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domenica 21 giugno 2015

10 anni dopo le nozze gay: Zapatero, la Spagna adesso è più decente

All'indomani del milione in piazza San Giovanni, a Roma, per il Family Day, El Mundo celebra 10 anni di matrimonio egualitario facendo incontrare José Luis Rodriguez Zapatero con la prima coppia omosessuale spagnola che si è sposata, Carlos Baturin ed Emilio Menéndez. L'incontro avviene a casa della coppia, nel quartiere madrileno di Chueca, il quartiere rilanciato dalla comunità omosessuale e adesso considerato uno dei più trendy della capitale. Carlos ed Emilio vivono al sesto piano di un edificio senza ascensore e al balcone hanno una bandiera dell'arcobaleno, listata a lutto, per la recente scomparsa di Pedro Zerolo, uno dei leaders socialisti della comunità omosessuale e strenuo difensore dei suoi diritti.

L'idea di celebrare i 10 anni della legge con l'incontro tra il Presidente che fortissimamente la volle e la prima coppia che ha potuto utilizzarla, è stata una gran bella idea. Se si mettono i volti, se si ascoltano le storie, al posto di numeri anonimi e di freddi codici, si capisce molto di più il senso di un fenomeno. Baturin e Menéndez sono stati legati per 30 anni, prima di poter legalizzare il proprio amore e conquistare diritti e doveri, l'uno verso l'altro. Si sono sposati l'11 luglio 2005 e ricordano quel giorno con affetto, senza dimenticare un certo timore perché "non sapevamo come avrebbe risposto la gente. Tenete conto che siamo una generazione che le ha prese, per essere quello che è, così quando ci hanno detto che c'erano 100 giornalisti... Emilio e io ne abbiamo parlato 'se diventiamo così visibili, domani ci menano per strada'" ricorda Carlos. E invece. "Quando siamo usciti dal Municipio c'era molta gente e risulta che erano dell'associazione dei residenti, che si erano riuniti per proteggerci, perché non si sapeva cosa sarebbe successo".

E Zapatero, che ricorda: "Le prime settimane mi passavano informazioni di tutti i matrimoni che si stavano celebrando. Ho vissuto momenti molto emotivi. Ricordo sempre, credo che fu il giorno stesso o il giorno dopo dell'approvazione della legge, una coppia gaditana ripresa da Telecinco, che era fantastica. Uno era proprietario del bar e l'altro era il cameriere, stavano insieme da 20 anni. Avevano già la loro età, una sessantina, dieci anni fa, ed era fantastico vedere la loro spontaneità e come la gente li applaudiva. Mi sono reso conto che la legge avrebbe avuto consenso popolare, perché non appena la gente vedeva le storie d'amore, amore libero, per di più, applaudiva".

Carlos ed Emilio tornano a quando il PP ha tentato di far cancellare la legge dalla Corte Costituzionale, finendo sonoramente battuto, perché il Tribunal Constitucional ha rifiutato l'incostituzionalità per 8 voti a 3. "Confidavo che il Tribunal non l'avrebbe cancellata e che il PP non avrebbe cercato di cambiarla perché penso sapesse che godeva di un grande sostegno" dice adesso Zapatero. Mentre Carlos ripensa alla palestra, la stessa che frequentava con il magistrato Javier Bermudez, che lo tranquillizzava e gli diceva di non temere il Tribunal Constitucional. "Sapete che sono ottimista, i diritti, quando si conquistano, è difficile che si riperdano. Una delle cose che mi rendono più felice è che ci sono varie coppie che mi hanno detto di aver letto, nella cerimonia di nozze, il mio discorso del giorno dell'approvazione della legge" dice Zapatero "Ho sempre detto che è stato uno dei miei discorsi più importanti, forse il migliore che ho fatto, quando ho detto che la Spagna sarebbe stata un Paese più decente. Ho cercato molto la parola, ci ho pensato molto, il Paese è più decente".

Si legge Zapatero e si pensa al Family Day italiano. Non pensate male, anche in Spagna ci sono state manifestazioni cattoliche e conservatrici contro la legge del matrimonio omosessuale; il PP, non appena arrivato al Governo, ha tentato la carta dell'incostituzionalità, con scarso successo. Ma dieci anni dopo, nessuno potrebbe immaginarsi la Spagna senza la sua legge per il matrimonio omosessuale. Per lo stesso Zapatero questa legge è la sua "maggiore opera come presidente del Governo, dal punto di vista di quello che rimane, come momento storico. La cosa più fantastica di questa legge è che in un giorno, un atto con appena 15 o 16 parole nel Codice Civile ha reso felici migliaia di persone, dando loro uguaglianza e dignità. E' una cosa molto difficile da ottenere con qualunque altor misura di Governo. Penso al giorno in cui si è ottenuto il voto delle donne o alla conquista dei diritti civili negli USA. E' stata una sfida di questo tipo, così la vedrà la Storia".

In Italia non abbiamo un Presidente del Consiglio che sostiene il matrimonio omosessuale, per lui vanno bene le unioni civili e queste promuoverà, sul modello tedesco, i suoi alleati non vorrebbero neanche questo, ma, Matteo, prendi nota e pensa a tutti i Carlos e gli Emilio che anche in Italia stanno aspettando. Se non proprio Zapatero, regalaci qualcosa del genere.


giovedì 18 giugno 2015

Felipe VI celebra il primo anno di regno con i cittadini esemplari

Va bene, a questo punto è lecito amarli. Il 19 giugno 2015, domani, insomma, Felipe e Letizia di Spagna celebreranno il loro primo anno come Reali di Spagna. Già alcuni giorni fa, la Casa Reale aveva fatto sapere che non ci sarebbe stata alcuna festa speciale: la situazione economica spagnola, non così splendida come la racconta il governo di Mariano Rajoy, non lo permette e disoccupati, pensionati e sfrattati non avrebbero apprezzato una festa, mentre loro non arrivano a fine mese.

Ma la Zarzuela è andata oltre e ha annunciato che, sebbene senza festa, l'anniversario della proclamazione di Felipe VI non passerà inosservato. Il Re e la Regina consegneranno le Medaglie al Merito Civile ossia, spiega El Mundo, "nel loro primo anniversario si circonderanno degli eroi quotidiani, che nella loro vita quotidiana mantengono un comportamento esemplare nei loro ambiti". Un altro gesto più che simbolico, che sottolinea il valore dell'esemplarità nella vita quotidiana e l'importanza che gli dà la nuova Monarchia spagnola. I premiati sono oltre 30 cittadini, di età compresa tra i 30 e gli 82 anni, attivi nei più diversi ambiti della società: tra di loro ci sono imprenditori, medici, avvocati, cooperatori, funzionari, immigrati. Tutti impegnati a far sì che questo mondo sia ogni giorno migliore.

Il desiderio della Casa del Re è che il giorno della proclamazione di Felipe VI sia il giorno della consegna delle Medaglie al Valore Civile, un modo di indicare che è il Re a rendere omaggio alla società e non viceversa. Il Re come primo servitore della Spagna, in fondo, come insiste a descriversi Felipe VI.

L'atto è previsto per domani, 19 giugno, alle ore 12, suppongo che ci sarà una diretta del Canal 24 horas. Se siete interessati, tenete sotto controllo www.rtve.es.


Ada Colau contro sfratti e malnutrizione infantile. Rajoy annuncia il cambio

Non ci sono soldi e non c'è consenso. Ergo, Barcellona rinuncia a presentare la sua candidatura per l'organizzazione delle Olimpiadi Invernali del 2026 (il progetto, ispirato a Torino 2006, coinvolgeva le valli dei Pirenei ed era piuttosto affascinante). E' una delle prime decisioni del nuovo sindaco della città, Ada Colau, sostenuta da Podemos, PSOE ed ERC (la Sinistra Repubblicana Catalana). La nuova giunta indignada barcellonese ha una chiara attenzione verso i cittadini più colpiti dalla crisi economica.

Nel programma dei primi giorni ci sono infatti un censimento dei bambini con problemi di malnutrizione, in modo che possano partecipare ai programmi per ricevere l'assistenza elementare. In Spagna, nonostante i proclami di successo del governo di Mariano Rajoy e della troika, che considerano il Paese sulla buona strada, un terzo dei bambini vive sotto la soglia di povertà (un terzo, in Europa, cara troika, ma che vi frega, visto che chiedete la riduzione delle pensioni più basse, in Grecia?!). Colau intende modificare anche i criteri per l'accesso agli aiuti, che, modificati lo scorso anno, hanno lasciato 4500 bambini senza assistenza.

Ada Colau è stata presidente della più importante piattaforma spagnola di lotta contro gli sfratti, in questa veste ha raggiunto una certa popolarità nazionale, dato che gli sfratti sono stati un grandissimo dramma, causa di rabbia e rancore sociale. E la sua attenzione verso gli sfratti e gli sfrattati non è venuta meno: ha già annunciato la convocazione della commissione che si occupa degli sfratti, in cui si trovano numerose associazioni della città e, soprattutto, importanti enti finanziari, come Catalunya Caixa, Bankia, Caixa Bank o BBVA, che controllano numerosi appartamenti vuoti.

Nei giorni scorsi Mariano Rajoy ha violentemente attaccato Pedro Sanchez, il giovane Segretario Generale del PSOE, che ha evitato qualunque accordo con il PP, come aveva promesso, cercando, sin dalla sera delle elezioni del 24 maggio, possibili alleanza con Podemos. Di fatto il PP si è trovato estromesso dal potere in oltre la metà delle Regioni e delle Città in cui governava, pur essendo risultato, varie volte, il partito più votato. Per il Presidente del Governo, Sanchez ha ridato fiato alla sinistra più radicale e populista, senza rispettare la volontà dei cittadini, che hanno ridato fiducia al PP. Molti leaders del Partito Popular, in questi giorni, hanno cercato di giocare con le paure degli spagnoli, ricorrendo addirittura alla Guerra Civile. Il PP è il partito che impedisce l'apertura delle fosse comuni, in cui i franchisti seppellirono i repubblicani giustiziati spesso senza processo, perché non intende "riaprire vecchie ferite"; di fatto, quando approvò la Legge della Memoria Storica, José Luis Rodriguez Zapatero fu duramente attaccato, proprio perché rievocava le divisioni degli anni della dittatura, cercando di dare giustizia ai repubblicani e alle loro famiglie; Rajoy ha svuotato la legge, privandola dei necessari finanziamenti per riaprire le fosse, identificare i resti e restituirli alle famiglie. Bene, questo partito, che "non vuole riaprire vecchie ferite", ha accusato il PSOE di aver ricreato il Frente Popular all'allearsi con Podemos; il Frente Popular è l'alleanza progressista che vinse le elezioni che, nel 1936, portarono alla proclamazione della Seconda Repubblica; la destra spagnola identifica la Seconda Repubblica con politiche anticlericali, chiese incendiate, instabilità varie, fino alla Guerra Civile.

Sostenere che il PSOE e Podemos sono un nuovo Frente Popular, ergo, che con la sinistra al potere la Spagna è in grave pericolo e che torneranno chiese incendiate, instabilità e Guerra Civile, è irresponsabile, indegno e incivile. Soprattutto se usano questi paragoni personaggi come Esperanza Aguirre, ex presidente della Regione di Madrid, potentissima lideresa di Madrid, che hanno problemi con la giustizia, devono rendere conto di milioni di euro entrati misteriosamente nei propri conti corrente, che vogliono rimanere attaccati al potere e non sanno accettare la propria fine politica. La crisi economica e politica, l'incapacità del PP di assicurare una certa giustizia sociale nella gestione dell'emergenza, hanno cambiato il volto della Spagna e hanno duramente sconfitto le politiche d'austerità, lodate dalla troika. Questo è il senso delle elezioni perdute dal PP e con cui il PP deve fare i conti, accettando che la sua insensibilità sociale ha fatto sì che altre formazioni entrassero nei Parlamenti regionali e locali e che il PSOE, anch'esso duramente punito dagli elettori, abbia guardato a queste formazioni, piuttosto che a un'impopolare Grande Coalizione.

Dopo le elezioni del 24 maggio, per qualche tempo Mariano Rajoy ha tentato di resistere alle richieste di cambiamento, provenienti dalla sua stessa base e dalla stessa dirigenza del PP. Il Presidente del Governo tende a non affrontare i problemi, nella speranza che si risolvano più o meno da soli (sta facendo la stessa cosa con i nazionalismi basco e catalano, che aspettano una risposta politica da molto tempo e meno male che c'è re Felipe, con la sua presenza, a far sentire loro che la Spagna c'è e li rispetta e li vuole con sé). Ma dai leaders regionali sconfitti e dai media affini le pressioni non sono cessate e il Presidente del Governo ha annunciato per oggi nuovi cambiamenti. Anche nel Governo. Vedremo.

lunedì 15 giugno 2015

Sondaggio di El Mundo: per Felipe VI una popolarità da record

Per celebrare il primo anno di regno di Felipe VI, El Mundo pubblica oggi un sondaggio di Sigma Dos appositamente realizzato e davvero incoraggiante per il re e per la Monarchia. E' l'ultimo di una serie di sondaggi, che, già dallo scorso ottobre, segnalano alla Zarzuela che la direzione intrapresa è quella giusta.


L'approvazione per la Corona è oggi del 61,5%, superiore, addirittura, all'appoggio di cui godeva prima della caduta di re Juan Carlos nel Botswana e di tutte le crisi seguite, quando era del 60%; rispetto all'ultimo sondaggio effettuato sotto il regno di Juan Carlos, a gennaio del 2014, la ripresa è di ben 10 punti (in quel sondaggio l'indice di approvazione era stato del 49,9%). In quello stesso sondaggio di un anno e mezzo fa, la popolarità di Juan Carlos era risultata essere del 41,3% e aveva segnato il punto più basso della Monarchia in democrazia. Felipe ha un'approvazione del 74,7%, sommando il 52% di chi ha una buona opinione di lui e il 22,7% di chi ha un'opinione ottima; il miglior risultato di Juan Carlos è stato 76% nel 2012.

Interessante il commento di El Mundo: "Come ci sono sempre stati più juancarlistas che monarchici in Spagna, Felipe VI può vantarsi di aver generato una legione di felipistas, tra i quali, in modo significativo, si trovano più della metà degli elettori di Podemos". Nel mio ebook, Felipe e Letizia - Un anno sul trono di Spagna, segnalo come Pablo Iglesias, il giovane leader di Podemos, sia una sorta di specchio di una generazione, nata in democrazia, che ha un rapporto di repulsione-fascinazione con la Monarchia e con Felipe VI. E riporto un interessante pasaggio del blog El Mundo de Zarzuela di elmundo.es: "Nonostante il referendum sulla forma dello Stato nel programma, il contestatario leader di Podemos potrebbe passare per un politico neutrale sulla monarchia. Non ci sono state occasione, tentazione o provocazione del detrattore della casta, in cui abbia messo nello stesso sacco anche il giovane Monarca. E' che sa che, se da qualche parte è iniziata in Spagna la rigenerazione istituzionale, è stato dalla Corona. Questo è il vantaggio del nuovo Re".


Una contraddizione resa evidente anche dal sondaggio di El Mundo. Il 53,5% di chi ha votato Podemos appoggia infatti Felipe, con un'opinione buona (42,9%) o molto buona (10,4%) e il 55,5% lo considera un buon sovrano. Gli unici che il nuovo re non seduce sono gli elettori di Izquierda Unida, decisamente antimonarchici, dato che il loro rifiuto per l'istituzione è passato dal 72,1% di giugno dell'anno scorso al 76,5% di giugno 2015 e i favorevoli alla Corona sono passati dal 22,6% al 20,7%. Felipe VI riceve una sorta di ovazione dagli elettori del PSOE: l'80% lo sostiene e il 70% è favorevole alla Monarchia (e teoricamente i socialisti sono repubblicani, anche se, come disse una volta Felipe Gonzalez, si sentono "a proprio agio con un re"); se i numeri del successo socialista di Felipe non vi avessero convinto, pensate che in uno stesso sondaggio per El Mundo, a giugno 2014, gli elettori del PSOE favorevoli alla Monarchia erano il 52,7%; un balzo di una trentina di punti. Sono monarchici e felipistas anche gli elettori del PP, il cui sostegno alla monarchia è passato dall'80,3% all'89,4%, e di Ciudadanos, che sostengono la Monarchia al 74,2% (non ci sono termini di paragone, perché è la prima volta che vengono interpellati).

Non sono però solo rose: il successo della Monarchia e di Felipe VI è soprattutto nelle generazioni più anziane. Tra i più giovani, il nuovo re ha conquistato consensi, circa il 54% di chi ha meno di 30 anni dice di appoggiare la Monarchia per la prima volta e il successo del sovrano raggiunge il 66%, ma il 43% dei più giovani rifiuta il sistema ereditario della Monarchia e tra di loro il 63,2% vota per Podemos.

Sono dati davvero incoraggianti per Felipe, che tra quattro giorni, il 19 giugno, celebra il primo anniversario della sua ascesa al trono; sono incoraggianti anche perché il sondaggio è stato effettuato tra il 9 e l'11 giugno, poco prima, dunque, della sua decisione di togliere all'Infanta Cristina il titolo di Duchessa di Palma di Maiorca, a causa dello scandalo di corruzione in cui è coinvolta. Avendo ottenuto la misura un consenso diffuso, chissà se avrebbe influito sulla popolarità del Re. Se il primo anno è stato un successo, adesso bisogna conquistare le generazioni più giovani, con il lavoro e gli sforzi quotidiani, che Felipe ha promesso per "rendere gli spagnoli orgogliosi del loro nuovo re".


venerdì 12 giugno 2015

Felipe VI toglie a Cristina il titolo di Duchessa. Glielo ha chiesto lei?

Ieri, prima di andare a dormire, solito giro sulle pagine web dei quotidiani italiani e spagnoli, e grandissima sorpresa al leggere elpais.com. Re Felipe VI ha privato la sorella, l'Infanta Cristina, del titolo di Duchessa di Palma di Maiorca, concessole dal padre Juan Carlos il 26 settembre 1997, in occasione del suo matrimonio con Iñaki Urdangarin. Una decisione che la Casa Reale ha annunciato senza fornire ulteirori indicazioni. Ma non bisogna dimenticare che le autorità baleari avevano già tolto a Cristina e a Iñaki l'intitolazione di una via, nel capoluogo, e li avevano invitati a non usare più il titolo, legato al loro territorio. Gli ex Duchi di Palma di Maiorca sono coinvolti in uno scandalo di malversazione ed evasione fiscale, tra i vari reati, che potrebbe costare a Iñaki 15 anni di carcere e che porta a processo, per la prima volta, un membro della Famiglia Reale spagnola.

La sorpendente decisione di Felipe arriva alla vigilia del 50° compleanno di Cristina, il 13 giugno, e, soprattutto, a una settimana dalla sua proclamazione come re di Spagna, avvenuta il 19 giugno 2014. E' bastato meno di un anno, a Felipe, per marcare distanza dalla sorella e prendere la più difficile delle decisioni, quella di spogliarla dei titoli nobiliari: mai, prima di lui, nella monarchia restaurata dalla Costituzione del 1978, era stata presa una decisione simile. El Pais sottolineava ieri come Felipe abbia dimostrato di essere prima re e poi fratello e di avere a cuore, dunque, prima gli interessi della dinastia e della Spagna e poi i legami familiari. Una mossa, quella decisa ieri, che dovrebbe rafforzare l'immagine di Felipe VI, come Re integerrimo, pronto a rispettare la sua promessa di essere trasparente e di lottare contro la corruzione. La sorprendente, e apprezzata, ciliegina sulla torta, che corona un anno in cui Felipe ha ottenuto lodi e apprezzamenti da tutte le formazioni politiche, comprese le repubblicane.

La privazione del titolo di Duchessa di Palma di Maiorca è il primo passo per la rinuncia ai diritti di successione dell'Infanta Cristina? E, a proposito, la sorella del re non perderà mai il titolo di Infanta, che le spetta sempre e comunque, all'essere figlia legittima di un re. Sembra che Cristina sia stata invitata più volte a rinunciare ai propri diritti, anche da suo padre Juan Calros, quando siedeva sul trono; ma l'Infanta si è sempre rifiutata, per orgoglio e perché ritiene un'ingiustizia tutto quello che sta succedendo a lei e al marito; gli Urdangarin si considerano una specie di capro espiatorio e si sentono perseguitati. Dalla Zarzuela fanno sapere che l'unica persona che può privare Cristina dei suoi diritti, ma, giustamente, non i suoi figli, già nati e detentori dei propri diritti, è la stessa Cristina. "La rinuncia è un atto volontario, personale e irrevocabile" sottolineavano ieri i quotidiani spagnoli. Ed è un atto non nuovo nella Famiglia Reale spagnola, anche se le cause precedenti sono molto più nobili di quelle che provocherebbero la rinuncia di Cristina: don Juan, il padre di Juan Carlos, rinunciò ai propri diritti dinastici in favore di Juan Carlos, già re, nel 1977; le Infante Pilar e Margarita, le sorelle di Juan Carlos, rinunciarono ai propri diritti per sposare Luis Gómez-Acebo e Carlos Zurita, di condizione inferiore alla loro.

Stamattina l'Infanta Cristina ha fatto sapere, attraverso il proprio avvocato, Miquel Roca, di non essere stata privata del titolo di Duchessa per decisione di Felipe VI, ma di averglielo chiesto lei stessa, in una lettera inviata al fratello il 1° giugno. La sua rinuncia avviene "per rispetto al titolo e alla Corona", in una lettera, assicura Roca, in cui Cristina manifesta grande affetto per Palma di Maiorca e proprio per questo, per non danneggiarne l'immagine, preferisce lasciare il titolo. Naturalmente per l'Infanta, l'annuncio della sua perdita del titolo è un dispiacere personale, ma ha concluso la sua lettera con grande affetto per il fratello.

Felipe e Cristina non hanno rotto completamente i propri rapporti, anche se pubblicamente il re evita di essere fotografato con lei. L'Infanta era presente alla festa per la PrimaComunione della principessa Leonor, alla Zarzuela; l'ultima volta che si è vista in pubblico è stato pochi giorni fa, a una Messa in ricordo di Kardam di Bulgaria, a cui erano presenti Sofia, Juan Carlos e tutti i loro figli, compreso il re, con la regina.

giovedì 11 giugno 2015

Manuela Carmena, il primo sindaco di Podemos, a Madrid

Adesso è ufficiale: Ahora Madrid, la piattaforma di Podemos, ha raggiunto un accordo con il PSOE, per eleggere la sua candidata, Manuela Carmena, sindaco di Madrid. Al suo primo tentativo in elezioni amministrative, Podemos esprime così i sindaci delle due principali città spagnole, Manuela Carmena a Madrid e Ada Colau a Barcellona, entrambe donne, speriamo non casualmente (sarebbe bello, un giorno, che il genere del leader non sia da sottolineare, ma quel giorno è ancora lontano).

Carmena sale al potere grazie ai 20 seggi di Podemos e ai 9 del PSOE: in questo modo rimane fuori dai giochi Esperanza Aguirre, la candidata del PP, che aveva ottenuto 21 seggi e che non è riuscita a trovare alleati che sostenessero la sua candidatura nel Consiglio Comunale (anche perché, visti i numeri, Podemos e PSOE hanno parlato di una possibile alleanza sin dalla notte delle elezioni, il 24 maggio).

L'elezione di Manuela Carmena segue di 24 ore quella di Susana Diaz alla presidenza della Junta de Andalucia. Dopo tre mesi, Ciudadanos ha dato il via libera al PSOE per insediare la presidenta. In entrambi i casi è rimasto isolato il PP, responsabile delle politiche di austerità, di insensibilità nei confronti delle famiglie colpite dagli sfratti (suoi sono stati i ricorsi alla Corte Costituzionale, contro ogni legge andalusa che cercava di alleviare il peso delle famiglie sfrattate) e di indifferenza di fronte agli scandali di corruzione che coinvolgono i suoi vertici. Sia Podemos che Ciudadanos si sono dichiarati disponibili ad alleanze con i partiti tradizionali solo a determinate condizioni: l'assenza di corrotti nelle loro liste e la fine delle politiche d'austerità, in favore di una maggiore giustizia sociale e attenzione per le persone maggiormente colpite dalla crisi economica.

Domani, in una conferenza stampa, Podemos e PSOE illustreranno l'accordo e il programma con cui governeranno la capitale.

Lo aveva già detto Pablo Iglesias, il leader di Podemos: non abbiamo niente in comune con il Movimento 5 stelle italiano, loro vogliono distruggere, noi vogliamo lavorare per una nuova Spagna. Questa è la prova: alleanze progressiste, contro la corruzione e per la giustizia sociale, a Madrid e a Barcellona. Nonostante il PP sia ricorso alle paure degli spagnoli mdoerati e conservatori, arrivando addirittura a citare il fantasma del Frente Nacional, che diede vita alla Seconda Repubblica e terminò nella Guerra Civile. Olé por España, una vez más.


martedì 9 giugno 2015

Felipe e Letizia, un ebook per celebrare il loro primo anno sul trono di Spagna

A dieci giorni dal primo anniversario dalla proclamazione di Felipe VI, arriva su Amazon Felipe e Letizia – Un anno sul trono di Spagna, il mio primo ebook.

In dieci capitoli racconto questi ultimi, cruciali dodici mesi, segnati non solo dall'ascesa al trono di un giovane re e della sua discussa regina, ma anche dall'irruzione di Podemos, la formazione politica che ha assestato un duro colpo al bipartitismo, dal referendum sull'indipendenza in Catalogna, che ha gelato i rapporti tra Barcellona e Madrid, dagli scandali di corruzione, che stanno minando la credibilità di tutte le istituzioni spagnole.

Si inizia dall'abdicazione di re Juan Carlos, sorprendente, ma non inaspettata, avvenuta in un "quadro shakesperiano" e dominata da "tre problemi, tutti con nome di donna", e si termina con una bandiera repubblicana che sale verso la Puerta del Sol, in una manifestazione degli indignados madrileni. Nel mezzo ci sono i ritratti di Letizia, che "non era la Principessa delle Asturie che gli spagnoli si aspettavano", e di Felipe, "il miglior partito d'Europa e il Principe più preparato della storia spagnola". Letizia, che è stata il tallone d'Achille di Felipe, per le sue insofferenze, i segreti del suo intenso passato e gli atteggiamenti altezzosi; Felipe, che ha percorso la Spagna da cima a fondo e che negli ultimi anni del regno paterno si è trovato nella triste situazione di chi paga errori commessi da altri.

Sono saliti al trono in un clima di sfiducia e desilusión, a causa della crisi economica e a causa degli scandali che hanno coinvolto la Famiglia Reale negli ultimi anni. Ma sin dal giorno della proclamazione, hanno mostrato di avere le idee chiare sulla Monarchia che volevano e hanno sorpreso gli spagnoli. Ricordate? Felipe e Letizia sono arrivati in Parlamento, per il giuramento, in una Madrid semi-deserta, ma quando sono usciti, dopo il bel discorso di Felipe, ormai re, sono stati accolti da migliaia di persone: "Non è stata la folla oceanica che ha salutato la salita al trono di Willem Alexander in Olanda, ma è stata folla inaspettata". E' un po' quello che è successo in questo primo anno di trono: non è stato un trionfo (né poteva esserlo, viste le premesse di crisi da cui è iniziato il regno di Felipe VI), ma è stato un consenso crescente, fino agli ultimi, incoraggianti sondaggi.

In Felipe e Letizia – Un anno sul trono di Spagna si raccontano i cambiamenti che Felipe VI ha mano a mano imposto nel funzionamento della Monarchia, si parla dell'ascesa di Letizia, che continua a piacere più all'estero che in patria e che continua a cercare un ruolo meno decorativo per le consorti del XXI secolo, si racconta del faticoso equilibrio che la coppia reale sta cercando tra vita pubblica e privata, non riuscendo ancora a trovare una sintesi per Leonor e Sofia, le principessine meno viste d'Europa.

Nelle pagine ci sono i pensieri degli spagnoli incontrati in questi anni, che mi hanno sempre aiutato ad avere la percezione delle persone comuni, non sempre coincidente con quella degli editoriali: a volte basta una frase, un flash, una battutaccia, come quelle che amano gli andalusi, per rovesciare una convinzione e aiutare a guardare da un altro punto di vista. Per questo devo ringraziare non gli editoriali o i libri letti, ma le persone incontrate alle fermate degli autobus di Siviglia (che magari ti vedono con Hola in mano e fanno una battuta), gli amici che sanno della mia professione e si divertono nelle conversazioni oziose, gli avventori dei bar di Triana, che commentano in libertà quello che stanno vedendo alla tv. Ho letto molti editoriali, di giornali monarchici come ABC o repubblicani come eldiario.es; ho consultato numerosi libri, anche gli instant book usciti subito dopo la proclamazione di Felipe, per avere un quadro del momento, i retroscena e le loro interpretazioni. Ho voluto tradurre in italiano il discorso dell'abdicazione di re Juan Carlos, il discorso della proclamazione e quello di Natale di Felipe VI, perché mi sembrava giusto dare le loro parole come strumento ulteriore per comprendere il momento storico (le versioni originali dei discorsi sono sui siti della Casa Reale e su youtube).

Spero ne sia uscito un ebook interessante, che incuriosisca sulla Monarchia spagnola e sul momento storico che la Spagna sta vivendo, al di là della lunghezza, non sempre adeguata, delle gonne della Regina.

Per ora Felipe e Letizia – Un anno sul trono di Spagna è in vendita su Amazon, a 9,05 euro, questo è il link; per la fine del mese, spero di poterlo proporre anche su altre piattaforme. A causa della legge sui cookies ho disattivato i commenti, ma sarò felice di leggere le vostre impressioni e di conversare con voi sui temi dell'ebook, se mi scriverete all'email o sulla pagina Facebook di Rotta a Sud Ovest.


lunedì 8 giugno 2015

Felipe VI rende omaggio ai repubblicani spagnoli, in Francia

Nelle visite di Stato dei Reali, i media si occupano quasi sempre delle regine, dei loro outfit, dei loro sorrisi. Quasi mai si racconta di quello che importa davvero: la visita del Capo di Stato. Non è successo lo stesso per la visita di Felipe e di Letizia in Francia, la scorsa settimana. Sì, Letizia ha monopolizzato le home page dei siti di informazione e di cronaca rosa e i forum dedicati alle cose reali, grazie ai suoi outfit, ma anche Felipe ha ottenuto uno spazio impensato, che testimonia l'interesse per la Monarchia spagnola e la curiosità che suscitano le prime azioni del nuovo sovrano.

A Felipe sono stati riservati grandi onori, considerato che è sul trono da nemmeno un anno. E' stato uno dei pochissimi Capi di Stato invitati a parlare davanti all'Assemblea Nazionale francese. Per capire quanto sia importante il privilegio, che gli è stato riservato: nel 1993, re Juan Carlos I è stato il primo Capo di Stato invitato dal 1919 (quando aveva parlato Thomas W. Wilson); dopo di lui hanno parlato Bill Clinton, Hassan II del Marocco, Tony Blair, Gerhard Schöder, José Luis Rodriguez Zapatero, Kofi Annan. E fosse solo questo. L'emiciclo dell'Assemblea era quasi al completo, il suo discorso è stato trasmesso in diretta televisiva su France 3 ed è terminato con una lunga ovazione; durante la giornata l'hashtag #FelipeVI ha impazzato nei TT francesi. Felipe ha difeso i valori europei, ha esaltato la libertà, l'uguaglianza e la solidarietà, che sono alla base della Repubblica Francese, ha promesso collaborazione alla Francia, sempre, contro il terrorismo e la sua violenza e ha difeso la lotta al cambio climatico, che vede la Francia in prima fila. Sia i media francesi che quelli spagnoli hanno sottolineato come Felipe abbia esaltato e difeso valori considerati generalmente repubblicani come, ad esempio, l'uguaglianza o la libertà, rendendo "obsoleta" la questione della forma dello Stato, in Spagna.


E ha esaltato quegli stessi valori nello stesso giorno, quando ha inaugurato i Jardin des combattants de la Nueve, accanto al Municipio di Parigi. Perché è altamente simbolica questa inaugurazione? La Nueve, in spagnolo, è la prima brigata di partigiani entrata a Parigi, il 24 agosto 1944, per liberarla dai nazisti. I suoi soldati erano in larghissima maggioranza spagnoli, repubblicani e anarchici, esiliati dopo la Guerra Civile. "E oggi, in una curiosa capriola della storia, un Re spagnolo ha reso loro omaggio" scrive El Mundo. Accanto re Felipe e alla regina Letizia, c'era il sindaco di Parigi, Anne Hidalgo, nata a San Fernando, in provincia di Cadice, da genitori repubblicani, emigrati poi in Francia. E' stata lei a ringraziare Felipe, a definirlo "il volto di una Spagna libera e unita" e ad apprezzarlo "non come sindaco di Parigi, ma come repubblicana, cresciuta nei valori repubblicani". Un altro riconoscimento è arrivato dal Presidente dell'Assemblea Nazionale Claude Bartolone, che ha definito il re, "il rinnovamento che la Spagna stava aspettando".


Sono bastati questi gesti simbolici per appassionare la stampa francese, che ha sottolineato come Felipe sia un re "discreto e prudente", che "nei suoi discorsi attacca i grandi mali della Spagna, la corruzione, la disoccupazione e l'aumento delle disuguaglianze" (Le Monde). Con i suoi "gesti simbolici e le decisioni ferme, Felipe VI ha dimostrato che non sarà un Juan Carlos II" (Le Figaro); il giovane re ha aperto il Palazzo ai collettivi gay, parla le altre lingue del regno, ha voluto un codice di condotta per la Famiglia Reale, ha aperto la Casa Reale ai social, nota sempre Le Figaro. L'omaggio ai repubblicani, nel giardino parigino "è un'immagine incongruente, impensabile in Juan Carlos" ha assicurato il quotidiano francese.

Poi c'è stato il successo di folla ai vari eventi a cui ha presenziato con Letizia, davvero perfetta e impeccabile nel suo ruolo di consorte. Ci sono stati i media di mezza Europa che hanno seguito con attenzione la visita. La cosa più bella, il rimpianto letto su elconfidencial.com, che ha bisogno di una premessa. Alla vigilia del viaggio in Francia, Felipe VI si è recato a Barcellona, per presenziare alla finale della Copa del Rey di calcio, tra Barcellona e Athletic Bilbao, le due squadre simbolo del nazionalismo catalano e basco, quelle che meno di tutte sopportano la presenza della Spagna alle proprie partite; il caso le ha volute finaliste e per di più a Barcellona. Si temevano fischi all'inno nazionale spagnolo e al Re, per questo, nei giorni precedenti, le autorità sportive avevano minacciato sanzioni. Ma non è servito: non appena è iniziata la Marcha Real, nel Camp Nou è partita una borata di fischi come mai prima, mentre Felipe VI manteneva sguardo ed espressione impassibili.

Finita la premessa, ecco il bel passaggio dell'articolo di Javier Caraballo su elconfidencial.com: "Il fatto è che qui nessuno è capace di pronunciare davanti ai Reali di Spagna un discorsocome quello del sindaco di Parigi, Ana di Cadice, Anne di Parigi, per la paura sicura di essere considerato un pericoloso fuori dal mondo. Non esiste qui quella 'repubblicanta educata nel ricordo dei repubblicani', che parla del passato senza rancore, con orgoglio; che sia capace di elogiare la Spagna senza complessi; per quello che abbiamo ottenuto, per quello che abbiamo superato. Nessuno è capace di vedere nel Re non una persona, non un erede, non una circostanza o un momento, ma un simbolo di noi, di quello che ci uinsce. Guardare oltre, guardare indietro. Che non so cosa ho sentito ieri, ma Felipe VI è dovuto andare in Francia per sentirsi Re di Spagna, senza che nessuno lo fischi".



Annunci di Madrid: sesso in cambio di una stanza

Sarà stata solo la crisi economica, a favorire questo fenomeno raccontato da abc.es? In alcuni portali immobiliari spagnoli, non mancano annunci che chiedono sesso in cambio dell'affitto di una stanza in un appartamento condiviso. Nel Barrio de Justicia, semicentrale a Madrid, si può trovare una stanza per 100 euro mensili, in un appartamento che prevede "bagno con vasca con idromassaggio, cucina moderna ed equipaggiata". Ma. Il proprietario dell'appartamento chiede in cambio "compagnia", "un eufemismo" spiega abc.es "sotto il quale si nasconde la condizione di relazioni sessuali per un letto, che, per di più, bisogna pagare".

Gli affittuari presentano anche esigenze, cercano ragazze dai 18 ai 25 anni, gradevoli, educate, simpatiche. "Cerco una ragazza liberale, divertente e onorata" dice uno degli annunci, firmato da un 39enne. C'è anche chi allarga l'offerta di una stanza anche alle coppie, sempre in cambio di sesso, assicurando di essere "un ragazzo serio, che vuole una buona atmosfera in casa".

Ma in questo mercato dei corpi, in cambio di affitto, ci sono anche ragazzi che si offrono. Come questo segnalato da abc.es: "Sono un ragazzo di 25 anni, sto cercando una stanza ad Alcalá. In linea di massima non ho soldi per ora per pagarla. In cambio farò le faccende domestiche e tutto quello che mi chiederai". Anche qui, un eufemismo, per una certa prostituzione in cambio di un tetto.



domenica 7 giugno 2015

Letizia di Spagna seduce Parigi, con la moda made in Spain

Il viaggio di Felipe e Letizia di Spagna in Francia, la prima visita ufficiale all'estero dei nuovi sovrani spagnoli, è terminato da alcuni giorni, ma la sua eco non si è ancora spenta sui media. Il successo dei Reali a Parigi è stato chiaro e ha sorpreso gli spagnoli, abituati a criticare la propria Monarchia e abbastanza inconsapevoli della sua popolarità all'estero.

I sovrani sono stati accolti da François Hollande con tutti gli onori, suscitando anche qualche curiosità divertita. Per il loro arrivo a Parigi, infatti, per non lasciare da sola la regina, il Presidente francese, ufficialmente single, anche se notoriamente legato all'attrice Julie Gayet, ha chiamato il Ministro dell'Ambiente Ségolène Royal, che ha fatto gli onori di casa e ha accompagnato Letizia. Royal è l'ex compagna di Hollande e madre dei suoi quattro figli, la sua inedita presenza accanto a Hollande ha suscitato molta curiosità, ma è stata anche un'attenzione e una premura per Letizia, altrimenti da sola e più decorativa che mai, accanto al marito.


E a proposito di donne decorative. Letizia ha letteralmente sedotto Parigi, con i suoi outfit, con la sua eleganza, in larga parte made in Spain, con i suoi comportamenti discreti, accanto al marito. La regina ha finalmente accettato che la sua figura è soprattutto decorativa e ha dato il meglio di sé per essere impeccabile e ammirevole, assicurano i media spagnoli. Il suo viaggio francese è stato curato nei minimi dettagli e testimonia come non sia affatto vero che Letizia non sia interessata alla moda e che voglia solo essere, semplicemente, corretta (Vanity Fair España dixit). Non solo. Da alcune settimane c'è accanto a lei una consulente d'immagine, la 33enne Eva Fernández, che per questo nuovo incarico ha lasciato quello di stilista senior dell'edizione spagnola di Cosmopolitan. "Le due coincidono nello scommettere per uno stile moderno, femminile, semplice ed elegante, anche se, di tanto in tanto, piace loro completare il look con un tocco più audace" ha scritto Crónica di El Mundo. C'è già lo zampino di Eva, nei sofisticati look francesi di Letizia?


Bisogna dire che la regina deve sentire molto il peso della fama del gusto parigino ed è in Francia, più che negli altri Paesi, che ha presentato i suoi migliori look. Ricordate i viaggi di presentazione che i nuovi sovrani hanno compiuto la scorsa estate tra Monarchie e Repubbliche spagnole? L'outfit più sofisticato e di maggore impatto, Letizia lo ha presentato a Parigi, con un vestito dell'inseparabile Felipe Varela. E anche in questo primo viaggio ufficiale all'estero, Letizia è apparsa sofisticata ed elegante, ma fedele al suo stile minimal, che incanta i francesi. C'è stato ancora una volta molto spazio per Felipe Varela, autore del tailleur con cui è arrivata a Parigi, di un tailleur bianco e oro, con cui ha inaugurato i Giardini in onore dei militanti della Nueve, dello splendido vestito bordeaux della cena di gala. Pochissimi i gioielli, anch'essi minimal e dalle linee pulite. Molto made in Spain, per la regina spagnola, non solo Felipe Varela, ma anche Adolfo Dominguez, Nina Ricci e Carolina Herrera (appartenenti al gruppo spagnolo Puig), Mango e, per le scarpe, Magrit; nel suo guardaroba, però, c'è posto anche per il tedesco Hugo Boss e da qualche tempo, grazie all'astuto uso dei marchi di Puig, i suoi orizzonti si sono allargati, senza perdere un occhio privilegiato per il made in Spain. La mescolanza tra alta moda e low cost è sempre stata una delle caratteristiche non solo di Letizia, ma di quasi tutte le principesse e regine delle nuove generazioni (basti pensare all'uso che Kate Middleton fa di Zara). Nella regina spagnola si nota anche nell'uso degli accessori.


Letizia non ama i gioielli, questo è chiaro e noto, ma questo suo disinteresse per lo scrigno della Casa Reale, apre nuove prospettive. Si potrebbe dire che la regina è la migliore ambasciatrice dei marchi dell'alta bigiotteria spagnola, a cominciare da Tous, uno dei marchi più mediatci, per la sua capacità di tessere legami con le personalità più note (Eugenia Martinez de Irujo, figlia della Duchessa d'Alba, firma una delle loro collezioni). Negli outfits francesi di Letizia c'è stato spazio per Tous e anche per Folli Follie, un marchio greco che non aveva usato prima e che però era già noto al ramo greco della Famiglia Reale, avendo sia la regina Sofia che la principessa Irene già usato collane e braccialetti del marchio.

Il re ha sedotto i francesi con i suoi discorsi, con i valori che ha difeso e con la sua aitanza (si tornerà a parlare di questo, perché il successo di Felipe VI è degno di nota), la regina li ha affascinati con la sua eleganza e con la cura dei dettagli. Avendo accettato il ruolo decorativo che le toccava, e avendolo preso sul serio, è stata la migliore ambasciatrice che il made in Spain potesse aspettarsi. La prova? I suoi look sono finiti sulle Home Page dei media italiani, tedeschi e britannici (non cito i francesi e gli spagnoli perché è ovvio che le abbiano dedicato ampio spazio), così italiani, tedeschi e britannici hanno saputo che i Reali spagnoli erano in visita ufficiale in Francia. Potremmo discutere se sia giusto o corretto che si parli di una visita Reale dall'alto valore simbolico per i look della regina e non per i discorsi e i valori promossi dal re. Di questo difficile equilibrio che Felipe e Letizia stanno cercando, tra la curiosità frivola dei media e il ruolo costituzionale dell'istituzione, racconto nell'ebook Felipe e Letizia – Un anno sul trono di Spagna, in vendita dalla prossima settimana, per celebrare il primo anniversario dalla loro ascesa al trono.


giovedì 4 giugno 2015

Iñaki Gabilondo: la Marca España? sono le conquiste sociali di Zapatero

Nella sua rubrica settimanale per El Pais, La voz de Iñaki, Iñaki Gabilondo fa una bella riflessione su quello che è considerato all'estero la Marca España.

La Marca España è un concetto inventato da PSOE e PP, alla fine del Governo di José Luis Rodriguez Zapatero e all'inizio del governo di Mariano Rajoy, per difendere i valori e le eccellenze della Spagna all'estero. Mentre l'immagine del Paese precipitava nel caos della crisi economica, tra indignados che occupavano le piazze delle grandi città e intere famiglie buttate in strada dagli sfratti, la Marca España doveva ricordare le cose belle e buone del Paese, le eccellenze agroalimentari e artigianali, il patrimonio storico-culturale, il fascino dei paesaggi marini e dell'interior. Ma è questo che rappresenta la Marca España, all'estero?

Iñaki Gabilondo è uno dei giornalisti spagnoli più rispettati e ammirati, è di dichiarate idee progressiste, è stato per decenni la voce di Cadena SER, la radio del Grupo Prisa, a cui appartiene anche El Pais. Recentemente, racconta nel suo ultimo video, è stato nel Cile, invitato dall'Unione Europea. E lì, tra colleghi e personalità latinoamericane ed europee, ha scoperto l'incredibile: la Spagna, che autoflagella per la crisi, per la corruzione, per l'impunità delle sue classi dirigente, per le disuguaglianze sociali accentuate dalla crisi economica, all'estero è molto più rispettata e più ammirata di quanto si pensi nella Piel de Toro. E non per il jamón pata negra o per la paella.

Nel Cile, Gabilondo ha visto con sorpresa che il divorzio express, il matrimonio ugualitario, la legge contro la violenza di genere, la legge sull'aborto non più per cause, ma per date limite, sono un punto di riferimento, sia per i Paesi sudamericani che per i Paesi europei. Le personalità di altri Paesi studiano le leggi spagnole, chiedono lumi e consigli, paragonano per inserire nella propria legisazione. Insomma, sembra che all'estero la Marca España non siano tanto le eccellenze enogastronomiche, quanto quelle sociali, non il patrimonio paesaggistico, ma quello dei diritti individuali.

All'estero la Spagna è il Paese del matrimonio ugualitario, del divorzio express, della presenza della donna nel Governo. "Sono cose che noi diamo per scontate, ma che in altri Paesi non lo sono e causano ammirazione e meraviglia. Impariamo anche noi a valorizzarlo" dice Iñaki, saggiamente. E però ricorda anche: "Sono tutte conquiste arrivate con il Governo di Zapatero. Non dimentichiamolo". Non dimentichiamolo e ridiamo a Zapatero il posto che gli spetta non solo nella storia di Spagna, ma anche nella storia d'Europa, all'aver dimostrato che una socialdemocrazia moderna e includente è possibile anche nella cattolica riva del Mediterraneo.

Il video di Gabilondo, su blogs.elpais.com.

martedì 2 giugno 2015

Un anno fa, l'abdicazione di re Juan Carlos: il racconto nel mio ebook

Quando, la mattina del 2 giugno 2014, il Presidente del Governo Mariano Rajoy ha annunciato l'abdicazione di re Juan Carlos, è stato come un fulmine a ciel sereno. Nessuno se lo aspettava. O meglio, la notizia è arrivata a sorpresa, ma non è stata sorprendente in sé. Della necessità dell'abdicazione del Re si parlava da almeno un anno. Lo scandalo di corruzione che coinvolgeva la figlia Cristina e il marito Iñaki Urdangarín, le numerose operazioni chirurgiche, gli errori di comportamento, la crisi economico-politico-sociale del Paese avevano indebolito la figura di Juan Carlos e rischiavano di indebolire l'istituzione, provocando una crisi dalla soluzione imprevedibile.

Inizia così Felipe e Letizia – Un anno sul trono di Spagna, l'ebook che ho scritto per raccontare i venti di cambiamento portati da Felipe VI nella Monarchia spagnola. E' il mio primo ebook, è una sorta di coronamento di otto anni di Rotta a Sud Ovest, è la mia testimonianza di un evento storico. L'ho scritto con affetto, curando le fonti, le mie sensazioni in anni di frequentazioni spagnole, il racconto attraverso le parole dei media e delle persone incontrate. Riporto le cose apprese in questi anni, traduco integralmente i discorsi più importanti pronunciati da Juan Carlos e da Felipe, affinché siano chiari i loro punti di vista, racconto luci e ombre di personalità che non sono così perfette come le raccontano i media e neanche così mediocri come le descrivono i detrattori. E' un lavoro che mi ha preso per vari mesi, che spero che incontri l'interesse di chi ama la Spagna e di chi è incuriosito dalla sua Monarchia.

Un anno fa a oggi ero impegnatissima a raccontare l'inaspettata, ma non sorprendente, abdicazione di re Juan Carlos. E come sempre accade, davanti a eventi storici di questa portata sentivo la sottile eccitazione che si sente al raccontare qualcosa di indimenticabile, cercando di capire e di spiegare le possibili conseguenze e, soprattutto, ascoltando le emozioni degli spagnoli.

Un anno dopo, Juan Carlos approfitta del nuovo ruolo di pensionato di lusso per viaggiare, per frequentare gli amici e per provare i migliori ristoranti spagnoli. Praticamente sparito di scena, il re emerito finisce sui giornali solo perché viene fotografato in qualche ristorante gourmet basco o catalano, con l'ormai inseparabile bastone e con un sorriso per chi lo avvicina chiedendogli una foto. Di tanto in tanto si fa vedere a qualche corrida, magari con Elena, l'unica dei tre figli che ha preso questa passione borbonica per los toros.

Il suo obiettivo era lasciare tutto il protagonismo a Felipe VI, affinché potesse consolidare il suo Regno, ed è stato fedele a questa promessa: nessuna intervista, in questi mesi, e una lealtà indiscutibile al nuovo Re, che rappresenta nelle cerimonie di insediamento dei Capi di Stato latinoamericani.

In questa sua nuova vita, Juan Carlos ha messo fine, in modo finalmente chiaro, anche al matrimonio con Sofia. La regina emerita ha un'agenda più intensa di quella del marito ed è probabilmente quella che ha sofferto di più per il secondo piano seguito all'abdicazione (ma sempre in modo molto discreto, senza mai togliere il protagonismo alla nuova sovrana e, anzi, sostenendola tutte le volte che ne ha avuto occasione). Da anni fanno vite separate, ma adesso la fine del loro matrimonio è ancora più eclatante: in un anno si sono visti insieme pubblicamente solo un paio di volte, il giorno della proclamazione di Felipe, sul balcone di Palazzo Reale, e alla Prima Comunione della Principessa Leonor, poche settimane fa.

In Felipe e Letizia – Un anno sul trono di Spagna, che uscirà alla vigilia del primo anniversario della proclamazione di Felipe VI, potrete leggere anche il racconto dell'abdicazione di Juan Carlos: le numerose ragioni che hanno causato le dimissioni, il quadro 'shakespeariano' in cui l'abdicazione è avvenuta, le diffidenze e i sospetti tra gli stessi membri della Famiglia Reale, con una certa insofferenza tra Juan Carlos e Letizia, il ruolo di Corinna zu Sayn-Wittgenstein, l'amante tedesca che re Juan Carlos sognava di sposare e trasformare in principessa. Stay tuned!


giovedì 28 maggio 2015

Esperanza Aguirre contro Podemos, i social rispondono con #yosoyradical

Esperanza Aguirre non ci sta. I suoi 21 seggi non sono sufficienti a garantirle la poltrona di sindaco di Madrid; sin dalla notte delle elezioni, il 24 maggio 2015, si sono profilati possibili accordi tra Ahora Madrid (20 seggi) e il PSOE (9 seggi), per dare a Manuela Carmena, giudice emerito del Tribunal Supremo, la guida della capitale. E Esperanza, uno dei baroni del PP, potentissima signora di Madrid, a lungo presidente della Comunidad de Madrid, proprio non ci sta. E sta usando ogni mezzo per impedire che Carmena diventi sindaco della capitale, mostrando una mancanza di scrupoli davvero impressionante.

Prima ha tuonato contro l'accordo tra il PSOE e Ahora Madrid, parlando del ritorno del Frente Popular, cercando di spaventare i moderati, con i fantasmi della Seconda Repubblica, terminata nella Guerra Civile.Si può, in pieno XXI secolo, cercare di impedire l'arrivo al potere della sinistra radicale, che non ha mai governato nella Spagna democratica, essendo ai vertici di un partito responsabile di corruzioni, impoverimento, impunità e insensibilità sociale ed essendo direttamente coinvolti in scandali antipatici, tipo 5 milioni di euro versati nel proprio conto e di provenienza oscura? Esperanza lo fa.

Ieri la dama di Madrid, ormai isterica all'idea di aver perduto il controllo di Madrid (mentre la rivale di partito Cristina Cifuentes sì, sarà Presidente della Comunidad de Madrid, grazie a un possibile accordo con Ciudadanos), ha lanciato la proposta incredibile: un accordo tra tutte le forze presenti nel futuro Consiglio Comunale per impedire che Carmena venga eletta sindac. Pur di raggiungere quest'accordo, Aguirre mette a disposizione del PSOE la poltrona di sindaco e rinuncia ad averla per sé. Il PSOE ha già detto un rotundo no e Aguirre è preoccupatissima: "Che la sinistra radicale sia la legittima rappresentante di mezzo milione di madrileni... ma che Madrid abbia un sindaco che vuole usare l'incarico come trampolino di lancio per rompere il sistema democratico e occidentale, per arrivare a essere la prima forza, ci deve far riflettere". Carmena ha risposto a questa provocazione su Twitter, un po' indignata e un po' seccata: "Sono stata fuori dal sistema democratico solo quando non c'era ancora e stavo lottando per averlo. Siamo seri, per favore, Madrid ne ha bisogno". Poi ha anche affermato che quelle di Esperanza sono le "reazioni di una bambina capricciosa".

Quello che Esperanza Aguirre non si aspettava era la reazione dei madrileni e, poi, degli spagnoli, che hanno votato per Podemos (e affini). L'idea che la lideresa li consideri pericolosi radicali li ha divertiti e li ha spinti a reazioni ironiche e sarcastiche sulle reti sociali. Madrid con Manuela, che durante la campagna elettorale ha appoggiato la candidata di Ahora Madrid, ha lanciato un sito su Tumblr, in cui raccoglie immagini di Gente radicale che fa cose. E cosa fa? Mangia un After eight (un cioccolato) alle 7.59 (sarà legale, farlo?), oppure sta mollemente stravaccata sul divano con il telecomando in mano, "preparando l'estinzione della civiltà occidentale" o annuncia di voler “distruggere l'occidente”, ma quale, abitando a Siviglia ed essendoci più a occidente solo Huelva? C'è chi mostra lo yogurt greco che sta mangiando, "nonostante non ci paghino il debito", e chi invita i chimici a raccontare le peggiori barzellette sui di radicali liberi o pubblica la foto della lavastoviglie carica di piatti sporchi, commentando "sono qui, a rompere il sistema democratico occidentale in modo radicale".

#yosoyradical è stato TT su Twitter per ore e ha avuto, oltre a picchi di sarcasmo, anche momenti di chiara indignación, con immagini di anziani e bamini in lacrime, trascinati fuori dalle proprie case, negli sfratti che continuano a rovinare la vita di migliaia di famiglie, o di uomini picchiati durante le manifestazioni: '#yosoyradical perché non voglio tornare a vedere queste cose'.

Esperanza, prendi nota.






mercoledì 27 maggio 2015

Elezioni in Spagna: le condizioni di Podemos e Ciudadanos per gli accordi di governo

A poco più di 48 ore dai risultati elettorali, ascoltando riflessioni, timori e speranze di Spagna, mi viene in mente che in Italia siamo già passati attraverso questa fase. Milioni di italiani (non io) hanno già dato fiducia a un movimento popolare, nato fuori dalla politica tradizionale, e siamo già oltre. Alle elezioni generali del 2013, il M5S è stato la seconda formazione più votata d'Italia, doveva aprire il Parlamento come una scatola di tonno (il linguaggio è quello che è) e sappiamo come è andata. La sua filosofia è stata: noi facciamo proposte innegoziabili, se ci state le prendete e le votate così come sono, se non ci state siete dei ladri, le vostre leggi, inutile dirlo, quando non fanno schifo sono insufficienti e ve le votate da soli. Da una parte la confusa crisi del berlusconismo, dall'altra il supponente isolazionismo scelto dai 5 Stelle, alle elezioni europee del 2014, gli italiani andati al voto hanno scelto in massa il PD, sorprendendo l'Europa e i militanti: con il 41% dei voti  ottenuti, il PD è il più grande partito presente a Bruxelles e il partito di maggioranza nel gruppo socialista al Parlamento Europeo.

La situazione spagnola ricorda i brevi giorni in cui l'irruzione del M5S aveva fatto sperare in una coalizione di centro-sinistra che isolasse Forza Italia e la destra e permettesse l'avvio delle riforme necessaria al Paese, da un'ottica progressista e non centrista, come è adesso. La differenza da quei giorni è che Podemos e Ciudadanos non hanno atteggiamenti di altezzosa superiorità e hanno decisamente intenzione di 'sporcarsi le mani'. Sia Pablo Iglesias che Albert Rivera, i leaders delle due formazioni, entrambi intorno ai 35 anni, hanno annunciato immediatamente le condizioni per iniziare il dialogo con PP e PSOE e per garantire la governabilità delle città e delle regioni spagnole.

Podemos, spiega El Pais, ha un obiettivo primario: espellere il PP dalle istituzioni. Un obiettivo condivisibile o meno, ma chiarissimo. Per Podemos PP e PSOE non sono la stessa cosa: il PP è il responsabile dell'impoverimento del Paese, avendo seguito pedissequamente le imposizioni di Bruxelles per il superamento della crisi economica, senza alcuna sensibilità sociale. Ed è responsabile dell'indifferenza con cui ha accolto i casi di corruzione che coinvolgono i suoi vertici e hanno decapitato la dirigenza del Partito a Valencia e alle Baleari: non una presa di posizione dura e intransigente contro i leaders corrotti, come Rodrigo Rato, non una legge che imponga trasparenza e pene durissime contro i corrotti e i corruttori. Niente. Non che Podemos sia tenero con il PSOE: Susana Diez, vincitrice delle elezioni in Andalusia, un paio di mesi fa, è ancora in attesa di insediamento, perché non chiede le dimissioni degli ex presidenti Manuel Chaves e José Antonio Griñán. coinvolti in casi di corruzione, così come esige la formazione di Pablo Iglesias per darle il via libera.

Due sono le condizioni imposte al PSOE per iniziare il dialogo: tolleranza zero contro la corruzione nelle città e nelle regioni che governeranno insieme, l'abbandono delle politiche di tagli, in favore della ridistribuzione della ricchezza e la fine degli sfratti nelle varie istituzioni che governeranno insieme. Condizioni difficili e problematiche? Per niente, nella Spagna indignada, che vede come fumo negli occhi la corruzione, l'indifferenza per il dramma di chi è stato impoverito dalla crisi e ha perso o sta perdendo la casa. La Spagna di Podemos è quella reale, non quella raccontata da Bruxelles o da Mariano Rajoy: non è affatto uscita dalla crisi economica.

Anche Ciudadanos, che è su posizioni più moderate, liberali in economia e progressiste nel sociale, pone condizioni per iniziare il dialogo con il PP e con il PSOE. Chiede un patto anticorruzione, che preveda primarie obbligatorie (di qui le difficoltà con il PP, che le rifiuta), una rigenerazione democratica, con liste aperte e limitazione degli incarichi, misure di coesione sociale, con una linea di finanziamento per le PMI e una riduzione dell'IRPEF. Accettabile, non accettabile? Di nuovo, sono misure che la classe media e indignada considera il minimo indispensabile.

Il PSOE sembra essere più disponibile alle esigenze delle nuove formazioni di quanto sembra esserlo il PP. Ma è anche vero che diverso è il risultato elettorale dei due partiti storici. Il PP è ancora sotto choc, perché ha perso il Governo di tutte le città e di tutte le regioni, che potrà avere solo se ricorre ad accordi, e, allo stesso tempo, è il partito più votato del Paese. A quest'ultimo dato si attacca, come un'ancora, per sottolineare che in fondo non ha sbagliato niente e che la direzione della sua gestione della crisi è stata quella giusta; nel partito, che deve ancora riunire i propri vertici per analizzare i risultati, sono poche le voci che chiedono un cambio e maggiore intransigenza verso la corruzione; lo stesso Rajoy, visto il risultato, si considera ancora il miglior candidato per le elezioni generali del prossimo autunno.

Il PSOE, che ha mantenuto le Asturie e ha riconquistato l'Estremadura e che ha recuperato numerosi capoluoghi dell'Andalusia e potrà arrivare a governare/sostenere governi delle principali città e regioni grazie agli accordi con Podemos, si trova a gestire la prima timida ripresa di fiducia degli elettori, dopo i disastri seguiti alla grande crisi post-Zapatero. Pedro Sanchez ha 40 anni, è quasi coetaneo di Pablo Iglesias e Albert Rivera, appartiene alla loro generazione, è il primo leader espresso dall'esigenza di cambio della società spagnole: trovare sponde che parlano di lotta alla corruzione, di maggiore trasparenza, di misure sociali per i più deboli, di primarie politiche, lo fa sentire come un pesce in acqua perché sono le stesse richieste del suo elettorato.

Le alleanze saranno più facili per Sanchez che per Rajoy, espressione della Spagna che le elezioni del 24M stanno cercando di espellere una volta per tutte. Il Paese vuole ed esige una nuova Transición: la Monarchia ha rinnovato la sua testa, il PSOE anche, l'elettorato si è espresso in modo chiaro, dando l'ago della bilancia ai giovanissimi Iglesias e Rivera. Manca solo il tassello del PP.

martedì 26 maggio 2015

Manuela Carmena, prossimo sindaco di Madrid, in metropolitana

L'avete mai visto un prossimo sindaco in metropolitana? La foto di Manuela Carmena, che legge tranquillamente seduta, tra altri madrileni, nella metropolitana, è stata pubblicata stamattina da El Pais (ma foto sue all'uscita o all'ingresso della metro e dei suoi treni girano da tempo nel web, il che indica che la sua dev'essere davvero un'abitudine, più che una mossa elettorale). Candidata della piattaforma Ahora Madrid, sostenuta da Podemos, Carmena è arrivata seconda alle elezioni per il sindaco di Madrid, un paio di giorni fa.

Esperanza Aguirre, già potentissima presidente della Comunidad de Madrid, ha vinto le elezioni, ma ha praticamente messo fine alla sua carriera politica: ha conquistato 21 seggi, insufficienti per la maggioranza assoluta. Carmena, ne ha ottenuti 20, che, insieme ai 9 del PSOE, le permetteranno di amministrare la capitale spagnola, al posto della vincitrice. Vittoria di Pirro, quella di Esperanza? Assolutamente sì, come la maggior parte delle vittorie del PP, alle elezioni del 24M: è il partito più votato dagli spagnoli per circa 400mila voti, ma non può governare da solo in nessuna città e in nessuna regione.

Mentre Podemos e PSOE negoziano il programma e le persone che accompagneranno Carmena, lei si muove per Madrid in metropolitana, seduta tra i madrileni. Un altro segnale dalla prima capitale europea che sarà governata da una formazione nata 'dal basso', dalle acampadas di quattro anni fa, in questi stessi giorni, alla Puerta del Sol. 


lunedì 25 maggio 2015

Elezioni in Spagna: Podemos e Ciudadanos spazzano via il bipartitismo

Le due principali città di Spagna, Madrid e Barcellona, avranno una guida femminile (a memoria, in quale altro Paese europeo le due principali città sono state amministrate da due donne?). I due nuovi movimenti, nati dal basso per protestare contro la politica, Podemos e Ciudadanos, hanno dichiarato immediatamente la disponibilità a negoziare con i grandi partiti sconfitti, secondo principi e promesse che hanno già entrambi dichiarato. La rivoluzione di Spagna è iniziata, ma il suo inizio non è nelle elezioni amministrative del 24 maggio 2015, che hanno spazzato via tutte le maggioranze assolute del PP e hanno dato i primi, timidi segnali di ripresa del PSOE.

L'inizio è nelle acampadas, che proprio a maggio, nel 2011, portarono all'onore delle cronache gli indignados. Da lì, da quelle istanze, da quelle richieste, dalle elaborazioni di quei giorni, è nato Podemos, che ha mano a mano preso forma di movimento popolare, che ha mantenuto intatta la propria indignación, che ha elaborato proposte di politica e di economia chiaramente di sinistra, mettendo in difficoltà il PSOE. Il leader di Podemos è un giovane intellettuale, il 36enne Pablo Iglesias, già professore universitario, conduttore di programmi televisivi e collaboratore di quotidiani di sinistra come Público: è lui il volto riconoscibile di un movimento formato soprattutto da giovani urbani, di cultura medio-alta, stanchi e disincantati dalla corruzione e dall'impunità dei vecchi partiti e disposti a scommettere sul nuovo, anche utopico, pur di dare una scossa alla Spagna. E' toccato a Iglesias dare una direzione a Podemos, stemperare le posizioni più radicali, captare simpatie e attenzione anche nell'elettorato più moderato, per rassicurarlo. Qualche giorno fa, in una delle ultime interviste della campagna elettorale, Iglesias si è smarcato da qualunque paragone con i grillini italiani. Ed è comprensibile.

Podemos non è un movimento personale, come è il Movimento 5 Stelle, in cui non si muove foglia che Grillo e Casaleggio non permettano. Soprattutto, Podemos aspira a cambiare la Spagna e aspira a farlo qui e adesso, senza aspettare il 100% (poi diventato 51%) dei voti. Non appena sono stati chiari i risultati elettorali, ieri sera, non appena è stato chiaro che a Madrid Esperanza Aguirre aveva sì vinto le elezioni a sindaco della capitale, ma aveva un solo seggio di vantaggio su Manuela Carmena, giudice emerito del Tribunal Supremo, candidata da Ahora Madrid, sostenuta da Podemos, è successo l'impensabile in analoghe circostanze in Italia: Podemos e PSOE hanno iniziato a parlare di un patto possibile, per governare insieme la più importante città spagnola.

Se, come sembra molto probabile, Podemos e il PSOE si metteranno d'accordo, Madrid e Barcellona saranno governate da Podemos. Manuela Carmena, possibile sindaco di Madrid, ha una carriera irreprensibile come giudice ai più alti livelli nazionali e internazionali; Ada Colau, il prossimo sindaco di Barcellona, il primo sindaco donna della città, è la signora della lotta contro gli sfratti, una delle donne più combattive e militanti che si siano viste in questi anni indignados, in cui migliaia di persone hanno perso la propria casa e hanno trovato protezione e aiuto nella Piattaforma contro gli sfratti guidata da Ada.

Due donne alla guida delle due città più importanti della Spagna. Due donne che hanno storie diverse, che provengono da culture e da generazioni diverse e che si sono ritrovate nella indignación, nella rabbia, nell'esigenza di dare una nuova direzione alla Spagna. Sono gli stessi sentimenti dai quali è nato, Ciudadanos, figlio politico di un'associazione catalana contro l'indipendentismo (ma non contro l'identità e l'autonomia catalani). E' guidato dal 35enne avvocato catalano Albert Rivera, entrato nella memoria collettiva per essersi fatto fotografare nudo nei suoi primi cartelloni elettorali, perché non aveva niente da nascondere.

Il rifiuto dell'indipendenza della Catalogna, la denuncia dei privilegi della casta, la lotta alla corruzione e all'impunità sono le principali caratteristiche di questo movimento moderato, che, pochi mesi fa, ha avuto l'intuizione giusta. Vista la grande crisi del PP, incapace di rispondere al ceto medio affogato nella crisi, e vista la crisi del PSOE, incapace di costruire un programma progressista attraente per l'elettorato moderato-progressista, Rivera ha visto l'enorme spazio che si apriva al centro per un movimento nuovo e immacolato come il suo e ha deciso di presentarsi alle elezioni in tutta la Spagna. Il primo risultato, in Andalusia, un paio di mesi fa, è stato incoraggiante. Ieri, alle regionali, la conferma: Ciudadanos è la quarta forza di Spagna e ha spazzato via UPyD, il partito moderato di Rosa Diez, che ha perso tutti i seggi che aveva. Anche Rivera ha fatto sapere subito che il suo partito non cercherà di governare nelle città in cui non ha vinto, quindi non ci saranno sindaci che non siano suoi per essere i più votati, ma è disposto a negoziare, senza mai rinunciare alle proprie condizioni e ai propri principi, con i partiti tradizionali, per garantire la governabilità.

Podemos e Ciudadanos chiedono una nuova politica, politici non coinvolti negli scandali di corruzione, la fine dell'austerità; a queste condizioni, sono pronti a trattare su programmi e contenuti.

La Spagna cambia volto, con prudenza, ma senza paura. Lo fa affidandosi non a comici in disarmo o a nullafacenti in cerca di identità, ma a professori universitari, a giovani professionisti, a gente che ha studiato, ha competenze, sa di cosa parla e cerca il cervello e non la pancia del proprio elettorato. Sul Canal 24 horas un sociologo spagnolo, adesso residente all'estero, sosteneva che quello che più lo sorprende, vivendo lontano dalla Spagna, è l'enorme maturità che l'elettorato spagnolo ha sempre mostrato in democracia. Vedendo la reazione prudente, pragmatica ed entusiasta di Pablo Iglesias e Alberto Rivera, e ricordando l'arroganza inconsistente di Beppe Grillo e l'atteggiamento becero di Matteo Salvini, sì, molto più maturi gli spagnoli, sia nell'incanalare la rabbia che nella scelta dei leaders da seguire.

Sarà interessante vedere, dai prossimi giorni in poi, le capacità di negoziato di Pablo Iglesias e di Albert Rivera e, soprattutto, le reazioni di Mariano Rajoy e di Pedro Sanchez, i leaders di PP e PSOE, colpiti in modo diverso dal rivoluzionario risultato elettorale. Per il PP è una batosta da 2,5 milioni di voti perduti, che si sono portati via tutte le maggioranze assolute delle città e delle Comunidades governate, costringendo ovunque a patti con Ciudadanos o, come a Madrid e a Valencia, all'opposizione, grazie a eventuali patti tra PSOE e Podemos. Per il PSOE è il primo segnale di ripresa, dopo le umilianti sconfitte degli ultimi anni: ha mantenuto le Asturie e riconquistato l'Estremadura, si è ripreso vari capoluoghi dell'Andalusia, potrebbe governare in molte città, grazie a possibili patti di governo con Podemos, e ha una certezza sottolineata da Sanchez, ieri sera: "La visione progressista della Spagna passa dal PSOE, noi siamo i leaders del cambio".

E se PP e PSOE (ma anche Bruxelles e Berlino, l'Unione Europea e la Germania!) non dovessero aver capito il messaggio, ci saranno le elezioni politiche, in autunno, a portare avanti la rivoluzione di Spagna.

martedì 6 gennaio 2015

Papa Francesco, Felipe e Letizia, i più amati di Spagna

Solo papa Francesco fa meglio di Felipe e Letizia nell'ultimo sondaggio 2014 di Metroscopia per El Pais. 10 personalità, spagnole e straniere, sono state sottoposte alla valutazione degli intervistati e il risultato è che il più apprezzato di tutti è Francesco, con l'81% di approvazione e il 17% di disapprovazione (il saldo è +64). Dietro di lui, Felipe VI, con un 70% di approvazione e un 21% di insoddisfazione (+49), e Letizia, con 67% e 23% (+44). El Pais propone il risultato anche in base alle simpatie politiche degli intervistati, così Felipe piace al 91% di chi vota PP, al 77% degli elettori del PSOE e al 13% di quelli di Podemos, mentre Letizia ottiene il sì dell'85%, del 68% e dell'11% degli elettori di PP, PSOE e Podemos.

Dopo sei mesi di regno, dunque, Felipe continua ad alti livelli di popolarità (il 19 giugno 2014, quando si è insediato, il 59% degli spagnoli si sentiva sicuro con il nuovo re). Il sondaggio dice cose interessanti, al di là della popolarità dei sovrani e del papa (mai, a proposito, un papa era stato così popolare in Spagna, riporta il quotidiano). A parte i sovrani, le personalità sottoposte a giudizio degli spagnoli erano tutte straniere e gli unici ad ottenere un saldo positivo, cioè una popolarità maggiore dell'impopolarità, sono stati Barack Obama e Ban Ki Moon, Segretario Generale dell'ONU. Per i leaders europei è stata una disfatta: saldo negativo per Juncker, neopresidente della Commissione Europea (ma per anni presidente dell'Eurogruppo, che ha permesso le devastazioni della troika in Grecia, Portogallo e Spagna), per Matteo Renzi e per Angela Merkel, che, visto quello che si dice di lei, se la cava con poco (-13), considerando come è andata a Hollande (-18) e, soprattutto, a Putin (-58).

Dato il livello di antiamericanismo degli spagnoli, tra i più antiamericani che ci siano in Europa, il fatto che il Presidente degli USA sia apprezzato più dei leaders europei dice molto dei danni che l'UE si è autoinflitta con questa fallimentare gestione della crisi economica.



venerdì 2 gennaio 2015

Epic fail di Canal Sur: a mezzanotte di Capodanno manda la pubblicità

Una delle tradizioni a cui gli spagnoli non rinuncerebbero mai è l'uva nella Noche Vieja, la Notte di San Silvestro. La tradizione è piuttosto antica ed è diffusissima in tutto il Paese, per questo si potrebbe dire che è uno dei segni d'identità della Spagna, insieme alla paella, al jamón pata negra e all'Alhambra. In cosa consiste la tradizione? Allo scoccare della mezzanotte, si mangiano, uno dopo l'altro, seguendo i rintocchi, dodici acini d'uva, in segno di buon augurio.

Davvero non c'è casa spagnola, in patria o all'estero, e non c'è spagnolo, alla Puerta del Sol o sul Guadalquivir, che non abbia con sé i suoi dodici acini d'uva per salutare il Nuovo Anno.

E' stato così anche un paio di giorni fa. In casa le televisioni erano sintonizzate sulle principali reti televisive, che trasmettevano le varie dirette organizzate in attesa del nuovo anno. In Andalusia in tanti hanno scelto di guardare Canal Sur, la televisione pubblica locale. E cosa è successo? Mancava un minuto alla mezzanotte, quando Canal Sur ha deciso di mandare in onda la pubblicità. Sconcerto, sorpresa e attesa nelle varie case andaluse, con tutti i presenti già pronti al rito di ogni Noche Vieja. Chiacchiere, risate e ipotesi, nell'attesa della ripresa del collegamento, già con l'uva in mano, pronti a mangiare un acino dietro l'altro, secondo i ritmi stabiliti dalla tradizione. E poi la sorpresa e lo stupore finali: al ritorno della diretta, i presentatori stanno già facendo gli auguri con l'euforia che tocca sempre a ogni anno nuovo. Invece di mangiare l'uva, come tutti i compatrioti avevano fatto, gli andalusi che hanno scelto Canal Sur, si sono beccati la pubblicità. La conferma è arrivata loro quando, increduli, hanno girato sugli altri canali e hanno scoperto che sì, las campanadas, i rintocchi, erano già passate.

La cosa è finita sui media nazionali, che l'hanno raccontata con un certo, comprensibile scandalo. Adesso, al di là dell'uva, tradizione sacra per ogni spagnolo e rispettabilissima da ogni straniero, ma come si fa a mandare la pubblicità allo scoccare della mezzanotte del Nuovo Anno, facendo perdere ai telespettatori il momento del brindisi, del festeggiamento e, in Spagna, dell'uva? Errore incomprensibile, che rimarrà come una macchia nera nella storia di Canal Sur, che farà probabilmente saltare qualche testa (già adesso la tv andalusa è all'affannosa ricerca del come è potuto succedere) e che ha ovviamente scatenato le reti sociali. Ma non solo. Gli andalusi, visto il clamore, hanno iniziato a pubblicare su youtube i video casalinghi, girati per avere un ricordo familiare della Noche Vieja e finiti con l'essere testimonianza dello stupore causato dall'epic fail di Canal Sur. I video sono davvero tanti e mostrano sì reazioni sorprese, ma anche il senso dell'umorismo degli andalusi: Canal Sur li ha traditi con la pubblicità e loro, superata la sorpresa, non si sono arresi: in ogni video c'è sempre qualcuno che prende l'iniziativa e inizia a contare, per mangiare i dodici acini d'uva, come la tradizione esige

Se andate su verne.elpais.com, c'è una bella selezione di video, qui quello che mi è piaciuto di più, sia per l'accento andaluso che per la reazione divertita dei giovanissimi protagonisti. Il messaggio per la posterità è chiarissimo e per Canal Sur sarà davvero difficile rimediare: Mai più las uvas su Canal Sur!



venerdì 19 dicembre 2014

Sei mesi di Felipe e Letizia sul trono di Spagna

Sei mesi fa, Felipe VI apriva il suo nuovo regno con una sobria cerimonia di insediamento, in una Madrid più affollata di quanto immaginato, ma ancora guardinga e diffidente, nei confronti del giovane Re. Non sono i sei mesi che hanno cambiato la Spagna, però sì che hanno cambiato la percezione della Monarchia e che le hanno dato una nuova credibilità.

Ci sono stati i viaggi di presentazione ai Capi di Stato più importanti d'Europa (compreso il Marocco, che non è Europa, ma che per la Spagna è come se lo fosse, visti gli storici legami culturali e gli evidenti vincoli geografici), ci sono state le numerose visite nella Spagna interior, per incoraggiare e sostenere attività e dialogo, l'idea di una Spagna moderna che potrà superare la crisi solo se saprà avere fiducia in se stessa, nelle proprie potenzialità e nel proprio futuro; ci sono stati i cambiamenti imposti alla Monarchia, da una contabilità più trasparente a un codice etico più rigoroso.

Accanto al Re c'è una giovane regina dinamica ed elegante, che si impegna per la Cultura, l'Educazione e la Sanità, che vuole essere il volto gentile dell'istituzione, che ha guadagnato molta popolarità, ma che non riesce ancora a convincere del tutto, a causa della passione per le operazioni estetiche e per gli orari da funzionario pubblico. Insieme hanno dimostrato di essere una squadra complementare, che ha una stessa idea della Monarchia e della Spagna. Se Juan Carlos e Sofia avevano stupito il mondo degli anni 70, con la loro gioventù e il loro coraggio, Felipe e Letizia si inseriscono perfettamente nei valori portati dai nuovi sovrani, saliti al trono negli ultimi anni: una Monarchia sobria, sottoposta ai vincoli del Parlamento, trasparente, con una Famiglia Reale presente, attenta e sensibile, per mostrare l'utilità dell'Istituzione. Felipe non è solo e non conta solo su Letizia. In queste ultime settimane hanno avuto un certo protagonismo anche Juan Carlos e Sofia, los Reyes eméritos, come li chiamano in Spagna per distinguerli dai sovrani regnanti: ci sono state settimane in cui Sofia ha avuto più atti pubblici di Letizia, recentemente re Juan Carlos ha ricevuto il Premio Tiepolo, con cui si sono riconosciuti i suoi legami con l'Italia e lui ha scherzato sui vantaggi della 'pensione'. Anche l'Infanta Elena di tanto in tanto appare in rappresentanza del fratello, pur non essendo più parte della Famiglia Reale, ma appartenendo 'solo' alla Famiglia del Re.

Sei mesi da sovrano, sei mesi di cambiamenti che danno una nuova direzione. L'ultimo è di ieri, giusto alla vigilia dei primi sei mesi da sovrani. Felipe e Letizia hanno reso noto il biglietto d'auguri che invieranno alle istituzioni, in occasione delle Feste di fine anno. Nessuna foto familiare, sorridente e affettuosa, come usavano in passato. Questa volta hanno scelto due foto del giorno dell'insediamento, una è stata scattata all'uscita dal Congreso de los Diputados e si vedono i Reali con le loro due bambine, la Principessa Leonor e l'Infanta Sofia, l'altra mostra Felipe e Letizia di spalle, mentre dal balcone del Palazzo Reale salutano la folla nella plaza de Oriente. Da anni Juan Carlos e Sofia avevano abbandonato le immagini familiari dei nipotini e ogni anno sceglievano un'opera del Patrimonio Nacional legata al Natale. Felipe ha voluto invece riaffermare la regalità del proprio ruolo, l'orgoglio del nuovo Capo di Stato, la consapevolezza che inizia una nuova tappa per la Spagna. Anche a Natale. L'attesa per il suo primo discorso di Natale non fa che aumentare, bisogna ammetterlo.



mercoledì 17 dicembre 2014

Fernando Alonso e Lara Álvarez, coppia a sorpresa di fine anno?

E' bastata una foto, una sola foto, la cui provenienza non è ancora chiara, per far scattare tutti gli allarmi: Fernando Alonso potrebbe aver dimenticato Dasha Kapustina tra le braccia dell'ennesima giornalista che bazzica intorno allo sport, Lara Álvarez. Non è ancora chiaro da dove provenga la foto, chi l'abbia scattata e come sia finita nel web. Sarebbe anche una foto del tutto innocente: si vedono Lara sorridente e, accanto a lei e di spalle, Fernando, insieme a un gruppo di altre persone, in una sorta di riunione dop la festa di Natale della Ferrari, a Maranello; non sarebbe una prova di romance, insomma. Ma nessuno sapeva che i due si frequentassero in privato.

Nuovo amore in arrivo sui media? Se fosse così, non ci sarebbe coppia più sorprendente in questo finale di anno. Che la storia d'amore tra Fernando Alonso e Dasha Kapustina non stesse vivendo il suo momento migliore lo si commentava da settimane: non solo la modella russa non si è vista agli ultimi appuntamenti della Formula 1, non solo sono ormai settimane che è in Russia, mentre Fernando ha la base a Dubai e lì ritorna tra un impegno e l'altro, non solo Dasha ha chiuso Twitter e ogni profilo sulle reti sociali, mantenendo solo Instagram, dove cancella ogni commento che si riferisca ad Alonso, ma qualche giorno fa è stato il suo compleanno e il pilota spagnolo non ha fatto alcun riferimento a lei nelle reti sociali (mentre 'prima' si scambiavano volentieri frasi e foto affettuose).

28enne, mora, dotata di uno sguardo espressivo e di un sorriso travolgente, Lara Álvarez è diventata famosa per essere stata la fidanzata tira e molla del madridista Sergio Ramos; si sono presi e lasciati così tante volte che si è perso il conto, fino agli Europei del 2012, quando Sergio le ha dedicato un gol, sperando di riconquistarla. All'epoca lei era l'inviata speciale del Moto GP, trasmesso da Mediaset, era disinvolta, sorridente e sapeva cavarsela, anche se si vedeva che non aveva mai visto prima un Gran Premio di motociclismo (mentre Sara Carbonero, che fa l'esperta di calcio, si perde in un bicchiere d'acqua e in un mare di banalità a ogni diretta). Poi la storia con Ramos è finita e, combinazione, è saltato anche il contratto con Mediaset, rotto improvvisamente e in modi amichevoli. Un ritorno nelle natali Asturie per ricaricare le energie, e poi Lara è ripartita alla conquista di Madrid, con i suoi occhi intelligenti e il suo sorriso luminoso. In attesa della giusta occasione ha accettato ospitate, ha collaborato in trasmissioni sportive dove inevitabilmente la mettevano a parlare di Ramos e della nuova compagna, l'esplosiva Pilar Rubio, e si è inventata un programma divertente su Internet, con il collega Ángel Martin. Poi è tornata nel grande giro e da qualche tempo è uno dei volti di Espejo Público, magazine mattutino di Antena 3.

Da qualche ora gira nel web la misteriosa fotografia di lei e Alonso e i media del corazón stanno cercando affannosamente spiegazioni ai rumores; a domanda dei colleghi la furba Lara risponde che non parla della sua vita privata e che i rumores questo sono, rumores (ma non è una smentita, notano in attesa, sia nel web che nei media); Fernando neanche lo contattano perché si sa come reagisce a ogni richiesta di informazioni sul suo privato. Ma.

Oggi pomeriggio Mediaset ha fatto sapere di aver contrattato di nuovo Lara Álvarez per un anno. Non si sa ancora in che ruolo. E allora partono i maligni: non è che Mediaset si è assicurata la Formula 1 e farà di Lara il suo nuovo volto? Comunque, è una malignità: fidanzata o meno di Alonso, si meriterebbe il posto più di certe bellissime che stanno dove stanno per avere per fidanzato un atleta popolare e mediatico.

Dal web spagnolo, la foto di Fernando Alonso e Lara Álvarez.