Visualizzazione post con etichetta Cucine e Gastronomie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cucine e Gastronomie. Mostra tutti i post

domenica 2 marzo 2014

Il piatto di jamón ibérico più grande del mondo è di Benarrabá (Málaga)

Un piatto di vero jamón ibérico di 47 metri quadrati, per realizzare il quale è stato necessario il contributo di ben 161 professionisti.
Sono numeri da Guinnes dei Primati e infatti a Benarrabá, località in provincia di Málaga e nei pressi di Ronda, oggi celebrano il record appena stabilito: il loro gigantesco piatto, è il piatto di jamón ibérico più grande del mondo. Tanto che per trovargli sistemazione hanno dovuto occupare la piazza del Comune.
A realizzare il record hanno collaborato numerose imprese della zona, che hanno donato i prosciutti. Ma non si tratta solo di golosità o goliardia: il record ha un fine benefico. Le razioni di prosciutto verranno vendute a 3 euro e l'incasso verrà destinato alla Caritas.
La foto, da diariosur.es, che ha dato la notizia di questo nuovo, curioso record.



sabato 22 febbraio 2014

Wikipaella, il sito web che difende la purezza della paella valenciana e vuole salvarla dalle imitazioni

Non penserete ci sia solo la pizza a subire aberrazioni in qualche parte del mondo! No, tra i tanti piatti che reclamano rispetto della tradizione e dell'autenticità, c'è anche la paella, che se non è il piatto nazionale spagnolo (i cugini insistono con la tortilla de patatas), è almeno il piatto intorno al quale vorrebbero riunirsi tutte le domeniche buona parte degli spagnoli.
Che succede alla paella? Sappiamo che è un piatto nato nella Comunitat Valenciana e da lì arrivato in ogni angolo di Spagna, con variazioni più o meno accettate dalla ricetta tradizionale. Una ricetta tradizionale che si declina in tre: la paella di terra, con carne di pollo e di coniglio, la paella di mare, con seppie e gamberi, e quella di pollo e lumache. La paella mista, con carne e pesce, che i ristoranti spagnoli amano vendere ai turisti, in realtà non è una paella, è un'aberrazione, secondo i puristi. E i ristoranti vendono troppe variazioni che poco hanno a che vedere con la paella valenciana autentica; succede un po' come con la pizza, già detto, che uno non è contro la creatività e le innovazioni, ma se sopra ci metti la mousse di cioccolato e il tiramisù, sarà pure buonissima, ma non è più pizza e chiamala in un altro modo.
"La paella è un concetto che evoca in noi molte cose: origini, tradizione, rituale, affetto per l'elaborazione, odori, sapori molto precisi… quasi qualcosa di ancestrale, non siamo d'accordo con il fatto che qualunque cosa con riso si possa chiamare paella. Ed è comprensibile che costi capire questo, perché è molto legato ai sentimenti culturali di un popolo. Ma è qualcosa che amiamo tanto e ci sembra così favoloso e ricco, che vogliamo trasmetterlo tale e quale alla maggior quantità di persone" spiega Paco Alonso al blog di elpais.com El comidista.
E' infatti El comidista, che annuncia la nascita di Wikipaella, una pagina web che intende difendere l'autentica paella dalle aberrazioni a cui la ricetta tradizionale è stata sottoposta.
"E' una pagina collaborativa" scrive il blog "che aspira a essere uno strumento online non solo per sapere dove trovare una buona paella o come farla, ma anche per diffondere la cultura che si muove intorno".
Le sezioni propongono una guida ai ristoranti che hanno nei loro menù la vera paella (per ora ci sono solo i ristoranti della Comunitat Valenciana) e invitano gli utenti a inviare la propria ricetta e a votare i ristoranti migliori. C'è anche un blog, che racconta tutto il mondo che circonda la paella: "Spiegherà gli elementi rituali del 'prepararsi una paella', racconterà le peculiarità degli alimenti che la formano e smonterà alcuni miti che circondano il piatto" scrive El Comidista.
Oltre a Paco Alonso, gli autori della Wikipaella sono Guillermo Navarro e José Maza, tutti imprenditori e valenciani doc, anche se magari residenti altrove. Nei loro viaggi, i tre hanno scoperto come la paella sia stata snaturata e tradita: "Come i giapponesi si identificano con il sushi e gli italiani con la pasta, noi della Comunitat Valenciana ci identifichiamo con la paella. Pe noi non è solo una semplice ricetta di riso, è uno dei pilastri della nostra identità culturale" spiega Navarro "Quando passi molto tempo lontano, la nostalgia ti spinge a provare altre paellas e allora inizia una sorta di #paellafails, arrosti tre delizie decorati con horror vacui e altri formati impossibili. Il che sarebbe un semplice aneddoto, se non fosse che viene presentato come authentic spanish paella o paella tradicional alenciana" E in più, si indigna ancora Navarro, si chiedono 22-30 euro a razione "per quest'infamia".
Dunque, per conoscere la vera paella valenciana e per difenderla, è nato wikipaella.
"Sicuralmente qualcuno li chiamerà integralisti. Talebani. Noiosi che non lasciano che ognno faccia la paella come gli pare. Ma non pe questo verranno meno al loro impegno. "Se adesso, in Giappone, c'è qualcuno che chiama integralista chi dice che il california roll non ha niente a che vedere con la gastronomia tradizionale nipponica, allora siamo integralisti"" conclude El Comidista, lasciando ai lettori ogni commento.
Il link per leggere l'articolo sulla paella, su El Comidista.


giovedì 13 febbraio 2014

Sfide impossibili: il cebiche più piccante del mondo, a Máncora. E anche la ricetta tradizionale

Curiosa sfida in corso, e senza data di scadenza, al ristorante Ecofundo La Caprichosa di Máncora, la più famosa località balneare del Perù settentrionale. Qui lo chef e proprietaio del locale, Henri Peter, sfida i clienti con il cebiche più piccante del mondo, non per niente ha chiamato la prova a cui li sottopone Inferno.
Il cebiche è il piatto nazionale dei peruviani, il più amato e rimpianto all'estero, si prepara con pesce freschissimo, che viene marinato in un composto che prevede anche la presenza dell'ají, un peperoncino piccante che abbonda nella cucina peruviana e che ha un numero notevole di varietà. Henri Peter prepara il suo cebiche infernale con i tre ajíes più piccanti del mondo: l'indiano Naga Bhut Jolokia, considerato il terzo pùi peccante del mondo, il Trinidad Scorpion, il più piccante del mondo fino al 2011, quando è stato superato dal Trinidad Moruga Scorpion, e il più temible del Perù, l'ají mono. "Per preparare il piatto, i tre ajíes macerano per tre mesi in acquavite di canna. Così cedono all'acquavite la sostanza che dà il piccante al peperoncino; lo coliamo e lo riduciamo al calore e il risultato è una salsa senza uguali nel Perù" assicura lo chef al quotidiano peruviano El Comercio.
Quindi prepara il cebiche in modo tradizionale e gli aggiunge la salsa, ma non lo serve con i tradizionali contorni, come le patate, che ridurrebbero la sensazione del piccante. La sfida Inferno è in vigore da dieci mesi e solo una quindicina di persone sono riuscite a superarla. Cosa si vince, alla fine? Niente di incredibile, una polo e una menzione nella lavagna del locale. Oltre alla soddisfazione di essere riusciti a terminare il cebiche più piccante del mondo, ovvio.
Se vi piacciono le sfide impossibili e visitate Máncora, sapete già cosa provare, il cebiche più piccante del mondo, al ristorante Ecofundo la Caprichosa, in Quebrada Fernandez.
Se siete più tradizionali e meno amanti del pericolo, anche culinario, c'è sempre la ricetta del cebiche, che potete provare senza rischi a casa, cercando ingredienti il più possibile peruviani; il cebiche è davvero il piatto nazionale del Perù, un piatto fresco e delizioso che in Italia si può mangiare come antipasto. Ecco la ricetta, tratta da comidaperuana.about.com, per sei porzioni.

1 kg di filetti di pesce fresco bianco, preferibilmente sogliola, corvina o dentice, l'essenziale è che sia molto fresco; 1 cipolla grande; 2 o 3 ajíes limo (peperoncini) o mezzo ají rocoto (peperoncino piccante); una ventina di limoni; sale; pepe nero; 4 rametti di coriandolo fresco; 1 dente d'aglio pestato; 2 choclos (piccole e tenere pannocchie di mais), 2 camotes (è un tipo di patata), 6 foglie di lattuga.
Si tagliano il pesce in cubetti grandi, il peperoncino in cubetti piccoli, togliendo i semi, quindi la cipolla alla julienne, in fettine molto sottili (per farle perdere l'intensità del sapore si può anche mettere la cipolla, già tagliata, a bagno in acqua con un cucchiaio di zucchero). Si taglia finemente anche il coriandolo, si tagliano in rotelle le pannocchiette di mais e le patate bollite in precedenza.
A parte si prepara il succo dei limoni, che non devono essere molto maturi e che devono essere spremuti non fino in fondo, per evitare che assumano il sapore amarognolo della buccia. Al succo si aggiungono sale, pepe e l'aglio, che vanno equilibrati secondo il gusto personale, e si mescola affinché i sapori degli ingredienti si integrino.
Una volta che il succo di limone è pronto, gli si aggiungono gli altri ingredienti preparati, l'ají rocoto, il pesce, la cipolla (sciacquata, se è stata messa nell'acqua e zucchero,m in modo che non le rimanga il sapore dolce), e il coriandolo. Quando gli ingredienti sono tutti nel recipiente, si mescolano con un cucchiaio metallico e non di legno.
Si lascia riposare per qualche minuto (la ricetta tradizionale dice non più di 5-10 minuti) e quindi si servono in un piatto con la foglia di lattuga, il mais e le patate e, eventualmente un po' di coriandolo come decorazione.

venerdì 24 gennaio 2014

La ricetta della papa a la huancaína, una delle 7 Meraviglie della cucina peruviana

La papa a la huancaína è una delle 7 Meraviglie della cucina peruviana (le altre sei sono il Seviche, il Lomo Saltado, l'Aji de Gallina, gli Anticuchos, il Chupe de Camarones e il Causa) ed è uno dei piatti nati nella storia recente del Paese. La sua invenzione risale infatti al XIX secolo ed è attribuita a un gruppo di donne che avevano un serio problema: alimentare un grande numero di operai ai tempi della costruzione della rete ferroviaria. La soluzione trovata si basò sulla patata, uno dei prodotti tipici del Perù (ce ne sono decine di varianti), e sulle uova sode, condite con un salsa speciale a base di rocoto, un condimento piccante. Arrivata a Lima, la ricetta subì la variazione con cui è conosciuta oggi: al posto del rocoto si usa l'aji amarillo, una specie di peperoncino giallo, un ingrediente indispensabile della cucina peruviana e senza il quale, assicurano nel Perù, un limeño non potrebbe vivere.
Su Twitter Perù mucho gusto, il profilo dedicato alla promozione della cucina peruviana nella rete sociale, pubblica regolarmente le immagini di piatti invitanti ed esotici. Stavolta, al pubblicare una foto della papa a la huancaína, ha pubblicato anche la ricetta, dal sito yanuq.com, che si propone come una sorta di ricettario della cucina peruviana. Al leggerla, non sembra difficile da realizzare e non propone ingredienti troppo esotici o difficili da trovare. Se volete provarla, eccola in italiano.
Ingredienti per 4-5 persone
5 aji gialli freschi, 2 denti di aglio, 400 grammi di formaggio fresco (ricotta o feta), mezza tazza di olio vegetale, 2 uova sode, 4 olive, 1 kg di patate gialle, lattuga, sale, latte (se necessario)
Preparazione
Pulire i peperoncini, togliendo le venature e i semi, e lavarli sfregandoli gli uni contro gli altri. Riscaldare un po' di olio in una padella e saltare i peperoncini, tagliati a pezzi, con i denti d'aglio pelati e lasciati interi. Quindi mettere il tutto in un frullatore, insieme al formaggio e all'olio e far frullare fino a quando si forma una crema omogenea; se troppo densa, potete aggiungere un po' di latte, fino a quando non raggiunge la consistenza che si preferisce.
La salsa si versa poi sulle patate bollite e tagliate a pezzi. Prima di essere servito, il piatto si decora con le uova sode tagliate a fette e con le olive. La tradizione vuole che la papa a la huancaína si serva su un letto di lattuga.
La foto, dal twitter di @perumuchogusto



ABC: ecco come nasce e come si produce il miglior jamón ibérico del mondo

Volete far arrabbiare uno spagnolo? Ditegli che il jamón ibérico non è niente di speciale (e se volete proprio offenderlo forever, aggiungete che il prosciutto crudo è molto meglio: non resisterà mai a rispondere con sarcasmo, visto il senso di competizione che i cugini sentono sempre con l'Italia). Più che della paella o della tortilla de patatas, uno spagnolo all'estero sente la mancanza del suo jamón, probabilmente il maggior segno d'identità della gastronomia iberica. Pure più della paella, con cui all'estero si identifica la cucina spagnola.
I media coccolano questo prodotto con affetto, spiegano come si taglia, come si conserva, come si mangia. Oggi ABC fa di più e propone un articolo su come nasce e si produce il miglior jamón del mondo (sono spagnoli, abbiate pazienza, non si scomodano mai per qualcosa che sia meno de 'il miglior del mondo' e, ovviamente, quasi sempre si tratta di un prodotto made in Spain). Il reportage riguarda il jamón ibérico di Joselito, uno dei più prestigiosi di Spagna, con esportazioni in tutti i continenti, un sito web di riferimento molto curato e un altro sito web, molto interessante, in cui, con la collaborazione di Ferràn Adrià, propone nuove ricette per rinnovare e assaporare il jamón ibérico. "La strategia commerciale del marchio consiste nell'essere presente nei miglior punti di vendita, nei più prestigiosi negozi gourmet e nei ristoranti di massimo livello, così da dare un'immagine di massima qualità che corrisponde all'eccellenza del prodotto" spiega ABC.
Le fincas in cui vengono allevati i maiali di Joselito si trovano nell'Estremadura, quasi ai confini con l'Andalusia, gli stabilimenti sono invece a Guijuelo, nella Castiglia e León. I maiali di Joselito vengono rigorosamente alimentati con le predilette ghiande, all'aria aperta e in campo libero. "Si calcola che in un allevamento in montagna, ogni maiale possa arrivare a consumare una tonnellata di ghiande, oltre 7 kg al giorno, cosa che gli permette di guadagnare dagli 80 ai 100 kg in poco più di tre mesi, il doppio del suo peso iniziale, nonostante sia in continuo movimento" scrive ABC.
Gennaio è il momento del mattatoio: il jamón ricavato dai maiali uccisi viene immesso sul mercato almeno un paio di anni dopo la maturazione. "Quest'anno il periodo del macello coincide con l'entrata in vigore di un nuovo regolamento, che stabilisce un'etichettatura più rigida, per distinguere bene la razza del maiale e il tipo di alimentazione a cui è stato sottoposto" avverte ABC. Ricordatevene al momento dell'acquisto.
Una volta ucciso il maiale, la zampa viene separata, con molta abilità, e poi sepolta completamente nel sale marino. "Tradizionalmente si considerava che dovesse rimanere interrata un giorno per ogni chilogrammo, ma la tendenza moderna è accorciare questo periodo per abbassare il punto del sale. La cosa difficile è trovare l'equilibrio perfetto, lavoro dei maestri jamoneros". In questa fase la zampa perde acqua e la carne si compatta. Quindi, superato questo periodo, le zampe vengono lavate, per togliere ogni traccia di sale, e passano ai secadores, "per una lenta stagionatura naturale, mediante un sistema ancestrale, adesso automatizzato, per cui le finestre vengono regolate in modo da permettere determinate correnti d'aria, e l'umidità viene regolata giocando sulle diverse temperature di giorno e di notte" commenta il quotidiano. Che aggiunge: "E' uno spettacolo vedere questi secaderos con migliaia di jamones appesi, con l'unghia in alto, perdendo, poco a poco, parte del loro grasso".
Passati circa sei mesi, siamo già in autunno, i pezzi vengono portati nelle cantine della stagionatura, dove vengono unti con strutto. In questa fase il jamón acquista le sue qualità definitive. "Un intenso, ma gradevolissimo aroma avvolge le sale della stagionatura" scrive ancora il quotidiano madrileno. In questo periodo, "il grasso si stabilizza e la carne prende il suo sapore definitivo. Quanto più lungo è il periodo di invecchiamento, maggiore sarà la qualità del pezzo. In tutto questo periodo, una zampa di maiale, di circa 6-8 kg nel macello, avrà perso circa il 30% del suo peso". E a partire da questo momento, il jamón è pronto per la vendita.
Ma come comprarlo? Intero o nelle confezioni in cui è già tagliato a fette? Tagliato a mano o dalle macchine? L'ideale sarebbe comprare l'intera zampa, ma ovviamente, "in casa si secca, si rovina, se non si consuma entro poco tempo". Quindi, se si è profani e si vuole assaporare il vero jamón ibérico, meglio acquistare le confezioni, che possono rimanere chiuse molti mesi (ma una volta aperte vanno ovviamente consumate in pochi giorni) e garantiscono le norme di sicurezza e di igiene.


giovedì 16 gennaio 2014

Buscando a Gastón: il primo documentario sull'ascesa dello chef peruviano Gastón Acurio

Tutti i grandi chef internazionali sono protagonisti di almeno un documentario che li ha seguiti dietro i fornelli, ha spiegato la loro filosofia e ha rivelato la loro passione. L'eccezione, finora, era Gastón Acurio, l'uomo che ha messo il Perù nella geografia internazionale della gastronomia e che ha fatto di Lima una tappa imprescindibile per i buongustai in viaggio in Latinoamérica.
Nei prossimi giorni uscirà sugli schermi peruviani Buscando a Gastón (Cercando Gastón), il primo documentario dedicato al geniale cuoco limeño, diventato, a 46 anni, uno dei volti più riconosciuti del Perù all'estero, l'immagine di un Paese che non teme più le etnie che lo compongono, nell'ansia di identificarsi con la cultura portata dagli europei, ma che, anzi, approfitta della loro ricchezza culturale per ritrovare la propria identità nazionale. Il documentario è firmato da Patricia Pérez, che con Acurio aveva già realizzato il cortometraggio Mistura: the power of food
Peruviana, trapiantata a Los Angeles, un paio di anni fa, Pérez ha proposto l'idea del documentario al cuoco, che ha accettato la proposta encantado. "Nelle prime riunioni gli ho spiegato che non potevo sapere cosa ne sarebbe venuto fuori, perché non ci conoscevamo. Gli ho chiesto di avere accesso a quello che faceva, per registrarlo. Ogni volta che venivo a Lima, lo chiamavo per chiedergli dov'era e lo raggiungevo. L'unica cosa di cui avevo davvero bisogno era poter avere accesso a lui tutte le volte" ha detto in un'intervista al quotidiano El Comercio.
Durante le riprese, la regista ha seguito Acurio nei suoi viaggi ed è rimasta impressionata dall'attenzione e dalla passione che suscita. "Il primo viaggio che abbiamo fatto è stato a San Sebastián, nei Paesi Baschi. Lo abbiamo fatto senza soldi, con una produzione indipendente, e ho visto cose incredibili, con l'emozione dei peruviani presenti all'evento. A partire da quel momento ho deciso che bisognava viaggiare ovunque con lui, altrimenti avremmo perso metà della storia". 

Il documentario dura 75 minuti e si concentra sull'attività professionale di Gastón Acurio: nessuna speculazione sulle sue possibili aspirazioni politiche, che per qualche tempo hanno messo in agitazione Lima. "Sarebbe stato troppo disordinato, se lo avessimo fatto" commenta la regista. Del resto, il personaggio Acurio è sufficiente, senza aggiungere le speculazioni. Lo si capisce leggendolo sulle reti sociali, sia quando difende con orgoglio i prodotti della terra e del mare del Perù e la filiera che vede in prima fila contadini, pescatori e allevatori, sia quando prende posizione negli episodi di discriminazione verso i mestizos o i quechua, sentendosi peruviano fino al midollo, sia quando propone nuove e rapidi e ricette, strizzando l'occhio all'immensa ricchezza e varietà di ingredienti del suo Paese. 

Poche settimane fa, per celebrare il menù degustazione con cui dice addio al suo vecchio locale Astrid&Gastón, trasferito adesso alla Casa Moreyra, Acurio ha scritto un bell'articolo su El Comercio, in cui ha ripercorso la sua storia straordinaria, di figlio dell'alta borghesia limeña, con un padre impegnato in politica, a cui nasconde la passione per la cucina e fa credere di studiare Diritto a Parigi, essendosi invece iscritto a una scuola di Alta Cucina Francese. In un articolo di qualche tempo fa, su El Pais, Mario Vargas Llosa, che conosce bene la famiglia, aveva raccontato di come Acurio sr si fosse prima infuriato per la bugia del figlio, quindi si fosse arreso alla sua passione, per diventare poi suo orgoglioso sostenitore.
All'inizio della sua attività Astrid&Gastón proponeva una cucina francesizzante, come quella appresa a Parigi, poi "poco a poco, quasi dal primo giorno, i nostri ricordi, la nostra cultura, le voci che ci circondavano, hanno iniziato a costruire nei nostri cuori la necessità di mettere in discussione e di cercare di capire quale fosse il nostro ruolo come cuochi nel Perù. Non siamo stati gli unici: dietro di noi, un'altra generazione agitava i nostri cuori, intorno a noi tutta una generazione sentiva la stessa cosa. Poco a poco foie gras e compagnia hanno ceduto il passo a cebiches, tacu tacus e saltados. Poco a poco la nostra cucina iniziava a conservare le cose buone apprese in Europa, mentre dava forma e sentimento peruviano a tutto quello che facevamo". Così è nata la cucina peruviana celebrata in tutto il mondo (recentemente il Perù ha vinto di nuovo i World Travel Awards, come miglior destinazione culinaria del mondo). E cosa significhi per il Perù lo spiega ancora Acurio nel suo articolo: "La cucina peruviana si è trasformata un giorno in un movimento a cui Astrid&Gastón ha aderito senza condizioni: fare della nostra cucina una potente arma di promozione del Perù nel mondo e di generazione d'orgoglio e di opportunità tra i peruviani". 20 anni dopo l'apertura del ristorante di Gastón e di Astrid, la bionda tedesca che ha conosciuto  a Parigi e che lo ha seguito a Lima, si può dire che l'obiettivo sia stato raggiunto.
Lo conferma anche Patricia Pérez con le sue parole ammirate: "E' incredibile come Acurio si senta impegnato nei confronti del Perù, lo si vede in tutto quello che fa. Il ruolo di Gastón è ispiratore, la gente lo guarda con occhi pieni di speranza e il mio obiettivo è fare un film piacevole, affinché la gente che lo vede si dica che, anche dalla sua piccola trincea è possibile cambiare le cose".
Su youtube c'è il trailer di Buscando a Gastón e speriamo che qualche Festival europeo gli dia la visibilità che questo singolare peruviano merita.

mercoledì 15 gennaio 2014

La ricetta della vera sangria, d'ora in poi solo made in Spain

Il Parlamento Europeo ha stabilito che potrà essere chiamata sangria solo la popolare bevanda di vino e frutta prodotta in Spagna e Portogallo. Non che all'estero sarà vietato produrla, ma i consumatori dovranno essere avvertiti che non è un prodotto spagnolo e il miglior modo di avvertirli è utilizzare un altro nome. Bella idea, Strasburgo: quando faremo lo stesso per evitare che all'estero chiamino pizza, parmigiano o pesto certi obbrobri che niente hanno a che vedere con i prodotti originali?
Gli spagnoli celebrano giustamente il successo in difesa di uno dei loro prodotti enogastronomici più famosi e più apprezzati, in patria e all'estero. Così ABC pubblica oggi la ricetta della vera sangria, che potrete produrre a casa vostra (e amen se non potete più chiamarla sangria).
Ricetta per 4 persone:
1 litro di vino rosso (non dev'esere necessariamente di ottima qualità, spiega ABC, ma neanche il peggiore del negozio, meglio se è giovane e con una buona gradazione), 2 arance spremute o il succo di due limoni, 4 pesche tagliate a pezzi, 3 cucchiaiate di zucchero, gazzosa o Cointreau (non necessari), ghiaccio.
Una volta pelate e tagliate a fette le pesche, si mettono in una caraffa grande, meglio se di argilla, e si aggiungono il vino, lo zucchero, il succo dei limoni o delle arance. Si mescola tutto bene e si lascia riposare per almeno un paio d'ore in frigo. Al momento di servirla si aggiunge molto ghiaccio. Se si vuole meno alcolica si può aggiungere la gazzosa, in caso contrario, affinché risulti più forte, si possono aggiungere un po' di Cointreau o di rhum. Decorarla con alcune fette di limone o aracia, mescolare la bevanda e servirla.
Se non siamo in periodo di pesche, si possono uilizzare altri tipi di frutta, come la mela.


venerdì 3 gennaio 2014

Cinque blog spagnoli per il 2014

Sono cinque blog in spagnolo che amo particolarmente, in cui mi piace tornare, sia per gli argomenti che propongono sia per lo stile di scrittura dei loro autori sia per i commenti che i lettori lasciano. Sono blog, che offrono un punto di vista interessante, originale e appassionato (cosa sarebbe il mondo, senza passione?!) su argomenti piuttosto distanti tra di loro: i viaggi intorno al mondo, le cucine del nostro pianeta, la politica spagnola, due città come Madrid e Siviglia. Non li perderò di vista nel 2014 e ve li segnalo, magari, se parlate spagnolo, potrebbero esservi utili, potrebbero appassionarvi, potrebbero diventare una lettura piacevole e interessante per scoprire altri punti di vista.
Secretos de Madrid. L'autore, Manuel García del Moral, è un giovane appassionato di Madrid: storia, cultura, aneddoti, non c'è niente che gli sfugga e non c'è quartiere della capitale spagnola che gli sia estraneo. Riesce a scoprire i segreti che si nascondono dietro ogni facciata e riesce a trovare qualcosa di inedito persino sui lampioni della plaza Mayor. Nel blog, foto d'epoca, recensioni su locali e attività commerciali non sempre negli itinerari turistici, ma proprio per questo più preziose per i turisti, aneddoti che spaziano nei secoli, dalla Famiglia Reale al Real Madrid, dai monasteri scomparsi ai grandi parchi, dalla metropolitana ai grattacieli di Chamartin. Imperdibile, se a Madrid non volete vedere sempre le solite cose o se volete saperne di più sulle solite cose. 
El Comidista. Per me è uno dei migliori blog di elpais.com, è firmato dal giornalista Mikel Lopez Iturriaga e parla di cucine e ricette internazionali, con curiosità e senza pregiudizi. Ci sono reportage, consigli di esperti e dello stesso autore, ricette di ogni dove, menù ad hoc per le varie occasioni presentate dal calendario. Sorprende per la freschezza, incuriosisce per la mancanza di sarcasmo e arroganza, che caratterizza (quasi) sempre gli spagnoli quando si parla di gastronomia, aiuta a scoprire nuove culture e nuovi piatti, fa venire voglia di provare ricette sorprendenti. Imperdibili anche i commenti dei lettori, che non sono solo spagnoli e che offrono i loro consigli e le loro scoperte. Certo, capita poi anche di leggere che i panettoni spagnoli hanno ormai  superato gli italiani. E vabbe'.
El blog de Paco Nadal. E' l'altro miglior blog di elpais.com. Paco Nadal è un viaggiatore instancabile, si avvicina ai luoghi più disparati con la stessa leggerezza, la stessa innocenza e la stessa curiosità, ha il miglior atteggiamento per conoscere e rispettare il nuovo. Riesce a scatenare appassionate con discussioni tra i suoi lettori e difficilmente dimenticherò quella volta in cui è stato aggredito perché aveva osato definire il Cervino la montagna più bella del mondo, lasciando da parte l'infinita lista di montagne spagnole, "che niente hanno da invidiare" (frase preferita dai nazionalistissimi cugini). La cosa curiosa è che nella lista dei Paesi da visitare non c'è l'Italia, la cosa bella sono il suo spirito aperto, i viaggi che propone e le curiosità che svela, che aiutano a saperne di più anche a chi viaggia solo dal proprio computer. 
Adrián Yánez Romero. Ho scoperto Adrián Yánez su Twitter, seguendo il serial tv Isabel, sulla vita di Isabella di Castiglia. Continuavo a leggere di persone entusiaste delle chicche che regalava questo Adrián Yánez durante la trasmissione della serie, fino a quando, incuriosita, ho iniziato a seguirlo. Gli approfondimenti che offriva in 140 caratteri sulla trama di Isabel erano sempre sorprendenti: alla fine, dopo la puntata di Isabel, erano d'obbligo Google e i tweets di Adrián per saperne di più. Di lì il passo a visitare il suo blog è stato breve. Sivigliano, innamorato della sua città, nel suo blog offre dettagli inediti di storie, edifici e personaggi piuttosto noti, spesso legati a Siviglia, ma a volte no. Si ritorna sempre a leggerlo, con curiosità, sapendo che non se ne uscirà delusi.
Zona Critica. E' il blog collettivo di eldiario.es, la prima espressione del quotidiano digitale, che ha raccolto reportage e opinioni in attesa della nascita ufficiale del sito web. In esso si trovano analisi quasi sempre alternative della situazione politica, economica e sociale spagnola; si trovano voci che non hanno spazio altrove e che spesso hanno maggiori rapporti con quello che si ascolta dire da conoscenti e amici spagnoli. E' la coscienza critica della Spagna, sia per questo presente di crisi sia per il passato irrisolto. Ma non è solo di Spagna: le critiche e le analisi riguardano anche l'Europa, il capitalismo ingordo, il socialismo inadeguato. Ci sono articoli sulle alternative possibili alla restrizione dei diritti, alla privatizzazione dello Stato Sociale. E' la Spagna che non smette di crederci.


martedì 31 dicembre 2013

Dieci consigli per comprare un vero jamón ibérico (prosciutto spagnolo)

Non sono mai sufficienti i consigli spagnoli per comprare un vero jamon ibérico, uno dei prodotti della loro gastronomia di cui gli spagnoli sono più orgogliosi (giustamente).
Se siete in vacanza in Spagna e volete portarvi a casa questa prelibatezza, non perdetevi questi dieci consigli di Manuel López, fondatore di Reserva Ibérica e uno dei principali esportatori del prosciutto spagnolo all'estero, al blog gourmet di revistavanityfair.es.
Per comprare un jamón intero valutate questi elementi:
1 Che sia di buona razza. Il jamón deve avere l'unghia nera e la caviglia molto sottile. Il pezzo dev'essere stilizzato e presentare una buona massa muscolare.
2 Il grasso esterno deve avere un colore dorato e avere una tessitura che permetta di trapassarla con una pressione del dito
3 Se prendiamo un pezzo di grasso e lo strofiniamo tra le dita, deve diventare olio. E' il segnale della presenza di acido oleoso, e, pertanto, segnale che l'animale ha mangiato sufficienti ghiande in campagna
4 Al fare pressione sulla carne, deve presentare una consistenza adeguata, non molto blanda, che indica poca cura, né molto dura, che indica che il prosciutto è troppo secco
5 Chiedi che ti mettano giù il jamón. Gli aromi che emette all'essere calato devono essere gradevoli. L'esperto può addirittura sapere se sarà un prosciutto salato o no.
E una volta aperto…
6 Quanto è più bordeaux il taglio, meglio. Più età ha l'animale e più ha vissuto all'aperto.
7 Il grasso intorno alla carne deve avere una leggera tonalità rosacea
8 Le venature di grasso ripartite all'interno del taglio devono ricordare le venature del marmo
9 Il taglio deve brillare, sembrare verniciato. Quando il jamón è davvero di bellota, il grasso si fonde a bassa temperatura e dà questa sensazione al taglio
10 I punti bianchi nel taglio sono un buon segno. Appaiono sono a partire da un certo momento della maturazione e quanto più tempo di lenta maturazione ha un jamón, più sarà intenso il suo sapore.



lunedì 30 dicembre 2013

Una ricetta originale e andalusa: gamberi in salsa di cioccolata

Se cercate un piatto curioso, insolito e originale, con cui arricchire il vostro cenone di Capodanno o anche una delle cene a cui tenete, c'è questo piatto, che la sezione di ricette dell'ABC di Siviglia indica tra i 10 piatti con cui colpire i commensali nella Notte di Natale (ma noi non ci facciamo porre limiti e usiamo le ricette nei momenti che ci sembrano più opportuni). Gamberi in salsa di cioccolata.
Ammettiamolo, l'accoppiata incuriosisce o fa fuggire. Facciamoci incuriosire (anche perché i gamberi sono uno dei prodotti prediletti della cucina delle famiglie spagnole, soprattutto nelle grandi occasioni, dunque ci dev'essere qualcosa di speciale se la reazione sivigliana di un quotidiano conservatore li propone con la cioccolata).
Questa è la ricetta di ABC:
36 gamberi, 100 gr di cioccolato fondente, 2 dl di olio d'oliva, 2 cipolle, 1 foglia d'alloro, un rametto di timo, 1 kg di pomodori maturi, 3 denti d'aglio, 50 gr di mandorle fritte, 1 dl di bordo di pesce, un pizzico di zucchero, sale e pepe
Si fanno cucinare i gamberi in una pentola, in abbondante acqua salata e una foglia di alloro. Una volta cucinato, si passano immediatamente in un recipiente con acqua e ghiaccio, per bloccare la cottura. Si pelano e si mettono da parte.
In una casseruola, con un po' di olio di oliva, si soffriggono la cipolla e i denti d'aglio, tutti ben tagliati. Quindi si aggiungono i pomodori, anch'essi tagliati in pezzi, il timo, un pizzico di zucchero e il brodo di pesce. Quando il soffritto sarà a punto si aggiunge il cioccolato, che si è fatto fondere a bagno maria, e si aggiunge un pizzico di pepe nero. Si lascia cucinare per qualche minuto.
Si pongono i gamberi su un vassoio o su un piatto e si versa la salsa spolverata con mandorle fritte e tagliate.
ABC suggerisce di servire con una guarnizione di riso bianco (siamo solo noi italiani, praticamente, che usiamo il riso come primo piatto); i gamberi possono anche essere cotti alla piastra. Il piatto può essere servito tutto l'anno ed è un primo piatto.
Buen provecho!



martedì 24 dicembre 2013

L'aeroporto di Madrid ristruttura l'area commerciale: arriva il primo ristorante di jamón ibérico

Il Terminal 4 dell'aeroporto di Madrid sta rimodellando la sua zona commerciale: alla fine dei lavori ci saranno ben 25mila metri quadrati per negozi, ristoranti, grandi marchi internazionali, una sorta di Milla de Oro trasferitasi dal Barrio de Salamanca a Barajas, per far sentire a proprio agio tutti i tipi di viaggiatori, siano managers o famiglie con bambini. La Tè-Cuatro, come è popolarmente chiamata dagli spagnoli, è il termina più importante di Barajas, la prima vetrina della Spagna per chi arriva con gli aerei delle più importanti compagnie di bandiera del mondo (le compagnie low-cost atterrano e decollano dalla T1 e dalla T2). Ma è anche l'ultima vetrina di Spagna per chi è in partenza e ha tempo a disposizione, da spendere tra negozi di tutti i generi, organizzati intorno a piazze, che, a loro volta, presentano anche zone per managers, con collegamenti a Internet, per i turisti, che intendono mangiarsi velocemente un panino e correre al gate, per le famiglie, con spazi ad hoc per i più piccoli. La distribuzione degli spazi e la stessa illuminazione sono stati ispirati dalla Metropolitana madrilena, con l'idea di rappresentare, con le luci al neon di diversi colori, invece che le varie linee della Metro, i vari servizi offerti, con in primo piano posizioni dei gates e gli spazi per il relax e lo shopping.
La ristrutturazione creerà una zona commerciale che non avrà niente a che invidiare alle grandi vie dello shopping della capitale; ci sarà un'area tutta dedicata alla moda, il MAD FAshion Hub, che riunirà marchi prestigiosi come Carolina Herrera, Bulgari, La Prairie, Salvatore Ferragamo, La Perla alle grandi catene di casa, Zara, Massimo Dutti, Uterqüe. Nell'area dei ristoranti ci saranno 47 esercizi commerciali, tra cui Kabuki, un locale con una stella Michelin.
Ma uno dei ristoranti più curiosi è La Bellota Sabores Ibéricos, il primo ristorante dedicato solo al jamón, il prosciutto spagnolo, aperto in un aeroporto. Già aperto, offre ai turisti e ai viaggiatori "un estero menù originale, a base di maiale iberico, che potrà essere consumato sia ai tavoli che al bancone, così come in uno spazio in cui il taglio a mano del jamón de bellota, presentato in formato showcooking, sarà il protagonista" secondo quanto spiegato da Áreas. Le degustazioni riguarderanno jamones di ogni parte di Spagna: Teruel, Salamanca, Huelva o Cáceres, tutti offerti con vini spagnoli. I piatti del menù sono tutti a base di jamón, con insalate varie, affettati e ricette segrete elaborate dal ristorante. "L'obiettivo è offrire la cliente un'esperienza sensoriale completa, tanto con i supporti interattivi, come schermi con applicazioni informative, quanto con la decorazione e gli elementi audiovisivi".




mercoledì 18 dicembre 2013

Una nuova attrazione turistica per Siviglia: dall'estate 2014, il Mercato-Gourmet, sul Guadalquivir

Sarà tra pochi mesi, nell'estate del 2014, che Siviglia inaugurerà quella che si preannuncia come una delle più interessanti attrazioni turistiche del suo futuro prossimo: il Mercato-Gourmet delle Naves de Barranco, sulle rive del Guadalquivir, a un lato dello storico Ponte di Triana. I suoi promotori preferiscono parlare di un mercato gastronomico, perché gourmet, spiega Francisco Rivera Ordóñez, torero trasformatosi in imprenditore, ha un significato troppo elitario e snob, concetti che non sono nelle intenzioni. L'idea, aggiunge l'altro promotore, il giornalista Carlos Herrera, è trasformare le Naves de Barranco in un posto per i sivigliani, non solo per i turisti: "Per questo verranno offerti prodotti tipici di questa terra: frutta, salumi, formaggi, verdure di alta qualità, da gustare con una Cruzcampo ben fresca. E' un progetto fatto da sivigliani per i sivigliani".
Sarà un mercato che verrà inserito nella vita sociale e culturale cittadina, perché aspira anche a ospitare la presentazione di libri, concerti dal vivo e anche i pregones, i discorsi inaugurali, della Settimana Santa, delle corride o del Rocío.
I progetti, come si vede sono ambiziosi e degni di ogni simpatia.
Lo meritano non solo la vita culturale di Siviglia (ogni volta che una città si arrichisce di uno spazio di incontro e di confronto è un'allegria), non solo la passione enogastronomica della città, ma anche le Naves de Barranco, una delle più belle strutture architettoniche cittadine. Sono state costruite nel XIX secolo come sede del mercato del pesce e, come molte architetture di quel periodo, sono in vetro e ferro, leggere e luminosissime, quasi eteree. Nel corso degli anni si sono viste ospitare mostre temporanee, gli Uffici del Turismo e di nuovo esposizioni, sempre inadeguate ai loro grandi spazi, come se non si sapesse come occuparli.
Poi è arrivata l'idea di un mercato gourmet, ispirato al mercato di San Miguel di Madrid, anch'esso ospitato in una deliziosa struttura di vetro e acciaio di fine Ottocento. E, bisogna dirlo, ci si è innamorati subito di questa proposta: non solo le Naves de Barranco tornavano in qualche modo alle loro origini, offrendo di nuovo prodotti alimentari, ma diventavano un punto chiave del turismo. Poste in uno degli angoli più belli di Siviglia (provate a guardare un tramonto o un'alba dal Ponte di Triana!), con davanti il Guadalquivir, che si intravede tra gli alberi del lungofiume, a poca distanza da Triana, dalla Giralda e dai monumenti del centro, le Navas si propongono prepotentemente come un must, per chiunque voglia conoscere le eccellenze della gastronomia andalusa, con la certezza della loro qualità e della loro filiera. E saranno anche un'esaltazione dello stile di vita e della qualità della vita di Siviglia: ci si immagina già nella terrazza che ospiterà i tavolini all'aperto, tra il Guadalquivir e il Ponte di Triana, assaggiando i piatti della cucina locale e godendo del tepore della primavera o dell'autunno, ascoltando le lingue deliziate di tutta Europa.
Per Siviglia si tratta di un'importante iniziativa economica; gli studi di mercato stimano almeno 600-900mila visitatori all'anno, con una creazione di un centinaio di posti di lavoro diretti e circa 200 indiretti si parla di un movimento d'affari intorno ai 7-12 milioni di euro all'anno, secondo il sindaco José Ignacio Zoido.
I lavori di ristrutturazione di questo gioiellino dell'architettura ottocentesca sono iniziati in questi giorni. Una bella galleria fotografica delle Naves che saranno è su elcorreoweb.es. Mancano poco più di sei-sette mesi all'estate del 2014 e non si vede l'ora.






sabato 14 dicembre 2013

Lo chef Gastón Acurio e le tentazioni della politica: si candiderà alla Presidenza del Perù?

"Se me lo chiedi adesso, ti direi che non è possibile. Oggi ti dico che non è possibile. Domani non lo so". E' bastata questa sola frase di Gastón Acurio, in un'intervista concessa al quotidiano El Comercio, per mettere in subbuglio il mondo politico peruviano. Il celebre chef, uno dei più importanti del mondo, il più famoso di Latinoamérica, il principale artefice dell'attuale successo internazionale della cucina peruviana, aspira a correre per la Presidenza della Repubblica, alle elezioni del 2016? 
Acurio, classe 1967, appartiene a una famiglia di attivisti politici, suo padre, l'ex senatore Gastón Acurio Velarde, è stato Ministro delle Infrastrutture e Opere Pubbliche del governo di Fernando Belaunde Terry. Sul suo profilo di Facebook e nelle sue interviste, il famoso chef interviene volentieri a dire la sua sulla situazione politica del Perù. Anche le sue scelte professionali sono, in fondo, una dichiarazione politica: la difesa dei prodotti autoctoni contro quelli geneticamente modificati delle grandi multinazionali, per valorizzare le mille culture del Perù, la difesa delle eccellenze della gastronomia locale come risorsa culturale, turistica ed economica, l'impegno per utilizzare solo prodotti di una catena alimentare sicura, fatta di saperi solidi e antichi, che diano lavoro di qualità ai contadini, allevatori e pescatori, peruviani, l'esaltazione della qualità come risorsa, per creare posti di lavoro e vincere la povertà. 
A Lima possiede vari ristoranti, con filiali in America e in Europa, ha una rubrica televisiva in cui visita i ristoranti dei colleghi ed esalta i loro sapori, ha una scuola di cucina, con cui aiuta i giovani peruviani di talento, senza risorse economiche, ad avere un futuro migliore. Potrebbe vivere a New York, a Londra, a Madrid o a Parigi, coccolato e vezzeggiato dai media, come un Ferràn Adrià delle Ande, non molla Lima e il desiderio di fare del Perù un Paese migliore, più ricco e più egualitario, anche attraverso tutte le professioni e i saperi della catena alimentare.
Uno chef Presidente della Repubblica? I sonni dei politici di mestiere, che sognano di prendere il posto di Ollanta Humala, sono agitati. Come può un uomo senza passato politico, senza cultura politica, senza alcuna esperienza, diventare il Capo dello Stato? Gli osservatori delle cose limeñas sono perplessi e sostengono che Acurio non ha ancora deciso se scendere o meno nell'arena politica. "Sta tastando il terreno, non ha ancora deciso" dice l'analista politico Antonio Zapata al quotidiano La República.
Per le elezioni è ancora presto, mancano due anni, i nomi dei possibili candidati sono gli stessi di una decina d'anni fa: gli ex presidenti Alejandro Toledo e Alan García, la figlia dell'ex dittatore Alberto Fujimori, Keiko. Non c'è rinnovamento, i cittadini sono insoddisfatti della classe politica, ovvio che un nome nuovo come quello di Gastón Acurio, uno dei peruviani più riconosciuti e più rispettati all'estero, desti curiosità e interesse. E' l'outsider perfetto: giovane, brillante, benestante, capace di dire no alla sua famiglia tradizionale, per inseguire il sogno di diventare cuoco e realizzarlo con il successo internazionale che ha raggiunto. Potrà essere più di questo?
Nella stessa intervista a El Comercio, Acurio traccia la sua idea di Paese: "Dicono che il fine di ogni società sia la felicità. Ma no. In realtà è la libertà, colei che ti fa raggiungere la felicità. Qual è il ruolo dello Stato e di chi è stato scelto per lavorare per lo Stato? Fare il necessario per raggiungere questa libertà". 
Davanti a tanta attenzione e a tanto revuelo, subbuglio, Acurio ha diffuso un comunicato in cui ha ribadito il suo no alla candidatura elettorale, senza però rinunciare a dire la sua sul Perù del prossimo futuro: "Il Paese avrà bisogno di un presidente che sappia unire tutte le forze politiche, economiche e sociali, per affrontare le sfide urgenti richieste. Solo così si potrà arrivare al 2021 con il Perù che tutti sogniamo. (...) Lo dico tre volte nell'intervista. Questo leader non sono io". Chiarissimo, come chiarissimo che non smetterà di seguire il dibattito politico: "Sono un cittadino che ama il proprio Paese, che sogna di vederlo ai più alti livelli e che lavora per questo. (...) Come tutti, ho un'opinione, una lettura e una visione del mio Paese. Ma solo questo". E poi conclude: "Il Perù avanza ogni giorno grazie al lavoro di milioni di peruviani che si alzano per rendere realtà i loro sogni, con i loro sforzi, la creatività e l'impegno. E continuerà a essere così. Grazie a loro, non c'è marcia indietro. Sempre avanti". Il che può essere uno slogan per una campagna elettorale.



giovedì 5 dicembre 2013

Il Perù batte Italia e Francia: è la miglior destinazione culinaria del mondo ai World Travel Awards

Né l'Italia né la Francia né i rampanti Messico o Spagna. La miglior destinazione culinaria del mondo, secondo i World Travel Awards (WTA), è ancora una volta il Perù, che ha ottenuto il premio per il secondo anno consecutivo. E' il premio più importante dell'industria turistica mondiale e quest'anno ha compiuto vent'anni, con una cerimonia di consegna dei premi organizzata a Doha, nel Qatar. Il Perù ha battuto la concorrenza di solide tradizioni gastronomiche, come quelle di Cina, Francia, Giappone, Italia, Messico, Malesia, anch'esse presenti nella categoria in cui ha trionfato.
Il riconoscimento dei WTA è come la ciliegina sulla torta di un'espansione internazionale vertiginosa. Lima è considerata da tempo la capitale culinaria di Latinoamérica, quella in cui si cuociono, mai detto meglio, le tendenze più interessanti della gastronomia del subcontinente; da Santiago, da Bogotà e da varie capitali latinoamericane si organizzano weekend ad hoc, con tour nei migliori ristoranti limeños. Mistura è la fiera gastronomica più importante del Cono Sur, capace di richiamare decine di migliaia di persone, interessate a conoscere da vicino le creazioni dei grandi chefs, i nuovi prodotti, la cucina di strada, gli ingredienti introvabili. Il turismo gastronomico è una delle voci più interessanti del turismo peruviano.
Ma nel Perù dalla storia millenaria e dalle mille convivenze, la gastronomia è anche un forte elemento di identità nazionale. Si può essere quechua, mestizos, europei o asiatici, però davanti alla ricchezza della cucina locale, agli ingredienti che offre e alle ispirazioni portate da tutte le emigrazioni, si è tutti soprattutto peruviani.
Per il presidente della Sociedad Peruana de Gastronomía (Apega), Bernardo Roca Rey, il riconoscimento non solo contribuisce all'identità nazionale, ma anche all'inclusione sociale e all'alleanza tra cuochi e campesinos. "Siamo una grande squadra e tutti noi che facciamo parte della catena del sapore che è la nostra gastronomia,  abbiamo vinto: agricoltori, pescatori, camerieri, cuochi, commensali, tutti abbiamo lavorato per questo e abbiamo dimostrato che possiamo ottenere grandi cose".
A credere nell'alleanza tra chefs e produttori c'è anche Gastón Acurio, lo chef più famoso del Perù, considerato il migliore di Latinoamérica e uno dei più importanti del mondo. Nei suoi numerosi articoli Acurio difende la biodiversità del Perù, vera ragione della sua grande ricchezza gastronomica e si appella sempre ai contadini affinché non si lascino tentare dalle sirene delle multinazionali e continuino a coltivare i prodotti degli antenati, difendendo l'identità culturale del Perù e, in fondo, la qualità della sua gastronomia e l'innovazione della sua economia. Perché Acurio lo ha ribadito anche in questi giorni di successo internazionale: "La gastronomia è un potente strumento di promozione turistica per il Perù".

venerdì 22 novembre 2013

Natale 2013 in Andalusia: AVE e alberghi sivigliani distribuiranno il Mantecado di Estepa. La ricetta

Il Mantecado di Estepa è uno dei dolcetti tipici del Natale andaluso, viene prodotto tradizionalmente, e in modo artigianale, nella zona di Estepa, una delle cittadine storiche della provincia di Siviglia, quasi a metà strada tra il capoluogo e Granada e a poca distanza da Antequera, già in provincia di Málaga. I natali di questo dolcetto, citato sin dal XVII secolo e codificato un secolo fa, se li contendono sia Estepa che Antequera, ma è un fatto che tutti lo conoscano come Mantecado di Estepa.
Cos'è esattamente questo dolce? La definizione arriva direttamente dall'Unione Europea, a cui la Spagna si è rivolta per proteggere la denominazione d'origine del suo prodotto. "La denominazione Mantecados de Estepa è tradizionalmente utilizzata per designare un tipo di dolce natalizio che si produce nella regione di Estepa" si legge nel sito web "I Mantecados de Estepa si presentano sotto forma di palline di pasta cotte al forno, ottenute mescolando farina di frumento, strutto e zucchero a velo, che costituiscono gli ingredienti comuni, cui si aggiungono altri ingredienti, a seconda della varietà del Mantecado de Estepa che si vuole ottenere: alla cannella, artigianale, all'olio d'oliva, alle mandorle, al cacao, alla noce di cocco, al limone, alle nocciole e alla vaniglia. In via del tutto eccezionale, nei Mantecados de Estepa all'olio d'oliva lo strutto viene sostituito con olio d'oliva extra vergine. I Mantecados de Estepa sono di color marrone dorato, esternamente compatti ma soffici all'interno; la superficie presenta leggere crepature ma è morbida al palato. I Mantecados de Estepa sono di forma arrotondata ed hanno un peso massimo di 50 grammi."
Avendo adesso idea di cos'è il Mantecado di Estepa, pronti per le prossime domande? Sarete a Siviglia nelle settimane pre-natalizie? Viaggerete sui treni ad alta velocità? Dormirete nei Paradores o in qualche albergo di Siviglia e provincia? Se avete risposto sì a una di queste domande, riceverete in omaggio i mantecados di cannella di Estepa.
La Provincia di Siviglia, RENFE e i Paradores Nacionales hanno infatti raggiunto un accordo per distribuire ben 9,8 tonnellate di Mantecado de Canela di Estepa, nelle loro strutture, dal 4 dicembre 2013 al 6 gennaio 2014. RENFE distribuirà il dolcetto sull'AVE e sui treni a lunga percorrenza in viaggio tra l'intera Andalusia, Madrid, Valencia e la Catalogna. I Paradores Nacionales distribuiranno 115mila mantecados tra i propri clienti e gli alberghi sivigliani avrano a disposizione 75mila dolcetti per fare la stessa cosa.
La promozione dei mantecados tra i turisti è una delle iniziative più importanti del Natale sivigliano ed è una delle ultime iniziative messe in campo dalla Provincia per unire, ancora una volta, gastronomia e turismo, e per spingere chi visita la regione a scoprirne anche le eccellenze enogastronomiche.
Se non sarete in Andalusia per Natle e siete rimasti comunque incuriositi da questo dolcetto, potete visitare il sito web http://www.mantecadosdeestepa.com/, che, in spagnolo, fornisce molte informazioni storiche e alcune ricette dei mantecados.

Questa ricetta del mantecado di cannella arriva dal sito web asopaipas.com (c'è anche un'altra versione, dal sito web italiano cafebabel.it)
Ingredienti:
750 gr di farina, 375 gr di strutto, 375 gr di zucchero a velo, 20 gr di cannella (l'autrice dice di aver aumentato le dosi di cannella per far apprezzare ancora di più il suo sapore)
Si mette a tostare la farina, e da questa operazione dipende gran parte del successo della ricetta: dev'essere stesa su un vassoio da forno e rimanere a 120° per circa 40-50 minuti; è importante mescolare, di tanto in tanto, affinché tutta la farina sia tostata. Quindi la si toglie dal forno e la si lascia raffreddare. Una volta fredda, le si aggiunge lo strutto, lasciato a temperatura ambiente, quindi lo zucchero e la cannella. Si mescolano tutti gli ingredienti per qualche minuto e poi si stendono fino a formare una pasta alta circa 2 cm, si tagliano anche con un bicchierino, per dare loro la caratteristica forma rotondeggiante e si mettono in forno, preriscaldato a 180°, per circa 30-40 minuti. Una volta tirati fuori dal forno, si lasciano raffreddare completamente prima di consumarli.


mercoledì 20 novembre 2013

Dove mangiare a Siviglia: sconti del 50% nei ristoranti gourmet, con la card gratuita di Restaurant50

Non solo tapas per chi visita Siviglia e vuole conoscere la geografia culinaria della città. Alcuni dei più apprezzati ristoranti cittadini, di gamma medio-alta, si sono riuniti per offrire un servizio in grado di soddisfare anche i turisti che non sempre dispongono del budget necessario per frequentarli.
La Restaurant50 è una tessera che permette di avere il 50% di sconto sui piatti presenti sul menù, esclusi i dessert e le bevande. All'iniziativa partecipano ristoranti di ogni genere, non solo della cucina tipica andalusa o mediterranea, ma anche di cucina argentina, italiana o vegetariana.
Nel sito web di Restaurant50, c'è l'elenco di tutti i ristoranti aderenti, con orario di apertura e numero di telefono per prenotare (per usare la Restaurant50, la prenotazione è obbligatoria); ci sono anche utili suggerimenti e dritte. Per esempio, dal menù del ristorante Albarama, nella centralissima plaza de san Francisco, non bisogna perdere il Salteado de langostinos con arroz y alioli (gamberi saltati con riso e salsa alioli) e il Somolillo ibérico con foie mi-cuit y salsa de shiitake (il solomillo ibérico è un filetto di carne iberica). Del ristorante La Raza, nello splendido Parco di Maria Luisa, uno dei posti imperdibili di Siviglia, e non solo perché è davanti alla turistica Plaza de España, si pubblica in .pdf il  menù,  e si di assaggiare il Solomillo de buey (bistecca di bue), il Pez espada a la champiñonera (pesce spada con champignon) e la famosa Cola de toro Maestranza.
Viene già l'acquolina in bocca solo a leggere le schede dei ristoranti e le dritte che sono state preparate per ognuno.
I locali aderenti a Restaurant50 sono finora 17, i promotori dell'iniziativa contano di arrivare a 25, non solo per far conoscere a turisti e sivigliani la gastronomia locale e fomentare il turismo eno-gastronomico, che ha in Siviglia una delle sue mete predilette in Spagna, ma anche per sostenere la gastronomia gourmet locale.
La card può essere richiesta gratuitamente nel sito web, restaurant50.com, e può essere utilizzata per un mese. Per chi invece non è a Siviglia per un soggiorno turistico e conta su maggior tempo, ci sono due altre tessere, la semestrale, che costa 30 euro e l'annuale, 50 euro. I soci, finora, sono 1500. Per chi visita la città, un'ottima idea per conoscere i suoi due volti, quello più informale delle tapas con cerveza, al bancone di un bar, e quello più elegante e gourmet dei ristoranti dell'alta gastronomia. 


lunedì 18 novembre 2013

Siviglia, capitale mondiale della tapa: i locali si sfidano, turisti e clienti scelgono il vincitore

Circa 140 locali di Siviglia e della provincia partecipano, fino al 9 dicembre, a una grande gara, che ha come giudici i turisti e i sivigliani. E' la seconda edizione di Siviglia, capitale mondiale della tapa, che vuole esaltare uno degli elementi più caratteristici dello stile di vita sivigliano, quel tapear, andare per tapas, che anima le notti della città e permette di assaggiare gustosissimi mini-piatti della gastronomia locale. 
Le tapas sono infatti piccoli assaggi di prodotti così diversi come il formaggio manchego e il jamón, il salpicón de mariscos (una specie di insalata di mare) e le uova alla flamenca (uova al sugo), il polpo alla galiziana e le melanzane al formaggio, i calamari fritti e il solomillo al whisky. Ogni bar sivigliano ha le proprie tapas di riferimento, religiosamente indicate con il gesso in un'apposita lavagna; nei menù di molti ristoranti, accanto ai piatti, ci sono i prezzi per le tapas e per la ración, il piatto intero. La tradizione vuole che le tapas si consumino con una copa de vino (un bicchiere di vino) o un boccale di cerveza, la birra spagnola; la leggenda che spiega la loro nascita sostiene che siano state inventate per evitare che gli avventori dei bar bevessero a stomaco vuoto, con i conseguenti danni. Le prime tapas erano piccoli panini con formaggio, salumi, olive; il tempo poi ha raffinato la creatività dei baristi fino a trasformarle in piccoli assaggi di piatti prelibati e, addirittura, in piccoli piatti in proprio, indipendenti. Di fatto, mangiare tapeando, spostandosi da un bar all'altro per consumare tapas sempre diverse, è un'abitudine non solo sivigliana, ma ormai spagnola (a nord, in Euskadi, la stessa tradizione si mantiene con i pintxos, nati con lo stesso scopo delle tapas ed evolutisi in vetrina raffinata della cucina basca). 
Da tempo le tapas sono diventate un must per i turisti che visitano Siviglia: le guide indicano i migliori locali in cui consumarle e in centro non c'è bar o ristorante che non le offra nel proprio menù. I quotidiani locali, Diario de Sevilla ed El Correo de Andalucia in primis, dedicano servizi compiaciuti ai bar storici e a quelli della periferia proletaria, esaltando le produzioni caserecce, il rispetto della tradizione e l'uso dei prodotti locali (in questo senso i bar più distanti dal centro storico caro ai turisti tendono a essere più credibili. Meglio dirigersi verso la parte profonda di Triana e verso l'Alfalfa che verso Santa Cruz, per dire). Sono un modo economico per conoscere da vicino la gastronomia sivigliana: il loro prezzo non supera i 4 euro e, in questi anni di crisi, è sceso intorno a 2 euro (nella zona dell'Alfalfa e di San Lorenzo si trovano facilmente a 2,5 euro l'una); i bar partecipanti al concorso offrono tapa + bibita a 2,5 euro. Si potrebbe dire che le tapas sono l'invenzione più invidiabile della cucina spagnola, dati i loro prezzi, la loro varietà e la loro efficacia per presentare la gastronomia.
Sevilla, capital mundial de la tapa è organizzato dall' Asociación Empresarial de Hosteleros, con la partecipazione di Provincia, Turismo di Siviglia e  Fondazione Cruzcampo. Difficile, in effetti, immaginarsi una tapa senza un boccale di birra Cruzcampo al lato: lo dice un'astemia che più astemia non si può, che ha osservato, ma non ha imitato, e che alla birra ha sempre preferito il tinto de verano, il vino rosso mescolato con l'aranciata o la gazzosa. Con questo concorso Siviglia intende promuovere la sua tradizione gastronomica, approfittando dell'autunno e di tutti i suoi prodotti. 
Ci sarà una giuria di esperti che valuterà le tapas in concorso, per ogni categoria (tapa d'autore, gourmet, più sivigliana, più naturale, ecc), e ci sarà il voto popolare, di sivigliani e turisti, che sceglieranno le proprie tapas preferite. Le votazioni avverranno sia attraverso le schede che si troveranno nei locali partecipanti al concorso, sia attraverso il web, con l'app Sevilla, Capital Mundial de la Tapa, disponibile sia per IOS che per Android. 
Nel sito web del concorso, c'è la lista dei locali partecipanti con le loro tapas.

giovedì 14 novembre 2013

Turismo in Andalusia: l'Itinerario Gastronomico dei Funghi ad Aracena (fino al 9 dicembre 2013)

Che la Sierra de Aracena, in provincia di Huelva e a poco meno di un'ora da Siviglia, sia una delle migliori terre spagnole per cercare e mangiare funghi, si era già detto su Rotta a Sud Ovest. Ma quest'anno la raccolta sta procedendo così bene che Aracena ha inaugurato un Itinerario Gastronomico dei Funghi, di cui i turisti potranno approfittare fino al 9 dicembre 2013, in pieno ponte dell'Immacolata (e della Costituzione in Spagna).
All'iniziativa partecipano 17 bar cittadini con 34 diverse tapas a base di funghi a un prezzo di 2 euro ognuna.
Dalle crocchette di funghi e jamón ai cannelloni di melanzane e funghi, dagli gnocchi di coda di toro con crema di ovoli a, addirittura al gelato di porcini, le tapas avvicinano alla cucina locale e ai mille sapori dei funghi di stagione. I partecipanti alla Ruta Gastronómica de la Seta de Aracena possono anche vincere una notte per due persone in un albergo di Aracena, una cena in uno dei locali partecipanti all'iniziativa o una cesta natalizia: bastano i timbri di cinque locali nel TapaPorte per partecipare al concorso.
Se nelle prossime settimane siete in vacanza tra Siviglia e il Portogallo, avete un'altra ottima ragione per fare un salto nella Sierra de Aracena, imperdibile in autunno per i colori dei suoi paesaggi, i sapori della sua cucina e il fascino andaluso di Aracena.
Tutte le info, su www.turismosierradearacena.com.

domenica 27 ottobre 2013

Come gustare e rinnovare il jamón ibérico: le nuove (e facili) ricette di Ferran Adrià per JoselitoLab

Cosa succede se uno degli ingredienti più amati della gastronomia spagnola, il jamón ibérico, incontra uno dei migliori chefs del mondo, il catalano Ferran Adrià? Succede che nasce il progetto JoselitoLab, attivo con un sito web e una app per smartphone.
Joselito è uno dei marchi più prestigiosi di prosciutto spagnolo e ha chiesto a Ferran Adrià e al suo staff di El Bulli di reinventare il jamón ibérico, con nuove ricette di consumo, in modo da approfittare al massimo sia delle sue qualità che delle sue parti meno conosciute e meno consumate, come l'osso o lo stesso grasso. In questo modo sia il pubblico degli aficionados che quello dei professionisti ha a disposizione un ampio ventaglio di ricette, per rinnovare il repertorio e far conoscere meglio il prosciutto. "Abbiamo mostrato gli usi del jamón ibérico anche per Paesi in cui è sconosciuto o in cui, servito crudo, così come lo consumiamo in Spagna, magari non avrebbe successo" spiega Adrià dando così una matrice culturale ed economica a JoselitoLab. Mentre José Gómez, quarta generazione del marchio, teorizza: "E' un progetto che riguarda tutto il settore del prosciutto spagnolo, non solo il jamón Joselito".
Il sito web approfitta al massimo le opportunità offerte dalle tecnologie della Rete; tutte le ricette sono dotate di una parte descrittiva e di un video, che aiuta a seguire passo a passo la loro realizzazione e che è pensato per un pubblico internazionale e non necessariamente parlante lo spagnolo (nessuna voce narrante, ma solo musica di sottofondo, mentre i gesti chiari dello chef illustrano la realizzazione della ricetta e, di tanto in tanto, le didascalie in spagnolo e in inglese spiegano tempi e temperature di cottura e ingredienti). Le pagine sono aggiornate e sono al passo con le curiosità dei lettori: è stagione di funghi, dunque non mancano le ricette che esaltano il sapore del jamón accompagnato da quello dei funghi; il sito promette una nuova ricetta ogni settimana. Il blog soddisfa le curiosità degli aficionados: non solo i migliori posti in cui gustar un jamón o le nuove tendenze nella gastronomia, ma anche i trucchi per realizzare le migliori foto dei piatti o le ultime news dalle attività degli chefs internazionali.
Il fiore all'occhiello sono ovviamente le ricette, i cui video possono essere esportati. Qui due delle ricette più affascinanti della stagione: il jamón ibérico con funghi e, un po' più complessa e decisamente promettente, il cuore di carciofi con uova di pernice e jamón ibérico.
Tutte le altre ricette, su www.joselitolab.com



venerdì 18 ottobre 2013

Nessuno mangia peggio dei messicani, i più obesi del mondo. L'allarme di medici ed esperti

Il Messico è in allarme: medici ed esperti avvertono che l'obesità potrebbe causare nei prossimi anni un vero e proprio collasso del sistema sanitario. I messicani sono il popolo più obeso del mondo: il 32,8% della popolazione è obeso, una percentuale superiore al 31,8% degli Stati Uniti, che detenevano il poco invidiabile primato fino a poco tempo fa; il 70% dei messicani è sovrappeso. L'uomo più grasso del mondo, per dire, era il messicano Manuel Uribe, arrivato a pesare ben 590 kg, prima di decidere che era troppo e sottoporsi a un trattamento strettissimo, che lo ha aiutato a perdere 200 kg. E non solo. Il vero e proprio allarme lo scatena l'obesità infantile, che supera il 35%. 
Cosa succede nel Messico?
Succede che i messicani mangiano male, hanno una delle diete peggiori del mondo, nonostante la loro cucina sia tra le più apprezzate del pianeta. Sono consumatori instancabili di bibite gassose e dolci: la media del consumo annuo di Coca Cola è di 172 litri a testa. Non è raro, scrivono i media locali, che i bambini piccoli bevano dal biberon bibite gassose e zuccherate. E anche gli adulti ingeriscono quantità di calorie esagerate: la combinazione di tacos o enchiladas con Coca-Cola o simili, è una vera e propria bomba calorica.
A peggiorare le abitudini alimentari dei messicani si sono messi i fast food e la passione per la comida callejera, il cibo da strada: tacos, tamales, fajitas, enchiladas. Tutte deliziose tentazioni che la cucina messicana ha esportato nel mondo e che nel Paese si consumano per strada, con risultati disastrosi. Per esempio, se una persona si ferma in uno dei tanti posti ambulanti per prendersi tacos con una Coca-Cola, ingerisce 100 calorie per taco e 250 calorie per 600 ml di Coca Cola; quindi un breve spuntino, uno sfizio fuori pasto, significa circa 500 calorie in corpo.
"Si è resa quotidiana una dieta che era esclusiva delle feste, resa perversa dagli ambulanti per strada, su cui il Governo non esercita alcun controllo per qualità e quantità di alimenti venduti. Molti messicani mangiano ogni giorno in questi posti in strada, il che, mescolato con le bibite zuccherose riunisce in un solo pasto gli attivi cancerogeni della frittura ripetuta di olio, dei grassi saturati degli alimenti ingeriti e le alte dosi di fruttosio delle bibite" spiegano gli esperti ai media messicani.
E che sia chiaro a tutti, queste nuove abitudini alimentari messicane, che molto hanno a che vedere con le ossessive campagne pubblicitarie di bibite e fast-food, non hanno niente a che vedere con la cucina tradizionale, non per niente da qualche anno Patrimonio Immateriale dell'Umanità. La dieta tradizionale messicana è tanto sana quanto quelle europee: il Paese conta su una grande varietà di frutta e verdura, la tortilla con frijoles, uno dei piatti tipici, più amati dalle famiglie messicane, offre un sano e importante apporto di calcio, fibra e proteine. Insomma, in discussione non è la cucina messicana, ma la passione dei messicani per la comida-basura, il cibo-spazzatura, mangiato senza controllo quantitativo e qualitativo degli ingredienti utilizzati.
Da una parte le responsabilità dell'industria, che non intende perdere i propri guadagni, anche con aggressive campagne pubblicitarie (è stato calcolato che un bambino messicano vede fino a 15mila spot di bibite all'anno) e che quindi boicotta ogni tentativo di mettere ordine nella dieta della popolazione. Dall'altra un Governo che non fa molto per controllare i posti ambulanti di vendita del cibo né organizza molte campagne di sensibilizzazione per una dieta sana. Dall'altra uno stile di vita sempre più sedentario, con molte ore di lavoro e poche possibilità di praticare sport.
Il risultato è "una bomba a orologeria" per il sistema sanitario del Paese. Il diabete rischia di diventare un problema sociale: un messicano su sei è malato e nel 2011 il diabete causato dall'obesità è diventato la prima causa di morte; il 26% delle morti è stata causata da problemi collegati all'obesità: ipertensione, fegato grasso e cancri associati. A questo bisogna aggiungere le enormi differenze sociali del Paese, per cui il 60% della popolazione non ha un'assicurazione per la sanità. I numeri della bomba che si sta preparando in Messico parlano chiaro.