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venerdì 19 dicembre 2014

Sei mesi di Felipe e Letizia sul trono di Spagna

Sei mesi fa, Felipe VI apriva il suo nuovo regno con una sobria cerimonia di insediamento, in una Madrid più affollata di quanto immaginato, ma ancora guardinga e diffidente, nei confronti del giovane Re. Non sono i sei mesi che hanno cambiato la Spagna, però sì che hanno cambiato la percezione della Monarchia e che le hanno dato una nuova credibilità.

Ci sono stati i viaggi di presentazione ai Capi di Stato più importanti d'Europa (compreso il Marocco, che non è Europa, ma che per la Spagna è come se lo fosse, visti gli storici legami culturali e gli evidenti vincoli geografici), ci sono state le numerose visite nella Spagna interior, per incoraggiare e sostenere attività e dialogo, l'idea di una Spagna moderna che potrà superare la crisi solo se saprà avere fiducia in se stessa, nelle proprie potenzialità e nel proprio futuro; ci sono stati i cambiamenti imposti alla Monarchia, da una contabilità più trasparente a un codice etico più rigoroso.

Accanto al Re c'è una giovane regina dinamica ed elegante, che si impegna per la Cultura, l'Educazione e la Sanità, che vuole essere il volto gentile dell'istituzione, che ha guadagnato molta popolarità, ma che non riesce ancora a convincere del tutto, a causa della passione per le operazioni estetiche e per gli orari da funzionario pubblico. Insieme hanno dimostrato di essere una squadra complementare, che ha una stessa idea della Monarchia e della Spagna. Se Juan Carlos e Sofia avevano stupito il mondo degli anni 70, con la loro gioventù e il loro coraggio, Felipe e Letizia si inseriscono perfettamente nei valori portati dai nuovi sovrani, saliti al trono negli ultimi anni: una Monarchia sobria, sottoposta ai vincoli del Parlamento, trasparente, con una Famiglia Reale presente, attenta e sensibile, per mostrare l'utilità dell'Istituzione. Felipe non è solo e non conta solo su Letizia. In queste ultime settimane hanno avuto un certo protagonismo anche Juan Carlos e Sofia, los Reyes eméritos, come li chiamano in Spagna per distinguerli dai sovrani regnanti: ci sono state settimane in cui Sofia ha avuto più atti pubblici di Letizia, recentemente re Juan Carlos ha ricevuto il Premio Tiepolo, con cui si sono riconosciuti i suoi legami con l'Italia e lui ha scherzato sui vantaggi della 'pensione'. Anche l'Infanta Elena di tanto in tanto appare in rappresentanza del fratello, pur non essendo più parte della Famiglia Reale, ma appartenendo 'solo' alla Famiglia del Re.

Sei mesi da sovrano, sei mesi di cambiamenti che danno una nuova direzione. L'ultimo è di ieri, giusto alla vigilia dei primi sei mesi da sovrani. Felipe e Letizia hanno reso noto il biglietto d'auguri che invieranno alle istituzioni, in occasione delle Feste di fine anno. Nessuna foto familiare, sorridente e affettuosa, come usavano in passato. Questa volta hanno scelto due foto del giorno dell'insediamento, una è stata scattata all'uscita dal Congreso de los Diputados e si vedono i Reali con le loro due bambine, la Principessa Leonor e l'Infanta Sofia, l'altra mostra Felipe e Letizia di spalle, mentre dal balcone del Palazzo Reale salutano la folla nella plaza de Oriente. Da anni Juan Carlos e Sofia avevano abbandonato le immagini familiari dei nipotini e ogni anno sceglievano un'opera del Patrimonio Nacional legata al Natale. Felipe ha voluto invece riaffermare la regalità del proprio ruolo, l'orgoglio del nuovo Capo di Stato, la consapevolezza che inizia una nuova tappa per la Spagna. Anche a Natale. L'attesa per il suo primo discorso di Natale non fa che aumentare, bisogna ammetterlo.



mercoledì 17 dicembre 2014

Viggo Mortensen con le buste della spesa, a Madrid

Chi lo direbbe mai, quel signore carico di buste della spesa, vestito in maniera trasandata e casual, di gusto più nordico che mediterraneo, è Viggo Mortensen. Di casa a Madrid, dove vive da qualche anno con Ariadna Gil, l'attore statunitense è stato beccato a passeggio per la capitale, come un passante qualsiasi. Non lo riconoscono i fans (e se lo riconoscono non lo infastidiscono), così lui ha il tempo di guardarsi le vetrine e di fermarsi a un'edicola, per sbirciare qualche libro.

Siccome la curiosità è femmina, è d'obbligo controllare su Google che negozio sia Pasajes, il cui nome campeggia dalla maggioranza delle buste che porta Viggo, piuttosto pesanti, a giudicare dalla sua postura. E Google ha dato il suo responso: è una Libreria Internacional, a poca distanza dal centro e dalla plaza de Colón, in calle Génova (curiosità ulteriore, anche se non c'entra, è la stessa via in cui c'è la sede nazionale del Partido Popular). Eclettico, fascinoso, misterioso e carico non di buste della spesa, ma di libri. Ariadna, tienitelo stretto.

Le foto, da foros.vogue.es, nella pagina dedicata a Viggo Mortensen.

Fernando Alonso e Lara Álvarez, coppia a sorpresa di fine anno?

E' bastata una foto, una sola foto, la cui provenienza non è ancora chiara, per far scattare tutti gli allarmi: Fernando Alonso potrebbe aver dimenticato Dasha Kapustina tra le braccia dell'ennesima giornalista che bazzica intorno allo sport, Lara Álvarez. Non è ancora chiaro da dove provenga la foto, chi l'abbia scattata e come sia finita nel web. Sarebbe anche una foto del tutto innocente: si vedono Lara sorridente e, accanto a lei e di spalle, Fernando, insieme a un gruppo di altre persone, in una sorta di riunione dop la festa di Natale della Ferrari, a Maranello; non sarebbe una prova di romance, insomma. Ma nessuno sapeva che i due si frequentassero in privato.

Nuovo amore in arrivo sui media? Se fosse così, non ci sarebbe coppia più sorprendente in questo finale di anno. Che la storia d'amore tra Fernando Alonso e Dasha Kapustina non stesse vivendo il suo momento migliore lo si commentava da settimane: non solo la modella russa non si è vista agli ultimi appuntamenti della Formula 1, non solo sono ormai settimane che è in Russia, mentre Fernando ha la base a Dubai e lì ritorna tra un impegno e l'altro, non solo Dasha ha chiuso Twitter e ogni profilo sulle reti sociali, mantenendo solo Instagram, dove cancella ogni commento che si riferisca ad Alonso, ma qualche giorno fa è stato il suo compleanno e il pilota spagnolo non ha fatto alcun riferimento a lei nelle reti sociali (mentre 'prima' si scambiavano volentieri frasi e foto affettuose).

28enne, mora, dotata di uno sguardo espressivo e di un sorriso travolgente, Lara Álvarez è diventata famosa per essere stata la fidanzata tira e molla del madridista Sergio Ramos; si sono presi e lasciati così tante volte che si è perso il conto, fino agli Europei del 2012, quando Sergio le ha dedicato un gol, sperando di riconquistarla. All'epoca lei era l'inviata speciale del Moto GP, trasmesso da Mediaset, era disinvolta, sorridente e sapeva cavarsela, anche se si vedeva che non aveva mai visto prima un Gran Premio di motociclismo (mentre Sara Carbonero, che fa l'esperta di calcio, si perde in un bicchiere d'acqua e in un mare di banalità a ogni diretta). Poi la storia con Ramos è finita e, combinazione, è saltato anche il contratto con Mediaset, rotto improvvisamente e in modi amichevoli. Un ritorno nelle natali Asturie per ricaricare le energie, e poi Lara è ripartita alla conquista di Madrid, con i suoi occhi intelligenti e il suo sorriso luminoso. In attesa della giusta occasione ha accettato ospitate, ha collaborato in trasmissioni sportive dove inevitabilmente la mettevano a parlare di Ramos e della nuova compagna, l'esplosiva Pilar Rubio, e si è inventata un programma divertente su Internet, con il collega Ángel Martin. Poi è tornata nel grande giro e da qualche tempo è uno dei volti di Espejo Público, magazine mattutino di Antena 3.

Da qualche ora gira nel web la misteriosa fotografia di lei e Alonso e i media del corazón stanno cercando affannosamente spiegazioni ai rumores; a domanda dei colleghi la furba Lara risponde che non parla della sua vita privata e che i rumores questo sono, rumores (ma non è una smentita, notano in attesa, sia nel web che nei media); Fernando neanche lo contattano perché si sa come reagisce a ogni richiesta di informazioni sul suo privato. Ma.

Oggi pomeriggio Mediaset ha fatto sapere di aver contrattato di nuovo Lara Álvarez per un anno. Non si sa ancora in che ruolo. E allora partono i maligni: non è che Mediaset si è assicurata la Formula 1 e farà di Lara il suo nuovo volto? Comunque, è una malignità: fidanzata o meno di Alonso, si meriterebbe il posto più di certe bellissime che stanno dove stanno per avere per fidanzato un atleta popolare e mediatico.

Dal web spagnolo, la foto di Fernando Alonso e Lara Álvarez.

 

 

martedì 9 dicembre 2014

Chiesti 19 anni di carcere per Iñaki Urdangarin. Salva l'Infanta

La Procura Anti Corruzione di Palma di Maiorca ha rinviato a giudizio Iñaki Urdangarin e ha salvato l'Infanta Cristina. Per il Duca di Palma chiede 19 anni e mezzo di carcere, per il suo socio Diego Torres 16 anni e mezzo; il totale degli anni richiesti, per i 14 imputati, è di 103 anni. Sono richieste severissime, arrivate sul tavolo del giudice istruttore José Castro dal Procuratore Pedro Horrach. Del resto, Iñaki per il quale sono state richieste le pene più alte, è già stato ampiamente condannato dai media e, di conseguenza, dall'opinione pubblica, ancora prima di qualunque processo. E sarà molto difficile per l'opinione pubblica accettare una sentenza che preveda un numero minore di anni di carcere: gli animi sono talmente esacerbati che non si parlerà di Giustizia, ma di favoritismo e difesa dei privilegi, all'essere Iñaki genero di re Juan Carlos. La linea sottile tra Giustizia, rancore, vendetta è molto sottile, in tutta questa fosca e losca vicenda.

Secondo Horrach, l'Instituto Noos era una struttura vuota di un contenuto reale, che i soci Urdangarin e Torres gestirono a loro piacimento, al servizio dei loro interessi commerciali (i due soci avrebbero così tradito anche la definizione di Noos, registrata come ente senza fine di lucro). Attraverso Noos, il Duca e il suo socio ottennero denaro pubblico, che poi trasferirono all'estero, utilizzando altre società mercantili di loro proprietà, tra cui Aizoon, di cui Iñaki era co-proprietario al 50% con la moglie Cristina. Ed è qui che iniziano i guai dell'Infanta: Cristina possedeva, e ha utilizzato anche per spese familiari, le carte di credito di Aizoon, e, secondo il giudice Castro non poteva non conoscere le attività illegali del marito. Non la pensa così Horrach, che sostiene non ci siano prove contro l'Infanta e che i sospetti contro di lei, non sostenuti da prove, la lasciano in una posizione indifesa. A Cristina potrebbe essere applicata da Castro la doctrina Botin, che evita il processo all'eventuale imputato in mancanza di accuse promosse dalla Procura (non vale che ci siano, come in questo caso, solo azioni promosse dalla società civile, nel caso di Cristina, dal sindacato di ultra destra Manos Limpias, impegnato a vederla andare a processo sin dall'inizio della vicenda). Horrach compie però un gesto polemico al salvare Cristina e ad accusare Ana Maria Tejeiro, la moglie di Diego Torres, di riciclaggio, chiedendo per lei una condanna di 3 anni: Ana Maria sapeva e Cristina no?

Per l'Infanta, Horrach ha chiesto una multa di 600mila euro, che il suo avvocato ha già fatto sapere sarà pagata 'immediatamente'; pena pecuniaria anche per Urdangarin, che dovrà versare 3,5 milioni di euro.

Il Duca di Palma è accusato di numerosi reati: malversazione, frode all'amministrazione, truffa, riciclaggio, evasione fiscale. Ma 19 anni sembrano essere tanti per un reato fiscale: "Sembra un reato di sangue, no?" è stato il commento a caldo del suo avvocato. Mentre in qualche forum qualcuno si chiedeva se, essendo queste le richieste per chi ha proposto alle autorità pubbliche servizi ed eventi a prezzi esagerati, l'ergastolo sarebbe la pena giusta per le autorità che quelle proposte hanno accettato. L'impressione che, nella durezza delle richieste, abbia contribuito anche l'essere Iñaki chi è, è difficile da scacciare.

Conosciute le richieste del fiscale, toccherà adesso a Castro decidere con quali richieste di pene rinviare a giudizio gli imputati. A causa di questo scandalo, che ha scosso le basi della Monarchia, causandole la più grave crisi da quando è stata ristabilita in Spagna, re Felipe VI ha vietato ai membri della Famiglia Reale di avere alcun lavoro al di là della rappresentanza istituzionale.

sabato 6 dicembre 2014

Felipe VI in auto con il presidente catalano: è la foto dell'anno in Spagna

Potrebbe essere la foto del giorno, come la considerano i media spagnoli oggi, ma anche la foto dell'anno, a testimoniare due dei grandi eventi della Spagna nel 2014 e a dare loro un nuovo significato: l'indipendentismo catalano, arrivato a sfidare le leggi spagnole con il referendum del 9 novembre 2014, e la nuova Monarchia, incarnata da Felipe VI, salito al trono sei mesi fa e disposto a gesti eclatanti per sostenere una "Spagna in cui c'è posto per tutti".

Ieri Felipe è andato per l'ennesima volta in Catalogna (la seconda da quando è Re) ed è stato a Martorell, per visitare uno stabilimento della Seat e celebrare i 30 anni dal lancio della prima Seat Ibiza. In Spagna la Seat, appartenente al gruppo Volkswagen, non è un marchio qualunque: non solo consente al Paese di essere uno dei maggiori fabbricanti d'auto del continente (sì anche più dell'Italia, che ormai ha abdicato anche questa vocazione), ma moltissimi giovani, tra cui lo stesso Felipe, hanno avuto come prima auto una Seat Ibiza e molte famiglie hanno iniziato il proprio cammino con un modello di questo marchio. La Seat è, insomma, una ragione d'orgoglio che appartiene all'immaginario collettivo.

Per raggiungere lo stabilimento il re ha guidato personalmente una Seat León e ha voluto fortemente accanto a sé Artur Mas, il presidente della Generalitat catalana, l'uomo che guida l'indipendentismo catalano, che ha firmato le autorizzazioni per il referendum del 9 novembre e che adesso si trova sotto inchiesta proprio per averlo autorizzato. Il significato simbolico e politico di questa scena, con tutte le fotografie conseguenti, non è sfuggito a nessuno (alla Moncloa lo avranno recepito?!).

Il Capo dello Stato visita la Catalogna e intrattiene un dialogo cordiale con il suo Presidente, che è anche il leader del movimento indipendentista. Il Presidente della Catalogna accompagna il Re di Spagna durante la visita a una delle più importanti realtà economiche della regione (e implicitamente ne riconosce l'autorità). Felipe continua a includere la Catalogna nei suoi progetti di Spagna (è il 'nostro' catalano, ogni volta che parla della lingua ufficiale della Regione), Mas continua ad avere interesse a dialogare con Madrid. E non passa inosservato che è Felipe, il Re, a guidare l'automobile, mentre Mas, il President, siede al suo fianco, come co-pilota, con un altrettanto evidente senso gerarchico che né Felipe né Mas hanno messo in discussione.

C'è un convitato di pietra, che nella mediocrità che sta dimostrando in questi anni, neanche si sentirà tirato in causa: Mariano Rajoy. E' a lui che toccherebbero i gesti di inclusione, di ascolto e di dialogo che invece sta interpretando il Re. E' Mariano Rajoy, che, visti i risultati del referendum, per quanto illegale, avrebbe dovuto compiere gesti di comprensione e rispetto verso i catalani e avviare un dialogo con le autorità di Barcellona, invece di mandargli i giudici e di continuare a ignorare le istanze della società catalana. Non è con l'immobilità del rispetto cieco della Costituzione che si trattiene la Catalogna e che si conquista la stima dei catalani, ma è con l'ascolto e con la capacità di saper adeguare le leggi comuni e persino la Costituzione ai nuovi tempi.

"Il nostro re, lo è di tutti, anche, almeno per il momento, di Mas e di altri che non lo vogliono, ha dimostrato con quest'incontro saggezza e buon giudizio" scrive Ángel F. Fermoselle su elmundo.es "Speriamo che quelli che si mantengono, per inflessibilità o incapacità, lontano dall'assioma essenziale della necessità di comunicazione con chi pensa in modo diverso, abbiano capito che questo divorzio a cui vuole condurci il Govern, forse, solo forse, può ancora sottoporsi con successo all'ultima terapia di coppia o, meglio, di Paesi. Risulta del tutto evidente che le pretese del presidente catalano e quelle del Capo di Stato sono diverse nell'essenziale: è evidente che pretendere d trovare un felice punto d'incontro tra le aspirazioni di entrambi sembra un'impresa erculea e di risultato improbabile. Ma, in un tempo in cui in politica il dibattito è concentrato su quale partito conta più casi di corruzione; o su chi tradisce di più le promesse elettorali; o su chi è più intransigente sulle necessità dei cittadini, bisogna ringraziare e applaudire per quest'incontro tra i due statisti. L'immagine di Felipe VI e Artur Mas insieme produce l'effetto contrario di quello che provoca quasi tutto quello che riguarda il conflitto dell'indipendentismo catalano; invece di dividere offre speranza; invece di contribuire al rumore assordante di un dialogo che non esiste, promuove la concordia e la ricerca di criteri comuni, che risultino vantaggiosi per tutti. Da quando è salito al trono, Felipe sta spiegando un'indovinata serie di virtù politich eche molti non sospettavano possedesse".

Come cambiano la percezione delle cose, un gesto o una foto. Quanto sa dire un giovane Re, con un solo gesto, a un vecchio Capo di Governo inflessibile per mediocrità, incapace di interpretare i nuovi tempi e di disegnare la Spagna che il XXI secolo esige.