hospital de la Santa Creu i Sant Pau, ma bisogna considerare che il progetto del complesso catalano fu precedente a quello della piazza sivigliana, così come l'inizio della sua costruzione. Dunque, se la candidatura della plaza de España venisse approvata, Siviglia avrebbe il monumento spagnolo più giovane a entrare nel Patrimonio dell'Umanità. L'iter è lungo e non è stato ancora iniziato. E chissà se è indicativo che gli unici complessi architettonici che parlano all'Umanità della Spagna del XX secolo appartengono al modernismo catalano e, eventualmente, al regionalismo andaluso.

lunedì 29 luglio 2013

Impressionanti giardini verticali di Spagna, tra Madrid e Málaga

Viajar, il supplemento di viaggi di ABC, propone, tra le molte curiosità, i giardini verticali. Si tratta di vere e proprie pareti vegetali, in cui si trovano piante vere. L'inventore di questi giardini è il botanico francese Patrick Blanc. Su architetturaecosostenibile.it c'è un interessante articolo che spiega come questi giardini sono nati e come si sostengono; consiglio di leggerlo ai più curiosi, perché utilizza un linguaggio semplice e divulgativo, comprensibile anche ai profani. "Le piante non hanno necessariamente bisogno di terreno per crescere, ma solo di acqua, ossigeno e anidride carbonica per la fotosintesi clorofilliana" spiega l'articolo "E' da queste considerazioni che derivano le facciate verdi di Patrick Blanc. Lo studioso parigino però, si è trovato di fronte al problema della potenza distruttiva delle radici delle piante e, per evitare che queste danneggiassero seriamente le sue strutture come avvenuto nel tempio di Angkor, ha dovuto trovare una soluzione. Ha notato quindi che, se le piante sono regolarmente bagnate dall’acqua, tendono a mantenere le proprie radici in superficie evitando così di penetrare nella profondità della struttura danneggiandola. E’ stato così che Blanc ha iniziato la realizzazione di facciate verdi, un sistema leggero (meno di 30 kg a metro quadrato) e adattabile a supporti di qualsiasi dimensioni ed altezza. Il verde verticale trova spazio anche all'interno degli edifici in posti più o meno illuminati naturalmente".
Chiarito il concetto dei giardini verticali, e ribadito il consiglio di leggere l'intero articolo di architetturaecosostenibile.it, anche per scoprire come questi giardini stanno in verticale, torniamo a Viajar. Il supplemento propone dieci giardini verticali nel mondo (c'è anche l'Italia); alcuni si trovano in Spagna, in località frequentatissime anche dai turisti italiani, per cui se state trascorrendo le vostre vacanze tra Madrid e Málaga e vi interessa l'insolito, prendete nota. 
Sì, perché a Madrid ci sono ben due giardini verticali, ed entrambi in zone piuttosto popolari anche tra i turisti. Nel Paseo del Prado c'è il Jardín Vertical Caixa Forum, la prima parete verticale realizzata in Spagna, per di più dall'inventore di questi spazi, Patrick Blanc. Le piante che coprono la parete sono oltre 15mila, sistemate su 460 mq; ci sono piante autoctone e straniere, che attirano gli sguardi dei turisti (e bisognerà fare attenzione la prossima volta che si percorrerà il Paseo del Prado). 
Al fondo del Paseo de la Castellana, a Chamartin, ci sono le famose quattro torri che dagli anni 90 hanno iniziato a caratterizzare lo skyline madrileno; e in una di queste, la Torre de Cristal, disegnata da César Pelli, c'è un'impressionante parete verticale, firmata ancora una volta da Patrick Blanc: da quota 210 a 250, sul lato occidentale della torre, quello che guarda verso il Paseo de la Castellana, 24mila specie vegetali, con diversi alberi, costituiscono un vero e proprio polmone verde per il grattacielo e, spiega il sito web della Torre, "sono un omaggio alla natura e un costante richiamo dell'uomo urbano a essa"..
Nel porto di Málaga, nella Sala Eventos del ristorante José Carlos García, c'è una parete vegetale, disegnata da Juan Carlos Rodriguez; come lo chef del ristorante intende legare i sapori tradizionali della Costa del Sol all'alta cucina, così il giardino verticale vuole esaltare le piante dei dintorni di Málaga, con rosmarino, lavanda e timo; la parete inizia all'esterno, sulla terrazza, con le erbe aromatiche, e poi entra negli spazi interni del locale, dove si trasforma "in un fondale marino, fino ad arrivare a un'esplosione di piante a foglia verde". Del giardino verticale non c'è traccia nel sito web del ristorante (peccato), però sì ne parla José Carlos Garcia nel suo blog, anche se solo per segnalare l'articolo di Viajar.
Qui di seguito alcune immagini dei tre giardini verticali segnalati in Spagna; gli altri sette, tra cui una curiosa parete vegetale di Città del Messico, su Viajar, al link già indicato.





martedì 23 aprile 2013

I 100 capolavori dell'architettura moderna spagnola

Quali sono i 100 edifici e i 100 architetti che in quest'ultimo secolo hanno cambiato il volto della Spagna, introducendola nella modernità? Possiamo pensare ai nomi più noti, a Rafael Moneo, Ricardo Bofill o Santiago Calatrava. Possiamo pensare al Centro Niemeyer di Avilés, alle bodegas riojanas di Frank Gehry, all'Hotel Porta Fira di Toyo Ito, a Barcellona.
A chiarirci le idee è appena uscito un libro, 100 obras maestras de la arquitectura moderna española, una sorta di guida fotografica, curata dall'architetto Domínguez Uceta, che ha scelto i 100 edifici per lui più significativi. Si inizia negli anni 20, con i primi edifici funzionalisti e si approda ai primi anni del XXI secolo, allo splendore, che, nonostante tutto, la bolla immobiliare ha portato con sé.
E' una guida lunga quasi un secolo, che, attraverso immagini e cartine, mostra il lungo cammino compiuto dalla Spagna in architettura: edifici istituzionali e musei, università e biblioteche, alberghi, torri ed edifici emblematici, ma anche stadi sportivi e auditorium, che hanno messo la Spagna all'avanguardia dell'architettura.
Su elcultural.es c'è una breve galleria fotografica di quest'architettura a cui non si pensa mai e che dà, però, un contributo importante per cambiare la nostra mentalità, la nostra qualità di vita e, in grande sintesi, la nostra cultura.



sabato 20 aprile 2013

Il primo rendering del Mercato Gourmet di Siviglia, sulle rive del Guadalquivir

Accanto al Ponte di Triana, sulla riva sivigliana del Guadalquivir (l'altra è la riva trianera, di Triana), sorge un bell'edificio in ferro e vetro, costruito nel XIX secolo. Si chiama Naves del Barranco, è nato come Mercato del Pesce e, negli ultimi anni, è stato a lungo senza destinazione precisa (Ufficio del Turismo, sede di mostre temporanee...), fino a quando il Comune ha deciso di trasformarlo in sede del primo Mercato Gourmet cittadino, apertamente ispirato al Mercato di San Miguel di Madrid, pure lui in un delizioso edificio di vetro e ferro del XIX secolo, pure lui nel cuore della città.
Per la realizzazione del progetto è stato indetto un concorso, che ha raggiunto fama nazionale perché i 'finalisti' sono stati due gruppi guidati da toreri famosi, Francisco Rivera Ordóñez, con il giornalista Carlos Herrera, e José Maria Manzanares, con il calciatore sivigliano del Real Madrid Sergio Ramos. Ha vinto il primo e, dopo l'inutile impugnazione da parte dell'altro, sono iniziati finalmente i lavori. La concessione è di 25 anni e il progetto presentato rispetterà totalmente la bella architettura esterna in vetro e ferro. All'interno troveranno posto 20 banchi di prodotti gourmet andalusi, mentre sulla piazza esterna verranno sistemati i tavolini per le degustazioni. Potremmo dire che si tratta di una sorta di Eataly in salsa sivigliana?
L'idea è più o meno la stessa: un mercatino in cui i turisti e i sivigliani troveranno prodotti di alta qualità e uno spazio all'aperto per godere del calore e del fantastico panorama sul Guadalquivir e sulla sua riva trianera. Il binomio sembra vincente, l'enogastronomia, del resto, è uno dei settori del turismo che più tirano in una Spagna di nuovo in cerca d'autore,  e il progetto ha sempre suscitato grande attenzione. Anche perché rivedere le Naves del Barranco, finalmente con una funzione, che esalti e che rispetti la loro bellezza architettonica, è cosa che piace a tutti.
I lavori di ristrutturazione sono partiti e per l'estate 2014 il mercato gourmet dovrebbe essere finalmente aperto.
Lo studio di architettura Forma Ciudad ha pubblicato nella sua pagina web i primi rendering di come saranno le nuove Naves del Barranco, trasformate nel principale (e primo) Mercato Gourmet di Siviglia, qui un paio di immagini, le altre, al link appena indicato.




mercoledì 27 marzo 2013

Sprechi di Spagna: la Galizia ferma i lavori della Città della Cultura. Costati 300 milioni di euro

Un paio di anni fa i Principi delle Asturie hanno inaugurato la Città della Cultura della Galizia, uno dei progetti più ambiziosi della regione: i documenti, i reperti e i libri della cultura galiziana in un unico grandioso complesso, costruito dall'architetto statunitense Peter Eisenman, sulle pendici del Monte Gaiás, alle spalle della Cattedrale di Santiago de Compostela. In realtà Felipe e Letizia hanno inaugurato solo due dei sei edifici previsti da Einsemann, la Biblioteca e l'Archivio della Galizia, mentre il Museo di Galizia, il Centro della Musica e delle Arti Sceniche, il Centro di Arti Internazionali e un edificio per i servizi centrali, erano ancora in costruzione.
Un paio di anni dopo, con parte del complesso non ancora terminata, il presidente della Xunta Alberto Núñez Feijoo ha annunciato la paralisi definitiva dei lavori, che lascia incompleti il Centro della Musica e delle Arti Sceniche e il Centro di Arti Internazionali. Le casse della Galizia sono vuote, la crisi richiede altre priorità, il progetto rimane un'utopia, l'ennesimo spreco della Spagna in cui il denaro scorreva a fiumi.
I lavori della Cidade da Cultura sono iniziati il 14 febbraio 2001, dovevano durare quattro anni e costare 100 milioni di euro. Dodici anni dopo non sono ancora terminati, sono costati 200 milioni di euro più del previsto e, cosa forse peggiore di tutti, non hanno convinto ancora circa la destinazione d'uso degli edifici costruiti. Praticamente nessuno sa come riempire le architetture avveniristiche che hanno sfigurato la collina alle spalle della grandiosa Cattedrale gotica in cui si conclude il pellegrinaggio religioso europeo più importante della Cristianità (escludendo la Basilica di San Pietro, ovviamente). La Cidade da Cultura è stata fortemente voluta da Manuel Fraga, storico presidente della Xunta, una delle figure più importanti della destra spagnola dalla Transición in poi; è stata quindi sostenuta dai governi conservatori che sono seguiti al suo e le cose sono state fatte in modo che la Xunta socialista che ha governato per una legislatura, breve intervallo tra i governi conservatori, non potesse fermare i lavori.
Un articolo di El Pais, uscito la scorsa estate, denunciava come la Cidade da Cultura fosse l'ennesima cattedrale del deserto di una Spagna con troppo denaro e una classe dirigente troppo mediocre per spenderlo con prudenza e buonsenso: il complesso di Compostela come un aeroporto senza aerei della meseta o della  provincia valenciana, insomma. "A mezzogiorno, ci sono una trentina di auto parcheggiate all'ingresso del gigante, meno che in un qualunque ipermercato" scriveva sarcastico il quotidiano". E poi insisteva, ricordando che nell'Archivio di Galizia "raramente si contano più di quattro visitatori in contemporanea" e che "l'unico pubblico della mostra del pittore repubblicano Eugenio Granell sono gli stessi quadri". Le cose sembrano andare meglio nel caffè, che doveva diventare uno dei punti di ritrovo più frequentati di Santiago, perché, nei progetti originari la Cidade da Cultura doveva rivaleggiare con la Cattedrale quanto a capacità di attrarre i turisti; ma anche nella caffetteria non si contano mai troppe persone, perché, ovviamente "se è bello la gente preferisce andare in spiaggia". E il progetto di stradine e portici che collegano tra di loro gli edifici del complesso non tiene conto del clima locale (pare che per gli architetti impegnati in Spagna il clima locale sia una presenza fastidiosa, da non considerare, come ben insegna Santiago Calatrava, con i suoi ponti scivolosi in climi atlantici). "Qui non c'è un albero per ripararsi dal sole, durante il giorno non si può venire, se non si vuole morire dal caldo; il momento migliore sarebbe il tramonto, che dura poco. Poi, dalle 9, inizia a fare un freddo terribile e se vuoi veder i concerti che organizzano devi coprirti bene, se non vuoi gelare" hanno denunciato alcuni residenti, a El Pais.
Ed è perfetta anche la biblioteca della Cidade da Cultura: "L'assenza di gente e il silenzio aiutano il lettore a concentrarsi" commenta El Pais, secondo il quale le scarse sedie e scrivanie per studiare non sono un problema dato che "pochi studenti hanno un mezzo con cui arrivare al Monte Gaiás e preferiscono le biblioteche dell'università".
Insomma, la Città della Cultura della Galizia è stata un fallimento: nelle architetture avveniristiche, che hanno davvero devastato la collina di Santiago, nessuno sa cosa metterci e i pochi turisti che ci arrivano non hanno idea né di cosa aspettarsi né di cosa vedere, mentre i santiaghini preferiscono strutture per loro più comode e raggiungibili. Aquí no viene ni Dios, come dicono a Santiago e non c'è bisogno di traduzione.
Otto anni di ritardo e 200 milioni di euro più del previsto. Il presidente Núñez Feijóo, che era vicepresidente e Assessore all'Edilizia quando fu dato il via ai lavori, dice adesso che la Galizia in cui sta governando non è più quella florida ma è quella della crisi e, dunque, le priorità sono altre. Con la fine dei lavori son stati risparmiati i 170 milioni di euro previsti per i due edifici da costruire, ma devono essere negoziati adesso gli indennizzi alle imprese costruttrici (si parla di una cifra che si aggirerà intorno ai 18 milioni di euro, ance se il presidente ha preferito non confermare, essendoci i negoziati). Manutenzione e programmi culturali richiedono, però, 10,4 milioni di euro all'anno, circa il 16% del bilancio della Cultura della regione; una cifra decisamente alta, visto lo scarso interesse che il complesso ha finora ottenuto sia tra i residenti che tra i turisti.
Rimangono una collina devastata da un'opera inconclusa, il fallimento dei progetti di una classe dirigente incapace e mediocre, dotata di troppo denaro e poche idee, e, soprattutto, ci sono 300 milioni di euro delle casse pubbliche che potevano avere altra destinazione e il cui spreco, nella Spagna indignada e in crisi, fa ancora più male e più rabbia.






mercoledì 6 marzo 2013

Il declino di Santiago Calatrava: i costi sproporzionati, le polemiche, i sospetti sulle sue opere spagnole

La notizia della richiesta di comparizione di Santiago Calatrava alla Corte dei Conti italiana, con l'accusa di danno erariale di 4 milioni di euro per la costruzione del ponte della Costituzione, sul Canal Grande di Venezia, non è passata inosservata in Spagna.
Non lo è perché l'architetto valenciano, tra i più amati di Spagna e tra i più famosi nel mondo, fino a una decina di anni fa, quando la sua creatività e le sue creature stupivano a Buenos Aires, a Lisbona, a Malmoe e a Valencia, è diventato, in questi anni di crisi, l'esempio della parabola spagnola. Ammirato e corteggiato quando i crediti dell'Europa mandavano fiumi di denaro in Spagna e sembrava possibile ogni spreco, costruiva le opere pubbliche più audaci e se poi, come per il ponte Zubi Zuri di Bilbao c'erano evidenti problemi di sicurezza pedonale (i pavimenti sono fatti con materiale che diventa scivoloso con l'acqua e Bilbao ha notoriamente un clima atlantico) o se come per l'avveniristica Città delle Arti e della Scienza di Valencia si presentavano prematuri problemi di manutenzione, a causa delle infiltrazioni d'acqua, quasi non importava. Sembrava l'immagine perfetta del successo e della vivacità culturale spagnola. Poi.
Poi la crisi ha permesso di allargare l'immagine e, come a volte capita, quando il primo piano viene inserito nel suo contesto, le cose non sono più com'erano sembrate fino a un attimo prima. Così, facendo i conti, si è scoperto che non c'è una delle opere monumentali affidate dalle Amministrazioni Pubbliche a Calatrava che abbia mantenuto i costi iniziali previsti. "Il suo primo lavoro a Valencia, il ponte del 9 ottobre, del 1988, ha aumentato il suo costo iniziale del 175%, richiedendo 2,7 milioni di euro invece del milione iniziale. Il Palau de les Arts Reina Sofia, sempre a Valencia, è rincarato del 210% durante la sua costruzione e nel 2005 è costato 330 milioni di euro" elenca elconfidencial.com in un articolo intitolato ironicamente Tutte le strade di Calatrava finiscono in tribunale "L'Auditorium di Tenerife è stato inaugurato varie volte, l'ultima nel 2003. Dopo 6 anni di lavori, il suo costo è quadruplicato, fino a 72,3 milioni di euro. Poco dopo l'apertura al pubblico, la punta della sua vistosa ala principale ha iniziato a presentare crepe, obbligando a rimontare le impalcature, per ripararla".
E ci sono poi i problemi di costruzione e manutenzione delle sue opere, che sono costati feroci polemiche mediatiche e importanti somme di denaro pubblico. Per esempio, l'eterna costruzione del Palacio de Congresos y Exposiciones di Oviedo, nelle Asturie, presenta difetti che il Comune ha quantificato in 1,3 milioni di euro di costo ulteriore per sistemarli. La manutenzione della colonna dorata della plaza de Castilla di Madrid, la cui costruzione è costata 14,5 milioni di euro, di cui 5,5 milioni dalle tasche dei madrileni, richiede 312mila euro annuali; "più di quanto pensato" ammette il responsabile delle Arti del Comune di Madrid Fernando Villalonga a elconfidencial.com; e non parliamo dei ponti pedonali di Bilbao o di Murcia, che presentano lo stesso difetto lamentato da molti veneziani per il loro ponte della Costituzione: sono scivolosi, che non è esattamente la cosa migliore che si possa dire di ponti pedonali; nelle due città spagnole hanno dovuto investire ulteriori 60mila euro per porre una patina antiscivolo sui loro ponti.
Le opere faraoniche e costose di Calatrava comprendono anche il mai realizzato Palazzo dell'Opera di Palma di Maiorca, previsto dall'ex presidente delle Baleari Jaume Matas, adesso in carcere per corruzione e malversazione (da una delle trame collaterali, chiamata Punto Arenas, hanno preso il via le indagini sull'Instituto Noos di Iñaki Urdangarin, con le note conseguenze). Con la sconfitta elettorale di Matas il progetto venne abortito, ma, prima di lasciare la presidenza, il politico conservatore fece in tempo a firmare un assegno di 1,2 milioni di euro a Calatrava per il disturbo, più 120mila euro per i due modelli e 80mila euro per un video; su questi compensi sta indagando il giudice José Castro, lo stesso che indaga su Iñaki Urdangarin.
I compensi sproporzionati per Calatrava si sono registrati anche a Valencia, anche lei toccata dagli scandali di corruzione, che, qualche anno fa, hanno costretto alle dimissioni l'allora presidente della Comunitat Valenciana Francisco Camps. Per la realizzazione della Città delle Arti e delle Scienze l'architetto ha ottenuto 100 milioni di euro, una cifra che, in piena polemica per gli sprechi delle Amministrazioni Pubbliche negli anni del boom, ha definito 'bassa'.
Così il panorama per l'architetto più mediatico di Spagna cambia e lui, che ha chiuso lo studio di Valencia e si è trasferito in Svizzera per non pagare le tasse, diventa più controverso: sì, opere e ponti che hanno incantato e stupito il mondo, ma dai costi astronomici e sproporzionati, mai uguali a quelli fissati all'inizio; sì, opere che, come nel caso della Città delle Arti e della Scienza, hanno dato una nuova impronta alle città, fino a diventare richiami turistici, ma anche assegnate da Giunte di etica discutibile, con sospetti di irregolarità e favori che avvicinano l'architetto pericolosamente alle trame di corruzione su cui si è retto per decenni il Paese. Così la crisi economica si porta via anche le belle storie di successo e getta altre luci su personalità fino a poco tempo fa corteggiate.
Su elconfidencial.com c'è una galleria fotografica di opere di Calatrava con relativi costi e lamentele. Oltre al ponte veneziano, ci sono buona parte degli edifici spagnoli più significativi della sua carriera.


La Colonna dorata di Madrid

Il Palazzo dei Congressi di Oviedo

L'Auditorium di Tenerife

mercoledì 20 febbraio 2013

Joaquin Torres, l'architetto delle stars: che fatica lavorare con Penélope e Javier Bardem!

Joaquin Torres è noto in Spagna per aver disegnato le case di numerosi famosi, la maggior parte dei quali residenti ne La Finca, il quartiere residenziale da lui progettato alle porte di Madrid e considerato il più lussuoso di Spagna, con ben tre cerchi concentrici di protezione e di sicurezza per tutelare la privacy dei residenti. Tra le case che ha disegnato, ne La Finca, quelle di Penélope Cruz e Javier Bardem, Borja von Thyssen, Alejandro Sanz, Fernando Torres, Zinedine Zidane, Raul e Cristiano Ronaldo; ha progettato anche la spettacolare villa catalana del portiere del Barcelona Victor Valdés e ha collaborato al progetto della residenza di A Coruña, in Galizia, di Amancio Ortega, il proprietario di Zara. Ha inventato anche le ville di design prefabbricate: basta scegliere il modello, avere una parcella e in pochi giorni la villa, realizzata con materiale di qualità, viene montata da una squadra specializzata. 
Non pago, il pirotecnico architetto catalano ha appena pubblicato Detrás de la puerta (Dietro la porta), un libro in cui rivela aneddoti sorprendenti e sfiziosi dei suoi rapporti con i famosi e con le loro case. Per questa ragione l'edizione spagnola di Vanity Fair lo ha intervistato e il 43enne Torres non si è tirato indietro. Tanto da rivelare che il lavoro di un architetto è quasi psicologico, "entri nella parte più profonda del cliente, per molto tempo, perché il progetto e la sua realizzazione durano un paio d'anni. Spesso i clienti finiscono con il dipendere da te, con il chiederti dove mettere una foto o un quadro. Mi è successo. Deco dire loro di liberarsi di me, perché la casa è loro". 
Tra i clienti che vuole dimenticare, lo ha già detto anche in passato, ci sono Javier Bardem e Penélope Cruz. Tutta colpa della loro ossessione per la privacy, assicura: "Mi ha fatto particolarmente male quando hanno iniziato a dubitare di me, credendo che io filtrassi ai media cose loro, perché questo è stato mettere in dubbio la mia professionalità. Hanno un problema molto serio su questo tema, credono che tutto il mondo li studi a qualunque ora. Anche se sono persone molto mediatiche e in poco tempo hanno avuto gli Oscar, il matrimonio e la gravidanza, dovevano essere consapevoli di quello che stavano facendo. Gliel'ho detto tante volte di non essere così distanti con la stampa. Avevo un bellissimo rapporto con Javier, che però è andato rovinandosi e mi sono stufato. Lui è molto più complicato di Penélope".
Meno male che non tutti i clienti sono così, anche se non per questo non sono complicati. I calciatori, per esempio. "Hanno 20 anni, sono belli, con molti soldi e fama, credo che sarei come loro. E' molto difficile mantenere i piedi a terra ed essere normali. E' difficile lavorare con loro, perché hanno molto ego, credono di aver ragione... Cristiano Ronaldo aveva tutti i clichè che puoi immaginarti. Un acquario, una foto di lui nudo e persino un piano a coda. E' molto più abituale di quanto creda. Sono carenze, credo, che hanno avuto da bambini. Magari l'hanno visto in casa dei ricchi di Miami Vice e pensano di doverne avere uno uguale"
Zinedine Zidane è stato uno dei clienti più difficili. "La maggior parte della gente non sa cosa vuole perché l'architettura non la insegnano a scuola. Quando chiedi che ti scrivano cosa vogliono, molti si perdono, se poi aggiungi che hanno avuto poca istruzione, che si sono dedicati allo sport da giovanissimi, diventa più complicato e se poi non c'è rispetto per il tuo lavoro, immagina. Quello di Zidane è stato il sogno di un ragazzo di origine molto umile, che voleva la casa dei suoi sogni e voleva il massimo. Se andava alle Seychelles, voleva delle cascate che aveva visto lì; andava a Marrakech e voleva la Mamunia. Era tutta una serie di cose scollegate che voleva riunire. La mia colpa è stata non dirgli di no, che sarebbe stato un pastiche"
Si salva Amancio Ortega, pure lui di origini umili, proprietario di Inditex, che riunisce marchi come Zara, Stradivarius, Massimo Dutti. Per l'imprenditore Torres ha solo belle parole: "Ha un'umiltà e un buonsenso che impressionano. Quando abbiamo parlato della sua casa, ad A Coruña, mi ha mostrato il lavoro di alcuni architetti olandesi che gli piacevano. Gli ho proposto di chiamarli, perché faccio un altro tipo di architettura, ma lui ha bisogno di avere davanti una persona di cui fidarsi e si sentiva a suo agio con me. Per questo siamo arrivati a un accordo, che continuasse a lavorare con un'altra persona, ma con me vicino. Non volevo neanche rischiare un progetto molto importante che abbiamo fatto per Inditex in Spagna e Portogallo, oltre 100 negozi della catena Often" 
Preferisce non pensare con chi gli piacerebbe lavorare, anche se ammette che "molti artisti e scrittori mi emozionano... anche se non è bene ammirare tropo qualcuno perché tendiamo a proiettare su di lui cose e poi, quando lo conosci, non è come te lo immaginavi". 

venerdì 1 febbraio 2013

La luce interna della Sagrada Familia di Gaudí, come il giorno quando agonizza. Il video

"Andoni Gaudí ha lasciato chiaro che l'entrata alla Sagrada Familia doveva essere come l'ingresso in un bosco quando il giorno agonizza, e questo è quello che stiamo cercando di fare da 15 anni" ha detto Maria Vallès, specializzata in illuminazione architettonica, in un incontro che si è tenuto alla Sagrada Familia, a cui sarebbe stato bello partecipare e che racconta elperiodico.com.
L'illuminazione scenografica come parte integrante del complesso architettonico. Un concetto che solo in questi ultimi anni ha assunto il protagonismo che merita. Vallès ha anche distinto tra luce e illuminazione ("la luce ha ucciso l'illuminazione") e ha portato come esempio il Camp Nou, lo stadio del Barça: "L'illuminazione procede come un pennello, poco  a poco. Se c'è tanta luce non si può".
Così per l'illuminazione della Sagrada Familia si sono seguite attentamente le indicazioni di Gaudí, che ha immaginato anche tecniche d'illuminazione inesistenti nel suo tempo.
Il video dell'illuminazione interna della Sagrada Familia, da elperiodico.com.

martedì 29 gennaio 2013

Il Real Alcázar di Siviglia si apre alle visite notturne per svelare il suo lato più intimo e magico

Dal 7 febbraio 2013, ogni giovedì e venerdì, il Real Alcázar di Siviglia, uno dei Palazzi Reali più belli di Spagna, Patrimonio dell'Umanità, si aprirà anche alle visite notturne. Non si tratterà di una semplice apertura ai turisti, lasciati poi liberi di circolare negli splendidi patios e nelle magnifiche sale mudéjar. L'iniziativa prevede visite guidate per gruppi di 40 persone, accompagnate da un vero e proprio spettacolo, con attori e figuranti che introdurranno i visitatori con personaggi storici nelle varie epoche del complesso. Ci saranno Almutamid, Fernando III, Don Pedro,  Isabel la Católica, Isabel II, Lope de Vega, Calderón de la Barca. Si passerà da Al Andalus alla Reconquista, dalla cultura islamica a quella spagnola, si ripercorreranno momenti storici tornati nell'ombra, si ripeteranno parole dimenticate, si ascolteranno i silenzi, i suoi dell'acqua, i rumori. Il tutto sotto la luce e l'hechizo, l'incantesimo, della luna sivigliana.
Il progetto è stato presentato nei giorni scorsi a Siviglia, con mucha ilusión. Il suo scopo è infatti "manifestare il carattere universale di Siviglia" attraverso un monumento che sintetizza la storia della città e di cui, però, non si conosce il carattere "più intimo, più fragile e più magico". Un carattere che può emergere solo alla luce della notte e della luna.
Il Real Alcázar, nel centro storico della città, accanto alla Cattedrale gotica e al suo campanile mudéjar, è uno degli edifici emblematici della città. Ancora adesso nascosto dietro le possenti mura arabe, custodisce alcuni dei patios più belli lasciati dall'architettura islamica in Europa, con le loro decorazioni raffinatissime e i loro eleganti giochi di luce e ombra, una delle collezioni di tappeti fiamminghe più preziose che si possano vedere in Spagna, una mescolanza di stili, architetture, religioni e culture che solo le terre di Al Andalus possono offrire in un unico edificio. Ogni anno riceve un milione di turisti e ogni giorno, in qualunque stagione, ci sono code di turisti per entrare a visitarlo e sono code che, posso assicurarlo, valgono la pena.
Non è neanche la prima volta che questo Palazzo Reale, che continua a essere la sede dei sovrani spagnoli in visita a Siviglia, apre le porte al pubblico di sera. Da tempo nei suoi magnifici giardini si tengono, nelle tiepide serate di primavera o d'autunno, concerti tematici, quasi sempre legati alla ricca storia musicale dell'Andalusia. Ma è indubbiamente la prima volta che l'Alcázar, con la sua storia, le sue leggende e il suo passato, è protagonista della notte. Lo è in modo non troppo originale, nel senso che la presenza di figuranti che riportano al passato non è una sua invenzione: a Itálica, la cittadina romana che diede i natali a Traiano e ad Adriano e che si trova a 8 km da Siviglia, ci sono già da tempo aperture notturne con attori che spiegano i monumenti e riportano ai tempi di Roma. Non è neanche nuova l'idea di uno spettacolo per scoprire il fascino della notte su monumenti storici: a Córdoba la Mezquita rivela la sua alma, la sua anima, da quasi due anni, nelle notti dei weekend, lasciando molta dolcezza e molta serenità dopo aver svelato la sua storia e il suo passato.
Ma il fatto che l'idea non sia nuova non significa che non sia originale. Muoversi nel Patio de las Doncellas o nel Salone degli Ambasciatori, accompagnati da Isabella la Cattolica o da Almutamid, alla luce della luna, ha un che di magico, che restituisce grandezza al sontuoso monumento sivigliano.
In tempi di crisi economica, il progetto è in fase sperimentale: la sua durata dipenderà dal grado di accettazione tra i sivigliani e i turisti. Per ora sono stati già finanziati quattro mesi e i risultati sono incoraggianti: i primi due mesi sono già esauriti. Per poter visitare l'Alcázar di notte bisogna aspettare aprile.
Gli orari delle viste, fino al 31 marzo, saranno 19.30, 20.00, 20.30, 21.00; dal 1° aprile al 30 settembre saranno 21.00, 21.30, 22.00, 22.30. Le visite dureranno circa 75 minuti e costano 12 euro. Le prenotazioni direttamente alla cassa e prossimamente nel sito web dell'Alcazar, alcazarsevilla.org.
La foto del Patios de Doncellas di notte, da sevillaparaver.es