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venerdì 22 agosto 2014

La Spagna stanca dell'invasione del turismo low-cost

Si potrebbe definire l'altra faccia della medaglia del turismo low-cost. Ryanair e Easyjet non portano necessariamente nelle località turistiche il meglio dei cittadini degli altri Paesi. Se ne stanno rendendo conto alle Baleari e sulla costa catalana, dove da tempo le amministrazioni locali sono in lotta contro i giovanissimi nordici, che approfittano delle tariffe aeree stracciate per weekend di alcol sul Mediterraneo. A Lloret de Mar, una delle cittadine più frequentate dai turisti low cost, hanno tentato di porre un freno all'abuso di alcol (con conseguenti problemi per l'ordine pubblico), con un rigido regolamento comunale, che ha suscitato l'indignazione della stampa britannica (probabilmente meno disponibile a tollerare in casa il comportamento violento dei concittadini ubriachi). A Barcellona hanno imposto il divieto di circolare in costume in città, usanza cara a molti turisti nordici. Alle Baleari sono alle prese con il fenomeno più pericoloso di tutti, il balconing, il tentativo, di moda soprattutto tra gli inglesi, di saltare, ubriachi, da un balcone all'altro degli alberghi o, addirittura, dal balcone in piscina; ogni anno muoiono decine di giovani, ma il fenomeno continua a essere in auge. E Magaluf è diventata, suo malgrado, sinonimo di turismo volgare ed evitabile, in grado di rovinare l'immagine della cittadina e dell'intero arcipelago baleare a causa di ubriachi, maleducazione, droga e volgarità (ha suscitato un certo scalpore il video di una turista inglese impegnata in una fellazione collettiva in un locale di Magaluf).

elconfidencial.com ha iniziato il fuoco di sbarramento contro questo tipo di turismo, annunciando che in Spagna arrivano circa 10 milioni di turisti di troppo: sono i turistas basura, così li ha definiti, i turisti spazzatura. La Spagna ha bisogno dei turisti low-cost? Si chiedeva il quotidiano digitale, con una certa indignazione, affermando come non siano compatibili, nello stesso arcipelago, le immagini dei ricchi, belli e famosi, che fanno le vacanze a Ibiza, capitanati da Andrea Casiraghi, Orlando Bloom e Leonardo di Caprio, o della Famiglia Reale, tornata in forza a Palma di Maiorca con i nuovi sovrani Felipe e Letizia, con quelle del balconing, delle risse, delle volgarità dei turistas basuras. "E' arrivata l'ora di dire che questo turismo non lo vogliamo" ha tuonato il sito web.

L'indignazione degli spagnoli contro il turismo spazzatura (bella anche la definizione) non è cosa nuova. Gli articoli più arrabbiati per il declino di Venezia, causa turismo di massa, li ho letti in spagnolo, più che in italiano. Gli spagnoli, più degli italiani, temono la trasformazione delle proprie città e delle proprie isole in parchi tematici, temono la perdita dell'identità originaria, venduta a chi arriva per ubriacarsi, farsi la foto davanti ai monumenti più mediatici e correre a consumare il fast-food. Da anni i quotidiani denunciano i pericoli che corre Barcellona, trattata senza educazione e rispetto da chi la percorre in costume, fa le code per Gaudi e occupa la Rambla, privandola della sua identità originaria. In spagnolo esiste una parola per definire i turisti, soprattutto di provenienza nordica, che indica anche un certo sprezzo ispanico per lo straniero: guiri (noi almeno non abbiamo parole antipatizzanti per i turisti, anche in questo si vede la differenza di mentalità). I guiris sono sempre meno tollerati, a causa del loro numero sproporzionato e la loro sostanziale incapacità di rispettare il luogo che visitano.

Bisogna aggiungere che tra i turistas basura, purtroppo gli italiani hanno un posto di rilievo, unici tra i mediterranei. Ricordo una conversazione con una ragazza di Formentera, a cui gli italiani stanno molto antipatici per il modo chiassoso con cui occupano la sua isola per buona parte dell'estate. E il suo non è un caso isolato, in genere i turisti italiani sono chiassosi, maleducati e piuttosto arroganti (non me l'hanno raccontato, a Siviglia è fenomeno che si può osservare quasi quotidianamente).

A denunciare i mali del turismo low-cost, ieri è sceso in campo El Pais. Lo ha fatto per raccontare la rabbia e l'indignazione degli abitanti di Barcellona e utilizzando, come goccia che ha fatto traboccare il vaso, le immagini di alcuni turisti italiani che correvano nudi per le strade di Barceloneta, arrivando a entrare nei negozi come mamma li ha fatti. Lasciando da parte lo schifo di avere connazionali così poco educati e così imbecilli, l'autore della foto, Vicenç Forner, spiega a El Pais che non si è trattato di un episodio casuale e isolato: "Qui i turisti fanno quello che vogliono" (e nessuno dice loro niente, neanche la Polizia, sottinteso). A Barcellona, sostiene El Pais, il problema non sono solo gli aerei low-cost, che portano di tutto e di peggio dal Vecchio Continente, ma anche le case turistiche illegali. Il sito web Airbnb, presenta ben 477 alloggi turistici, ma di questi solo pochi sono regolarmente denunciati. A Barceloneta, denunciano i residenti a El Pais, ci sono solo 72 appartamenti turistici regolarmente denunciati, ma nelle mappe da loro realizzate, ci sono almeno 170 appartamenti da cui escono turisti a tutte le ore.

Maleducazione e inciviltà dei turisti, illegalità diffusa in città, pacchetti di vacanze che attirano i giovanissimi con i tour dell'alcol alle Baleari. Non tutto è rose e profumi nel mondo low-cost.

giovedì 7 agosto 2014

L'Andalusia ha il miglior tasso di donazione degli organi del mondo

Non tutto è negativo per l'Andalusia. Campionessa di povertà e disoccupazione, in Spagna, la grande regione del sud ha un invidiabile record mondiale: il miglior tasso di donazione degli organi. Nel solo primo semestre del 2014 sono state effettuate 153 donazioni, che hanno permesso 358 trapianti di organi, salvando, o migliorando, la vita di centinaia di persone. E' il doppio del tasso di donazione europeo ed è il miglior tasso di donazione spagnolo: in Andalusia ci sono 36,2 donanti ogni milione di abitanti contro la media di 35,1 della Spagna.

Il maggior numero di donazioni ha riguardato i reni, anche tra persone vive: 227 dei 358 trapianti effettuati, infatti, ha riguardato i reni, 34 con donatori vivi; poi, nella classifica, ci sono le donazioni di fegato, del cuore, dei plmoni, del pancreas. Sei donazioni hanno riguardato i bambini.

L'Hospital Regional di Málaga, il Virgen del Rocio di Siviglia e il Reina Sofia di Córdoba sono gli ospedali più attivi sul fronte dei trapianti.

Da anni la Spagna è il Paese in cui si effettuano le maggiori donazioni di organi, non è chiaro perché questo successo appartenga a un Paese cattolico e mediterraneo e non, per esempio, a un Paese scandinavo e progressista. Non ricordo aver mai visto grandi campagne di sensibilizzazione sul tema, però sì, è molto difficile leggere sui giornali che, perdendo la vita una persona, per qualche ragione improvvisa, la sua famiglia non autorizzi la donazione. E' un concetto che deve aver fatto breccia in qualche modo nella cultura spagnola e che adesso appartiene al DNA di molte famiglie. Una delle ragioni per cui la Spagna dev'essere orgogliosa di se stessa.


mercoledì 6 agosto 2014

La riapparizione di re Juan Carlos, al giuramento del presidente colombiano

Dov'è il re? Dov'è il re? E il re è finalmente riapparso, a oltre un mese dalla sua abdicazione. Re Juan Carlos è arrivato a Bogotà, per partecipare, il 7 agosto, alla cerimonia di insediamento di Juan Manuel Santos, il presidente riconfermato alle elezioni di maggio.

La Zarzuela aveva già ipotizzato nelle scorse settimane che Juan Carlos avrebbe rappresentato la Spagna agli insediamenti dei Presidenti latinoamericani, prendendo il posto di Felipe. Il re emerito, come adesso lo chiama parte della stampa spagnola, ha una fitta rete di rapporti personali con i dirigenti di Latinoamérica e persino Hugo Chavez vedeva in lui un punto di riferimento imprescindibile, arrivando a chiamarlo una volta, scherzosamente, 'il nostro re'. Del resto, molti latinoamericani parlano della Madrepatria, quando si riferiscono alla Spagna. Per Juan Carlos, questo ruolo latinoamericano è come un ritorno a casa, in fondo, alla grande politica internazionale, che lo appassiona, ai rapporti stretti con il subcontinente, che sono sempre stati uno dei suoi obiettivi.

Il re è tornato, dunque. Lo ha fatto scendendo le scale dell'aereo con l'inseparabile bastone, da cui continua a sperare di allontanarsi. E' stato ricevuto dal Ministro degli Esteri colombiano María Ángela Holguín, e per lui è stato preparato un ricco calendario di incontri non solo istituzionali ma anche social-economici. Avrà un incontro con Juan Manuel Santos, si riunirà con alcuni rappresentanti della colonia spagnola in Colombia, visiterà le installazioni di Wayra, una controllata di Telefónica, cenerà con i numerosi presidenti latinoamericani che parteciperanno all'insediamento di Santos (hanno già annunciato la loro presenza il messicano Enrique Peña Nieto, il guatemalteco Otto Pérez Molina, l'honduregno Juan Orlando Hernández, il panamense Juan Carlos Varela, l'ecuadoriano Rafael Correa, il venezuelano Nicolás Maduro, il peruviano Ollanta Humala, il paraguayano Horacio Cartes).

Re Juan Carlos si muove ancora con il bastone e, raccontano i media, il suo obiettivo è poter tornare a camminare in modo indipendente. I medici gli hanno assicurato che è possibile e lui non ha smesso di crederci, concentrando tutto il suo impegno, una volta lasciato il trono, sul recupero fisico. Se in queste settimane è letteralmente sparito di scena, tanto che 'dov'è Juan Carlos?' è diventata una delle domande preferite a ogni conversazione sulla Monarchia, si deve non solo al fatto che vuole dare il dovuto protagonismo al figlio Felipe. Ma anche al suo impegno per tornare in buona forma fisica: da solo, alla Zarzuela, si sottopone a lunghe sedute di lavoro fisioterapico, per lasciare finalmente il bastone. E' questa una delle ragioni, assicurano i royal watchers, per cui quest'anno non lo vedremo in vacanza a Palma di Maiorca.

Nella foto, dal web spagnolo, l'arrivo di re Juan Carlos a Bogotà.



martedì 5 agosto 2014

Estela de Carlotto ritrova il nipote desaparecido. Le Abuelas de plaza de Mayo in festa

Una notizia emozionante, che si fa accompagnare immediatamente dagli occhi lucidi. Le Abuelas de plaza de Mayo hanno incontrato il loro nipote emotivamente più importante: Estela de Carlotto, la loro presidente, ha potuto finalmente identificare, dopo oltre trent'anni di ricerche e di incertezze, il figlio di Laura, sua figlia desaparecida. Attualmente si chiama Ignacio Hurban, è un giovane uomo di 35 anni, sposato, che solo da poco ha saputo la sua vera storia; è pianista e compositore e ha una pagina web, adesso down, per eccesso di richiesta, www.ignaciohurban.com.ar.

Clarin, che dedica titoli cubitali alla vicenda, nella sua pagina web, spiega che Ignacio si è presentato spontaneamente alla realizzazione dell'esame dell'ADN, avendo dubbi sulla propria identità. "Mio nipote aveva dubbi sulla propria identità da molti anni e un paio di mesi fa ha deciso di farsi le analisi. E' stata mia sorella, dall'Instituto de la Identidad Nacional, che lo ha informato: "Sono tua zia, sei il figlio di Laura Carlotto, mia sorella" gli ha detto, prima di abbracciarlo" ha raccontato Guido Carlotto, zio del giovane.

A dare la notizia a Estela, invece, è stata la giudice María Romilda Servini de Cubría: "L'ho saputo alle 12.30 e alle 13 ero con lei, per dirglielo" ha raccontato al quotidiano porteño "Nel database genetico c'erano le ossa del padre, i controlli incrociati sono stati positivi. Dalla banca dati sono andati al sud, a Caleta Olivia, dove vivono i nonni paterni e anche lì tutto coincideva: dal lato dei Carlotto e del marito di Laura". Non ci sono dunque dubbi.

Laura Carlotto diede alla luce suo figlio, che chiamò Guido, nel 1978, dopo l'arresto a La Plata. Subito dopo fu portata in un centro di detenzione clandestino, La Cacha, nella provincia di Buenos Aires e fu quindi uccisa in una strada deserta. Suo figlio le fu tolto immediatamente dopo la nascita, mentre i suoi resti furono consegnati alla famiglia subito dopo il suo assassinio.

La associazione delle Abuelas de plaza de Mayo, che in questi anni ha ritrovato una trentina di ragazzi appropriati da famiglie vicine al regime miltiare, era nata, in fondo, per ritrovare soprattutto Guido: nonna Estela è una delle fondatrici dell'associazione, è la sua presidente e il suo volto più noto, il simbolo della tragedia dei nonni, che hanno perso i figli e non sanno niente dei nipoti.

Il ritrovamento di Guido ha emozionato l'Argentina: stanno partecipando a questa gioia della famiglia Carlotto politici e volti noti, con tweets e dichiarazioni di affettuosa simpatia. Clarin ha pubblicato anche una lettera aperta che Estela aveva scritto tre anni fa, in occasione del 33esimo compleanno del nipote. Tra le altre cose scrive: "Caro nipote, cosa non darei perché ti materializzi nelle stesse strade in cui ti cerco da sempre. Cosa non darei per darti quest'amore che mi strozza, per tutti gli anni in cui l'ho conservato. Aspetto quel giorno con la certezza delle mie convinzioni, sapendo che oltre alla felicità epr l'incontro, i tuoi genitori, Laura e Chiquito e tuo nonno Guido, dal cielo, ci stringeranno nell'abbraccio che non ci separerà mai. Tua nonna Estela".

Il giorno è arrivato, Estela. Que puedan disfrutar de ese dia del rencuentro con todo el amor del mundo. 


Che imbarazzo per Felipe e Letizia di Spagna, in posa per i fotografi a Palma!

Primo posado della Famiglia Reale spagnola, in vacanza a Palma di Maiorca. I sovrani hanno ripreso, dopo sette anni, una vecchia tradizione familiare: posare per fotografi e tv sulle scale di Marivent, dove la Famiglia Reale ha posato in passato con ospiti importanti come Carlo e Diana d'Inghilterra e i loro bambini.

E' stato un incontro con la stampa rapido, appena una decina di minuti e un po' imbarazzato: sia Felipe che Letizia, e non parliamo delle bambine, non sapevano bene cosa fare e cosa dire. Per cui le immagini che usciranno sui media ce li mostreranno ai piedi delle scale, vicini, con le figlie davanti, tutti sorridenti, cercando di dirsi qualcosa per apparire indaffarati, e poco di più.

Il re ha avuto il tempo di ringraziare Maiorca per l'ospitalità dei prossimi giorni, perché queste brevi vacanze sono come "acqua piovuta dal cielo"; un modo come un altro per fare la pace con l'arcipelago, dopo le figuracce dello scorso anno e l'evidente antipatia della nuova regina per Marivent. Ha fatto sapere che gli piacerebbe navigare, ma non è sicuro; ha assicurato che è piuttosto "complicato" che Leonor e Sofia possano fare un corso di vela, essendo già iniziati i corsi (nei giorni scorsi i cugini Marichalar e Urdangarin si sono visti con la regina Sofia al porto proprio per i corsi); ha promesso che tornerà a Maiorca tutti gli anni, anche se "è difficile prevedere il futuro".

Molti sorrisi, molto imbarazzo, abbigliamento informale, tutto in bianco per Felipe, con pantaloni di stampato gigante, come vuole la tendenza di quest'estate (ma già indossati in passato), per Letizia, vestiti uguali, anche se in colori diversi, per Leonor e Sofia. Impressionanti le donne di famiglia, con lo stesso taglio e lo stesso colore di capelli e quasi la stessa acconciatura. Le vacanze sono iniziate, vedremo se si lasceranno vedere in giro per Palma, magari in compagnia di Sofia e di Elena, anch'esse in città.

Le foto, dal web spagnolo (gallerie fotografiche su elperiodico.com, hola.com); su telecinco.es un breve video del posado.