Blog sulla Spagna e sull'America Latina: cinema, politica, cultura, letteratura, telenovelas, turismo e varia attualità del mondo in lingua spagnola
martedì 4 febbraio 2014
Barack Obama risponde ad Alejandro Sanz e riconosce l'importanza dell'Artico per il clima terrestre
martedì 3 dicembre 2013
L'appello delle Canarie al mondo: no alle perforazioni petrolifere nell'arcipelago. Già 32mila firme
lunedì 11 novembre 2013
Ecoalf, il marchio della moda spagnola che usa materiale riciclato e che ha affascinato Gwyneth Paltrow
C'è anche un video che racconta, solo con le immagini, il making of del negozio, come tutta la decorazione del flagship store sia fatta di materiale riciclato e come tutto, davvero tutto, può avere una seconda vita e una seconda occasione. Impressionante.
venerdì 8 novembre 2013
In Spagna e nel Cile le riserve mondiali dei cieli senza contaminazione luminosa. Una spinta al turismo astronomico
giovedì 3 ottobre 2013
Il Ministro spagnolo dell'Industria: relazione diretta tra i terremoti del Delta dell'Ebro e azione umana
giovedì 29 agosto 2013
Un grande albero del sidra invita a riciclare il vetro, a Gijón
giovedì 22 agosto 2013
In Colombia gli orti urbani aiutano le donne capofamiglia e le case farmaceutiche
domenica 18 agosto 2013
Le spettacolari foto del Parco Yasuní, Patrimonio della Biodiversità che l'Ecuador apre allo sfruttamento petrolifero
elmundo.es pubblica oggi una lunga e splendida galleria di immagini del Parco Yasuní e della sua eccezionale ricchezza di flora e fauna, che rischiamo di perdere per ipocrisia, incomprensioni, ingenuità o quello che è stato. Eccone alcune.



domenica 4 agosto 2013
Susan George a El Pais: Non abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, che sciocchezza!
lunedì 29 luglio 2013
Impressionanti giardini verticali di Spagna, tra Madrid e Málaga
giovedì 25 luglio 2013
Un appello per salvare i fondali di posidonie di Ibiza e Formentera dalle ancore delle imbarcazioni
lunedì 22 luglio 2013
Alejandro Sanz visita l'Artico con Greenpeace: salviamolo dal cambio climatico!
martedì 7 maggio 2013
Tornano i pellicani nella Baia de L'Avana: il primo successo del risanamento
mercoledì 21 novembre 2012
Greenpeace contro Zara: usa sostanze tossiche nei vestiti
Ma Zara risulta ancora più pericolosa perché usa due tipi di sostanze che possono recare danno alla salute, all'essere cancerogene o pericolose per l'equilibrio ormonale. "Sono risultati inaccettabili sia per chi compra i vestiti di Zara che per chi vive vicino agli stabilimenti in cui si fabbricano" ha detto Martin Hojsik, il coordinatore della campagna.
Inditex, il gruppo che controlla Zara, ha fatto sapere di non poter commentare le analisi di Greenpeace, al non essere stato informato precedentemente dello studio che sarebbe stato fatto, ma spera di poter dare entro breve tempo la propria versione. Quello che sì vuole assicurare è "il suo fermo impegno in difesa dell'ambiente" e "il controllo della qualità del 100% dei suoi prodotti, realizzato con i più esigenti standards di qualità e di sicurezza". Inditex fa anche sapere di essere in contatto con Grenpeace per preparare una proposta "realista" per raggiungere "l'ambizioso obiettivo comune di Zero Emissione di Sostanze Pericolose nel settore tessile".
Dal marchio spagnolo, uno dei più popolari e più venduti del mondo, Greenpeace si aspetta "iniziative e misure urgenti, ambiziose e trasparenti, per eliminare le sostanze tossiche dai suoi prodotti e dalla filiera". Oltre ai danni per la salute umana, bisogna infatti pensare ai danni che i prodotti scaricati nella natura causano a fiumi, mari o laghi, con pesantissime conseguenze sui loro cicli della vita. Ci sono vari marchi, come Puma, Nike, H&M, C&A, che si sono già impegnati a lavorare per controllare l'uso delle sostanze tossiche nei loro cicli di produzione. Adesso Greenpeace si aspetta il gesto di Zara.
Per questo tre attivisti questa mattina hanno esposto un grande cartellone sull'edificio che ospita un punto vendita di Zara ad Argüelles, a Madrid, chiedendo a marchio di "unirsi alla moda dei senza sostanze tossiche".
La foto è di eldiario.es
martedì 23 ottobre 2012
Lo sfruttamento della falda acquifera ha causato il terremoto di Lorca, un anno fa?
A quasi un anno e mezzo da quel terremoto, mentre centinaia di famiglie sono ancora in attesa di tornare nelle proprie abitazioni danneggiate, su Nature Geoscience è uscito un articolo che ipotizza lo sfruttamento della falda acquifera sotto la cittadina come causa del terremoto (lo potete leggere, a pagamento, su nature.com). Non che senza quello sfruttamento il terremoto non ci sarebbe stato, chiariscono gli scienziati, ma è probabile che l'azione umana abbia aumentato lo stress del terreno e, dunque, l'ampiezza del terremoto.
Un gruppo di ricercatori canadesi, italiani e spagnoli del dipartimento di Scienze della Terra dell'Università canadese dell'Ontario Occidentale, guidato dallo spagnolo Pablo González, ha analizzato, attraverso il satellite, la deformazione del terreno causata dalla scossa e ha ricreato una simulazione del movimento della falda. La conclusione è stata che la perdita di acqua, dovuta all'estrazione per uso umano, ha creato delle tensioni sulla sua corteccia terrestre. Queste sono state sufficienti per causare una frattura della roccia, che a sua volta ha indotto il terremoto.
"Concludiamo che i dati presentati e i risultati del modello sono compatibili con un processo di variazione di peso di acqua sotterranea della corteccia, cosa che offre una spiegazione plausibile per l'intervallo di movimenti osservati nella falda" scrivono i ricercatori, osservando come "le attività antropogeniche possono influire su come e quando succedono i terremoti". "E' la prima volta che si dimostra che una variazione del peso sulla corteccia terrestre può controllare le caratteristiche di un terremoto tettonico, in questo caso dovuto alla diminuzione dl peso, per l'estrazione dell'acqua sotterranea" spiega González.
Ad attirare l'attenzione dei ricercatori, per approfondire le cause di un terremoto relativamente poco intenso eppure così distruttivo da danneggiare l'80% delle case di Lorca, è stata la vicinanza dell'epicentro alla superficie. La maggior parte della scarica della tensione si è prodotta in una zona piccolissima, di circa 2-3 kmq, con uno spostamento di circa 20 cm e con un epicentro che non era a più di 3 km dalla superficie terrestre. Perché così superficiale un terremoto che, per le caratteristiche che ha presentato, avrebbe dovuto avere un epicentro molto più profondo? Gli studi canadesi hanno rivelato che le caratteristiche del terremoto murciano sono legate alla falda acquifera sotterranea, il cui livello è sceso di 250 metri in 50 anni, per lo sfruttamento dell'uomo.
Il terremoto ci sarebbe stato in ogni caso, insistono i ricercatori, la regione di Murcia ha una storia di terremoti periodici che non può far pensare che Lorca non ne sarebbe stata colpita; le falde sono come delle calamite per i terremoti di origine tettonica spiegano i ricercatori: l'energia che lo scontro della placca euroasiatica e quella africana libera, cerca le crepe presenti sulla superficie terrestre, cioè le falde, per scaricarsi più facilmente. E Lorca si trova su una falda acquifera di grandi dimensioni, che l'uso umano ha reso ancora più fragile davanti ai terremoti.
In un articolo indipendente il professore del California Institute of Technology di Pasadena Jean- Philippe Avouac avverte dell'attenzione che bisogna dedicare "alle perturbazioni causate dall'azione umana", perché "sappiamo come iniziare i terremoti, ma siamo ancora lontani dal sapere come controllarli".
Qualche mese fa, in Italia, mentre l'Emilia Romagna veniva colpita da violente scosse di terremoto quasi quotidiane, si parlava di esplorazioni del terreno alla ricerca del petrolio, che avrebbero potuto sconvolgere i precari equilibri delle tensioni sotterranee. Tutto potrebbe iniziare ad avere una logica.
martedì 28 agosto 2012
Nei parchi intorno a Vitoria, Capitale Verde Europea 2012 e prima città a misura d'uomo di Spagna
Le architetture contemporanee di Bilbao e la Belle Epoque di San Sebastián ci
fanno dimenticare spesso di Vitoria, che è pur sempre il capoluogo dei Paesi
Baschi. E non c'è niente di più sbagliato, visitando Euskadi. Vitoria è
attualmente Capitale Verde Europea, un riconoscimento arrivato a premiare
decenni di sforzi verso l'ambiente e una qualità della vita sostenibile. Un
esempio? si trovi dove si trovi, un gasteizarra (il nome degli abitanti di
Vitoria, da Vitoria-Gasteiz, il nome completo della città), sarà a meno di 300
metri da un giardino. Poi potremmo continuare ricordando che la città conta,
tra giardini e viali, su oltre 130mila alberi, che solo il 28% degli abitanti si
sposta con la propria auto, che gli autobus e i tram sono ecologici e che il 7%
dei cittadini, la percentuale spagnola più alta, si muove in bicicletta. Il
tutto significa che a Vitoria si gode dell'aria urbana più pulita di Spagna.
La città a misura d'uomo continua con il 25% delle strade cittadine riservato
ai pedoni, con un centro storico che conta su ben nove vie pedonali (necessario,
a questo punto, dire che la prima strada pedonale di Spagna è stata a Vitoria,
la calle Eduardo Dato?); in questo centro riservato alle passeggiate dei gasteizarras,
si possono ammirare i preziosi murales, che abbelliscono gli edifici un
tempo degradati e si possono provare i pintxos, caratteristici della
gastronomia basca; mentre nel resto di Spagna si va per copas y tapas, in
Euskadi si va per copas y pintxos, che sarebbero molto più vicini agli
stuzzichini italiani delle tapas, perché sono formati da una fettina di
pane con una fetta di formaggio, di prosciutto, ma anche tortillas o
quello che la fantasia dello chef del locale promette, trattenuto con uno
stuzzicadenti sul pane.
Ma il vero gioiello di Vitoria è il suo anillo Verde, l'anello Verde,
che la circonda. Si tratta di circa 30 km di area verde intorno alla città,
come se fosse un verde Ring di memoria viennese, ricavati dalla riconversione
delle aree industriali; quando l'anillo Verde sarà completo, manca ancora un
settore per completare i lavori, Vitoria conterà su ben 1000 ettari di verde
intorno a sé, a una distanza di circa 3 km dal centro. L'anillo Verde è
formato da sei grandi parchi.
Il parco di Zabalgana, a ovest, offre boschi, praterie e lagune; nato nel 1993,
in precedenza era una grande cava all'aperto per la costruzione, adesso è
diventato rifugio prediletto di flora e fauna selvatici, con decine di specie di
uccelli e mammiferi vari.
Il Parco di Armentia sorge a sud-ovest di Vitoria ed è caratterizzato da
centinaia di ettari di sentieri, piste ciclabili e percorsi equestri; il suo
territorio collega l'anillo Verde ai Monti di Vitoria, uno spazio
naturale di oltre 5mila mq considerato uno dei grandi polmoni verdi cittadini.
Il Parco di Olarizu si trova a 2 km a sud di Vitoria ed è lo spazio dell'anillo
più vicino all'idea di parco urbano; nato negli anni 80, offre anche la
possibilità di magnifiche viste sulla città e conserva un giacimento
archeologico dell'Età del Ferro.
Il Parco di Salburua è ricco di lagune, ospita oltre 200 specie di animali,
alcuni dei quali, come il visone europeo, a rischio di estinzione, ed è uno dei
più importanti spazi baschi per la riproduzione degli uccelli acquatici. Il
Parco ospita Ataria, il Centro d'Interpretazione Ambientale che offre itinerari,
mostre, visite guidate e informazioni varie sulle attività che è possibile
praticare nel territorio del parco.
Il Parco del Rio Alegria si trova tra il fiume Zadorra, di cui l'Alegria è
affluente, e le lagune di Salburua, è formato da 11 ettari di territorio ideale
per passeggiare in bicicletta e lungo la riva del fiume, fino a poco tempo fa
completamente deteriorata. Per gli ecologisti questo parco è una sorta di
corridoio di passaggio tra due ecosistemi ed è rifugio di alcune specie in
estinzione, come il visone europeo, considerato il secondo carnivoro più
minacciato del continente (dopo la lince iberica).
Il parco del Rio Zadorra si trova a nord di Vitoria ed è caratterizzato da 13
km di parco fluviale, sulle rive del fiume Zadorra. E' un fiume molto importante
per Vitoria e, grazie alla sua biodiversità, fa parte della Rete Europea di
Spazi Naturali Protetti. Lungo le passeggiate ci sono vari spazi che permettono
di avvicinarsi al fiume e di contemplarne la bellezza, tra questi una
piattaforma di legno con panchine e un belvedere, proprio sopra il letto del
fiume.
Le foto, dal web; una bella galleria fotografica su ocholeguas.com




mercoledì 22 agosto 2012
Le impressionanti foto della fauna cilena
elconfidencial.com pubblica oggi una bella galleria fotografica dedicata alla diversità della fauna del Cile. Si passa dalle balene, che raggiungono le coste cilene per nutrirsi del plancton e che possono raggiungere le 130 tonnellate di peso, al piccolo colibrì, l'uccello più piccolo del Paese, che deve mangiare continuamente, "perché il suo consumo energetico è altissimo per la quantità di riserve che può immagazzinare"; ci sono poi le vigogne, gli animali degli altopiani andini, dove vengono utilizzati da secoli per il lavoro, per il loro pelo, per la carne e il latte, l'avvoltoio dalla testa colorata, capace di sentire da 6 km di distanza l'odore del cibo e dotato di una delle viste più acute degli animali cileni. La galleria raccoglie immagini di uccelli, mammiferi, rettili e c'è da imparare a ogni foto.
Qui alcune immagini, le altre al link già indicato




domenica 6 maggio 2012
La sfida del Cile nel web: la riforestazione della Patagonia per 3 euro
La ricostruzione del Parque Torres del Paine e del paesaggio cileno è prioritaria per le autorità locali. "La Patagonia è uno degli elementi fondamentali dell'immagine del Cile a livello geografico e distintivo rispetto ai Paesi della regione. Torres del Paine è una destinazione che gli stranieri identificano e valutano come capitale naturale del Cile e del mondo" ha commentato il direttore esecutivo di Fundación Imagen Chile Blas Tomic "Di fatto l'incendio del Torres del Paine ha avuto una grande copertura in tutto il mondo, anche sui media più importanti del pianeta".
E, oltre a costituire parte dell'immaginario planetario quando si parla di Cile, è anche una delle più importanti destinazioni turistiche del Paese. La sottosegretaria al Turismo Jacqueline Plass ha spiegato che "la Patagonia è la prima destinazione nazionale che ha spinto nel 2011 gli stranieri a scegliere il Cile per le loro vacanze; lo ha fatto il 49% degli stranieri, dopo ci sono Santiago e Valparaíso. E Punta Arenas, nella parte più meridionale della Patagonia cilena, è la terza città più visitata del Cile, con il 27% delle visite turistiche, dopo Santiago e Valparaíso".
La valenza economica della riforestazione della Patagonia, oltre a quella paesaggistica e ambientale, è dunque evidente.
Il progetto di riforestazione punta sulla partecipazione cittadina, attraverso le reti sociali e una pagina web, www.reforestemospatagonia.cl, che raccoglierà le donazioni. Ai cittadini si chiedono versamenti di 2mila pesos, circa 3 euro, per piantare un albero; l'obiettivo è percio arrivare a circa 3 milioni di euro. Ma non è solo denaro: i donatori verranno coinvolti grazie alle informazioni che verranno loro fornite sul "loro" albero. Quando si entra nel sito, infatti, ci si trova davanti a una tabella di alberi: basta scegliere il proprio, inviare la propria donazione e si riceverà un certificato con le coordinate del posto esatto in cui verrà piantato l'albero regalato alla Patagonia.
In questo modo la riforestazione della Patagonia sarà costantemente monitorata e la popolazione si sentirà maggiormente parte del progetto.
Negli ultimi 100 anni gli incendi hanno bruciato oltre 900mila ettari nel Cile; solo quest'anno, durante l'estate australe, sono andati in fumo tra i 60 e i 70mila ettari. Non solo manca ancora un'adeguata sensibilizzazione della popolazione, non ancora consapevole dei seri danni che vengono perpetrati all'ambiente e alla qualità della vita degli stessi esseri umani, ma non ci sono neanche pene adeguate. L'incendio del Parte de Torres del Paine è stato causato da una negligenza dell'israeliano Roter Singer, che se l'è cavata con una multa di 10mila dollari e la promessa del suo governo di piantare 50mila alberi.
Da youtube, uno dei video della campagna
sabato 5 maggio 2012
Laggiù, nello smog, Santiago del Cile
Le autorità stanno avvertendo sui mali che l'inquinamento porta con sé, e che gli abitanti di qualunque grande città conoscono bene, e stanno invitando a non fare sport all'aperto e a non bruciare residui agricoli (attività comunque proibita fino ad agosto).
Santiago non è aiutata dalla sua particolare orografia: si trova in una valle, a poco più di un'ora dall'Oceano Pacifico, completamente circondata da montagne, che raggiungono anche i 6mila metri e che, quindi, non facilitano il ricambio dell'aria.
il risultato è in questa foto, che spiega la situazione della capitale cilena più di mille parole: là sotto, in quella valle coperta di smog, c'è Santiago del Cile.
domenica 11 marzo 2012
La Colombia, paradiso degli animali migratori di entrambi gli emisferi
Gli animali migratori che si fermano in Colombia temporaneamente si sottopongono a viaggi massacranti: gli arenques e i tonni risalgono dal Brasile, passano per la Colombia e arrivano nel New England in meno di 60 giorni; alcune specie di farfalle volano fino all'isola di Pasqua, in pieno Oceano Pacifico, le tartarughe de La Guajira, la penisola che segna il confine caraibico con il Venezuela nuotano fino a una spiaggia del Costarica per deporre le loro uova; una volta è stata identificata nella Guyana una tartaruga, ritrovata 28 giorni più tardi nell'isola di Terranova, in Canada.
C'è un libro, uscito a gennaio, che racconta i fenomeni migratori di cui è protagonista il territorio colombiano; si intitola Colombia, paraíso de animales viajeros, è edito dal Banco de Occidente e mostra splendide immagini scattate da Angélica Montes e Daniel Uribe, che raccontano l'avventura di vivere e sopravvivere di migliaia di animali. Alcune immagini sono arrivate anche su Internet e sono una delizia per gli amanti della natura. Eccone alcune, altre ne trovate nella pagina che la rivista Credencial ha dedicato al libro.









