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domenica 23 novembre 2014

El Pais: il PSOE prepara un piano per gli ultra 40enni disoccupati

Non credete a chi dice che la Spagna è uscita dal tunnel della crisi economica. Il Governo di Madrid rilancia con soddisfazione le cifre della ripresa economica, siano la diminuzione della disoccupazione (grazie a contratti a tempo determinato e sottopagati) o l'aumento della produzione industriale, e gli elogi del Fondo Monetario Internazionale. Ma nelle strade spagnole la situazione non è molto cambiata: il turn over dei negozi continua a essere tumultuoso, la disoccupazione tra i giovanissimi e gli ultra 40enni continua a essere altissima, migliaia di famiglie vivono grazie alle pensioni dei nonni, nelle conversazioni e nelle idiosincrasie la crisi economica continua ad avere un peso rilevante.

Se il PP di Mariano Rajoy si dichiara soddisfatto dei risultati economici del Paese, il PSOE sembra preoccupato delle conseguenze sociali della crisi economica. Pedro Sánchez, il Segretario Generale 43enne, che deve far dimenticare il disastro economico dell'era Zapatero, sta lavorando al nuovo programma elettorale del partito, in vista delle elezioni del prossimo anno. Una delle misure stella sarà il piano di occupazione per i disoccupati di lunga durata con più di 45 anni. E finalmente qualcuno pensa agli ultra 40enni disoccupati. Perché, onestamente, si è un po' stufi di sentir parlare solo della disoccupazione giovanile, dei 30enni che non trovano lavoro, della fuga dei cervelli.

La disoccupazione colpisce duramente tutte le fasce d'età e non si parla mai dei lunedì al sole di chi deve mantenere la propria famiglia e vede la propria esperienza professionale svalutata dall'età. Il piano socialista si chiama La Garantía +45, "è di carattere statale e permetterebbe di finanziare 200mila contratti temporali in posti di lavoro adatti alle competenze e alle qualificazioni dei partecipanti" spiega El Pais "i beneficiati sarebbero i disoccupati di lunga durata, che hanno terminato le protezioni sociali e abbiano più di 45 anni. Il disegno comprende un contratto temporaneo di sei mesi di durata, part time, per l'80% della giornata, con un salario equivalente al 100% del salario minimo professionale. Il 20% viene completato con un piano personalizzato di ricollocamento, offerto attraverso i servizi pubblico".

Il costo del piano è di circa 1,3 miliardi di euro ed è previsto che sia competenza dello Stato e delle Comunidades Autonomas. Ma come si finanzierebbe un piano così ambizioso? Dal PSOE fanno sapere che "con un terzo dei tagli fiscali che il Governo farà ai redditi più alti nell'IRPEF e alle grandi società nell'Imposta delle Società e che si calcola intorno ai 3,8 miliardi di euro". Per il PSOE questo piano sarà prioritario, spiega ancora il quotidiano di Madrid, "perché è urgente riscattare immediatamente 200mila persone disoccupate. Si guarda in particolare a chi ha più di 55 anni e non ha né lavoro, né prestazioni sociali né pensione". E' tempo di guardare anche a questa fascia di lavoratori, la cui esperienza è preziosa e fondamentale se si cerca un'economia di qualità.

giovedì 20 novembre 2014

E' morta la Duchessa d'Alba: Spagna in lutto

Torno a scrivere su Rotta a Sud Ovest, dopo un mese di assenza, perché a doña Cayetana Fitz James, duquesa de Alba, volevo bene. Se, come me, si passa molto tempo a Siviglia, non si può non avere in simpatia questa donna, amata sia dai media che dall'opinione pubblica dai media condizionata. In queste ore di veglia e di dolore, nell'Ayuntamiento, il Comune di Siviglia, i media ci raccontano quello che hanno sempre detto della Duchessa: ha vivido como ha querido, ha vissuto come ha voluto, fregandosene di regole e convenzioni. Ma possiamo dircelo tranquillamente: con il suo patrimonio, i suoi titoli e il suo prestigio poteva anche permetterselo. Essere libera con tutti i soldi del mondo è molto facile, difficile è esserlo quando si arriva a stento a fine mese. Questo i media non lo dicono, come non parlano dei latifondi degli Alba, che godono delle sovvenzioni dell'Unione Europea, nonostante le ricchezze familiari, e che suscitano l'ira dei sindacati perché utilizzano lavoratori stagionali senza documenti (e la volta che avevano organizzato uno sciopero di protesta, la Duchessa li aveva mandati a stendere con frasi piuttosto colorite).

Il che, però, non toglie che doña Cayetana sia stata un'aristocratica peculiare. Persa la madre da bambina, crebbe sola con suo padre, ambasciatore della Spagna a Londra, amico non solo del Gotha, ma di buona parte del potere economico internazionale (in gioventù andava a caccia con il Kaiser, poi, a tempo perso, frequentava Churchill, il Principe di Galles e i Rotschild). Il suo matrimonio con Luis Martinez de Irujo, nel 1947, fece impallidire quello di Elisabetta d'Inghilterra, sposatasi nello stesso anno, per lusso ed eleganza. Prima del marito aveva amato toreri e corride, dopo non avrebbe smesso di amare il flamenco, la pittura e l'arte. Da buona cattolica, ha sfornato sei figli e solo l'ultima, arrivata con lei ormai 40enne, alla fine degli anni 60, è stata una femmina, l'amatissima Eugenia, l'unica dei figli che oggi, durante il corteo nelle strade di Siviglia, era inconsolabile in lacrime. Nelle sue memorie, pubblicate recentemente con grande clamore mediatico, aveva ammesso di non essere stata una madre latina, calda, accogliente e invadente; Cayetano, il prediletto ultimogenito maschio, aveva lamentato, in un'intervista di qualche anno fa, la sua infanzia triste e solitaria, con una madre persa dietro ai suoi viaggi, i suoi amici e le sue passioni. Ma, sia andata come sia andata l'infanzia dei sei ragazzi, gli Alba devono aver fatto pace con la madre inquieta: da giorni, da quando è stato chiaro che doña Cayetana stava vivendo le sue ultime ore ed era stata riportata nell'amato Palacio de Dueñas, sono riuniti tutti a Siviglia. E oggi, alla veglia, non mancava nessuno, c'erano persino Jacobo, il figlio con cui aveva litigato negli ultimi anni e che si era riavvicinato solo recentemente, con la seconda moglie Inka, non troppo amata dalla Duchessa. C'erano anche i nipoti, che hanno voluto portare a spalla il feretro della nonna nell'Ayuntamiento, e poi sono rimasti tutti insieme, dentro, a ricevere le condoglianze di Siviglia. Carlos, l'erede del titolo, con il suo erede Fernando, e il vedovo Alfonso Diez da un lato, gli altri figli dall'altro, a guardare il feretro, coperto dalla bandiera degli Alba e dalla bandiera di Spagna.

Non ci saranno lotte fratricide per l'eredità, non solo perché i fratelli sono uniti e lavorano insieme nella Fondazione che gestisce il patrimonio di famiglia, ma anche perché Cayetana aveva già diviso l'eredità tre anni fa, riuscendo così a strappare il consenso per le sue nozze con Alfonso. Non è stato l'unico matrimonio contrastato della Duchessa. Dopo la morte di Luis, quasi 50enne, aveva sposato Jesús Aguirre, un ex gesuita di 9 anni più giovane e vicinissimo ai socialisti: fu un matrimonio che scandalizzò i benpensanti dell'epoca. La donna più titolata del mondo, davanti alla quale la regina Sofia e la regina Elisabetta devono fare un passo indietro, che sposava un ex prete per di più di sinistra? O tempora o mores! E Cayetana, che amava esporre il suo anticonformismo e il suo rifiuto delle regole benpensanti (forse perché il padre le aveva proibito i giovanili amori con un torero), aveva pronunciato la sua frase mito: "Cosa faccio con un ex prete? Scopiamo tutte le notti e dicano quello che vogliono". Lui, più romantico, le inviava una rosa ogni mese, nel giorno del loro anniversario; lo ha fatto fino alla fine, durante i 24 anni del loro matrimonio. Lungi dal sentirsi schiacciato dalla pirotecnica personalità della moglie, Aguirre aveva messo in ordine il patrimonio degli Alba, su suo consiglio Cayetana aveva voluto la Fondazione che amministra il patrimonio di famiglia: alcuni dei palazzi più belli di Spagna, compresi Liria, la residenza ufficiale degli Alba a Madrid, e Dueñas, nella prediletta Siviglia, alcune delle fincas più estese del Paese, una collezione d'arte privata seconda solo a quella della Famiglia Reale spagnola e di valore incommensurabile e poi titoli, azioni e compagnia bella. Dicono che di tutti i mariti di Cayetana, Jesús sia stato il Duca d'Alba consorte perfetto, il più consapevole del proprio ruolo, probabilmente anche per merito della sua raffinatissima cultura; la Duchessa amava dire che era el hombre de su vida.

Alfonso Diez, l'ultimo marito, di 25 anni più giovane, è arrivato qualche anno fa, lasciando sconcertati persino i fans più fedeli di doña Cayetana (a cercare di impedire le nozze, sembra su richiesta dei figli preoccupati, era intervenuto persino re Juan Carlos, che in una telefonata pare abbia detto alla Duchessa: "Ma alla nostra età, Cayetana..."). Funzionario pubblico, appassionato di antiquariato e di cinema, Alfonso ha fatto compagnia a una Cayetana dalla salute sempre più malferma, che si sentiva lasciata sola dai figli. Fare breccia nel cuore di un'anziana sola è facile, dicono i maligni, ma Alfonso ha rinunciato a ogni pretesa sul patrimonio, per chiarire che i suoi sentimenti di affetto erano sinceri. Nei tre anni di matrimonio è stato un Duca d'Alba impeccabile, discreto e in secondo piano, ma sempre accanto alla moglie; ha persino conquistato i sei figliastri, che prima lo guardavano con diffidenza e sospetto, temendo le sue intenzioni. Al matrimonio di tre anni fa c'erano i figli (tranne Jacobo, che aveva appena litigato con la madre per le parole poco lusinghiere verso Inka), le ex nuore e l'ex genero, i nipoti. C'era tutta Siviglia e Cayetana, con un bel vestito rosa disegnato per lei da Victorio y Lucchino, aveva dedicato alla sua città d'elezione alcuni passi di flamenco davanti al Palacio de Dueñas. Ero a Siviglia in quei giorni, ricordo la chioma bianca di Cayetana intravista in numerosi atti di quei giorni, l'affettuosa curiosità dei sivigliani, dietro alle transenne di Dueñas, dove anch'io avevo passato una mattinata.

E ci sono due cose che voglio ricordare della Duchessa: quel flamenco accennato a 85 anni, felice sposa al terzo matrimonio, e la feroce ironia con cui nelle sue memorie scriveva: "Confesso che ho vissuto, ho anche lasciato vivere gli altri, e penso continuare a vivere, anche sia solo per vedere questa faccia spaventata che fanno tutti quando li indico con il dito e dico: "Penso seppellirvi tutti quanti!" Mi diverte questa espressione". Que descanse en paz, doña Cayetana.

PS Il funerale sarà domani a Siviglia, non è improbabile che ci siano anche Felipe e Letizia, visti i profondi legami tra la Monarchia spagnola, sia quale sia la dinastia, e la Casa de Alba. Cremata, la Duchessa riposerà nell'amatissima Hermandad de los Gitanos.
[aggiornamento: oltre 80mila persone sono sfilate davanti al feretro di Cayetana de Alba, da quando è stata aperta la camera ardente; al funerale, per questioni di agenda, non ci saranno Felipe e Letizia, che hanno parlato con il vedovo e inviato fiori, come Juan Carlos e Sofia, ma l'Infanta Elena, al primo impegno ufficiale da quando il fratello è diventato re]


Felipe e Letizia di Spagna conquistano (anche) Roma

Posso dirlo? Non reggo chi riduce le monarchie alla lunghezza delle gonne delle principesse/regine e che dà tutto il protagonismo alle consorti, dimenticando che chi importa è chi porta il titolo per sangue. Mi è venuto in mente in questi giorni, al leggere i media italiani e i forum in qualunque lingua (spazio dall'inglese allo spagnolo all'italiano), specializzati in Famiglie Reali.

Felipe e Letizia di Spagna sono stati molto all'estero, nelle ultime settimane, in visita ufficiale in Lussemburgo, Belgio e Italia (l'1 e 2 dicembre saranno in Germania), per presentarsi alle autorità locali come nuovi sovrani di Spagna. Cosa resta di quei viaggi? Le discussioni e le liti sugli outfit della regina Letizia. E' una delle ragioni per cui ho praticamente smesso di scrivere su Rotta a Sud Ovest: racconti cosa succede in Spagna, la crisi economica, le disuguaglianze sociali, le pretese indipendentiste della Catalogna, persino il discorso di insediamento del nuovo re, ti filano gli aficionados (gracias, chicos!). Scrivi che Letizia Ortiz aveva la gonna un po' troppo corta o che il suo ultimo outfit lasciava un po' a desiderare e vai, raddoppiano gli ingressi e il post è subito tra i più letti della settimana. Deprimente: adesso che Rotta a Sud Ovest mi occupa meno posso dirlo. Deprimente ridurre un'istituzione e una regina, siano o meno simpatiche, agli outfit (tutti esperti di moda e di protocollo i criticoni, poi!).

La visita alle autorità italiane è coincisa con il quinto mese dall'ascesa al trono di Felipe (era il 19 giugno) e il re spagnolo era decisamente allegro durante la visita romana, magari anche per questa coincidenza (forse) casuale. Un video di EFE, su youtube, sostiene che il Re è il miglior ufficio stampa di se stesso, perché, all'uscita da Palazzo Chigi, ha gestito l''assalto' di un giornalista italiano senza perdere la calma e dicendogli che ama l'Italia ed è sempre felice di tornarci, visti i profondi legami familiari con il Paese; in un altro video lo si vede allargare le braccia divertito (ma è stata tagliata la risposta, perché?!), quando Matteo Renzi ha la bella idea di chiedergli, in italiano, come sia possibile tifare per l'Atlético, essendo membro della Famiglia Reale (è provato che gli uomini finiscono sempre a parlare di calcio...).

Questi primi cinque mesi sono stati densi di eventi e cambiamenti. Si sono intuiti sin dal primo discorso di Felipe, che vagheggiava "una Spagna in cui c'è posto per tutti" e in cui parlava del catalano come di "una delle nostre lingue” (e ha insistito con questo concetto in tutte le numerose visite in Catalogna: il nostro catalano, ha sempre detto, annullando qualunque contrapposizione, chissà quanto apprezzato dal Governo centrale di Mariano Rajoy e da quello catalano di Artur Mas). Nei loro primi mesi di regno, Felipe e Letizia hanno frequentato artisti, atleti e collettivi gay, che non si erano mai visti prima a Palazzo; si sono fatti vedere spesso nella notte di Madrid, a cinema e nei ristoranti; hanno introdotto miniconcerti di musica spagnola e del Paese ospite, nelle cene di gala delle visite di Stato; sono stati fotografati nell'AVE e hanno accettato i selfies, puntualmente finiti su Twitter. Sulle reti sociali, la Casa Reale informa praticamente in tempo reale delle loro attività anche con fotografie. Le riviste riportano sorprese che i nuovi sovrani hanno tacitamente abolito la riverenza, aborrita dalla regina, pur sempre di origini repubblicane e socialiste, e che la stessa Letizia ha chiesto ai collaboratori di darle del tu.

Nei suoi primi atti da regina, Letizia si è dedicata alla Cultura e alla Salute, due dei settori maggiormente devastati dai tagli del Governo (sarà un caso? sarà un messaggio? Mi piace la seconda ipotesi, ma chi lo sa), è apparsa più disinvolta e più sorridente, disposta ai selfies e alle battute (nella visita in Lussemburgo è stato lo stesso principe ereditario Guillaume a fotografare la regina spagnola tra i concittadini residenti nel Granducato, che le chiedevano una foto: es mejor que un selfie! ha commentato divertito in perfetto spagnolo, restituendo la macchina fotografica). Ha moltiplicato le apparizioni in solitario all'estero: da Principessa delle Asturie aveva viaggiato da sola all'estero solo due volte, entrambe in Svizzera e per meno di 24 ore; da regina, nelle ultime settimane è stata a Vienna per inaugurare una mostra su Diego Velázquez, a Lisbona per partecipare a una conferenza ispanoamericana sulle malattie rare, a Roma per intervenire alla conferenza della FAO sulla nutrizione. Ha conquistato Vienna con alcune parole in tedesco e un discorso in un inglese disinvolto, che su youtube ha superato in poco tempo le 400mila visite (dopo tanti anni in cui le leggende parlavano della sua scarsa conoscenza dell'inglese, gli spagnoli hanno voluto verificare personalmente); a Lisbona si è mossa disinvolta accanto alla first lady portoghese; a Roma ha conquistato i media con un discorso a braccio, che non ha però tradito il testo consegnato ai giornalisti, con cui ha sottolineato l'importanza dell'educazione delle donne, quasi ovunque responsabili dell'alimentazione della famiglia. Il discorso romano è stata la prima grande prova da regina di Letizia, al suo debutto in un vertice internazionale, ed è stata ampiamente superata grazie anche alle sue qualità di oratrice, perfezionate negli anni da giornalista televisiva.

Il risultato di questo impegno dei nuovi sovrani è un sondaggio lusinghiero, uscito su El Pais a fine ottobre (quanto ho aspettato questo sondaggio, al vedere il nuovo clima intorno ai sovrani!). La popolarità di Felipe e Letizia sbaraglia quella di qualunque politico: lui è al 64%, lei al 62%; la somma delle opinioni positive e negative dà +44 per lui e + 42 per lei (il presidente del Governo è a -63, il leader del PSOE a -17 e raggiunge la sufficienza, con un misero +1, solo il leader di Podemos, la formazione che potrebbe vincere le prossime elezioni). Il re e la regina si propongono come punto di riferimento per un Paese in crisi: l'impegno di Felipe per rendere l'istituzione più trasparente, più rigorosa, più incorruttibile, la nuova immagine di Letizia, più disponibile, più sorridente, più complice, fanno pensare che la Monarchia sia la stabilità, il punto fermo, mentre tutte le certezze della Transición stanno crollando e una nuova generazione di leaders, appena 40enni, si affaccia alla ribalta (sarà davvero Podemos l'alternativa al bipartitismo?).

All'abdicazione di re Juan Carlos, i media già si immaginavano la Spagna prossima alla Repubblica e davano largo spazio alle manifestazioni repubblicane (mai davvero affollate), dimenticando che la Spagna non è monarchica, ma ha una pessima esperienza con la Repubblica. Anche lo spagnolo più repubblicano al momento del dunque ricorda che, in fondo, con la Monarchia juancarlista si è vissuto il momento di pace e prosperità più lungo della storia recente (non lasciatevi ingannare dalla furia con cui gli spagnoli difendono a parole la Repubblica, è quando si chiede loro del referendum che, soprattutto le generazioni più anziane, tentennano e si tengono stretta la Monarchia).

Felipe e Letizia sono giovani, stanno facendo un lavoro intenso, appaiono come una squadra affiatata, non si lesinano i gesti di affetto, che suscitano simpatia e applausi a scena aperta (è stato bello nel Teatro Campoamor, a Oviedo, quando Felipe ha annunciato emozionato che erano convocati, per la prima volta, i "Premi Principe de Asturias" invece di "Princesa de Asturias", il nuovo nome in onore di Leonor; tutti hanno sorriso, lui per primo, appena accortosi dell'errore, '"l'abitudine" si è giustificato, e Letizia gli ha regalato un bacio e una carezza, con lo stesso slancio del bacio sul balcone di Palazzo Reale, il giorno dell'insediamento). E' successo anche a Roma, ieri, quando non si sono concessi una passeggiata, come hanno riportato i media, ma sono semplicemente andati a piedi da Palazzo Chigi a Montecitorio (dovevano prendere la macchina?!) e lo hanno fatto mano nella mano, chiacchierando e sorridendosi. Sono andati in un brodo di giuggiole Hola, LOC, vari forum e persino i pochi siti web italiani che hanno parlato della visita.

Ah, ieri Letizia indossava un completo in bianco e nero del solito Felipe Varela, già indossato altrove, e alla conferenza della FAO, stamattina, era in rosso, sempre by Felipe Varela, ma è poi così importante??

lunedì 22 settembre 2014

La Spagna sceglie una donna come capitano di Coppa Davis: Toni Nadal non apprezza

Una donna capitano della Spagna in Coppa Davis? L'idea non piace a Toni Nadal, zio e allenatore di Rafael, che ha manifestato la propria perplessità dopo che la Federazione Spagnola di Tennis ha annunciato che Gala León sarà il capitano provvisorio della squadra, dopo le dimissioni, irrevocabili, di Carlos Moyà. L'ex numero 1 del mondo, ha lasciato la guida della squadra in Coppa Davis dopo la sconfitta subita contro il Brasile nei playoff per la permanenza nel World Group. Lo scarso interesse dei migliori giocatori spagnoli di difendere i colori nazionali e l'impossibilità di convincerli a tornare in Coppa Davis, causa impegni dei loro calendari, hanno propiziato la sconfitta e le dimissioni di Carlos.

E la Federazione Spagnola ha sorpreso un po' tutti scegliendo Gala León per sostituirla. Ma dire che non sta tanto bene che una donna si occupi di una squadra maschile, non è politicamente corretto, così Toni Nadal si è limitato a manifestare la propria sorpresa: "Credo non sia mai successo che una squadra di Coppa Davis sia diretta da una donna e, evidentemente, non voglio essere malinterpretato perché non ho niente contro il fatto che una donna possa dirigere un giocatore, ci mancherebbe, ma ci sono anche difficoltà logistiche". Quali? Zio Nadal usa toni prudenti, ma spiega: "Quando sei in Coppa Davis, passi molto tempo negli spogliatoi, con poca roba addosso e non so, non smette di essere strano che una donna sia lì, in mezzo a loro, a dirigere la gara, anche se niente toglie che lo faccia molto bene". Una questione di abbigliamento e di spogliatoio, dunque? Toni Nadal dice di preferire "le cose più semplici possibili e mi risulta che, per la mia logica, sarebbe stato più normale che un uomo fosse il capitano".

La nomina di Gala León a capitano della squadra di Coppa Davis ha sorpreso tutti. 41enne, madrilena, Gala è un'ex tennista, neanche tra le migliori che la Spagna ha avuto nella sua stessa generazione (nessun torneo del Grande Slam né alcun torneo della WTA nel suo curriculum); magari avesse avuto una maggiore esperienza ai massimi livelli internazionali, come una Arantxa Sanchez o una Conchita Martinez le reazioni sarebbero state diverse. Ma Gala non ha un gran passato professionale. E la sua nomina sembra non sia stata discussa con i tennisti: "Rafael lo ha saputo da un giornalista ieri sera e mi immagino che non ne abbiano parlato neanche con Ferrer, Robredo, Verdasco, Feliciano o Bautista" dice Toni Nadal. E' la prima volta che non si cerca il consenso dei tennisti alla nomina del loro capitano: come si possono convincere Nadal, Verdasco o Ferrer a tornare a giocare nella Coppa Davis se non si annuncia loro il capitano e se il capitano non li conosce né ha esperienza nel tennis maschile o, quantomeno, ad alto livello? Mistero.

Toni Nadal ha già rivisto le proprie dichiarazioni, scusandosi per le possibili malinterpretazioni. Il prsidente della Federazione José Luis Escañuela ha già fatto sapere che non è detto che Gala si occupi della Coppa Davis nei prossimi mesi e che arrivi fino a luglio, quando la Spagna dovrà cercare di recuperare il proprio posto nel World Group. Escañuela ha già manifestato sorpresa perché le due volte che la Spagna ha vinto la Coppa delle Federazioni, l'omologa femminile della Coppa Davis, è stato con un capitano uomo e nessuno si è preoccupato degli effetti della sua presenza negli spogliatoi femminili.

La Spagna paritaria e progressista di nuovo alle prese con un machismo velato e con una nuova barriera da abbattere, stavolta in uno sport popolare come il tennis? Gala spiegherà il proprio punto di vista domani alle 12, a Siviglia.

sabato 13 settembre 2014

Déjà vu, il nuovo single di Luis Miguel

Me l'ha passata ieri sera un amico per chat: è il nuovo single di Luis Miguel. Si intitola Déjà vu (e sia musica che testi sono molto déjà vu nella discografia del messicano), è stato lanciato a sorpresa un paio di giorni fa, durante uno dei concerti che il cantante sta dando a Las Vegas, in occasione delle imminenti Feste dell'Indipendenza messicana.

Il single precede il nuovo disco di Luis Miguel, su cui molto si specula e di cui, come al solito, poco si sa. Si suppone uscirà nelle prossime settimane, a quattro anni dal dimenticabile Labios de miel. Se Déjà vu è il suo buongiorno, non si preannuncia un CD che renda luminosa la giornata. Ahi, Luis Miguel, cuanto talento desperdiciado!

Per ora Déjà vu si può ascoltare a questo link di ciudad.com.ar, non appena sbarcherà su youtube o in qualunque sito di video che permetta l'embedded aggiornerò i dati.