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martedì 4 febbraio 2014

Barack Obama risponde ad Alejandro Sanz e riconosce l'importanza dell'Artico per il clima terrestre

A luglio 2013 Alejandro Sanz ha visitato l'Artico con Geenpeace e ha promesso che si sarebbe occupato della difesa del suo delicato equilibrio. Prima ha messo in agitazione i suoi fans nelle reti sociali, affinché si sensibilizzassero sulla necessità di proteggere l'Artico dalle trivellazioni petrolifere, quindi è passato all'azione politica.
Il 17 settembre il cantante ha incontrato Barack Obama alla Casa Bianca, per un concerto, e gli ha consegnato una lettera, con cui gli chiedeva di guidare la difesa dell'Artico e di creare un'area protetta, libera da ogni ricerca di petrolio, per salvaguardare il delicato ecosistema, da cui dipende la vita e la sopravvivenza della stessa razza umana (vi immaginate cosa sarebbe delle nostre coste e delle nostre pianure, se i ghiacci dell'Artico si sciogliessero?).
Da alcuni giorni Alejandro giurava su Twitter che aveva una bella sorpresa da raccontare e che lo avrebbe fatto lunedì 3 febbraio, alle 11 spagnole. Così è stato. Ieri mattina ha rivelato di aver ricevuto la risposta alla sua lettera dallo stesso Presidente degli Stati Uniti, che si impegna a difendere l'ecosistema artico. "L'Artico gioca un ruolo importante nei nostri sforzi per far fronte al cambio climatico" gli ha scritto Obama. "Durante troppo tempo c'è stata una relazione intima tra le compagnie petrolifere e l'agenzia federale che ha permesso loro di perforare alla ricerca del petrolio. Sembra come se i permessi fossero dati, spesso, con poche garanzie di sicurezza, da parte delle compagnie petrolifere".
Sanz non nasconde la gioia che gli procurano le parole di Obama: "Lo ringrazio enormemente per la risposta positiva a una richiesta personale che gli ho fatto a nome di Geenpeace e dei milioni di persone che hanno firmato una petizione per la protezione dell'Artico. Il suo impegno rappresenta un appoggio enorme per la nostra causa" ha detto il cantante a El Pais "Normalmente i leaders si impegnano a parole su tutto, ma per iscritto è un'altra cosa. Mi è sembrato coraggioso da parte sua sostenere la nostra causa attraverso una lettera diretta a me".
Nonostante la gioia, Alejandro non perde di vista le possibilità di successo della causa dell'Artico: "E' difficile prevedere le conseguenze di questo sostegno. Ma al momento, il fatto che l'uomo, che è oggi probabilmente il più influente del mondo, si metta al fianco di chi crede che le incursioni delle compagnie petrolifere nell'Artico siano una catastrofe dalle conseguenze irreparabili, è un passo molto importante. Inoltre che la denuncia in sé, mette fine a uno degli alleati di questo tipo di operazioni senza scrupoli, che era il sigillo che permetteva loro di muoversi senza ostacoli, Adesso le compagnie sono osservate da tutto il mondo e, secondo me, hanno un problema".
Anche per Greenpeace è un passo senza precedenti che il presidente degli Stati Uniti riconosca apertamente e in prima persona l'iportanza dell'Artico. Per questo invita Obama ad andare avanti: "E' il momento di diventare il leader mondiale per la protezione del legato da lasciare alle generazioni future, come si è impegnato a fare all'inizio del suo mandato. E' il primo passo per chiudere l'Artico al petrolio" ha detto Pilar Marcos, la responsabile di questa campagna di Greenpeace.
E Alejandro Sanz intende continuare a lavorare per la difesa dell'Artico: "Farò tutto quello che è necessario per non ipotecare il futuro dei miei figli per la fame smisurata in cui viviamo come zombies insaziabili. Spero che sempre di più siamo complici del nostro pianeta e che continui a crecere l'appoggio all'Artico. Hanno firmato già 5 milioni di persone. Se continuano ad aumentare le firme e il sostegno di personalità e politici, possiamo ottenere quello che è già stato ottenuto per l'Antartide nel 1991, la sua trasformazione in santuario per l'umanità".


martedì 3 dicembre 2013

L'appello delle Canarie al mondo: no alle perforazioni petrolifere nell'arcipelago. Già 32mila firme

Sono già oltre 32mila le firme raccolte in tutto il mondo da savecanarias.org, una campagna appena presentata a Madrid per salvare le isole Canarie dalle esplorazioni petrolifere di Repsol. Partecipano numerose amministrazioni pubbliche canarie, oltre 50 fondazioni, collettivi sociali e ONG presenti in 200 Paesi. "Le isole Canarie sono fermamente contrarie alla realizzazione di queste esplorazioni. E' davvero difficile trovare qualcosa che unisca così tante persone come tutti i partecipanti a questa campagna" ha detto il Presidente del Governo dell'arcipelago Paulino Rivero.
Il 51% del PIL di Lanzarote e Fuerteventura, due delle principali isole dell'arcipelago, proviene dal turismo, ma è facile immaginare cosa succederà se ci fossero eventuali pozzi petroliferi al largo delle loro coste. Per non parlare delle catastrofiche conseguenze sull'economia e sugli ecosistemi dell'arcipelago, nel caso di un disastro ambientale causato dal petrolio.
L'appello da firmare si trova su savecanarias.org, al link già indicato, c'è anche in italiano ed è diretto al Presidente del Parlamento Europeo Martin Schultz, al Presidente della Commissione Europea José Manuel Durao Barroso, al Presidente del Governo spagnolo Mariano Rajoy, e, per conoscenza, al Presidente di Repsol Antonio Brufau, al CEO di RWE Dea Energy Peter Terium e al Presidente di Woodside Michael Chaney. Per firmarlo è sufficiente lasciare la propria email, insieme a nome, cognome e Paese di provenienza.
In italiano è il seguente: "Gentili signori, sono venuto/a a conoscenza del fatto che il Governo spagnolo ha approvato, nel marzo 2012, l'inizio delle operazioni petrolifere nell'Oceano Atlantico, al largo delle isole Canarie. Mi risulta anche che la zona di perforazione sia localizzata a soli dieci chilometri dalle principali spiagge dell'isola di Fuerteventura, e a diciotto chilometri dall'isola di Lanzarote, entrambe dichiarate Riserva della Biosfera dalle Nazioni Unite.
Le isole Canarie costituiscono una delle destinazioni turistiche più importanti al mondo, e ricevono ogni anno oltre 12 milioni di visitatori che possono godere delle spiagge, della natura, del clima, dei paesaggi, nonché della cultura e dell'ospitalità locali. Ho saputo che le perforazioni potrebbero essere intraprese a oltre 5000 metri di profondità, sotto un fondale marino in acque ultraprofonde, a più di 1500 metri dalla superficie del mare. In particolare, in questo fondale si registra un'intensa attività sismica, incrementando il livello di rischio, in un luogo dove il 100% dell'acqua potabile si estrae dal mare. Una marea nera come quella verificatasi nel Golfo del Messico nel 2010 sarebbe dunque catastrofica per milioni di persone e per il futuro dell'Arcipelago. E nessuna delle otto isole Canarie sarebbe al sicuro qualora si produca un grande versamento nella zona.
Questo arcipelago di appena 7000 kmq ospita oltre 19000 specie di fauna e flora, delle quali 5000 sono uniche al mondo e vivono solo in queste isole; inoltre le Canarie vantano quattro parchi nazionali, e più del 47% del territorio è protetto da accordi specifici e dalla legislazione delle Nazioni Unite, dell'Unione Europea e della Spagna. Eppure le autorità spagnole non tengono in considerazione questo patrimonio e preferiscono difendere gli interessi delle tre multinazionali responsabili (REPSOL, RWE e WOODSIDE). Non è stato tenuto in considerazione neppure il parere del Governo delle Canarie e delle amministrazioni delle isole di Lanzarote e Fuerteventura: sono stati dunque lesi i più elementari principi democratici ed etici.
Università europee e americane, comitati scientifici di oltre cento paesi, l'UICN, organizzazioni come Oceana, Greenpeace, WWF, Friends of Earth, Birdlife, Ben Magec/Ecologistas en Acción, SECAC, fondazioni culturali, artistiche, sociali, e centinaia di migliaia di cittadini si oppongono a questo progetto perché incompatibile con la tutela dell'ambiente e con i nuovi modelli energetici che dovrebbero essere adottati per la salvaguardia del pianeta. Importanti operatori turistici europei hanno dato l'allarme sui rischi delle attività petrolifere per quel che riguarda il loro settore, dando per assodato che esse implichino una seria minaccia al settore turistico, principale sostegno economico delle isole Canarie. Ridurre i gravi effetti del cambio climatico è responsabilità di tutti gli abitanti del pianeta, e per questo diventa ineludibile sostituire l'uso delle energie fossili con quelle rinnovabili: le Canarie presentano di fatto le condizioni climatiche ottimali per raggiungere questo obiettivo cruciale.
Di conseguenza richiedo il Suo intervento, con carattere urgente, per frenare definitivamente questa minaccia ambientale, e per promuovere modelli energetici rispondenti all'interesse generale. I progetti ad alto rischio ambientale beneficiano soltanto le multinazionali del petrolio e non hanno luogo d'essere in una società libera, democratica e razionale come la nostra. Il Suo esempio, in quanto rappresentante di spicco della cittadinanza, sarebbe imprescindibile in tempi di crescente diffidenza verso il ruolo dei rappresentanti politici nella difesa dei diritti e degli interessi pubblici come prioritari rispetto al lucro del settore privato.
Grazie mille


lunedì 11 novembre 2013

Ecoalf, il marchio della moda spagnola che usa materiale riciclato e che ha affascinato Gwyneth Paltrow

"Alla nascita del mio primo figlio, è nata l'idea di creare un marchio di moda davvero sostenibile. Una compagnia il cui obiettivo non fosse continuare a utilizzare le risorse naturali del pianeta in modo indiscriminato, ma riciclare quelle già esistenti e creare la prima generazione di prodotti riciclati con la stessa qualità, lo stesso design e le stesse proprietà tecniche dei migliori prodotti non riciclati. Ecoalf simbolizza per me quello che dovrebbero essere i tessuti e i prodotti delle nuove generazioni, di qui che ho dato alla marca le prime lettere del nome di mio figlio, Alfredo" Così Javier Goyeneche, presidente e fondatore di Ecoalf spiega la filosofia del marchio.
Ho letto per la prima volta di questa marca spagnola di abbigliamento nel blog di Eva Gonzalez, in un post in cui presenta una mostra sul riciclaggio in corso al Circolo delle Belle Arti di Madrid e organizzata anche da Ecoalf. Incuriosita, ho visitato il sito web, www.ecoalf.com, dove ho scoperto collezioni per uomo, donna e bambino, che utilizzano cotone riciclato per le magliette, bottiglie di plastica e fondi di caffè riciclati per la produzione dei tessuti delle giacche e che offrono una linea casual e sportiva di grande attualità per chi ama la vita di città. C'è una sezione del sito, Procesos, che spiega i processi di trasformazione di quella che in genere si considera spazzatura in tessuti di grande qualità, con notevoli risparmi di risorse e grande rispetto dell'ambiente. Per esempio, 235 grammi di reti da pesca permettono di ricavare 1 metro di tessuto con il 20% in meno di consumo di risorse naturali e il 28% di riduzione dell'emissione di gas; 70 bottiglie di plastica consentono di ricavare 1 metro di tessuto con il 20% in meno di consumo di acqua, il 50% in meno di consumo di energia e il 60% di inquinamento dell'aria.
Il manifesto di Ecoalf, anch'esso sul sito web, parla di Tras(h)umanity, per spiegare che "è necessario fermare lo scambio inquinante con l'ambiente. Ecoalf non si limita a questo e vuole investirlo. Le nuove tecnologie ci permettono di farlo rivoluzionando l'idea della materia prima" Trans(h)umanity permette di "avere consapevolezza del residuo". Mi piace anche il concetto finale del manifesto: Questa volta la spazzatura è la buona notizia.
Facendo qualche ricerca su Google ho scoperto che a gennaio 2013 Ecoalf ha presentato per la prima volta il proprio lavoro fuori dalla Spagna e ha scelto le passerelle fiorentine di Pitti Uomo. La sua filosofia ha attirato l'attenzione di una star come Gwyneth Paltrow, che ha collaborato con il marchio spagnolo per disegnare e produrre, in edizione limitata, lo zainetto Oslo, il cui tessuto è stato ottenuto con i fondi del caffè, e la giacca St Moritz, realizzata con bottiglie di plastica riciclata.
Ecoalf ha anche un negozio di riferimento a Madrid, in calle Hortaleza 116.  E' "uno spazio multidisciplinare" spiega nell'apposita pagina del sito web "che riunisce il nostro flagship store, lo showroom e lo studio di design, affinché possiamo interagire con i clienti, la stampa e i bloggers. E' un punto di riferimento per l'innovazione e la sostenibilità, in cui si organizzano diverse attività, conferenze, mostre, proiezioni, ecc… Il tutto all'interno della filosofia Ecoalf".
C'è anche un video che racconta, solo con le immagini, il making of del negozio, come tutta la decorazione del flagship store sia fatta di materiale riciclato e come tutto, davvero tutto, può avere una seconda vita e una seconda occasione. Impressionante.



venerdì 8 novembre 2013

In Spagna e nel Cile le riserve mondiali dei cieli senza contaminazione luminosa. Una spinta al turismo astronomico

I cieli notturni senza contaminazione luminosa, così da permettere una visione quasi perfetta del firmamento, parlano spagnolo. Tre dei quattro ultimi riconoscimenti della Fondazione Starlight, al termine di un lungo processo, sono andati infatti alla Spagna e al Cile: il Parque Nacional de Monfrague, in provincia di Cáceres, la Costa Norte Fuerteventura, nelle isole Canarie, e il Parque Nacional Fray Jorge, nel Cile offrono i cieli notturni più incontaminati del mondo; unico luogo non ispanico a ottenere la distinzione è il Lago Tekapo, nella Nuova Zelanda.
Queste aree, segnalate da Starlight con una certificazione ad hoc, si distinguono per l'impegno a difendere la qualità del cielo notturno e l'accesso alla luce delle stelle e per divulgare le risorse a questo associate, siano esse scientifiche, astronomiche, naturali o paesaggistiche. Le Canarie e il Cile, per fare un esempio scientifico-culturale, ospitano alcuni degli osservatori astronomici più importanti e grandi del mondo, grazie ai loro cieli notturni privi (o quasi) di contaminazione luminosa.
E questa caratteristica può diventare anche un'importante risorsa turistica, come ha sottolineato il Sottosegretario cileno al Turismo Daniel Pardo: "Circa il 79% dei turisti che visitano il Cile lo fa spinto dalla natura del nostro Paese e dai suoi paesaggi, per cui questa distinzione contribuirà ad attrarre un maggior numero di astronomi e di turisti attratti da questo tipo di esperienza".
Il Cile si è impegnato particolarmente per ottenere il riconoscimento: il Parque Fray Jorge, che si trova nel Cile centro-settentrionale, nella Regione di Coquimbo, è stato monitorato per un anno, durante il quale sono stati misurati parametri come l'oscurità del cielo, la nitidezza, la trasparenza, le notti senza nubi (la media è di 280 notti all'anno). Con questa distinzione, il Parco aggiunge una ragione in più per visitarlo: è la prima riserva sudamericana di cieli notturni incontaminati. Tra le altre ragioni, la più affascinante è che è l'ultimo sistema boscoso prima del deserto di Atacama, a nord. I suoi boschi sono riusciti a sopravvivere grazie a un particolare fenomeno climatico: la condensazione della camanchaca, la nebbia della costa, prodotta dall'incontro della corrente di Humboldt, nell'Oceano Pacifico, con i venti marini, fa sì che si crei un ambiente umido particolare, che garantisce la sopravvivenza del bosco. Questa caratteristica fa anche sì che nel Parco si trovi l'estrema frontiera settentrionale di diverse specie vegetali autoctone del Cile, come l'olivillo o il copihue, il fiore nazionale del Cile. Dal 1977 il Parco è Riserva della Biosfera dell'UNESCO.

giovedì 3 ottobre 2013

Il Ministro spagnolo dell'Industria: relazione diretta tra i terremoti del Delta dell'Ebro e azione umana

Questa notte, sulle coste tra la provincia di Castellón, nella Comunitat Valenciana, e quelle di Terragona, nella Catalogna, ci sono state 23 scosse di terremoto, la più intensa delle quali ha raggiunto i 4,1 gradi della scala Richter, intorno all'1.30. Non sono state le uniche scosse avvertite nella zona del Delta dell'Ebro. Lunedì scorso c'è stata la scossa che ha destato l'allarme: 4,21 gradi della scala Richter, a una profondità di 5 km davanti alle coste di Vinaròs, in provincia di Castellón; è stata la più intensa di un mese di 350 scosse, alcune delle quali superiori ai 3,5 gradi della scala Richter, cioè, avvertibili nei piani alti delle abitazioni. L'area compresa tra Valencia e Barcellona non è un'area sismica e, di fatto, era dal 1975 che non c'erano terremoti così intensi. Cosa sta succedendo, dunque? 
Secondo gli abitanti dell'area, la responsabilità di questi sismi è tutta dell'azione umana. A 22 km dalla costa di Vinaròs, si sta realizzando il Progetto Castor:  in un magazzino sotterraneo di gas, di cui è proprietaria l'impresa Escal, che lì ha immagazzinato 1300 metri cubici, di gas, si sta iniettando nuovo gas per effettuare alcune prove. E, sostengono ambientalisti e residenti, è stato proprio questo gas iniettato nel magazzino a causare le scosse di terremoto. 
Non è la prima volta che si collegano le scosse di terremoto all'azione umana nel sottosuolo. E' successo nel caso del terremoto di Lorca, che, a maggio 2012, è costato la vita a 9 persone: uno studio ipotizza che lo svuotamento della falda acquifera sottostante, utilizzata dalla città, abbia causato squilibri sotterranei, risolti con il terremoto. Una simile ipotesi si era fatta per i terremoti dell'Emilia Romagna, nella primavera del 2012, attribuiti a indagini nel sottosuolo, alla ricerca del petrolio. 
A dare sostegno alla teoria dell'azione umana come causa delle scosse di terremoto in Spagna, oggi è stato lo stesso Ministro dell'Industria, Energia e Turismo José Manuel Soria, che ha ammesso che "sembra esserci una correlazione, una relazione diretta" tra l'iniezione del gas e i microsismi che in questi giorni stanno caratterizzando le coste valenciane e catalane, anche se, ha chiarito, non ci sono dimostrazioni scientifiche in questo rapporto causa-effetto.
Escal sta utilizzando un antico pozzo petrolifero, che si trova a 1750 metri sono il livello del mare, per immagazzinare il gas da distribuire in base alla domanda; ma l'iniezione del gas nel magazzino ha provocato questi terremoti e il Ministro Soria ha fatto sapere che l'operazione è stata bloccata sin dalla fine di settembre, all'apparire delle prime scosse, per capire se esiste una relazione tra le due azioni. Il gas non viene iniettato negli spazi vuoti, ma nella roccia porosa, che prima conteneva il petrolio e che si comporta come una spugna. "All'estrarre il petrolio, la pressione nella roccia diminuisce e questa si contrae" spiegano gli esperti "poi, all'iniettare il gas, torna a espandersi ed è in questo momento che si possono produrre macrofratture". Gli ambientalisti avvertono da tempo sul pericolo di azioni di questo genere, che possono causare scosse, terremoti e piccoli tsunami. Per ora, c'è un terremoto politico nell'area del Delta dell'Ebro. 
Ci sono state mobilitazioni per chiedere il blocco delle attività del Progetto Castor, visto il potenziale disastro ecologico che prepara.

giovedì 29 agosto 2013

Un grande albero del sidra invita a riciclare il vetro, a Gijón

Il sidra è una bevanda alcolica ricavata dalla mela ed è uno dei segni di identità del Principato delle Asturie,dove è di uso davvero comune; si sorseggia nei bar, lo si vede in vendita negli scaffali dei supermercati, viene offerto al termine dei pasti nei
Da ieri è diventato anche elemento per spingere le persone a riciclare il vetro. A Gijón, un gruppo di architetti catalani, Labaula Arquitectos, ha costruito un albero di 3200 bottiglie di sidra di vetro verde. E' un gigante di 8 tonnellate sistemato in una zona costiera della città asturiana, dove nei prossimi giorni si celebrerà il Festival del Sidra. Di notte il grane albero del sidra viene illuminato da una luce interna, che, grazie al vetro verde delle bottiglie, trasmette riflessi colorati tutt'intorno.

giovedì 22 agosto 2013

In Colombia gli orti urbani aiutano le donne capofamiglia e le case farmaceutiche

Hanno conquistato Europa e Nord America e adesso gli orti urbani stanno diventando un'importante realtà anche nel Cono Sur. In Colombia la Fundación Marie Poussepin, guidata da Ruth García, li propone addirittura come occasione di guadagno economico per le donne capofamiglia. Il progetto è peculiare perché gli orti urbani della Fondazione non solo prestano attenzione all'ambiente, ma sono anche coltivati con uno scopo preciso: fornire le piante alle case farmaceutiche. "Ci siamo interessati all'agricoltura urbana prima di tutto perché a San Cristóbal Sur, dove abbiamo la nostra sede, avevamo avviato già molti progetti di orti ecologici e poi perché ho contatti con il settore farmaceutico e fitoterapeutico, dato che offro loro consulenze per i loro progetti. Hanno bisogno costante di piante organiche e abbiamo così ottenuto il primo cliente" spiega Ruth García al quotidiano El Espectador.
Gli orti della Fondazione sono sette, "nelle stesse case delle signore che lavorano nella fondazione". Lo sviluppo tecnico è il settore da rafforzare: "Abbiamo volontari, ingegneri agronomi, ma non sono ancora sufficiente, la nostra sfida è riuscire a ottenere risorse per avere orti sostenibili, con cui le donne possano avere guadagni significativi".
Proprio la mancanza di esperienza e di tecnici esperti ha fatto sì che le mete degli orti siano stati inferiori alle richieste dei potenziali clienti; per esempio, un'impresa richiedeva 500 kg di ravanelli e gli orti della Fondazione ne hanno prodotti solo 120. "All'inizio non abbiamo fatto l'analisi dei suoli per mancanza di risorse, perché richiedono alti investimenti" riflette Ruth Garcia nell'intervista "Ma abbiamo sempre maggiori appoggi, come quello che ci ha appena dato la Fondazione Donne di Successo, affinché gli orti funzionino come speriamo".
Nel frattempo gli orti urbani della Fondazione producono sia le erbe richieste dalle industrie farmaceutiche che ortaggi venduti agli amici e ai vicini di casa. "Abbiamo ancora molto camino da percorrere" ammette Ruth "Ma abbiamo già una grande soddisfazione: non solo abbiamo già guadagni economici, ma li abbiamo anche nella qualità della vita delle donne e nel loro stato d'animo. Gli orti e il contatto tra di loro offrono un altro modo di viverre: mangiano in modo più sano, alimentano il loro spirito, danno un contributo alla sostenibilità del pianeta".
Una delle caratteristiche di questi orti, su cui le donne della Fondazione non sono disposte a transigere, è infatti la loro biosostenibilità: non ci sono risposte chimiche alle piaghe e ai pericoli per le coltivazioni. "Andrebbero contro la nostra filosofia e la nostra concezione di cosa vuol dire organico. Per cui preferiamo le ortiche, l'aglio, l'ají, che sono eccellenti soluzioni naturali" 

domenica 18 agosto 2013

Le spettacolari foto del Parco Yasuní, Patrimonio della Biodiversità che l'Ecuador apre allo sfruttamento petrolifero

Il presidente dell'Ecuador Rafael Correa ha annunciato pochi giorni fa di aver dato il via libera allo sfruttamento del petrolio nel Parco di Yasuní, dal 2008 riserva mondiale della biosfera. Per dare un'idea della ricchezza di questo parco, nell'Amazzonia ecuadoriana, a circa 300 km a est di Quito, ci sono i numeri:  nei suoi 982mila ettari ci sono 100mila specie di insetti, record mondiale per un'area relativamente piccola, 150 specie di anfibi, 121 di rettili, 598 di uccelli, circa 200 di mammigeri e oltre 3mila della flora. All'interno del parco vivono anche diverse comunità indigenas, in particolarei i tagaeri e i taromenane, dell'etnia waorani, che sono tornati nella giungla pochi decenni fa, per isolarsi dal resto del mondo e vivere secondo le proprie tradizioni, e che non hanno dato il loro consenso alla decisione di Correa, al non essere stati consultati. 
Lo sfruttamento del petrolio dell'area arriva dopo il fallimento del Sumak Kawsay, il piano Yasuní-ITT, con cui l'Ecuador rinunciava al petrolio dei campi di Ishpingo, Tambococha e Tiputini, in cambio dell' impegno della comunità internazionale a finanziare i piani di sviluppo del Paese, per un totale di 2,7 miliardi di euro, circa il 50% di quanto l'Ecuador avrebbe guadagnato con il petrolio. Il piano è stato annunciato sei anni fa e da allora sono arrivati solo 10 milioni di euro. Troppo pochi per continuare a crederci, così Correa ha gettato la spugna e ha detto sì alle compagnie petrolifere. "Non mi piacciono le miniere, non mi piace il petrolio, ma ancora meno mi piacciono la povertà e la miseria" ha detto Correa ai media. E l'Ecuador ha bisogno di 52 milioni di euro per finanziare i suoi piani contro la povertà. 
Il presidente attribuisce il fallimento del Sumak Kawsay alla sostanziale ipocrisia del mondo: "Il fattore fondamentale del fallimento è che il mondo è ipocrita e la logica che prevale non è quella della giustizia, ma quella del potere. I Paesi inquinanti sono anche i più ricchi e i più forti" ha spiegato. Ha anche ammesso gli errori compiuti dal suo Governo, che non è riuscito a convincere gli eventuali finanziatori della bontà della proposta di salvaguardia del parco Yasuní.
BBC World sottolinea come sia difficile spingere i possibili contribuenti a investire nel Parco se si ha sempre un piano B sotto la manica, cioè, lo sfruttamento petrolifero dell'area. 
La decisione di Correa sta causando grandi polemiche nel Paese andino: all'inizio dell'anno ben il 92% degli ecuadoriani di Quito e Guayaquil, le due città principali del Paese, sosteneva il progetto del Parco e il 66% era contro lo sfruttamento petrolifero del Yasuní, nel caso non si fossero trovati fondi sufficienti. I leaders indigenas minacciano mobilitazioni, perché le comunità Tagaeri e Taromenane che abitano la selva, e i cui territori sarebbero coinvolti nello sfruttamento, sono tornate volontariamente nella giungla per isolarsi e vivere secondo i propri costumi. Correa non si è dichiarato contro il referendum che da più parti gli stanno chiedendo e ha anzi assicurato che lo avrebbe vinto: "Ma datevi una mossa e raccogliete le firme!" ha commentato. Per il presidente il progetto Yasuní-ITT è fallito da un punto di vista finanziario, probabilmente perché ha precorso troppo i tempi: "La nostra iniziativa ha rotto schemi e ha aperto una porta, forse prematuramente. Il mondo non lo ha capito, ma la storia ne farà tesoro e vedrete che nel futuro questo tipo di iniziative, in un altro contesto storico, sarà accolto molto meglio".
elmundo.es pubblica oggi una lunga e splendida galleria di immagini del Parco Yasuní e della sua eccezionale ricchezza di flora e fauna, che rischiamo di perdere per ipocrisia, incomprensioni, ingenuità o quello che è stato. Eccone alcune.







domenica 4 agosto 2013

Susan George a El Pais: Non abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, che sciocchezza!

Su elpais.com c'è un'interessante e lunga intervista all'attivista statunitense Susan George, la 79enne presidente onoraria di ATTAC. El Pais la presenta scrivendo che, "residente a Parigi dal 1954, ha lottato per tutta la vita, agitando coscienze". Nell'intervista spiega il suo punto di vista sulla crisi economica e sociale e chiede di mettere sotto controllo il sistema finanziario mondiale, che si sta appropriando di milioni di vite, per garantire i privilegi "dell'1% dell'1%". 
"Abbiamo permesso al capitalismo di appropriarsi, virtualmente, di ogni aspetto dell'esistenza umana; abbiamo un sistema finanziario completamente fuori controllo e nessuna autorità sembra voler controllarlo; c'è una corsa delle multinazionali a impossessarsi delle risorse che rimangono, siano energia, cibo, terra, acqua, metalli, oro... E 10 anni fa sembrava si stesse producendo una presa di coscienza ecologica, ma adesso sembra essere sparita completamente" dice a El PAis, per spiegare cosa succede. 
La crisi in cui siamo immersi è "una crisi generalizzata, una convergenza di varie crisi: la finanziaria, quella delle crescenti disuguaglianze, generata dal capitalismo, e la ecologica. C'è una crisi alimentare e dell'acqua che ogni volta riguarda più gente, non solo quello che chiamiamo Terzo Mondo, ma anche i Paesi ricchi. E su tutto questo c'è la crisi della democrazia: autorità illegittime che non sono state scelte dai cittadini sono quelle che creano le regole del gioco. Il mondo cammina verso questo e non è una bella direzione".
George attacca anche l'ideologia liberista, "che genera idee che la gente finisce con il credere, come questa che si ascolta tanto in Spagna, cioè che "abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità" E' una stupidaggine!" E perché è una stupidaggine? Semplice, spiega Susan George, rimanendo all'esempio della Spagna e approfittandone per attaccare anche la UE e la Bundesbank: "Lo Stato spagnolo non ha chiesto prestiti per migliorare il sistema educativo, il sistema sanitario o culturale o cose che darebbero benefici alla popolazione; ha chiesto un prestito per salvare il sistema bancario dopo la crisi immobiliare. La Spagna non era molto indebitata prima della crisi. Proporzionalmente era meno indebitata dei virtuosi tedeschi, che sono quelli che hanno tirato fuori i numeri magici che appaiono nel Trattato di Maastricht: c'è una cifra, il 3%, che marca il limite del deficit che i Paesi non devono superare; l'altra è che non devono indebitarsi oltre il 60% del PIL. Nessuno sa da dove arrivino queste cifre, dalla Bundesbank, probabilmente; ma perché il 3% invece del 4% o il 60% invece del 65%? Sono cifre arbitrarie, che sono state battute. Poco tempo fa il FMI ha detto che ci siamo sbagliati sul salvataggio della Grecia (ma intanto ha chiesto il licenziamento di migliaia di impiegati pubblici alla Grecia e la riduzione del 10% del salario degli spagnoli, mentre un paio di anni fa lo ha aumentato dell'11% a Lagarde, come denunciano gli indignados spagnoli). ATTAC ha pubblicato uno studio che mostra come dei 153 miliardi di euro consegnati alla Grecia, il 77% sia andato alle banche. Tutto questo è basato sull'ideologia. Il sostegno dell'austerità è una fandonia. Sì, una fandonia matematica ed economica". 
Susan George ha le idee chiare su come risolvere la crisi economica e, di passo, cambiare la direzione al mondo, avviandolo verso la sostenibilità, politica, economica ed ecologica. La prima misura è mettere sotto controllo il sistema finanziario, che se continua "a operare secondo le proprie regole ci porterà oltre il bordo del precipizio"; ci devono essere pene certe per i banchieri, in modo che non facciano più follie, ci deve essere una divisione tra la banca d'investimenti e la banca commerciale, in modo che se la prima fallisce non ci siano conseguenze sulla seconda. Risolto il problema, bisogna "obbligare le banche a contribuire alla transizione verde". Il controllo del sistema finanziario, affinché "la gente non perda i propri risparmi, le proprie assicurazioni e il proprio salario, e la transizione verde nei trasporti, nell'agricoltura e nelle case, "permetterebbe la creazione di posti di lavoro". Il sistema produttivo attuale è "stupido, male organizzato e permette tremende disuguaglianze". Ma al momento "i Governi guardano dall'altra parte, i dirigenti delle imprese pensano che la catastrofe arriverà quando non ci saranno più loro... Il capitalismo è un sistema che non permette di pensare a lungo termine". 
L'intervista è lunga, bella e ricca di spunti interessanti; se capite lo spagnolo e vi interessano questi argomenti, non perdetela. Su elpais.com.

lunedì 29 luglio 2013

Impressionanti giardini verticali di Spagna, tra Madrid e Málaga

Viajar, il supplemento di viaggi di ABC, propone, tra le molte curiosità, i giardini verticali. Si tratta di vere e proprie pareti vegetali, in cui si trovano piante vere. L'inventore di questi giardini è il botanico francese Patrick Blanc. Su architetturaecosostenibile.it c'è un interessante articolo che spiega come questi giardini sono nati e come si sostengono; consiglio di leggerlo ai più curiosi, perché utilizza un linguaggio semplice e divulgativo, comprensibile anche ai profani. "Le piante non hanno necessariamente bisogno di terreno per crescere, ma solo di acqua, ossigeno e anidride carbonica per la fotosintesi clorofilliana" spiega l'articolo "E' da queste considerazioni che derivano le facciate verdi di Patrick Blanc. Lo studioso parigino però, si è trovato di fronte al problema della potenza distruttiva delle radici delle piante e, per evitare che queste danneggiassero seriamente le sue strutture come avvenuto nel tempio di Angkor, ha dovuto trovare una soluzione. Ha notato quindi che, se le piante sono regolarmente bagnate dall’acqua, tendono a mantenere le proprie radici in superficie evitando così di penetrare nella profondità della struttura danneggiandola. E’ stato così che Blanc ha iniziato la realizzazione di facciate verdi, un sistema leggero (meno di 30 kg a metro quadrato) e adattabile a supporti di qualsiasi dimensioni ed altezza. Il verde verticale trova spazio anche all'interno degli edifici in posti più o meno illuminati naturalmente".
Chiarito il concetto dei giardini verticali, e ribadito il consiglio di leggere l'intero articolo di architetturaecosostenibile.it, anche per scoprire come questi giardini stanno in verticale, torniamo a Viajar. Il supplemento propone dieci giardini verticali nel mondo (c'è anche l'Italia); alcuni si trovano in Spagna, in località frequentatissime anche dai turisti italiani, per cui se state trascorrendo le vostre vacanze tra Madrid e Málaga e vi interessa l'insolito, prendete nota. 
Sì, perché a Madrid ci sono ben due giardini verticali, ed entrambi in zone piuttosto popolari anche tra i turisti. Nel Paseo del Prado c'è il Jardín Vertical Caixa Forum, la prima parete verticale realizzata in Spagna, per di più dall'inventore di questi spazi, Patrick Blanc. Le piante che coprono la parete sono oltre 15mila, sistemate su 460 mq; ci sono piante autoctone e straniere, che attirano gli sguardi dei turisti (e bisognerà fare attenzione la prossima volta che si percorrerà il Paseo del Prado). 
Al fondo del Paseo de la Castellana, a Chamartin, ci sono le famose quattro torri che dagli anni 90 hanno iniziato a caratterizzare lo skyline madrileno; e in una di queste, la Torre de Cristal, disegnata da César Pelli, c'è un'impressionante parete verticale, firmata ancora una volta da Patrick Blanc: da quota 210 a 250, sul lato occidentale della torre, quello che guarda verso il Paseo de la Castellana, 24mila specie vegetali, con diversi alberi, costituiscono un vero e proprio polmone verde per il grattacielo e, spiega il sito web della Torre, "sono un omaggio alla natura e un costante richiamo dell'uomo urbano a essa"..
Nel porto di Málaga, nella Sala Eventos del ristorante José Carlos García, c'è una parete vegetale, disegnata da Juan Carlos Rodriguez; come lo chef del ristorante intende legare i sapori tradizionali della Costa del Sol all'alta cucina, così il giardino verticale vuole esaltare le piante dei dintorni di Málaga, con rosmarino, lavanda e timo; la parete inizia all'esterno, sulla terrazza, con le erbe aromatiche, e poi entra negli spazi interni del locale, dove si trasforma "in un fondale marino, fino ad arrivare a un'esplosione di piante a foglia verde". Del giardino verticale non c'è traccia nel sito web del ristorante (peccato), però sì ne parla José Carlos Garcia nel suo blog, anche se solo per segnalare l'articolo di Viajar.
Qui di seguito alcune immagini dei tre giardini verticali segnalati in Spagna; gli altri sette, tra cui una curiosa parete vegetale di Città del Messico, su Viajar, al link già indicato.





giovedì 25 luglio 2013

Un appello per salvare i fondali di posidonie di Ibiza e Formentera dalle ancore delle imbarcazioni

Il turismo è una grande risorsa culturale ed economica, ma può essere causa di grandi danni ecologici se viene praticato in modo non consapevole. Succede nel tratto di mare che separa Ibiza e Formentera. D'estate è uno dei luoghi a più alta densità di imbarcazioni, piccoli yacht, barche a vela, che si muovono tra le isole Baleari in cerca di spiagge isolate e di bagni in alto mare.
Solo che in questo tratto di mare, avvertono le associazioni ambientaliste, ci sono fondali preziosissimi che non vengono segnalati dalle carte nautiche. Ci sono intere praterie di posidonie, che vengono danneggiate continuamente dalle ancore delle imbarcazioni e adesso una petizione chiede all'Assessorato all'Agricoltura e all'Ambiente delle Baleari di intervenire a protezione dei fondali.
La richiesta individua sei punti principali per tutelare le posidonie: la loro identificazione nelle carte nautiche, in modo che i naviganti sappiano della loro presenza; la proibizione di ancorare nei fondali delle posidonie nelle carte nautiche; la proibizione di pesca negli stessi fondali e presente nelle carte nautiche; il compimento delle norme previste in queste zone di praterie di posidonie; la proibizione di scaricare in queste aree gli scarichi inquinanti e la vigilanza per il rispetto delle norme.
Il fatto che le praterie di posidonie siano indicate nelle care nautiche come alghe, induce i naviganti ad ancorare le proprie imbarcazioni senza commettere illegalità; ma la mancata sensibilizzazione dei turisti genera danni enormi all'ambiente e bisogna trovare un nuovo equilibrio tra risorse naturali e presenza turistica nell'area. "A maggio 2006 è stato trovato un esemplare di posidonia largo 8 km, l'essere vivo più grande della Terra, che cresce al ritmo di 2 cm all'anno. La sua età è stata stimata in 100mila anni" si legge nella petizione di tutela di questo tratto di mare, pubblicata su change.org "La qualità della biodiversità, la trasparenza delle acque, l'equilibrio della linea di costa e il mantenimento della principale fonte di entrate di Formentera e Ibiza (il turismo) dipende in gran parte dalla conservazione delle praterie di posidonie. Per molti anni l'ignoranza sull'importanza della posidonia ha reso impossibile sviluppare politiche attive di conservazione; l'attuale conoscenza scientifica sul ruolo chiave che hanno nel mantenimento dell'ecosistema delle isole, e la certezza di come il cambio climatico e l'assoluta inefficacia delle misure di protezione adottate, permettendo a qualunque imbarcazione di ancorare, anche in modo massiccio, su estese one di posidonie, sta mettendo fine velocemente a un bene comune insostituibile".
Le posidonie sono state dichiarate Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO.
L'appello all'Assessorato all'Ambiente delle Baleari è su change.org. Da vimeo, un video, che racconta i fondali in pericolo (è in inglese con sottotitoli in spagnolo, ma le immagini parlano un linguaggio universale).

lunedì 22 luglio 2013

Alejandro Sanz visita l'Artico con Greenpeace: salviamolo dal cambio climatico!

Sono stati giorni impressionanti, di emozioni e di rabbia. Alejandro Sanz ha accompagnato una spedizione di Greenpeace nell'Artico, per rendersi conto dei danni procurati dall'azione umana all'ambiente e al delicato ecosistema della Groenlandia, nell'ambito della campagna #salvaelartico. Il cantante spagnolo ha visitato gli Inuits, ha navigato tra iceberg e paesaggi gelidi, puntualmente fotografati, e ha quasi raggiunto la calotta polare, per scoprire che pochi km più a sud, in pieno Artico, si stava a maniche corte e si era a rischio punture di zanzare. 
Tutta la spedizione è stata raccontata sulle reti sociali, in particolare su Twitter, dove Alejandro ha pubblicato numerosissime foto e ha accolto con affetto gli interventi di fans e Fans Club, a favore della difesa dell'ambiente. "Dobbiamo renderci conto che se salviamo l'Artico salveremo molto di più. E' la battaglia ambientale più importante del momento, perché è in gioco uno dei pochi posti del pianeta in cui esiste ancora un equilibrio ambientale e perché quello che succede lì coinvolge tutti" ha detto nel comunicato di Greenpeace.
"E' una meraviglia! ti racconto cosa sto vedendo adesso: ho davanti il fiordo e intorno centinaia di iceberg che si muovono. Al fondo si vede la calotta polare. Ieri, quando sono arrivato e ho visto tutto questo, mi sono reso conto di quanto sia meraviglioso e di come lo stiamo distruggendo. Tutti i paragoni sono cattivi, ma io direi che stare qui è come veder morire poco a poco un elefante" ha detto al telefono a El Pais
Secondo Greenpeace l'Artico potrebbe rimanere senza ghiaccio nei prossimi 20 anni, con gravi conseguenze sulla popolazione e sulla natura; la spedizione a cui ha partecipato Alejandro Sanz, oltre a controllare sul territorio gli effetti del cambio climatico, si propone di far dichiarare l'area santuario naturale, in modo che non possa più essere oggetto di mire per le imprese petrolifere e per la pesca selvaggia. 
Le foto, dal profilo di Alejandro Sanz, su Twitter; il video, da youtube





martedì 7 maggio 2013

Tornano i pellicani nella Baia de L'Avana: il primo successo del risanamento

La Bahia de La Habana è una delle baie più belle del Caribe, anche perché ha una caratteristica che la rende unica e che in passato l'ha resa tra le più sicure delle colonie americane. L'ingresso è permesso da un Canal de Entrada, uno stretto canale che dal mare aperto porta nella rada interna, in cui, ai tempi delle colonie, si preparavano i galeoni per il lungo viaggio verso la Spagna. Il Canal de Entrada è sorvegliato dalle vecchie fortificazioni spagnole, La Punta, el Morro e San Carlos de la Cabaña, mete predilette del turismo internazionale, al fondo del Malecón.
E' anche, data la sua posizione strategica e protetta, una sorta di cuore storico della capitale cubana: sul suo lato occidentale sorge il centro de L'Avana, La Habana Vieja, che, sebbene in declino a causa delle ristrettezze del regime castrista, è Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO; sul suo lato orientale ci sono Regla e Guanabacoa; in quest'ultima cittafina c'è la raffineria Ñico López, con una ciminiera da cui escecontinuamente una colonna di fumo nero.
All'essere un mare chiuso, una sorta di piccolo Mediterraneo di Cuba, la Bahia de La Habana è diventata negli ultimi decenni uno degli spazi più inquinati dell'Isola: in questo spazio di 5,2 mq, profondo massimo 9 metri, si versano i rifiuti industriali e cittadini della capitale cubana e quelli portati dal fiume Luyanó. Il disastro ambientale, con i conseguenti danni per l'uomo, sono facilmente immaginabili. Così da tempo le autorità habaneras sono impegnate nel recupero della Bahia.
E i primi risultati si vedono. Secondo gli esperti cubani l'inquinamento è sceso del 50% nell'ultimo decennio.
"Nel 1998 è iniziato un programma di risanamento della rada, a carico del Grupo de Trabajo Estatal de la Bahía de La Habana (GTE-BH), che ha ottenuto i primi risultati" scrive l'agenzia di stampa AFP, ripresa da numerosi quotidiani latinoamericani "Il GTE-BH continua 'a lavorare nella pulizia delle acque residuali, provenienti dalle 99 fonti che versano i propri rifiuti e provocano danni a questo intorno' secondo quanto spiegato dal settimanale Trabajadores, che ha sottolineato come nel 2012 si sia riusciti a ridurre del 30% il totale che si versa' rispetto all'anno scorso. 'Oggi attraversare la Bahia in lancia verso Regla è di nuovo favoloso, al vedere come le acque sono più limpide' ha aggiunto Trabajadores, che ha ricordato come negli anni 80 e 90 le acque emanassero 'odori sgradevoli, che impedivano di passare momenti piacevoli' ai visitanti".
I piani di risanamento prevedono che il Governo ritiri dalla rada la raffineria e la sposti a Mariel, 50 km ad ovest de L'Avana, "dove il gruppo brasiliano Odebrecht sta costruendo un porto da 1 miliardi di dollari, la più importante infrastruttura voluta dal presidente Raúl Castro da quando è al potere, nel 2006".
Non ci sono solo ragioni ambientali per questo trasferimento: il Canal de Entrada è troppo stretto per le grandi petroliere moderne. Con le attività economiche più inquinanti spostate altrove, il porto de L'Avana, recuperato, sarà praticamente riservato al turismo, la seconda voce più importante per il PIL cubano, dopo la vendita dei servizi professionali.
Il primo risultato di questa trasformazione della Bahia e del suo recupero si vede già: i pescatori che navigano verso il mare aperto hanno incrociato varie volte i pellicani, che arrivano a posarsi e a riposare nella rada interna, come non facevano da decenni. Se ci sono i pellicani è perché la Bahia sta iniziando a essere di nuovo popolata dai pesci e dalle altre specie. E' il primo segno della rinascita ambientale, la prova che L'Avana si sta muovendo nella direzione giusta.

mercoledì 21 novembre 2012

Greenpeace contro Zara: usa sostanze tossiche nei vestiti

Greenpeace è impegnata in una campagna per denunciare l'uso di sostanze tossiche nella realizzazione di vestiti per la grande distribuzione. In Spagna si chiama Puntadas tóxicas: El oscuro secreto de la moda ed è un po' la continuazione della campagna iniziata lo scorso anno, quando l'organizzazione ha analizzato 78 capi d'abbigliamento appartenenti a marchi come Abercombie & Fitch, Adidas, Calvin Klein, Converse, GAP, G-Star RAW, H&M, Kappa, Lacoste, Li Ning, Nike, Puma, Ralph Lauren, Uniqlo e Youngor; tutti sono risultati con sostanze chimiche dannose, tranne GAP. Greenpeace ha insistito con capi di altri marchi, come Giorgio Armani, Benetton, Blazek, C&A, Calvin Klein, Diesel, Espirit, CAP, H&M, Jack and Jones, Levi's, Mango, Your M&S, Meters/bonwe, Only, Tommy Hilfiger, Vancl, Vero Moda, Victoria's Secret e Zara. Tutti hanno sostanze tossiche, in particolare il nonilfenolo etoxilato, che è proibito nell'Unione Europea e ha forti restrizioni in Cina.
Ma Zara risulta ancora più pericolosa perché usa due tipi di sostanze che possono recare danno alla salute, all'essere cancerogene o pericolose per l'equilibrio ormonale. "Sono risultati inaccettabili sia per chi compra i vestiti di Zara che per chi vive vicino agli stabilimenti in cui si fabbricano" ha detto Martin Hojsik, il coordinatore della campagna.
Inditex, il gruppo che controlla Zara, ha fatto sapere di non poter commentare le analisi di Greenpeace, al non essere stato informato precedentemente dello studio che sarebbe stato fatto, ma spera di poter dare entro breve tempo la propria versione. Quello che sì vuole assicurare è "il suo fermo impegno in difesa dell'ambiente" e "il controllo della qualità del 100% dei suoi prodotti, realizzato con i più esigenti standards di qualità e di sicurezza". Inditex fa anche sapere di essere in contatto con Grenpeace per preparare una proposta "realista" per raggiungere "l'ambizioso obiettivo comune di Zero Emissione di Sostanze Pericolose nel settore tessile".
Dal marchio spagnolo, uno dei più popolari e  più venduti del mondo, Greenpeace si aspetta "iniziative e misure urgenti, ambiziose e trasparenti, per eliminare le sostanze tossiche dai suoi prodotti e dalla filiera". Oltre ai danni per la salute umana, bisogna infatti pensare ai danni che i prodotti scaricati nella natura causano a fiumi, mari o laghi, con pesantissime conseguenze sui loro cicli della vita. Ci sono vari marchi, come Puma, Nike, H&M, C&A, che si sono già impegnati a lavorare per controllare l'uso delle sostanze tossiche nei loro cicli di produzione. Adesso Greenpeace si aspetta il gesto di Zara.
Per questo tre attivisti questa mattina hanno esposto un grande cartellone sull'edificio che ospita un punto vendita di Zara ad Argüelles, a Madrid, chiedendo a marchio di "unirsi alla moda dei senza sostanze tossiche".
La foto è di eldiario.es

martedì 23 ottobre 2012

Lo sfruttamento della falda acquifera ha causato il terremoto di Lorca, un anno fa?

L'11 maggio 2011 la terra di Murcia, nella Spagna mediterranea, è stata scossa da un terremoto del 5° grado della scala Richter, che ha causato 9 morti, oltre 300 feriti e ingenti danni a Lorca. E' stato un terremoto che ha choccato la Spagna, perché il Paese non è abituato a scosse violente, nonostante non possa essere considerato non sismico (nell'Andalusia ci sono monumenti e leggende che ricordano ancora il terribile terremoto di Lisbona del 1755, che sconvolse la regione e si sentì fino  Madrid).
A quasi un anno e mezzo da quel terremoto, mentre centinaia di famiglie sono ancora in attesa di tornare nelle proprie abitazioni danneggiate, su Nature Geoscience è uscito un articolo che ipotizza lo sfruttamento della falda acquifera sotto la cittadina come causa del terremoto (lo potete leggere, a pagamento, su nature.com). Non che senza quello sfruttamento il terremoto non ci sarebbe stato, chiariscono gli scienziati, ma è probabile che l'azione umana abbia aumentato lo stress del terreno e, dunque, l'ampiezza del terremoto.
Un gruppo di ricercatori canadesi, italiani e spagnoli del dipartimento di Scienze della Terra dell'Università canadese dell'Ontario Occidentale, guidato dallo spagnolo Pablo González, ha analizzato, attraverso il satellite, la deformazione del terreno causata dalla scossa e ha ricreato una simulazione del movimento della falda. La conclusione è stata che la perdita di acqua, dovuta all'estrazione per uso umano, ha creato delle tensioni sulla sua corteccia terrestre. Queste sono state sufficienti per causare una frattura della roccia, che a sua volta ha indotto il terremoto.
"Concludiamo che i dati presentati e i risultati del modello sono compatibili con un processo di variazione di peso di acqua sotterranea della corteccia, cosa che offre una spiegazione plausibile per l'intervallo di movimenti osservati nella falda" scrivono i ricercatori, osservando come "le attività antropogeniche possono influire su come e quando succedono i terremoti". "E' la prima volta che si dimostra che una variazione del peso sulla corteccia terrestre può controllare le caratteristiche di un terremoto tettonico, in questo caso dovuto alla diminuzione dl peso, per l'estrazione dell'acqua sotterranea" spiega González.
Ad attirare l'attenzione dei ricercatori, per approfondire le cause di un terremoto relativamente poco intenso eppure così distruttivo da danneggiare l'80% delle case di Lorca, è stata la vicinanza dell'epicentro alla superficie. La maggior parte della scarica della tensione si è prodotta in una zona piccolissima, di circa 2-3 kmq, con uno spostamento di circa 20 cm e con un epicentro che non era a più di 3 km dalla superficie terrestre. Perché così superficiale un terremoto che, per le caratteristiche che ha presentato, avrebbe dovuto avere un epicentro molto più profondo? Gli studi canadesi hanno rivelato che le caratteristiche del terremoto murciano sono legate alla falda acquifera sotterranea, il cui livello è sceso di 250 metri in 50 anni, per lo sfruttamento dell'uomo.
Il terremoto ci sarebbe stato in ogni caso, insistono i ricercatori, la regione di Murcia ha una storia di terremoti periodici che non può far pensare che Lorca non ne sarebbe stata colpita; le falde sono come delle calamite per i terremoti di origine tettonica spiegano i ricercatori: l'energia che lo scontro della placca euroasiatica e quella africana libera, cerca le crepe presenti sulla superficie terrestre, cioè le falde, per scaricarsi più facilmente. E Lorca si trova su una falda acquifera di grandi dimensioni, che l'uso umano ha reso ancora più fragile davanti ai terremoti.
In un articolo indipendente il professore del California Institute of Technology di Pasadena Jean- Philippe Avouac avverte dell'attenzione che bisogna dedicare "alle perturbazioni causate dall'azione umana", perché "sappiamo come iniziare i terremoti, ma siamo ancora lontani dal sapere come controllarli".
Qualche mese fa, in Italia, mentre l'Emilia Romagna veniva colpita da violente scosse di terremoto quasi quotidiane, si parlava di esplorazioni del terreno alla ricerca del petrolio, che avrebbero potuto sconvolgere i precari equilibri delle tensioni sotterranee. Tutto potrebbe iniziare ad avere una logica. 

martedì 28 agosto 2012

Nei parchi intorno a Vitoria, Capitale Verde Europea 2012 e prima città a misura d'uomo di Spagna

Le architetture contemporanee di Bilbao e la Belle Epoque di San Sebastián ci fanno dimenticare spesso di Vitoria, che è pur sempre il capoluogo dei Paesi Baschi. E non c'è niente di più sbagliato, visitando Euskadi. Vitoria è attualmente Capitale Verde Europea, un riconoscimento arrivato a premiare decenni di sforzi verso l'ambiente e una qualità della vita sostenibile. Un esempio? si trovi dove si trovi, un gasteizarra (il nome degli abitanti di Vitoria, da Vitoria-Gasteiz, il nome completo della città), sarà a meno di 300 metri da un giardino. Poi potremmo continuare ricordando che la città conta, tra giardini e viali, su oltre 130mila alberi, che solo il 28% degli abitanti si sposta con la propria auto, che gli autobus e i tram sono ecologici e che il 7% dei cittadini, la percentuale spagnola più alta, si muove in bicicletta. Il tutto significa che a Vitoria si gode dell'aria urbana più pulita di Spagna.
La città a misura d'uomo continua con il 25% delle strade cittadine riservato ai pedoni, con un centro storico che conta su ben nove vie pedonali (necessario, a questo punto, dire che la prima strada pedonale di Spagna è stata a Vitoria, la calle Eduardo Dato?); in questo centro riservato alle passeggiate dei gasteizarras, si possono ammirare i preziosi murales, che abbelliscono gli edifici un tempo degradati e si possono provare i pintxos, caratteristici della gastronomia basca; mentre nel resto di Spagna si va per copas y tapas, in Euskadi si va per copas y pintxos, che sarebbero molto più vicini agli stuzzichini italiani delle tapas, perché sono formati da una fettina di pane con una fetta di formaggio, di prosciutto, ma anche tortillas o quello che la fantasia dello chef del locale promette, trattenuto con uno stuzzicadenti sul pane.
Ma il vero gioiello di Vitoria è il suo anillo Verde, l'anello Verde, che la circonda. Si tratta di circa 30 km di area verde intorno alla città, come se fosse un verde Ring di memoria viennese, ricavati dalla riconversione delle aree industriali; quando l'anillo Verde sarà completo, manca ancora un settore per completare i lavori, Vitoria conterà su ben 1000 ettari di verde intorno a sé, a una distanza di circa 3 km dal centro. L'anillo Verde è formato da sei grandi parchi.
Il parco di Zabalgana, a ovest, offre boschi, praterie e lagune; nato nel 1993, in precedenza era una grande cava all'aperto per la costruzione, adesso è diventato rifugio prediletto di flora e fauna selvatici, con decine di specie di uccelli e mammiferi vari.
Il Parco di Armentia sorge a sud-ovest di Vitoria ed è caratterizzato da centinaia di ettari di sentieri, piste ciclabili e percorsi equestri; il suo territorio collega l'anillo Verde ai Monti di Vitoria, uno spazio naturale di oltre 5mila mq considerato uno dei grandi polmoni verdi cittadini.
Il Parco di Olarizu si trova a 2 km a sud di Vitoria ed è lo spazio dell'anillo più vicino all'idea di parco urbano; nato negli anni 80, offre anche la possibilità di magnifiche viste sulla città e conserva un giacimento archeologico dell'Età del Ferro.
Il Parco di Salburua è ricco di lagune, ospita oltre 200 specie di animali, alcuni dei quali, come il visone europeo, a rischio di estinzione, ed è uno dei più importanti spazi baschi per la riproduzione degli uccelli acquatici. Il Parco ospita Ataria, il Centro d'Interpretazione Ambientale che offre itinerari, mostre, visite guidate e informazioni varie sulle attività che è possibile praticare nel territorio del parco.
Il Parco del Rio Alegria si trova tra il fiume Zadorra, di cui l'Alegria è affluente, e le lagune di Salburua, è formato da 11 ettari di territorio ideale per passeggiare in bicicletta e lungo la riva del fiume, fino a poco tempo fa completamente deteriorata. Per gli ecologisti questo parco è una sorta di corridoio di passaggio tra due ecosistemi ed è rifugio di alcune specie in estinzione, come il visone europeo, considerato il secondo carnivoro più minacciato del continente (dopo la lince iberica).
Il parco del Rio Zadorra si trova a nord di Vitoria ed è caratterizzato da 13 km di parco fluviale, sulle rive del fiume Zadorra. E' un fiume molto importante per Vitoria e, grazie alla sua biodiversità, fa parte della Rete Europea di Spazi Naturali Protetti. Lungo le passeggiate ci sono vari spazi che permettono di avvicinarsi al fiume e di contemplarne la bellezza, tra questi una piattaforma di legno con panchine e un belvedere, proprio sopra il letto del fiume.
Le foto, dal web; una bella galleria fotografica su ocholeguas.com









mercoledì 22 agosto 2012

Le impressionanti foto della fauna cilena

Un Paese lungo 4000 km, che nelle sue poche centinaia di km di larghezza passa dalle coste pacifiche alle vette più alte d'America, deve per forza conservare una varietà di animali impressionante.
elconfidencial.com pubblica oggi una bella galleria fotografica dedicata alla diversità della fauna del Cile. Si passa dalle balene, che raggiungono le coste cilene per nutrirsi del plancton e che possono raggiungere le 130 tonnellate di peso, al piccolo colibrì, l'uccello più piccolo del Paese, che deve mangiare continuamente, "perché il suo consumo energetico è altissimo per la quantità di riserve che può immagazzinare"; ci sono poi le vigogne, gli animali degli altopiani andini, dove vengono utilizzati da secoli per il lavoro, per il loro pelo, per la carne e il latte, l'avvoltoio dalla testa colorata, capace di sentire da 6 km di distanza l'odore del cibo e dotato di una delle viste più acute degli animali cileni. La galleria raccoglie immagini di uccelli, mammiferi, rettili e c'è da imparare a ogni foto.
Qui alcune immagini, le altre al link già indicato









domenica 6 maggio 2012

La sfida del Cile nel web: la riforestazione della Patagonia per 3 euro

Riforestiamo la Patagonia è un'ambiziosa campagna appena partita nel Cile, per impiantare un milione di alberi nella Patagonia cilena e, soprattutto, nel Parque Nacional Torres del Paine, uno dei parchi più importanti del Paese e dell'intera America meridionale, dichiarato dall'UNESCO, nel 1978, Riserva della Biosfera. Negli scorsi mesi, durante l'estate australe, è stato devestato da un incendio che ha distrutto oltre 11mila ettari di vegetazione. Adesso una piattaforma di organizzazioni pubbliche e private, con la collaborazione della Corporación Nacional Forestal (Conaf) cilena, della Fundación Imagen de Chile, della Subsecretaría de Turismo e di Patagonia Sur, ha lanciato questo progetto ambizioso. Un milione di alberi da piantare entro quest'anno. Oltre a riforestare il Parque Torres del Paine, pianterà alberi anche nella Laguna San Rafael, nelle Riserve Nazionali Lago Carlota, Lago Las Torres, Cerro Castillo e Lago Rosselot. Le specie scelte per questo progetto sono autoctone, il coigüe, il ñirre e la lenga, così da salvaguardare anche l'identità cilena dei nuovi boschi. "Abbiamo scelto queste specie perché sappiamo quali possono crescere bene e quali erano storicamente in questi posti" ha detto ai media Eduardo Krantz, responsabile delle Aree Protette di Conaf.
La ricostruzione del Parque Torres del Paine e del paesaggio cileno è prioritaria per le autorità locali. "La Patagonia è uno degli elementi fondamentali dell'immagine del Cile a livello geografico e distintivo rispetto ai Paesi della regione. Torres del Paine è una destinazione che gli stranieri identificano e valutano come capitale naturale del Cile e del mondo" ha commentato il direttore esecutivo di Fundación Imagen Chile Blas Tomic "Di fatto l'incendio del Torres del Paine ha avuto una grande copertura in tutto il mondo, anche sui media più importanti del pianeta".
E, oltre a costituire parte dell'immaginario planetario quando si parla di Cile, è anche una delle più importanti destinazioni turistiche del Paese. La sottosegretaria al Turismo Jacqueline Plass ha spiegato che "la Patagonia è la prima destinazione nazionale che ha spinto nel 2011 gli stranieri a scegliere il Cile per le loro vacanze; lo ha fatto il 49% degli stranieri, dopo ci sono Santiago e Valparaíso. E Punta Arenas, nella parte più meridionale della Patagonia cilena, è la terza città più visitata del Cile, con il 27% delle visite turistiche, dopo Santiago e Valparaíso".
La valenza economica della riforestazione della Patagonia, oltre a quella paesaggistica e ambientale, è dunque evidente.
Il progetto di riforestazione punta sulla partecipazione cittadina, attraverso le reti sociali e una pagina web, www.reforestemospatagonia.cl, che raccoglierà le donazioni. Ai cittadini si chiedono versamenti di 2mila pesos, circa 3 euro, per piantare un albero; l'obiettivo è percio arrivare a circa 3 milioni di euro. Ma non è solo denaro: i donatori verranno coinvolti grazie alle informazioni che verranno loro fornite sul "loro" albero. Quando si entra nel sito, infatti, ci si trova davanti a una tabella di alberi: basta scegliere il proprio, inviare la propria donazione e si riceverà un certificato con le coordinate del posto esatto in cui verrà piantato l'albero regalato alla Patagonia.
In questo modo la riforestazione della Patagonia sarà costantemente monitorata e la popolazione si sentirà maggiormente parte del progetto.
Negli ultimi 100 anni gli incendi hanno bruciato oltre 900mila ettari nel Cile; solo quest'anno, durante l'estate australe, sono andati in fumo tra i 60 e i 70mila ettari. Non solo manca ancora un'adeguata sensibilizzazione della popolazione, non ancora consapevole dei seri danni che vengono perpetrati all'ambiente e alla qualità della vita degli stessi esseri umani, ma non ci sono neanche pene adeguate. L'incendio del Parte de Torres del Paine è stato causato da una negligenza dell'israeliano Roter Singer, che se l'è cavata con una multa di 10mila dollari e la promessa del suo governo di piantare 50mila alberi.
Da youtube, uno dei video della campagna

sabato 5 maggio 2012

Laggiù, nello smog, Santiago del Cile

Ci sono foto che spiegano la situazione più di mille parole. A Santiago del Cile sta arrivando, piano piano, l'inverno. Le temperature si abbassano e, di conseguenza, aumenta l'inquinamento; ieri la capitale ha superato per la prima volta nel 2012 i limiti ammessi per l'inquinamento: l'indice ICAP, che misura la qualità dell'aria ed è considerato nocivo da 150, ieri ha superato i 250 in tutta la città, con punte di 293 nel Cerro Navia.
Le autorità stanno avvertendo sui mali che l'inquinamento porta con sé, e che gli abitanti di qualunque grande città conoscono bene, e stanno invitando a non fare sport all'aperto e a non bruciare residui agricoli (attività comunque proibita fino ad agosto).
Santiago non è aiutata dalla sua particolare orografia: si trova in una valle, a poco più di un'ora dall'Oceano Pacifico, completamente circondata da montagne, che raggiungono anche i 6mila metri e che, quindi, non facilitano il ricambio dell'aria.
il risultato è in questa foto, che spiega la situazione della capitale cilena più di mille parole: là sotto, in quella valle coperta di smog, c'è Santiago del Cile.

domenica 11 marzo 2012

La Colombia, paradiso degli animali migratori di entrambi gli emisferi

Quando l'emisfero boreale e quello australe cadono a turno nell'inverno, le loro specie migratorie hanno un paradiso che le aspetta, per godere del clima temperato necessario per la riproduzione e la sopravvivenza. Per entrambi gli emisferi del continente americano, questo paradiso è la Colombia. Nell'unico Paese sudamericano che è allo stesso tempo andino, amazzonico, caraibico e pacifico, passano ogni anno oltre 530 specie migratorie, dalle balene agli uccelli, passando per insetti di inaspettata bellezza; secondo i calcoli di due dei più importanti ricercatori del fenomeno, Juan Manuel Díaz Merlano e Carolina García Imhof, la Colombia è terra di passaggio per 275 specie di uccelli, 174 di pesce, 39 di insetti, 28 di pipistrelli, 8 di mammiferi acquatici e 6 di tartarughe. La loro destinazione possono essere le acque temperate del Pacifico, i terreni umidi della Ciénaga Grande di Santa Marta o, persino, la grande Bogotà, sui cui cieli volano uccelli migratori del NordAmerica e della Patagonia. La biodiversità della Colombia fa sì che il 10% degli animali del mondo l'abbia scelta come propria casa.
Gli animali migratori che si fermano in Colombia temporaneamente si sottopongono a viaggi massacranti: gli arenques e i tonni risalgono dal Brasile, passano per la Colombia e arrivano nel New England in meno di 60 giorni; alcune specie di farfalle volano fino all'isola di Pasqua, in pieno Oceano Pacifico, le tartarughe de La Guajira, la penisola che segna il confine caraibico con il Venezuela nuotano fino a una spiaggia del Costarica per deporre le loro uova; una volta è stata identificata nella Guyana una tartaruga, ritrovata 28 giorni più tardi nell'isola di Terranova, in Canada.
C'è un libro, uscito a gennaio, che racconta i fenomeni migratori di cui è protagonista il territorio colombiano; si intitola Colombia, paraíso de animales viajeros, è edito dal Banco de Occidente e mostra splendide immagini scattate da Angélica Montes e Daniel Uribe, che raccontano l'avventura di vivere e sopravvivere di migliaia di animali. Alcune immagini sono arrivate anche su Internet e sono una delizia per gli amanti della natura. Eccone alcune, altre ne trovate nella pagina che la rivista Credencial ha dedicato al libro.