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giovedì 7 agosto 2014

L'Andalusia ha il miglior tasso di donazione degli organi del mondo

Non tutto è negativo per l'Andalusia. Campionessa di povertà e disoccupazione, in Spagna, la grande regione del sud ha un invidiabile record mondiale: il miglior tasso di donazione degli organi. Nel solo primo semestre del 2014 sono state effettuate 153 donazioni, che hanno permesso 358 trapianti di organi, salvando, o migliorando, la vita di centinaia di persone. E' il doppio del tasso di donazione europeo ed è il miglior tasso di donazione spagnolo: in Andalusia ci sono 36,2 donanti ogni milione di abitanti contro la media di 35,1 della Spagna.

Il maggior numero di donazioni ha riguardato i reni, anche tra persone vive: 227 dei 358 trapianti effettuati, infatti, ha riguardato i reni, 34 con donatori vivi; poi, nella classifica, ci sono le donazioni di fegato, del cuore, dei plmoni, del pancreas. Sei donazioni hanno riguardato i bambini.

L'Hospital Regional di Málaga, il Virgen del Rocio di Siviglia e il Reina Sofia di Córdoba sono gli ospedali più attivi sul fronte dei trapianti.

Da anni la Spagna è il Paese in cui si effettuano le maggiori donazioni di organi, non è chiaro perché questo successo appartenga a un Paese cattolico e mediterraneo e non, per esempio, a un Paese scandinavo e progressista. Non ricordo aver mai visto grandi campagne di sensibilizzazione sul tema, però sì, è molto difficile leggere sui giornali che, perdendo la vita una persona, per qualche ragione improvvisa, la sua famiglia non autorizzi la donazione. E' un concetto che deve aver fatto breccia in qualche modo nella cultura spagnola e che adesso appartiene al DNA di molte famiglie. Una delle ragioni per cui la Spagna dev'essere orgogliosa di se stessa.


venerdì 13 dicembre 2013

A Barcellona sperimentano un vaccino contro l'Alzheimer sui pazienti. Da gennaio 2014

I dissennati tagli alla Sanità da parte del Governo, non fermano i progressi né la ricerca della Medicina made in Spain, in una collaborazione virtuosa tra pubblico e privato. Dopo Natale verrà sperimentato su un paziente un vaccino contro l'Alzheimer, già testato sugli animali. Lo ha annunciato la Fundación ACE (Alzhéimer Centre Educacional), durante la presentazione di un centro dedicato ai pazienti di questa malattia, che sarà aperto a gennaio a Barcellona.
Il vaccino, con un nuovo esame del sangue per anticipare i tempi di diagnosi della malattia, è stato sviluppato dalla casa farmaceutica Arclon Biotech e permetterà di combattere l'Alzheimer nei suoi stadi iniziali, quando il cervello non è stato ancora irreversibilmente danneggiato dalla morte dei neuroni.
Il nuovo centro barcellonese per il trattamento e la ricerca sull'Alzheimer, realizzato da Grifols e dalla  Fundación ACE del Institut Català de Neurociències Aplicades, intende essere pioniere nello studio delle malattie neurodegenerative e si propone come un punto di riferimento internazionale; è stato concepito come uno spazio indipendente, "per facilitare diagnosi e ricerca". Tra i primi progetti a cui lavorerà c'è una terapia diretta ai pazienti nella fase medio-lieve della malattia e che prevede un ricambio plasmatico con l'albumina, con la partecipazione di 365 pazienti in vari ospedali, spagnoli e statunitensi. Con questa terapia si cercherà di controllare la malattia e impedire il suo avanzamento, in modo da garantire ai malati una certa autonomia.
In questo spazio, che si trova nell'Avenida Carlos III di Barcellona, i pazienti verranno seguiti e sottoposti a trattamenti clinici complessi, con procedimenti che, secondo la direttrice medica della Fundación ACE, sono simili a quelli della chemioterapia. Per questo si tratta di spazi grandi e confortevoli, che facciano sentire i pazienti in un ambiente tranquillo e accogliente.
La costruzione di questo centro, è stato spiegato durante la sua presentazione, è il culmine di dieci anni di collaborazione tra Grifols e la Fundació ACE. "Per noi l'Alzheimer non è più così  sconosciuto come prima e siamo convinti che possa essere diagnosticato prima e a prezzi ragionevoli" ha detto Boada, che ha invitato a "perdere la paura" di dire che si sta perdendo la memoria, in modo da essere seguiti e aiutati sin dai primi stadi della malattia e ritardare la perdita dell'autonomia. 


mercoledì 4 dicembre 2013

Estirpano un tumore alle ovaie di 25 kg a una donna, in Spagna. Solo cinque casi simili al mondo

Il Reparto di Ginecologia dell'Ospedale di Torrevieja, nella Comunitat Valenciana, ha eseguito con successo un'operazione di cui la letteratura scientifica registra solo cinque casi simili al mondo.
Con una complessa operazione durata un paio d'ore, l'equipe medica dell'ospedale ha estratto dall'addome di una donna di 47 anni, un tumore di ben 25 kg, con una lunghezza di 41 cm. "La donna, che percepiva una costante crescita nel suo addome" racconta il sito web dell'ospedale "si è recata all'Ospedale di Torrevieja per diverse molestie, mandata dal suo medico di famiglia. Dopo gli esami di routine e la TAC, una volta arrivata la diagnosi dal reparto di ginecologia, è stata sottoposta a una laparotomia, che ha permesso di confermare un tumore cistico gigantesco, che si estendeva dal pube fino all'appendice xifoide, alla base dello sterno". 
A causa di questa formazione, la donna aveva serie difficoltà alla minzione, alla digestione e alla respirazione. Tutti problemi spariti con l'estrazione del tumore, a cui è stata accompagnata anche un'isterectomia totale e l'asportazione dell'intero apparato riproduttivo.
Ai successivi controlli a cui è stata sottoposta, dopo i 5 giorni in ospedale e i venti di riposo, la paziente ha mostrato una perfetta ripresa: è tornata ad avere una vita quotidiana normale, senza più difficoltà, e il tumore, di natura benigna, come hanno accertato le analisi, non si è più riprodotto.
"In vita mia non avevo mai visto un caso di queste caratteristiche" racconta il dottor Eduardo Cazorla, Responsabile del Reparto di Ostetricia e Ginecologia dell'Ospedale "La complessità di questo tipo di interventi è molto alta, considerando le grandi dimensioni del tumore".
Su abc.es c'è una piccola galleria fotografica su questo tumore gigantesco; qui un'immagine, che dà un'idea di cosa si portava dentro la donna operata.


lunedì 21 gennaio 2013

Dalla Catalogna un nuovo metodo per diagnosticare i tumori ereditari al seno e alle ovaie

La ricerca muore, uccisa dai tagli che vogliono ridurre il debito della Spagna, ma continua a mostrare tutta la sua importanza per la qualità della nostra vita e per la nostra salute. In Catalogna l'Instituto Catalán de Oncología (ICO), nell'Instituto de Investigación Biomédica de Bellvitge (IBIDELL), ha sviluppato un nuovo metodo per diagnosticare i cancri ereditari al seno e all'utero, basato sulla sequenziamento estensivo dei geni BRCA1 e BRCA2. Il nuovo modello, che si è dimostrato molto efficace, è stato spiegato in un articolo della rivista European Journal of Human Genetics ed è basato su un'analisi genetica e bioinformatica.
"Negli ultimi anni i nuovi progressi nelle tecniche di sequenziamento, hanno comportato lo sviluppo di nuove piattaforme per sequenziare gli acidi nucleici, chiamate piattaforme di sequenziamento estensivo o nuova generazione di sequenziamento" spiegano i ricercatori dell'ICO "Questi miglioramenti hanno significato una rivoluzione nella ricerca biomedica, nel campo della genetica e della genomica. L'apparizione di sequenziatori di nuova generazione e la possibilità di combinare campioni di diversi pazienti, utilizzando gli identificatori, ha permesso di adattare queste nuove tecnologie alla diagnosi genetica"
Utilizzando le nuove conoscenze, la squadra di ricercatori guidata da Conxi Lázaro, ha sviluppato un protocollo completo, che permette sequenziare tutte le regioni codificatrici e le regioni adiacenti dei geni BRCA1 e BRCA2, responsabili dei cancri ereditari al seno e alle ovaie.
"E' un'approssimazione che ha permesso di identificare tutti i mutamenti puntali, anche in regioni di grande difficoltà tecnica come quelle omopolimeriche" spiega Conxi Lázaro. Il protocollo catalano si basa su un algoritmo proprio delle sequenziazioni estensive e delle analisi bioinformatiche, in grado di individuare tutti i mutamenti esistenti. negli studi per diagnosticare i due tipi di tumori, l'algoritmo ha dimostrato finora un'efficacia del 100%, e in più riduce i costi e i tempi di attesa dei risultati delle analisi.
Adesso i ricercatori dell'ICO e dell'IBIDELL sono impegnati ad applicare questa approssimazione che ha permesso l'algoritmo anche ai geni del cancro colorettale ereditario e alla Sindrome di Lynch, che determina questo tipo di tumori. Circa il 10% dei cancri che si sviluppano ha un'origine ereditaria ed è dunque evidente quanto siano importanti questi studi per poter prevenire l'apparizione dei tumori nelle persone che hanno una predisposizione familiare a svilupparli.

martedì 3 gennaio 2012

Studio spagnolo: la mancanza di manganese dietro osteoporosi e Alzheimer?

La mancanza di calcio potrebbe essere una conseguenza e non la causa dell'osteoporosi. Lo ipotizza uno studio spagnolo, pubblicato dalla rivista Frontiers of Bioscience, che ha trovato un legame anche tra l'osteoporosi e malattie come il morbo di Parkinson o l'Alzheimer.
Tutto parte dal 2005, quando le fratture delle corna dei cervi sono aumentati in modo allarmante. Gli studi del fenomeno, condotti dai ricercatori dell'Instituto de Investigación en Recursos Cinegéticos della Castilla-La Mancha, hanno scoperto che una delle cause della debolezza delle corna era la diminuzione di manganese. E' stato allora che la ricerca si è spostata sugli esseri umani, cercando una possibile relazione tra la diminuzione del manganese e l'osteoporosi.
"Studi precedenti sulle corna hanno dimostrato che il manganese serve per fissare il calcio e la nostra ipotesi è che quando il corpo umano assorbe meno manganese o tende a inviarlo ad altri organi che lo usano, come il cervello, il calcio non si fissa più bene e viene eliminato con l'urina" spiega Tomás Landete, uno dei ricercatori che hanno realizzato lo studio.
In questo modo la mancanza di calcio non è più la causa dell'osteoporosi, ma  una conseguenza della diminuzione del manganese. Ma questa non è la parte più importante del nuovo studio.
I ricercatori spagnoli ipotizzano che la mancanza di manganese potrebbe essere anche la causa di malattie degenerative come l'Alzheimer, il Parkinson o la demenza senile. Con l'età, infatti, il corpo umano tende ad assorbire di meno il manganese, un minerale fondamentale non solo per fissare il calcio alle ossa, ma anche per il funzionamento del cervello; e, davanti a una sua diminuzione, il corpo tende a trasferire il manganese dello scheletro al cervello, il suo organo più importante, dando così origine all' osteoporosi. Ma la diminuzione del manganese potrebbe causare le malattie del cervello. L'ipotesi si basa su uno studio realizzato nell'Ospedale di Hellín, in provincia di Albacete. Tra il 2008 e il 2009 sono stati operati per osteoporosi 113 pazienti, di questi il 40% aveva o ha sviluppato in seguito qualche malattia del cervello; non è successo lo stesso ai 68 pazienti operati per osteoartrite, una malattia della cartilagine e non delle ossa. La percentuale dei malati aumentava con l'età e solo tra chi era stato operato per osteoporosi.
La mancanza di manganese è dunque causa sia dell'osteoporosi che delle malattie mentali? Gli studi sono solo all'inizio e sono ancora tutti da confermare. Ma i ricercatori spagnoli credono di aver dato ai colleghi medici basi sufficientemente solidi per approfondire gli studi. "Al momento abbiamo un'ipotesi che è come una groviera. Ha basi solide, la relazione tra il manganese e la debolezza delle ossa, e molti buchi, che dovranno essere riempiti dai ricercatori medici. Questo non è più il nostro lavoro" commenta Landete.

lunedì 14 novembre 2011

Nelle cliniche per la fecondazione assistita della Costa del Sol l'80% delle pazienti è italiano

Non più solo Valencia e Barcellona per le italiane che sognano di diventare mamme e non possono a causa della restrittiva legge italiana (grazie a chi ha votato per Berlusconi, anche per questo).
Sulla Costa del Sol, un territorio che appena si affaccia a quest'attività, l'80% delle straniere che si sottopongono alla fecondazione assistita proviene dall'Italia. Il 20% restante è quasi tutto appannaggio delle donne inglesi: nel Regno Unito è stata introdotta una norma che impedisce l'anonimato dei donatori e, dunque, le donne in cerca di anonimato preferiscono volare in Spagna.
La Spagna è, con il Belgio, uno dei Paesi europei con la legge più permissiva. E non pensate che sia colpa di quel comunista di José Luis Rodriguez Zapatero, figlio del diavolo e di chissà chi altro. No, la legge sulla fecondazione assistita è stata introdotta dal Governo conservatore di José Maria Aznar  e appena ritoccata dai socialisti. E' una legge che praticamente vieta solo la selezione del sesso e il ventre in affitto; tutto il resto, per la ricerca di un figlio sano, all'interno della coppia o con la donazione di ovuli e seme, è permesso. Questo fa sì, per esempio, che l'Instituto Valenciano de Fertilidad sia uno dei più importanti del mondo; grazie a questa libertà ha potuto sviluppare tecniche che permettono di verificare, tramite test rapidi, se una donna può rimanere o meno incinta, evitando inutili trafile ormonali e psicologiche, e di controllare il grado di fertilità degli spermatozoi; sono tecniche che permettono un certo livello di successo anche alle donne con più di 40 anni. Di fatto il successo delle tecniche applicate dall'IVI tocca il 90% e in genere una donna rimane incinta dopo una media di tre trattamenti.
In Spagna sono attualmente attive oltre 300 cliniche per la riproduzione assistita e in tutte le italiane rappresentano un'alta percentuale delle clienti straniere. Italiane, inglesi, francesi e tedesche sono le donne che ricorrono maggiormente alla Spagna. Tutte a causa delle leggi restrittive dei loro Paesi.
In Germania la legge ammette i trattamenti solo per le donne sposate, in Francia sono proibite donazioni e trattamenti per le donne che hanno superato i 40 anni, della Gran Bretagna si è già detto; in Italia accedono ai trattamenti solo le donne sposate, ma con pesanti vincoli: non si può effettuare la diagnosi preimpianto per selezionare gli embrioni sani, non è ammessa la donazione eterologa, per cui una donna sterile non può diventare madre.
Il turismo riproduttivo sta diventando una vera e propria risorsa economica. Secondo dati pubblicati oggi da El Mundo, nella sola provincia di Málaga, dove questo tipo di attività è ai suoi inizi, il giro d'affari che ruota intorno alla riproduzione assistita sfiora i 600mila euro all'anno. E, nonostante la presenza di Torremolinos, storica località prediletta degli omosessuali d'Europa, la Costa non si è ancora lanciata sul mercato delle coppie lesbiche in cerca di un figlio. Lo ha fatto però Alicante, che ha partecipato recentemente al World Travel Market, per proporsi alle coppie lesbiche che vogliono diventare mamme.

mercoledì 29 giugno 2011

Letizia di Spagna premia la ricercatrice italiana Laura Soucek

I look di Letizia Ortiz non lasciano mai indifferenti. Sono ancora recenti le polemiche causate dalla sua passione per i minivestiti low-cost di Mango e Zara, ed ecco che lei si presenta a Barcellona, alla consegna della Borsa di Studio della Fondazione di Ricerca Oncologica (Fero) alla ricercatrice italiana Laura Soucek dell'Instituto de Oncología del Valle de Hebrón (VHIO), con un vestito tuta di Hugo Boss, nero e di seta. Un abito che le sta a pennello, ma che ha diviso gli osservatori delle cose reali. C'è chi lo ha considerato inadatto alla cerimonia, nel Museo di Arte Contemporanea, e più appropriato, con i suoi orecchini a cerchio e i suoi sandali dorati, per una serata di festa. E c'è chi invece lo ha considerato in linea con le tendenze dell'estate, che riportano in auge gli abiti a tuta (ah sì?!).
Insomma, Letizia fa sempre parlare di sé, anche quando non vuole e anche quando non deve.
La cosa importante della giornata barcellonese della Principessa è che grazie alla borsa di studio consegnatale, Laura Soucek, uno dei tanti cervelli in fuga dall'Italia, potrà continuare a sviluppare il suo progetto per identificare i componenti cellulari per inibire la oncoproteina Myc, presente nella maggior parte dei tumori. Suerte, Laura.
Il look di Letizia, dal web spagnolo







martedì 22 giugno 2010

Sul Sorcerer II, alla ricerca di batteri e geni per creare una cellula sintetica anti-inquinamento

Il viaggio inizierà a Valencia, a bordo del Sorcerer II, e percorrerà tutto il Mediterraneo alla ricerca di batteri e geni che possano contribuire alla fabbricazione di un organismo artificiale in grado di combattere l'inquinamento e il cambio climatico. Detta così sembra un'idea un po' folle, ma siccome dietro c'è Craig Venter, che ha ottenuto la prima cellula fabbricata in laboratorio e che ha fissato la sequenza del genoma umano, allora la cosa acquista un'altra dimensione. "In ogni centimetro cubico d'acqua ci sono un milione di batteri e oltre 10 milioni di virus" ha spiegato ai media a Valencia, prima di imbarcarsi nell'ennesima avventura. Perché abbia scelto il Mediterraneo come primo mare da scandagliare, lo ha spiegato immediatamente: "E' un mare diverso dagli altri, è uno dei mari con la maggiore pressione umana del mondo, con un ricambio delle acque molto più lento e questo fa sì che ci siano organismi molto diversi, con capacità di adattamento molto diverse da quelle che hanno in altri mari".
La partenza per il Mediterraneo avverrà nei prossimi giorni, ma la squadra di Venter è in città da mesi, per preparare la spedizione ("Si sono trovati così bene che adesso non hanno voglia di partire!" ha scherzato lui). E adesso lui è impegnato in diversi appuntamenti scientifici e promozionali; tra questi c'è un'intervista a El Pais in cui ha parlato dei geni, di filosofia, di confini che l'etica non sa come gestire.
Gli dicono che la cellula sintetica, creata in laboratorio dalla sua equipe, è stata considerata un progresso simile a quello permesso dagli studi di Copernico e Galileo e lui non si schernisce. Annuncia anche un libro per rispondere alla domanda di sempre: cos'è la vita? "Credo che la costruzione di una cellula sintetica dimostri che la vita è basata sull'informazione. Questa cellula si ottiene interamente da un genoma sintetico, fabbricato in laboratorio, a partire da semplici composti chimici, e pertanto dimostra che la base della vita è l'informazione genetica". Un'informazione che però non è sufficiente a portare la vita in altri pianeti: "Sono necessari altri componenti per leggere le informazioni. La questione toccata dal nostro esperimento è molto diversa dall'origine della vita, non ha niente a che vedere con l'evoluzione reale, con il modo in cui la vita nacque davvero sul pianeta. Il nostro lavoro non riguarda questa questione. Se uno sta disegnando una nuova auto da corsa, davvero non importa chi ha fabbricato il primo motore o chi ha inventato la ruota. Semplicemente usi queste conoscenze precedenti e costruisci a partire da loro.Non stiamo cercando di ricapitolare l'evoluzione biologica, ma di utilizzarla come punto di partenza per creare nuovi organismi".
Gli chiedono se c'è una sequenza del DNA che definisce la frontiera tra la vita e la materia inerte e lui spiega: "Ce ne sono molte e alcune volte può essere una sola lettera. Per esempio, il nostro primo tentativo di costruire la cellula sintetica non ha funzionato e abbiamo potuto provare dopo che la ragione è stata un solo errore, una sola lettera che mancava in una sequenza di un milione di basi. In questo vaso, questa sola lettera è la differenza tra il vivo e l'inerte".
Il discorso di Venter è affascinante, parla di manipolazioni dei geni per scrivere genomi da zero, "genomi che non esistono in natura, ma lo facciamo mescolando geni naturali in nuove combinazioni o geni naturali modificati artificialmente". E' l'uomo che influisce sulla vita e sull'evoluzione e che ne diventa protagonista perché "l'evoluzione non è più un fenomeno naturale. Con il disegno dei nuovi geni e organismi possiamo accelerare l'evoluzione di milioni di anni. L'albero della vita ha a partire da adesso nuovi rami, rami sintetici, perfettamente distinguibili da quelli naturali per i marchi di acqua che introduciamo nei suoi genomi. Si tratta di un codice dentro di un codice dentro un altro codice e bisogna decifrare il primo per poter capire il seguente".
I problemi etici conseguenti a questa evoluzione, per ora non sembrano toccarlo. Quando gli riportano le critiche del Premio Novel John Sulston, che non ha apprezzato la sua intenzione di brevettare la cellula sintetica, risponde: "Io non sono a favore del brevetto su esseri viventi né su geni naturali, ma se vuoi sviluppare un batterio che produca biocombustibile a partire dall'anidride carbonica atmosferica e l'energia solare, hai bisogno di proteggere la tecnologia con brevetti che giustifichino gli investimenti. E questo ha davvero poco di nuovo".

lunedì 3 maggio 2010

In Catalogna un chirurgo ricostruisce gratis il clitoride alle donne infibulate

Ci sono storie e persone che dimostrano come l'eroismo sia in fondo cosa di tutti i giorni e soprattutto di cittadini anonimi. Questa storia la racconta oggi El Periódico de Catalunya e ha per protagonista un giovane chirurgo, il 33enne Pere Barri Soldevila. Dopo aver imparato a ricostruire il clitoride all'Hospital Bichat Claude Bernard di Parigi, Barri opera gratuitamente le donne che hanno subito la mutilazione dei genitali all'Institut Dexeus di Barcellona. Finora ha ricostruito il clitoride di 25 donne tra i 20 e i 45 anni e altre 18 sono in lista d'attesa.
L'operazione di Barri, spiega il quotidiano, "consiste nell'apertura della parte cucita e nell'elimiazione delle cicatrici fibrose lasciate dal fango e dalle ceneri usati per bloccare l'emoraggia. Subito dopo estrae due o tre centimetri della parte interna del clitoride, con i suoi nervi e i vasi sanguigni e lo porta all'esterno. Quindi ricostruisce le labbra con la pelle intorno. Un mese dopo il 90% delle donne operate ha una zona genitale uguale a quella delle donne non mutilate". Secondo Barri il 75% delle donne operate recupera la sensibilità e "tre mesi dopo l'operazione può mantenere relazioni sessuali normali". Nella vita di molte di loro entra anche l'orgasmo, che raggiungono ogni due o tre relazioni. Per aiutarle a gestire le nuove emozioni e il nuovo corpo l'Institut Dexeus offre loro anche un sostegno psicologico precedente all'operazione, anche questo gratuito.
E' ovviamente la gratuità di tutto questo processo di recupero della femminilità per decine di donne subsahariane residenti in Catalogna quello che rende interessante questa esperienza. Per Barri non c'è però niente di straordinario in questo: secondo lui la ricostruzione del clitoride dovrebbe essere parte dei servizi offerti dalla sanità pubblica. In tutti i casi, lui sta aiutando alla formazione di nuovi chirurghi a Valencia e a Madrid, in modo che questa esperienza venga trasmessa anche nelle altre città.
Per le donne mutilate sottoporsi all'operazione non è decisione facile, soprattutto a causa dell'intorno in cui si muovono. Si potrebbe dire che temono meno il bisturi delle reazioni dei familiari, secondo i quali la mutilazione è strettamente collegata alla religione islamica, anche se poi storicamente non è così. L'infibulazione femminile, infatti, appartiene alle culture dell'Africa sahariana sin da prima dell'arrivo dell'Islam; in Egitto risale addirittura ai regni dei faraoni. Secondo i dati pubblicati da El Periódico de Catalunya, proprio a causa delle pressioni familiari e della cultura in cui sono cresciute, solo il 10% delle 600 donne di origine africana residenti nella Comunidad ha chiesto la ricostruzione dei propri genitali. E il 100% di chi ha più di 30 anni ha subito l'infibulazione da bambina.
Le donne sposate hanno discusso l'argomento solo con i mairiti, ma non con le famiglie; le più anziane rifiutano di operarsi. "Nessuna di loro vorrebbe l'infibulazione per le proprie figlie, ma poche pensano a operarsi" assicura la pediatra Inma Sau.
Sono le giovani donne nate e cresciute in Catalogna, che hanno subito l'infibulazione da bambine durante le vacanze nella terra d'origine o addirittura in operazioni clandestine nella stessa Catalogna, quelle che chiedono di essere operate. "Parlano catalano, hanno studiato e hanno chiarissimo il rifiuto dell'infibulazione, sono integrate nella cultura europea e non vogliono sentirsi diverse per la loro mutilazione" spiega Pere Barri. Che le aiuta a sentirsi indipendenti, libere, padrone del proprio corpo, femminili e integrate.

venerdì 15 dicembre 2006

Mamma dopo i 40: nuova tecnica a Valencia

L'Istituto Valenciano de Infertilidad, uno degli istituti europei più importanti per la fecondazione assistita, ha svelato l'uso di una nuova tecnica di congelamento degli ovuli, chiamata Cryo-top, che permette alle donne di diventare madri dopo i 40 anni: basta che congelino i loro ovuli di 25enni.
Si estrae l'acqua dall'ovulo e lo si conserva immerso in nitrogeno liquido, quando poi la donna decide che è giunta l'ora di diventare mamma, lo si ridrata e lo si reimpianta. Non c'è dunque bisogno di una donante, come succede oggi alle ultra 40enni che non riescono a procreare.
Per il copresidente dell'Istituto José Remohi il sistema Cryo-top, proveniente dal Giappone e perfezionato a Valencia, è "un'assicurazione sulla fertilità che permetterà alle donne di decidere della propria vita, affinché non lo faccia per loro la biologia".
Il prezzo del trattamento è intorno ai 2000 euro. Attualmente sono incinte 14 donne (5 delle quali straniere, due tedesche, due svizzere e una britannica) delle 22 che l'hanno tentato (il 64% contro il 30% delle tecniche finora utilizzate).
Da quando l'Italia si è dotata di una delle leggi più retrograde d'Europa sulla fecondazione assistita, l'Istituto valenciano è diventato meta di pellegrinaggio di numerose coppie; pochi giorni fa ha diffuso le cifre dei suoi bilanci, da cui risulta che le percentuali di italiane, belghe e americane sono notevolmente aumentate negli ultimi anni: non potendo usufruire in patria delle tecniche che permettono loro di essere madri, le donne italiane ricorrono alla più evoluta Spagna. Da oggi potranno contare su una tecnica in più. All'estero.