Visualizzazione post con etichetta Diritti e dintorni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Diritti e dintorni. Mostra tutti i post

domenica 21 giugno 2015

10 anni dopo le nozze gay: Zapatero, la Spagna adesso è più decente

All'indomani del milione in piazza San Giovanni, a Roma, per il Family Day, El Mundo celebra 10 anni di matrimonio egualitario facendo incontrare José Luis Rodriguez Zapatero con la prima coppia omosessuale spagnola che si è sposata, Carlos Baturin ed Emilio Menéndez. L'incontro avviene a casa della coppia, nel quartiere madrileno di Chueca, il quartiere rilanciato dalla comunità omosessuale e adesso considerato uno dei più trendy della capitale. Carlos ed Emilio vivono al sesto piano di un edificio senza ascensore e al balcone hanno una bandiera dell'arcobaleno, listata a lutto, per la recente scomparsa di Pedro Zerolo, uno dei leaders socialisti della comunità omosessuale e strenuo difensore dei suoi diritti.

L'idea di celebrare i 10 anni della legge con l'incontro tra il Presidente che fortissimamente la volle e la prima coppia che ha potuto utilizzarla, è stata una gran bella idea. Se si mettono i volti, se si ascoltano le storie, al posto di numeri anonimi e di freddi codici, si capisce molto di più il senso di un fenomeno. Baturin e Menéndez sono stati legati per 30 anni, prima di poter legalizzare il proprio amore e conquistare diritti e doveri, l'uno verso l'altro. Si sono sposati l'11 luglio 2005 e ricordano quel giorno con affetto, senza dimenticare un certo timore perché "non sapevamo come avrebbe risposto la gente. Tenete conto che siamo una generazione che le ha prese, per essere quello che è, così quando ci hanno detto che c'erano 100 giornalisti... Emilio e io ne abbiamo parlato 'se diventiamo così visibili, domani ci menano per strada'" ricorda Carlos. E invece. "Quando siamo usciti dal Municipio c'era molta gente e risulta che erano dell'associazione dei residenti, che si erano riuniti per proteggerci, perché non si sapeva cosa sarebbe successo".

E Zapatero, che ricorda: "Le prime settimane mi passavano informazioni di tutti i matrimoni che si stavano celebrando. Ho vissuto momenti molto emotivi. Ricordo sempre, credo che fu il giorno stesso o il giorno dopo dell'approvazione della legge, una coppia gaditana ripresa da Telecinco, che era fantastica. Uno era proprietario del bar e l'altro era il cameriere, stavano insieme da 20 anni. Avevano già la loro età, una sessantina, dieci anni fa, ed era fantastico vedere la loro spontaneità e come la gente li applaudiva. Mi sono reso conto che la legge avrebbe avuto consenso popolare, perché non appena la gente vedeva le storie d'amore, amore libero, per di più, applaudiva".

Carlos ed Emilio tornano a quando il PP ha tentato di far cancellare la legge dalla Corte Costituzionale, finendo sonoramente battuto, perché il Tribunal Constitucional ha rifiutato l'incostituzionalità per 8 voti a 3. "Confidavo che il Tribunal non l'avrebbe cancellata e che il PP non avrebbe cercato di cambiarla perché penso sapesse che godeva di un grande sostegno" dice adesso Zapatero. Mentre Carlos ripensa alla palestra, la stessa che frequentava con il magistrato Javier Bermudez, che lo tranquillizzava e gli diceva di non temere il Tribunal Constitucional. "Sapete che sono ottimista, i diritti, quando si conquistano, è difficile che si riperdano. Una delle cose che mi rendono più felice è che ci sono varie coppie che mi hanno detto di aver letto, nella cerimonia di nozze, il mio discorso del giorno dell'approvazione della legge" dice Zapatero "Ho sempre detto che è stato uno dei miei discorsi più importanti, forse il migliore che ho fatto, quando ho detto che la Spagna sarebbe stata un Paese più decente. Ho cercato molto la parola, ci ho pensato molto, il Paese è più decente".

Si legge Zapatero e si pensa al Family Day italiano. Non pensate male, anche in Spagna ci sono state manifestazioni cattoliche e conservatrici contro la legge del matrimonio omosessuale; il PP, non appena arrivato al Governo, ha tentato la carta dell'incostituzionalità, con scarso successo. Ma dieci anni dopo, nessuno potrebbe immaginarsi la Spagna senza la sua legge per il matrimonio omosessuale. Per lo stesso Zapatero questa legge è la sua "maggiore opera come presidente del Governo, dal punto di vista di quello che rimane, come momento storico. La cosa più fantastica di questa legge è che in un giorno, un atto con appena 15 o 16 parole nel Codice Civile ha reso felici migliaia di persone, dando loro uguaglianza e dignità. E' una cosa molto difficile da ottenere con qualunque altor misura di Governo. Penso al giorno in cui si è ottenuto il voto delle donne o alla conquista dei diritti civili negli USA. E' stata una sfida di questo tipo, così la vedrà la Storia".

In Italia non abbiamo un Presidente del Consiglio che sostiene il matrimonio omosessuale, per lui vanno bene le unioni civili e queste promuoverà, sul modello tedesco, i suoi alleati non vorrebbero neanche questo, ma, Matteo, prendi nota e pensa a tutti i Carlos e gli Emilio che anche in Italia stanno aspettando. Se non proprio Zapatero, regalaci qualcosa del genere.


giovedì 7 agosto 2014

L'Andalusia ha il miglior tasso di donazione degli organi del mondo

Non tutto è negativo per l'Andalusia. Campionessa di povertà e disoccupazione, in Spagna, la grande regione del sud ha un invidiabile record mondiale: il miglior tasso di donazione degli organi. Nel solo primo semestre del 2014 sono state effettuate 153 donazioni, che hanno permesso 358 trapianti di organi, salvando, o migliorando, la vita di centinaia di persone. E' il doppio del tasso di donazione europeo ed è il miglior tasso di donazione spagnolo: in Andalusia ci sono 36,2 donanti ogni milione di abitanti contro la media di 35,1 della Spagna.

Il maggior numero di donazioni ha riguardato i reni, anche tra persone vive: 227 dei 358 trapianti effettuati, infatti, ha riguardato i reni, 34 con donatori vivi; poi, nella classifica, ci sono le donazioni di fegato, del cuore, dei plmoni, del pancreas. Sei donazioni hanno riguardato i bambini.

L'Hospital Regional di Málaga, il Virgen del Rocio di Siviglia e il Reina Sofia di Córdoba sono gli ospedali più attivi sul fronte dei trapianti.

Da anni la Spagna è il Paese in cui si effettuano le maggiori donazioni di organi, non è chiaro perché questo successo appartenga a un Paese cattolico e mediterraneo e non, per esempio, a un Paese scandinavo e progressista. Non ricordo aver mai visto grandi campagne di sensibilizzazione sul tema, però sì, è molto difficile leggere sui giornali che, perdendo la vita una persona, per qualche ragione improvvisa, la sua famiglia non autorizzi la donazione. E' un concetto che deve aver fatto breccia in qualche modo nella cultura spagnola e che adesso appartiene al DNA di molte famiglie. Una delle ragioni per cui la Spagna dev'essere orgogliosa di se stessa.


venerdì 11 luglio 2014

Accordo Spagna-Russia: niente adozioni per le coppie omosessuali

Come cambia l'immagine e il senso di un Paese, secondo i dirigenti che i cittadini eleggono. La Spagna ha firmato un accordo con la Russia sulle adozioni internazionali, accettando che le coppie omosessuali siano escluse dalle richieste d'adozione. E' il primo Stato che accetta le esigenze del Tribunale Supremo della Russia, secondo il quale ai Paesi che ammettono il matrimonio omosessuale bisogna chiedere accordi bilaterali, per escludere le coppie dello stesso sesso.

Con quest'accordo la Spagna ha sbloccato i casi di 160 bambini russi, già formalmente adottati da famiglie spagnole e bloccati in Russia dall'assenza dell'accordo bilaterale richiesto dal Tribunale Supremo.

Secondo il Ministro spagnolo degli Esteri José Manuel García-Margallo e il viceministro russo dell'educazione Veniamin Kaganov, l'accordo raggiunto permette di realizzare le adozioni in modo che siano perfettamente legali e accettabili per entrambe le legislazioni.

E la comunità omosessuale spagnola si trova divisa. C'è chi ritiene che era un accordo "tra la spada e la parete", perché da una parte è evidente la discriminazione, dall'altra c'è il desiderio di un figlio di migiliaia di coppie e l'opportunità, offerta a migliaia di bambini russi che vivono in condizioni precarie, di avere una famiglia. Ma c'è anche chi considera che con questo accordo "la Spagna è complice delle politiche discriminatorie russe".

"Con l'accettazione delle condizioni decise dalla Russia, questo Paese avrà diritto di 'controllare lo stile di vita e istruzione' dei piccoli che vivranno in Spagna" scrive eldiario.es "si richiede un rapporto sullo 'stato di salute, sviluppo emozionale, istruzione...' realizzato da 'un'agenzia o autorità straniera competente nel territorio di accoglienza'. La Russia chiede rapporti per quando i bambini avranno 2, 5, 11, 23 e 35 mesi. Una delle preoccupazioni di questo Stato è che qualche minorenne adottato possa lasciare la nuova famiglia ed essere riadottato da coppie omosessuali".

Il contesto in cui è avvenuta la firma di questo accordo è davvero delicato, con in gioco sentimenti, desideri, opportunità, ma chissà se la Spagna di José Luis Rodriguez Zapatero lo avrebbe accettato, nel silenzio che lo circonda oggi, nella Spagna di Mariano Rajoy.

giovedì 26 giugno 2014

Michelle Bachelet: legalizzerò l'aborto e riformerò il fisco entro la fine dell'anno

Tre mesi di Governo, il 90% delle misure che aveva in mente per i primi 100 giorni in dirittura d'arrivo e, per la fine dell'anno, l'approvazione di due delle grandi riforme del suo mandato, la riforma fiscale, affinché i ricchi paghino più tasse, e la legalizzazione dell'aborto in caso di violenza sessuale, rischio di vita per la madre e malformazione del feto. Michelle Bachelet ha concesso un'intervista a El Pais, in cui racconta i primi passi del suo secondo Governo, non si nasconde le difficoltà, ma non cede di un centimetro sui grandi cambi che ha promesso al Paese, perché "il nostro grande nemico è la disuguaglianza e sconfiggerla segna il mio nord".

Ha lasciato l'Agenzia dell'ONU per le Donne ed è tornata nel Cile soprattutto grazie alle proteste studentesche, che chiedevano un sistema scolastico gratuito, pubblico e di qualità: "Non c'erano solo i giovani, c'era molta gente, in un Paese che iniziava a dire: 'Non ci basta quello che c'è'. E questo mi ha motivato per dirmi: 'Se torno, sarà per realizzare cambiamenti profondi'". Il primo, fondamentale per quelli che verranno, è la riforma fiscale, che dovrà finanziare anche il sistema scolastico gratuito e pubblico che Bachelet ha promesso in campagna elettorale: "Probabilmente pensavano che non l'avrei fatta e che era una promessa da campagna elettorale" spiega la presidente cilena a El Pais "Credo davvero che nelle riforme tributarie ci siano interessi che possono essere danneggiati e che fanno tutto il possibile per cambiare gli assi centrali. Ma siamo molto aperti ad ascoltare tutti i settori. Quello che sì ho detto è che non sono disponibile a rivedere quello che consideriamo il cuore della riforma".

Approvata la riforma fiscale, Bachelet spera che la riforma del sistema scolastico e universitario sia pronta per la fine del 2015. In calendario anche una delle sue grandi promesse elettorali, la legalizzazione dell'aborto: il Cile è uno dei cinque Paesi al mondo in cui l'aborto è vietato in qualunque caso, anche se già nella scorsa legislatura, quando una giovane donna stava rischiando la propria vita per mettere al mondo un bambino malformato, che sarebbe morto poche ore dopo, il presidente conservatore Sebastian Pinera aveva affermato che la vita di nessuna cilena sarà a rischio in casi del genere e che saranno sempre prese le misure per proteggerla. "C'è una grande quantità di mozioni, sia alla camera che al senato. Stiamo analizzando tutte queste mozioni per vedere quali appoggeremo e come, in modo da poter avanzare verso la legalizzazione" ha assicurato la presidente, che non ha voluto dare scadenze, ma ritiene che l'aborto depenalizzato potrebbe essere legge negli ultimi mesi di quest'anno.

Sono stati 100 giorni intensi, spiega Bachelet a El Pais, per una ragione ben precisa, al di là delle contingenze, come il terremoto al nord, le inondazioni a sud e l'incendio di Valparaiso: "Quattro anni sono pochi e dovevamo iniziare a realizzare quanto promesso ai cittadini. Bisogna ridare prestigio alla politica e lo si fa anche realizzando quello che si è promesso. E' importante recuperare la fiducia della gente nelle istituzioni democratiche".

La presidente è convinta che Nueva Mayoria, l'alleanza che la sostiene e che imbarca dai democristiani fino ai comunisti, durerà quanto la legislatura, perché "tutti vogliamo mettere fine alla disuguaglianza e tutti abbiamo capito che la riforma dell'istruzione è la chiave". 


sabato 29 marzo 2014

Argentina: la Chiesa autorizza il battesimo della figlia di due lesbiche sposate. E' la prima volta

Tra pochi giorni, il 5 aprile 2014, la piccola Umma verrà battezzata a Córdoba, in Argentina, secondo il rito cattolico. Niente di straordinario, se non fosse che la bambina è figlia di Karina Villarroel e Soledad Ortiz, una coppia omosessuale che si è sposata nel 2013, grazie al matrimonio paritario, introdotto inArgentina nel 2010.
E' la prima volta che la Chiesa Cattolica ammette il battesimo per il figlio di una coppia dello stesso sesso, per di più sposatasi grazie a quel matrimonio gay inutilmente condannato. Ad autorizzare l'imposizione del sacramento, lo stesso arcivescovo di Córdoba Carlos Núñez, dopo un incontro con Karina. "Mi ha detto che non ci sarebbe stato alcun problema" ha raccontato lei ai media.
Le due mamme di Umma vogliono come madrina la presidente Cristina Fernández de Kirchner, che ha permesso l'approvazione del matrimonio gay; l'arcivescovo Núñez ha raccomandato loro di scegliere il padrino e la madrina "con particolare attenzione", affinché la piccola Umma "possa crescere nella fede".
Una coppia non sposata in chiesa, per di più dello stesso sesso, che battezza la propria figlia. Sembra fantascienza, è l'Argentina di papa Francesco. Perché, assicurano le due mamme, il battesimo di Umma è stato autorizzato grazie al vento nuovo portato dal papa argentino nella Chiesa Cattolica. Non è stato forse Jorge Bergoglio a dire che lui non è nessuno per giudicare un omosessuale? E non è stato lui a chiedersi e a invitare i preti a chiedersi come annunciare Cristo nelle famiglie che cambiano? Una prima risposta, arriva dalla lontana Córdoba.

domenica 23 marzo 2014

Spagna: la Marcia della Dignità di Madrid finisce in disordini, feriti e decine di arrestati

E alla fine l'unico che ha osato dare i numeri è stato El Pais, citando fonti della Polizia: ieri, le manifestazioni che hanno percorso Madrid nel nome della Dignità, hanno raccolto 50mila persone, poi fatte scendere a 36mila dalla Questura. Difficile da credere che fossero così poche, dato che quando le Associazioni Cattoliche riempiono la plaza de Colón, allo stesso modo, si parla di almeno mezzo milione di persone, ma queste sono le cifre ufficiali e tutti i media parlano di decine di migliaia di persone.
Sono arrivati in tanti da tutta la Spagna, prima attraverso colonne partite giorni fa da vari punti del Paese, per raggiungere la capitale a piedi. Poi attraverso autobus, treni, mezzi propri. Alla fine si sono trovati ad Atocha, davanti alla stazione e l'arrivo di ogni colonna era salutato da grida, applausi, emozioni. "Il sostrato della protesta sono state le colonne che hanno seguito il tracciato delle sei strade nazionali che confluiscono nella capitale. Ma la vera materia prima della concentrazione sono stati i madrileni e quelli arrivati in treno, auto e autobus da tutto il Paese. Ad Atoche tutte el colonne si sono unite in un braccio, che ha avanzato fino alla plaza de Colón, dove è stato letto un manifesto" ha scritto El Pais.
La Marcia della Dignità aveva in testa uno striscione con su scritto Dignità in tutte le lingue di Spagna (bella idea, in questi mesi in cui si parla di indipendentismo, nazionalismo e spinte centrifughe); dietro famiglie, giovani, anziani, gente di ogni generazione che ha avanzato in un clima festivo e che ha raccontato, attraverso i cartelli, la propria rabbia e il proprio dolore. Dignità è avere un tetto, un lavoro e la sanità pubblica, hanno detto in tanti alle televisioni.
Nella plaza de Colón si stava ancora leggendo il manifesto finale, quando la Polizia ha iniziato le prime cariche. La cronaca è di eldiario.es, il quotidiano digitale che ha seguito da vicino tutta la manifestazione, sin dall'avvicinamento delle colonne a Madrid: "Le cariche sono iniziate all'incrocio della calle Génova con la plaza de Colón, introno alle 20.15, Un gruppo di manifestanti si concentrava al lato di alcune transenne, che proteggevano la strada in cui si trova la sede del PP, sull'altro lato c'erano gli agenti anti-sommossa, pronti a intervenire. Dopo le prime scene di tensione, alle transenne, gli agenti hanno ricevuto l'ordine di uscire dal perimetro protetto, dopo il lancio di qualche oggetto dal lato dei manifestanti, incontrandosi davanti il gruppo di manifestanti che li aspettava sull'altro lato della linea di sicurezza. La Polizia ha allora iniziato a caricare in modo indiscriminato, quando c'erano ancora migliaia di persone per strada. Molte di loro non erano neanche vicino alle transenne, e non formavano neanche parte dei gruppi che avevano tirato gli oggetti. Tutto dopo una manifestazione massiccia e pacifica, che nel suo zenit ha occupato 2,5 kmq di estensione". Mentre dal palco, in cui si stavano leggendo gli ultimi documenti degli organizzatori, ricordavano alla Polizia che stava caricando in zone in cui c'erano anziani e bambini.
Gli scontri sono poi proseguiti nella zona di Recoletos, tra la plaza de Cibeles e la plaza de Neptuno, dove un centinaio di manifestanti è rimasto per far fronte alla Polizia. Secondo ABC, che ha scritto un articolo pittoresco, descrivendo Madrid come una città in stato di guerra, assaltata da gruppi di facinorosi e anti-sistema, si è trattato "'dei peggiori incidenti della legislatura', come li ha descritti il Ministero degli Interni. I gruppio antisistema sono arrivati da tutta la Spagna e hanno sviluppato in modo organizzato una battaglia campale senza senso sull'asse di Recoletos, distrutto al loro passaggio. Questo è stato lo scenario della loro inspiegabile azione, senza argomenti né ideologia, senza rivendicazioni; una selvaggia sommossa come non si era vista negli ultimi tempi".
Il risultato finale sono stati 88 feriti e 24 arrestati, tra cui 3 minorenni.
Su abc.es una galleria fotografica dei disordini e del vandalismo, da youtube, un video diffuso da numerosi media digitali spagnoli, in cui si vedono le cariche della Polizia, piuttosto violente, considerando che c'erano ancora anziani e bambini per le strade.
PS aggiornamento interessante da @AcampadaPalma, su Twitter: 'la manifestazione ha occupato 295.030 m2, con perimetro de 7,42km. A 4 pers/m2, sono 1.180.120 persone'. L'immagine dello spazio occupato è su ; è che 36mila o 50mila persone presenti è davvero un po' difficile da credere, avendo visto le immagini di plaza de Colón e dintorni affollatissima come quando ci sono oltre mezzo milione di persone nelle marce per la Famiglia o contro l'ETA organizzate dalle associazioni vicine al PP.

giovedì 20 marzo 2014

Il presidente Santos firma la destituzione del sindaco di Bogotà, Gustavo Petro

Sono state giornate convulse, in Colombia. E sono iniziate quando il Procuratore Generale della Repubblica Alejandro Ordóñez ha destituito il sindaco di Bogotà Gustavo Petro e lo ha interdetto per 15 anni dai pubblici uffici, mettendo fine, di fatto, alla sua carriera politica. Lo ricordate? La decisione di Ordóñez era stata causata dagli errori del sindaco nell'introduzione di un nuovo sistema di raccolta della spazzatura, che aveva gettato la capitale colombiana nel caos, per tre giorni. Molte erano state le polemiche, con i media e l'opinione pubblica vicini a Petro che si chiedevano eprché non si è mai ricorsi a pene così dure contro i sindaci corrotti.
Gustavo Petro ha utilizzato tutti i mezzi legali a sua disposizione, dalle decine di cortei dei simpatizzanti a Bogotà al Consiglio Superiore della Magistratura e al Consiglio di Stato, compreso il ricorso alla Commissione Interamericana dei Diritti Umani. E questo, forse, è stato il suo errore fatale. Un paio di giorni fa, gli organismi di garanzia colombiani hanno stabilito la destituzione del sindaco, ma nelle stesse ore la Commissione Interamericana dei Diritti Umani ha chiesto alla Colombia una sospensione temporanea, in attesa di maggiori chiarimenti, lasciando la decisione finale nelle mani del presidente Juan Manuel Santos, già in campagna elettorale per la rielezione, a maggio. E Santos ha messo solo 24 ore per firmare la destituzione definitiva del sindaco di Bogotà. Non sono state 24 ore facili, lo dimostra la discussione in corso sui media colombiani, divisi tra quelli che difendono la legalità della decisione di Santos e quelli che si interrogano sulla sua opportunità.
Uno degli argomenti utilizzati da Santos, per ignorare le indicazioni della Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH dalle iniziali in spagnolo), è stato che Petro ha usato tutte le possibilità legali a disposizione in Colombia per difendersi. Il Presidente della Repubblica ha sempre chiesto il rispetto della Costituzione e delle leggi e anche dei diritti politici del sindaco di Bogotà, ha spiegato. Inoltrre le indicazioni della CIDH non sono vincolanti per la Colombia. Senza pensare, hanno fatto notare i collaboratori di Santos, alla valanga di ricorsi alla CIDH, da parte di chi è stato destituito, nel caso in cui si fosse sospesa la destituzione di Petro, mettendo così in dubbio l'efficacia della destituzione dei politici, una delle risorse previste dalla Costituzione colombiana per proteggere i cittadini dagli abusi dei loro dirigenti.
Alla fine è arrivata la destituzione, che permette a Petro solo un'ultima strada, suggeritagli anche dallo stesso Santos, un'azione di nullità, contro la sentenza della Procura. Lo farà Petro? Combattivo come ha dimostrato di essere durante tutta la sua carriera politica e in questi mesi in cui si è opposto alla sua destituzione, può essere che lo faccia.
Ma la decisione di Santos apre la porta ad altre domande.
Gustavo Petro è un esponente di spicco della sinistra radicale colombiana, quella che non arriva mai al potere, fermata sempre, in un modo o nell'altro, dall'oligarchia, che governa il Paese sin dall'indipendenza e che ha sempre impedito riforme agrarie, fiscali e politiche, lasciando una massa di diseredati, soprattutto nelle campagne, senza alcuna possibilità di ascesa sociale. Petro è stato guerrigliero, prima di scegliere poi la via politica; la sua controversa parabola alla guida di Bogotà, amato dai settori più poveri per gli aiuti e le sovvenzioni, detestato dai più ricchi per i limiti imposti e il caos causato da alcuni cambi radicali nei trasporti e nella scuola, è la dimostrazione di come sia difficile, per la sinistra radicale, affermarsi in Colombia per via legale. Come se la sinistra potesse solo utilizzare la violenza per poter parlare di uguaglianza e di giustizia sociale (da non confondere cpn il paternalismo della destra mdoerata, please). E' questo un timore che avevano già espresso i settori progressisti della società quando Alejandro Ordóñez ha destituito il sindaco.
La scelta di Santos, in fondo, fa il gioco delle FARC: adesso è facile per la guerriglia, impegnata nel dialogo di pace a L'Avana, utilizzare la destituzione di Petro per sostenere che non ci si può fidare del potere e che la rivoluzione è l'unica strada per cambiare davvero la Colombia. I primi segnali non mancano: nel primo commento alla decisione di Santos, le FARC hanno affermato che potrebbe mettere in pericolo il processo di pace.
Ai media colombiani non sfugge neanche il clima elettorale in cui è avvenuta la destituzione di Petro. Alle elezioni parlamentari del 9 marzo, la destra ha avuto a Bogotà il 21% dei voti, la coalizione di Santos il 25%, la sinistra il 7% e i verdi l'8,9%. Nei sondaggi elettorali, per le elezioni presidenziali di maggio, Santos è ancora in testa, ma le intenzioni di voto a suo favore sono scese di due punti, al 32,5%, mentre Óscar Iván Zuluaga, il candidato della destra, è al 15,6%. Se si mantiene la tendenza, il presidente difficilmente potrebbe ottenere la rielezione al primo turno, come sì sembrava possibile qualche settimana fa. Ergo, se non vuole avere problemi alle elezioni, deve cercare simpatie tra gli elettori di destra, non tra quelli di sinistra. Di qui la decisione di destituire Petro, conquistando i favori degli elettori conservatori. 


mercoledì 12 marzo 2014

All'insediamento di Michelle Bachelet, Camila Vallejo arriva con la sua neonata

E' il primo presidente della democrazia cilena rieletto per due volte, da quando è caduta la dittatura di Augusto Pinochet. E in questi giorni italiani, in cui non si riesce neanche ad assicurare l'alternanza tra uomini e donne nelle liste elettorali, in modo da garantire pari opportunità d'elezione, è particolarmente significativo che questo primo presidente cileno a rinnovare il mandato, a quattro anni di distanza, sia una donna, Michelle Bachelet.
La presidente cilena ha assunto il nuovo mandato suscitando grandi aspettative, con la promessa di profonde riforme costituzionali, sociali e fiscali. Riuscirà a realizzarle? Dalla sua parte ha la maggioranza assoluta che l'ha votata, anche se non le ha garantito sempre i numeri sufficienti per approvare le nuove leggi in Parlamento (alcune riforme, in particolare quelle costituzionali e del sistema scolastico, dovranno essere negoziate con l'opposizione, il che le renderà meno progressiste di quanto il programma di Bachelet avesse promesso).
Ma ieri, nella giornata di saluto a Sebastián Piñera, il presidente della destra gentile, che ha governato per quattro anni, senza riuscire a entrare in sintonia con il sentire di buona parte della popolazione (come dimenticare le proteste sociali e studentesche e l'irrisolta questione mapuche?), e del ritorno di Michelle Bachelet al Palacio de La Moneda, l'immagine che più ha colpito i media e gli osservatori ha un'altra protagonista.
Camila Vallejo, la giovane leader degli studenti, che un paio di anni fa ha guidato le manifestazioni di protesta, chiedendo una scuola gratuita, pubblica e di qualità, è stata eletta deputata per il Partito Comunista Cileno, appartenente alla Coalizione Nueva Mayoria, che sostiene la presidente Bachelet. Diventata mamma di una bambina a ottobre, Vallejo ha portato la figlia con sé e l'ha tenuta in braccio per tutta la durata della cerimonia. Sono sempre piuttosto scettica davanti a queste rivendicazioni di conciliazione tra maternità e professione, essendo convinta che la conciliazione debba riguardare entrambi i genitori e non dev'essere solo a carico delle mamme (se il bimbo ha la febbre, può rimanere a casa papà, se c'è da andare a fare dei documenti o andare a parlare con i professori, può andarci anche papà, e se entrambi i genitori sono molto impegnati al lavoro, può essere pure papà che per una volta gestisce il pargolo in ufficio, ecc ecc). Ma l'immagine di questa 25enne che si porta la figlia in Parlamento è un messaggio che non passa inosservato, nel Cile che Michelle Bachelet dovrà governare nei prossimi quattro anni.
La foto, dal web cileno



venerdì 7 marzo 2014

Due femministe incatenate alla Cattedrale del Mare di Barcellona, contro la nuova legge dell'aborto

Alla vigilia della Festa della Donna, una nuova protesta spagnola contro la legge sull'aborto che il Goveno di Mariano Rajoy vuole approvare. A Barcellona, due appartenenti al collettivo femminista Arran si sono incatenate stamattina alla porta di Santa Maria del Mar, la celebre Cattedrale del Mare del libro di Ildefonso Falcones. Con loro uno striscione, con vari slogan in catalano: Disobbedienti! I nostri corpi, i nostri diritti. Giovani, libere, femministe.
La legge sull'aborto sta causando varie controversie in Spagna, con inquietudini e malumori nello stesso PP; dall'Europa sono arrivate varie reazioni negative, ma il Governo insiste ad approvarla e probabilmente concederà qualche cambio solo nell'ammissione dell'aborto per feti malformati o senza possibilità di sopravvivenza una volta nati. Le proteste continuano, anche con iniziative come queste, alla vigilia dell'8 marzo.
La foto, da elperiodico.com.



lunedì 10 febbraio 2014

A Medellín, persone di ogni età in biancheria intima, per celebrare la Giornata senza Pantaloni

Erano quasi un migliaio, ieri, per le strade di Medellín, in Colombia, a camminare senza pantaloni, per rivendicare la libertà d'espressione e chiarire a tutti che "non importa come ci vestiamo, ma chi siamo", secondo le parole di Sebastián García, uno degli organizzatori del Día sin pantalones, la Giornata senza pantaloni. Una Giornata chiaramente ispirata al No pants subway ride (In metropolitana senza pantaloni), che a gennaio coinvolge gli utenti delle metropolitane di varie capitali del mondo, e che a Medellín è stata vietata dai responsabili del trasporto pubblico, che l'hanno giudicata immorale.
Così i partecipanti hanno scelto il 9 febbraio per sfilare nelle strade cittadine senza pantaloni. Molti giovanotti erano anche a torso nudo, con i soli boxer o con le sole mutande addosso. Ma la maggior parte dei partecipanti ha preferito il consueto abbigliamento 'sopra' e la sola biancheria intima 'giù'. A rivendicare la libertà di poter essere come ci pare, paisas di ogni generazione, ma, soprattutto molti giovani, di entrambi i sessi.
Su elespectador.com una foto-galleria racconta come è andata. 



venerdì 7 febbraio 2014

Il Tribunal Supremo spagnolo: i gay non possono riconoscere i figli nati da un utero in affitto

Il Tribunal Supremo spagnolo ha stabilito che una coppia omosessuale non può iscrivere all'anagrafe i figli gemelli avuti negli Stati Uniti da un ventre in affitto e regolarmente denunciati come propri in quel Paese. 
La Legge per la Riproduzione Assistita, approvata dal primo governo di José Luis Rodriguez Zapatero, è una delle più all'avanguardia in Europa, ma è categorica su un punto. L'utero in affitto è vietato. 
Ergo, essendo vietato avere figli tramite utero in affitto, il Tribunal Supremo ha stabilito che non possano essere iscritti all'anagrafe. Le ragioni della sentenza non sono ancora note, ma José e Juan, questi i nomi fittizi della coppia omosessuale, sono decisi a dare battaglia. "Quando avremo la sentenza, il nostro avvocato la studierà e probabilmente presenteremo ricorso" hanno spiegato ai media. La loro battaglia è iniziata a Valencia e dura da cinque anni.
E' stato infatti a Valencia, dove vivono, che è stata loro negata la possibilità di iscrivere i due bambini all'anagrafe come propri figli; il Tribunal Superior de Justicia di Valencia ha confermato la sentenza e adesso, due anni dopo la presentazione del ricorso al Tribunal Supremo, è arrivata l'ultima sentenza. Questa decisione del Tribunal Supremo apre evidentemente una serie di domande sull'adozione delle coppie etero ed omosessuali e sulle possibili discriminazioni. 
I settori conservatori rimproverano che, grazie al matrimonio paritario, le coppie omosessuali possano adottare o avere figli, cosa che, secondo loro, mette in pericolo il modello tradizionale di famiglia. Hanno fatto di tutto per cercare di proibire un modello di famiglia con genitori dello stesso sesso e ad aiutarli è arrivata questa sentenza, grazie a un Tribunale a forte maggioranza conservatore. Il problema è che ci sono vari famosi, anche single, che hanno avuto gemelli da un utero in affitto e li hanno regolarmente iscritti alle anagrafi spagnole: Miguel Bosè ha quattro bambini, due coppie di gemelli, che risultano essere suoi e che sono nati negli Stati Uniti, grazie a un ventre in affitto; la baronessa Carmen von Thyssen è diventata madre intorno ai 60 anni di due gemelline, nate anch'esse negli Stati Uniti e regolarmente riconosciute in Spagna. "Conosciamo coppie di uomini e donne che hanno avuto figli da un utero in affitto negli Stati Uniti e non hanno avuto problemi al momento dell'iscrizione dei propri figli. Ma arriviamo noi, che non abbiamo mai nascosto di essere un matrimonio formato da due uomini ed ecco che iniziano i problemi" sostiene José.
I due omosessuali denunciano la discriminazione di cui sono vittima a causa della loro orientazione sessuale. Ma, in realtà, in gioco non c'è solo la loro possibile discriminazione. C'è in gioco una discriminazione economica: perché i single ricchi e famosi possono utilizzare un utero in affitto negli Stati Uniti e riconoscere regolarmente i figli nati? Perché, invece, non può farlo una coppia omosessuale regolarmente sposata?
E non solo. Se vogliamo far passare l'idea che la Spagna non riconoscerà i figli nati da un utero in affitto, siamo di fronte a un'evidente discriminazione delle coppie omosessuali composte dagli uomini rispetto a quelle formate dalle donne. Le lesbiche potranno infatti sempre avere un figlio all'interno della coppia, che sarà riconosciuto dalla madre naturale e dalla moglie; gli uomini, non essendo stati dotati di un utero, non potranno avere un figlio all'interno di una coppia omosessuale. La discriminazione è chiara ed è fondamentalmente ingiusta.
Juan e José denunciano la sostanziale ipocrisia della legge spagnola. In California la riproduzione assistita ,tramite utero in affitto, è ammessa e gode di leggi precise, con agenzie che mettono in contatto i genitori adottivi e le madri surrogate e che risolvono tutte le pratiche burocratiche. In linea di massima, per le coppie eterosessuali, funziona che l'uomo e la donna mettono i loro spermatozoi e ovuli e, dopo la fecondazione, l'embrione viene impiantato nell'utero della madre surrogata; dopo il parto, un giudice riconosce i genitori naturali del bambino, attraverso il contratto firmato, e il piccolo viene iscritto all'anagrafe con il loro nome, facendo sì che anche i consolati spagnoli negli USA lo riconoscano come tale. Per evitarsi problemi le coppie omosessuali, nascondono la propria condizione, uno di loro risulta come il padre del neonato e, una volta in Spagna, l'altro genitore inizia le pratiche dell'adozione. "Noi abbiamo voluto agire dalla verità: siamo regolarmente sposati e abbiamo gli stessi diritti" dice José. Ma il console spagnolo di Los Angeles, che ha rifiutato di riconoscere il bambino come figlio di due padri, perché l'utero in affitto è proibito dalla legge spagnola, non la pensa come loro. E dal suo rifiuto è iniziato il loro calvario.
La cosa curiosa? "I nostri figli sono nostri in tutto il mondo, meno in Spagna" commenta José, preoccupato anche da come la sentenza del Tribunal Supremo lasci senza diritti i suoi bambini. "Cosa succede, se Juan muore e io non faccio in tempo ad adottarli? quali diritti avrebbero le nostre famiglie su di loro? chi sarebbe il loro papà, nel frattempo?"


martedì 28 gennaio 2014

Vincono la marea blanca e i cittadini: Madrid rinuncia alla privatizzazione della Sanità

Che la vittoriosa rivolta del quartiere di Gamonal, a Burgos, abbia segnato un prima e un dopo, l'inizio della controffensiva popolare contro la restrizione dei diritti e all'impoverimento dello stile di vita? A pochi giorni dalla resa del sindaco di Burgos, che ha sospeso definitivamente i lavori nella calle Victoria, arriva una resa molto più importante dal punto di vista politico e sociale: il presidente della Comunidad de Madrid Ignacio González ha annunciato la rinuncia al piano di privatizzazione di sei ospedali madrileni, cioè al maggior piano di privatizzazione della Sanità pubblica mai preparato in Spagna.
E' la vittoria della marea blanca, della marea di personale medico e paramedico, di pazienti e cittadini, che per mesi, insieme ad altre maree, di altri colori, ha percorso Madrid, protestando contro le riforme promesse dallo Stato. E' una vittoria ampiamente aiutata dalla Giustizia, bisogna anche dirlo. Ieri il Tribunal Superior de Justicia di Madrid decideva di mantenere la sospensione del processo di privatizzazione, già in atto da settembre, in attesa di vederci più chiaro su possibili irregolarità nel processo di aggiudicazione e di modifiche delle condizioni del concorso, pochi giorni prima della sua scadenza. E González, senza molte altre opzioni davanti, ha preferito rinunciare al progetto. Una rinuncia che è anche costata il posto all'Assessore alla Sanità della regione, Javier Fernández-Lasquetty, sostituito con Javier Rodríguez Rodríguez, dottore (è cattedratico di Patologia Generale e responsabile dell'Unità di Ipertensione all'Ospedale Gregorio Marañón, uno dei più importanti di Madrid) e portavoce della Sanità del PP nel Parlamento regionale di Madrid.
Ma è giusto che la politica la faccia la Giustizia? si chiedono i media, preoccupati da come siano le inchieste per corruzione a espellere dalla politica, a far traballare istituzioni, a cancellare progetti politici. Ma è giusto, allora, che i politici siano corrotti, che i loro progetti continuino a considerare poco i diritti dei cittadini e molto gli interessi di pochi, che alla testa delle istituzioni ci siano persone dai comportamenti poco etici? La Giustizia, uguale per tutti, non dovrebbe intervenire quando chi non rispetta la legge agisce in politica? Pure queste sono domande.
Il progetto di privatizzazione dei sei ospedali madrileni è stato contestato sin dall'inizio sia dai cittadini che dai medici. Sono stati loro, con ben cinque scioperi a tempo indeterminato in due anni, con le loro manifestazioni in piazza, cno i sit-in davanti agli ospedali a tenere desta l'attenzione. Patricia Alonso, della direzione dell'Asociación de Facultativos Especialistas di Madrid (Afem), l'organizzazione che ha promosso la maggior parte delle proteste, ha spiegato a El Pais: "Non è una questione ideologica, è professionale. Non ci hanno mai consegnato studi, né a Madrid né a livello internazionale, che dicano che con la gestione privata si possono offrire gli stessi servizi sanitari con meno denaro. Non ci sono stati rapporti economici né scientifici di peso. Noi chiedevamo solo che ci presentassero i loro numeri, m non li avevano. E quando noi offrivamo i nostri, non avevano risposte. E' che il denaro non si crea è si produce e non parliamo di pochi soldi. La comunidad spende in Sanità 7 miliardi di euro, la metà del suo bilancio. Ed è chiaro che quello che si dà all'impresa privata si sottrae alla Sanità pubblica".
Ma è tutta la gestione del sistema sanitario della Comunidad de Madrid che è stato concepito in modo superficiale, con l'idea di un denaro pubblico da distribuire facilmente agli operatori privati possibilmente simpatizzanti del partito. I sei ospedali che la Comunidad voleva privatizzare, l'Infanta Sofía, l'Infanta Leonor, l'Infanta Cristina, quelli di Henares, del Sureste e del Tajo, sono ospedali che non erano necessari: "Quello di cui c'era bisogno erano centri di media e lunga permanenza, che sono molto più economici e danno maggiori benefici alla società" spiega Alonso.
Il ritiro del piano della Sanità è un duro colpo per il PP madrileno, che arriva dopo il fallimento del progetto di Eurovegas, che doveva portare alla periferia di Madrid un grandioso complesso di gioco d'azzardo al margine della legge e del fisco, e che si aggiunge, per il PP nazionale, al crollo di immagine che è stata la vittoria dei cittadini di Burgos contro il parcheggio sotterraneo che si voleva costruire per favorire un costruttore senza scrupoli, già condannato al carcere, troppo vicino alla dirigenza del PP, incluso José Maria Aznar. Potrebbe essere anche il colpo decisivo alla carriera di Ignacio González, sotto inchiesta per l'acquisto irregolare, da parte della moglie, di un attico a Marbella, già colpito dai fallimenti della candidatura olimpica e di Eurovegas. E inizia a essere preoccupante per il PP, la mediocrità dei suoi leaders madrileni: anche il sindaco della capitale, Ana Botella de Aznar, non gode di grande popolarità e non mostra grandi capacità di gestione della cosa pubblica.
Per l'opinione pubblica, che ormai da due anni lotta contro la restrizione dei diritti e la spoliazione dello Stato Sociale, nel nome dell'austerità, è una grande vittoria non solo psicologica, subito dopo quella di Burgos. Non per niente oggi El Mundo parla di un Gamonal sanitario.
"Riformare il sistema sanitario pubblico è cosa estremamente seria e complessa, richiede la collaborazione e gli sforzi di tutti. Ma, come per molte altre cose nel nostro Paese, i nostri governanti agiscono con un disprezzo infinito, senza contare su nessuno, sapendo che qualunque errore che commettono verrà pagato con il denaro e la salute dei madrileni. Per anni abbiamo vissuto nel Paese del 'tutto si può fare', non importa che non ci sia nessuno studio che sostenga la privatizzazione, che cambiamo i dati dei contratti all'ultimo momento o che bisogna riequilibrare i contratti più tardi, perché le imprese guadagnino denaro. Oggi, cittadini, personale sanitario e la stessa giustizia si sollevano per dire a questo Paese che 'non tutto si può fare', che siamo un Paese serio, di cittadini seri e professionisti seri. Vogliamo politici seri che lottino per riformare un sistema sanitario che è uno dei nostri maggiori tesori, perché loro sono al nostro servizio e non noi al loro" scrive su El Mundo Pedro González, presidente di Afem. E' una dichiarazione di vittoria, è il manifesto della Spagna indignada che inizia a raccogliere i suoi primi successi.

lunedì 20 gennaio 2014

ONG spagnola: gli 85 più ricchi del mondo accumulano tanta ricchezza quanto 3,5 miliardi di poveri

Le elites economiche, finanziarie e politiche del mondo si riuniranno nei prossimi giorni a Davos, in Svizzera, per il tradizionale Foro Economico di inizio anno. E la ONG spagnola Oxfam Intermón saluta il loro incontro con un rapporto sulla distribuzione della ricchezza nel mondo e sulle disuguaglianze sociali crescenti. Il titolo sintetizza già il senso del risultato finale: Gobernar para las élites. Secuestro democrático y desigualdad económica (Governare per le elites. Sequestro democratico e disuguaglianza economica).
"La massiccia concentrazione delle risorse economiche in mano di pochi apre una breccia che suppone una grande minaccia per i sistemi politici ed economici inclusivi, perché favorisce pochi in detrimento della maggioranza. Così per lottare contro la povertà è necessario affrontare la disuguaglianza" spiega il rapporto.
I numeri spiegano la preoccupazione. 85 persone accumulano tanta ricchezza quanto 3,570 miliardi di persone. La metà della ricchezza del mondo è posseduta dall'1% della popolazione ("senza contare che una grande quantità di questa ricchezza rimane nascosta nei paradisi fiscali" sottolinea il rapporto). La politica sembra non essere in grado di opporsi a questi processi che approfondiscono le mostruose disuguaglianze e anzi, scrive il rapporto, "le elites economiche stanno sequestrando il potere politico, per manipolare le regole del gioco economico, che fa tremare la democrazia".
Un sequestro che è iniziato negli anni '80 e che non si è fermato fino ad oggi, spiega il rapporto. Il processo di arricchimento dei ricchi, messo in moto dalle elites economiche, grazie anche al voto di chi ricco non è (il cervello purtroppo non è organo che tutti mettano in funzione, quando si recano alle urne e devono decidere in che tipo di società vogliono vivere, al di là della pancia e del malumore), non si è arrestato, ma anzi, continua a pieno ritmo. Ha addirittura approfittato della grande crisi del 2008.
Negli Stati Uniti, per esempio, l'1% più ricco si è appropriato del 95% della crescita posteriore alla grande crisi finanziaria; in Europa le entrate delle 10 persone più ricche superano il costo totale delle misure di stimolo applicate tra il 2008 e il 2010 (217 miliardi di euro contro 200 miliardi… ma non si vergognano, questi 10, che hanno accumulato in due anni 20 miliardi di euro a testa, mentre la Grecia è in fiamme?! Quando inizierà il ripudio e la condanna sociale di questi personaggi così obbrobriosi?!). "Le terribili pressioni dei mercati finanziari hanno favorito drastiche misure di austerità, che hanno colpito le classi basse e medie, mentre i grandi investitori hanno approfittato dei piani pubblici di salvataggio" denuncia la ONG, a proposito delle politiche applicate dall'Unione Europea per impoverire la classe media e arricchire i ricchi (ma la classe media e bassa ha votato a favore di queste politiche e, non contenta, alle prossime elezioni voterà per tutti i populisti nazionalisti e urlatori che le capiteranno a tiro, siano nel Paese che siano).
Alla base di queste differenze sociali ci sono la minima pressione fiscale per i ricchi, i tagli sociali, il salvataggio delle banche con soldi pubblici. Secondo Oxfam Intermón, le popolazioni sono sempre più consapevoli dell'aumento del potere economico su quello politico e delle palesi ingiustizie che causa. I sondaggi realizzati in numerosi Paesi, come Spagna, Stati Uniti, Regno Unito, India o Brasile, rivelano che la maggio parte della popolazione crede che le leggi siano state fatte per favorire i ricchi.
Sul blog di elpais.com 3500 millones, la ricercatrice di Oxfam Intermón Teresa Cavero scrive: "Ovunque si guardi, dai negoziati per combattere il cambio climatico, gli accordi commerciali, i negoziati di pace, la regolazione finanziaria e del segreto bancario la disponibilità degli alimenti, i sistemi fiscali, i diritti sulla terra, la gestione della crisi finanziaria, la salute o l'istruzione, la disuguaglianza sta minando i principi di giustizia e sta consolidando privilegi per pochi e svantaggi per un'ampia maggioranza".
Nel Foro Economico di Davos, la ONG spagnola chiederà ai partecipanti, provenienti dal tutto il mondo e rappresentanti i Governi, le imprese, le multinazionali e le società di tutto il pianeta, che si impegnino affinché si favorisca la trasparenza finanziaria, si lotti contro i paradisi fiscali, si installino sistemi fiscali progressivi, si esiga l'uso delle tasse per servizi pubblici come sanità e istruzione, si paghino stipendi dignitosi ai dipendenti delle imprese che rappresentano e che i Paesi in cui sono presenti legiferino in questo senso, rafforzando la presenza di salari dignitosi e diritti del lavoro.
Sono politiche perfettamente applicabili, ricorda Oxfam Intermón, sottolineando come in Europa, dopo la Seconda Guerra Mondiale, fu proprio grazie a queste misure che si ridusse la povertà e si formò quella classe media che fu il simbolo dell'inclusione e delle possibilità di ascesa sociale.
Poi, viene da aggiungere, si iniziò a votare per Reagan, Thatcher ed epigoni.
Se capite lo spagnolo e volete approfondire l'argomento, potete leggere il rapporto completo su oxfamintermon.org



mercoledì 15 gennaio 2014

La prima cooperativa di prostitute riapre in Spagna il dibattito sulla regolarizzazione della prostituzione

A Ibiza, a novembre, è stata registrata la cooperativa Sealeer, formata da donne che si sono associate "per la prestazione di servizi sessuali". Si tratta, insomma, della prima cooperativa spagnola di prostitute, che si sono unite per cercare di vedere riconosciuti i propri diritti: le prostitute si trovano infatti in un limbo legale, per cui non hanno diritto alla disoccupazione, all'assistenza medica o al permesso per maternità o per malattia.
Il primo a rivelare l'esistenza della cooperativa è stato il sito web elconfidencial.com. Le fondatrici sono undici e tra loro, oltre a spagnole, ci sono slave e italiane. L'unica che non esercita la professione è la presidente María José López Armesto, che è la portavoce di tutte. Sono tutte donne che esercitano la prostituzione volontariamente, sebbene, per quanto dice la presidente, alcune sono state spinte dalla crisi economica, "una madre prende anche un chiodo ardente" dice, per spiegare la situazione di molte socie, che mantengono la famiglia con il loro lavoro.
Perché una cooperativa di lavoratrici del sesso? "Per l'autonomia, per pagare la Seguridad Social (lo Stato Sociale: l'iscrizione alla Seguridad Social dà diritto all'assistenza sanitaria, alla pensione, alla disoccupazione, ecc) e soprattutto per avere un sostegno. Nella cooperativa abbiamo un avvocato, per esempio. Qui trovano copertura legale, consulenza, si appoggiano l'una con l'altra".
Sealeer è al prima cooperativa di prostitute in Spagna, come si diceva, anche se non è il primo tentativo delle prostitute di riunirsi in qualche tipo di associazione per vedere riconosciuti i propri diritti. Le donne di Sealeer sono le prime che possono pagare la Seguridad Social con il loro lavoro di "prestatrici di servizi sessuali".
"Sono lavoratrici che si autogestiscono, che stabiliscono i propri orari, le tariffe e le condizioni della prestazione sessuale" commenta il magistrato Glòria Poyatos, giudice decano a Lanzarote, nelle Canarie, che ha studiato i tentativi precedenti di associazione delle prostitute. Ha anche scritto un libro sull'esperienza, La prostitución como trabajo autónomo, in cui teorizza che le prostitute, che esercitano volontariamente la professione, possano essere riconosciute come lavoratrici autonome o possano associarsi in cooperative: "L'obiettivo finale è che si autogestiscano, che possano stabilire chi come e quando. Che siano loro a stabilire le norme e non il cliente o il prosseneta".
La cooperativa delle prostitute di Ibiza ha riscatenato l'eterno dibattito sulla prostituzione. Giusto abolirla perché stabilisce comunque un rapporto di subordinazione della donna verso l'uomo, dato che chi paga comanda? O è giusto che una donna che sceglie liberamente di vendere il proprio corpo e farne una professione veda riconosciuti i propri diritti e abbia accesso allo Stato Sociale, come un qualunque lavoratore? Poyatos è favorevole a quet'ultima ipotesi, perché, spiega a elconfidencial.com, "conviene regolare chiaramente quest'attività, dato che si tratta di un lavoro soprattutto giovanile e di ritiro anticipato. Liberandole dal lavoro in nero, prima di tutto si otterrebbe di liberare le donne dal limbo legale e dal rifiuto sociale, secondo si otterrebbe un beneficio per loro, che potrebbero avere accesso a disoccupazione, crediti bancari, ecc e terzo, affiorerebbe un'attività che muove circa 50 milioni di euro al giorno in Spagna". Poyatos non apprezza neanche la controversa Legge di Sicurezza Cittadina, che, tra le varie discutibili norme, ha quella di vietare la prostituzione in strada: "Si può penalizzare che si pratichi il sesso negli spazi pubblici, ma non che si negozi, perché così si favorisce la prostituzione nei locali, con quello che significa. Lo sfruttamento, il lucro, l'evasione fiscale. O chiudiamo tutti i bordelli e reinseriamo queste donne o cerchiamo un modo per far sì che questo lavoro dia vantaggi al sistema e alle donne".
eldiario.es si chiede se sia giusto che la prostituzione venga regolarizzata, dato che questo potrebbe favorirne lo sfruttamento. María José López dice che si vigilerà "affinché non ci siano condizioni di costrizione. Noi vogliamo solo avere i nostri diritti e crescere il più possibile". E' ancora la giudice Poyatos a fare un esempio che non permette molte discussioni: "Se trovano centinaia di cinesi chiusi in una casa e costretti a lavorare 12 ore al giorno e a dormire uno addosso all'altro, non per questo si proibisce il lavoro in sé. Ci sono Polizia e controlli, per perseguire i reati che si producono. Lo sfruttamento si deve soprattutto alla dipendenza economica: ma se si iscrivono alla Seguridad Social, le prostitute potranno accedere autonomamente alle prestazioni. La formula cooperativa cerca di unire gli sforzi di un gruppo di lavoratrici del sesso per autogestirsi e porre le proprie condizioni al cliente".
La cooperativa ha circa una quarantina di domande di associazione da parte di altre prostitute e, scrive eldiario.es, accetta l'ingresso di nuove socie: "Chiediamo solo che siano maggiorenni, che non abbiano alcuna disabilità intellettuale e che agiscano liberamente, senza costrizione". Sembra sia diventata una sorta di punto di riferimento per l'intera Spagna: ci sono proprietari di postriboli che chiamano per sapere come possono fare per mettere in regola le prostitute dei propri locali, ci sono di nuovo dibattiti sulla regolarizzazione della professione. Che non è coì semplice come sembra. In un articolo di eldiario.es, in cui si confrontano le posizioni di chi vorrebbe un modello svedese, con la proibizione assoluta, il reinserimento sociale delle prostitute e la condanna dei clienti, e di chi vorrebbe che le donne possano decidere autonomamente e vedere riconosciuti i propri diritti di cittadine, si nota come le posizioni siano lontane e non sempre conciliabili.


domenica 12 gennaio 2014

Con la legge sull'aborto, il PP perde 12 punti nei sondaggi e il PSOE torna primo partito di Spagna

Dove non sono riusciti la crisi economica, i tagli allo Stato Sociale, gli aumenti delle tasse e la restrizione dei diritti, è riuscita la nuova proposta di legge sull'aborto, presentata poche settimane fa dal Ministro della Giustizia Alberto Ruiz Gallardón.
Se la Spagna andasse oggi alle urne, il PSOE vincerebbe le elezioni, con un vantaggio di 1,5 punti sul PP (e, considerati i margini d'errore, è un sostanziale pareggio tecnico). Lo afferma un sondaggio di Metroscopia, pubblicato oggi da El País.
Nelle intenzioni di voto, il PP ottiene il 32%, il PSOE il 33,5%; rispetto alle elezioni del 2011, il partito di Governo perde ben 12 punti e il PSOE ne conquista 4,8; è la seconda volta, da settembre 2013, che il PSOE supera il PP (a settembre il vantaggio era stato di soli 4 decimi).
Ancora una volta il vantaggio socialista non è dovuto a novità nelle sue proposte e nella sua leadership, ancora prigioniere del passato, ma alle difficoltà e agli errori del PP. "Dal risultato del sondaggio si deduce che in termini strategici ed elettorali, la decisione di Rajoy di approvare la riforma dell'aborto ha per il PP più controindicazioni che benefici. La pretesa spiegazione, che serve a ingraziarsi i settori più conservatori, non si traduce praticamente in aspettative di voto. Probabilmente perché questi settori non hanno altre possibilità di voto, al di là del PP e, in tutti i casi, succeda quel che succeda, votano questo partito. Anche perché il problema dei popolari è più che altro il voto del centro, che può essere disputato da altre opzioni, come, per esempio, UPyD, che toglie voti ai due grandi partiti". UPyD ha infatti il 7,3% nelle intenzioni di voto, anche se il record tocca all'alleanza di sinistra IU, che balza al 12,5%, captando gli insoddisfatti del socialismo.
La legge sull'aborto del PP, che torna a negare l'aborto libero e lo autorizza per due sole ragioni, la violenza sessuale e il rischio di vita per la madre, è un'autentica Caporetto: non convince nessuno, sta spezzando l'unità granitica del Partito, suscita un importante rifiuto anche nell'elettorato cattolico ed è rifiutata da una maggioranza bulgara della società spagnola, ben l'80%.
Secondo il sondaggio commissionato da El País a Metroscopia, per il 78% degli spagnoli non è una riforma necessaria (non lo è neanche per il 58% degli elettori del PP e per il 50% dei cattolici). La legge del 2010, "votata da otto partiti a suo tempo, gode di un consenso sociale maggioritario. L'86% degli spagnoli consultati da Metroscopia crede che la donna debba decidere liberamente se continuare o no la gravidanza. Cioè, questa percentuale è favorevole alla legge che permette di abortire liberamente e senza giustificazioni nelle prime 16 settimane di gravidanza" scrive El País. Sono d'accordo anche il 68% degli elettori del PP e il 60% dei cattolici praticanti.
L'eliminazione della malformazione del feto come causa d'aborto, perché secondo l'ineffabile Ministro non esistono feti di serie A e di serie B e tutti hanno diritto alla vita, produce un forte rifiuto sociale: è contrario l'84% degli intervistati, il 70% degli elettori del PP e il 59% dei cattolici praticanti.
Ma allora perché il Governo insiste con un progetto che potrebbe costargli la conferma, alle prossime elezioni? Gli intervistati hanno le idee chiare: per il 75% il PP intende compiacere i settori più conservatori della Chiesa Cattolica.
Il 91% degli intervistati, "praticamente l'unanimità" commenta El País, chiede la libertà di voto per i parlamentari. Una libertà che i deputati e senatori popolari potrebbero pagare cara, dato che chi non rispetta la disciplina di partito paga multe di 500 euro. Ma è anche una libertà chiesta dalle stesse file dei dirigenti di partito. Dopo che numerosi dirigenti regionali, dai Paesi Baschi, dalle Asturie, dall'Estremadura, dalla Galizia, più uomini che donne (bisogna sottolineare anche questo), hanno auspicato che questa legge venga rivista in Parlamento, perché così com'è non li convince, dato che non si possono obbligare le donne a portare avanti gravidanze che non vogliono, Celia Villalobos, vicepresidente popolare della Camera dei Deputati, ha chiesto la libertà di voto. Mariano Rajoy, come al solito, tace, mentre il PSOE ha in mano un'ottima carta per provare che no, non sono tutti uguali e non è vero che PP e PSOE sono la stessa m, come amano ripetere gli indignados e tutti quelli che usano la pancia, e non il cervello, per ragionare e per disegnare, con il proprio voto, la società in cui vogliono vivere.


giovedì 9 gennaio 2014

L'Andalusia, primo territorio d'Europa ad approvare una legge contro la discriminazione dei transessuali

Il 12 dicembre 2012, il Parlamento Europeo aveva raccomandato agli Stati dell'Unione di modificare le leggi per evitare la discriminazione delle persone transessuali e per depatologizzare la transessualità; aveva proposto, come modello di riferimento la legge argentina, che dal 2012 è l'unica al mondo che riconosce l'autonomia dei transessuali, anche minorenni.
Un anno dopo, l'Andalusia sarà la prima regione dell'Europa ad approvare il Progetto di Legge integrale di non discriminazione per motivi di identità di genere e di riconoscimento dei diritti delle persone transessuali. Il progetto arriverà in Parlamento la prossima settimana e diventerà legge, seguendo l'iter parlamentare, in quattro o cinque mesi. 
Il quotidiano digitale eldiario.es, spiega bene quali sono gli obiettivi della legge andalusa e quello che succederà dopo la sua approvazione. La legge intende "garantire il diritto delle persone che manifestano socialmente un'identità di genere diversa da quella del sesso assegnato alla nascita, a ricevere un'attenzione integrale e adeguata alle loro necessità sociali, mediche, giuridiche, lavorative ed educative, tra le altre, in effettive condizioni di uguaglianza e senza discriminazioni rispetto al resto della cittadinanza". Le Amministrazioni Pubbliche andaluse, con la collaborazione delle associazioni delle persone transessuali, dovranno "disegnare e valutare sistematicamente una politica pro-attiva per la migliore integrazione sociale, con una particolare attenzione alle donne transessuali, come collettivo a rischio di accumulare molteplici cause di discriminazione. Dovranno anche sviluppare programmi di sensibilizzazione e di capacità per il loro personale, in modo da evitare atteggiamenti discriminatori, pregiudizi e imposizione di stereotipi in relazione all'espressione della propria identità di genere; lanceranno campagne di sensibilizzazione dirette al pubblico in generale".
Cambierà, soprattutto, il trattamento nei centri sanitari. Le associazioni transessuali chiedevano che la transessualità fosse depatologizzata, cioè non venisse più considerata una malattia mentale. E con la nuova legge i transessuali avranno i trattamenti "a cui hanno accesso tutti i cittadini (ormoni, inibitori per i minorenni, operazioni chirurgiche…), senza dover superare le valutazioni a cui finora erano sottoposti. Il Servicio Andaluz de Salud (SAS) garantirà ai transessuali di non essere segregati nell'accesso ai servizi comuni di attenzione primaria, includendo i trattamenti legati allo sviluppo puberale dei minorenni e ai servizi di attenzione specializzata più vicini, in particolare endocrinologia e chirurgia generale". Inoltre, "nessuna persona potrà essere adesso obbligata a sottomettersi ad alcuna forma di trattamento, procedimento medico o esame psicologico per cercare di trattare o determinare la sua identità di genere". Dunque, si garantirà in questo modo "l'autonomia responsabile del paziente-utente transessuale davanti ai prestatori di servizi sanitari, superando definitivamente l'anacronismo come le terapie 'curative' o il cosiddetto 'test o esperienza di vita reale'".
Con questa legge saranno decentralizzate tutte le cure a eccezione di quelle specializzate, come le chirurgie di ricostruzione genitale, che saranno eseguite sempre nell'Hospital Carlos Haya di Málaga. I trattamenti ormonali saranno invece decentalizzati nei centri di salute della regione.
La nuova legge stabilisce anche l'inclusione dei transessuali nei piani di lavoro diretti ai collettivi con particolari difficoltà di accesso all'impiego. Il 54% dei transessuali spagnoli è infatti disoccupato e per molti di loro, impossibilitati a trovare lavoro, soprattutto se immigrati, la prostituzione è l'unica soluzione possibile.
Per evitare la discriminazione la nuova legge faciliterà la documentazione amministrativa provvisoria, che sarà gratuita, in attesa del cambio del sesso e del nome e in nessun caso saranno richiesti documenti medici.
La legge dovrebbe essere approvata entro maggio o giugno.


sabato 28 dicembre 2013

Argentina: permesso aborto a 14enne violentata, rimosso il giudice che voleva impedirlo

Latinoamérica inizia a reagire all'ingiustizia delle donne che non possono decidere in autonomia del proprio corpo, quando si trovano davanti a una gravidanza inaspettata e/o indesiderata, e devono aspettare che qualcun altro, un giudice o un medico, decida per loro?
Questa storia arriva dalla provincia di Salta, nell'Argentina più settentrionale e conservatrice.
All'inizio di novembre una ragazzina di 14 anni è stata violentata dal patrigno; scoperto in flagranti dalla compagna, ha picchiato entrambe, madre e figlia. Il dramma, nella periferia più povera di Salta, è terminato con l'uomo in carcere e la ragazzina in ospedale; qui ha scoperto di essere incinta e, d'accordo con la madre, ha chiesto di abortire. In Argentina l'aborto è ammesso solo in caso di violenza sessuale, grazie a una sentenza della Corte Suprema, emessa nel 2012, secondo la quale, in caso di gravidanza dovuta a stupro, la Giustizia non deve intervenire. Ma cosa è successo alla 14enne? Nella provincia di Salta la legge prevede che in caso di aborto di minorenni intervenga una sorta di tutore; in questo caso è intervenuta Claudia Flores Durán, che ha chiesto al giudice Victor Soria di impedire l'aborto per proteggere la vita del concepito; il giudice ha rimandato la decisione fino a quando, il 13 dicembre, ha stabilito che la minorenne avrebbe dovuto portare a termine la gravidanza e quindi dare il figlio in adozione. 
Si può essere così disumani, nel nome della difesa della vita? Si può essere così sprezzanti al considerare il corpo della donna solo un organismo riproduttore, ignorando i suoi desideri, le sue istanze, i suoi diritti e i suoi sentimenti, per atti da lei subiti e non decisi?
Meno male che accanto a madre e figlia c'era l'avvocata Monica Menini, che ha denunciato come in questo lungo mese, in attesa della decisione del giudice, la ragazzina sia rimasta in ospedale e abbia perso, otto chili, per lo stress e la preoccupazione. "E' stata privata della libertà" ha commentato. Durante il mese in ospedale ha continuato a studiare e ha terminato il sesto anno di scuola primaria, ma si è sentita sollevata solo quando, il 13 dicembre, dopo la sentenza di Soria, è potuta tornare a casa, sebbene senza la certezza del proprio futuro.
Menini, infatti, si è immediatamente appellata al Tribunal Supremo di Salta, contro la sentenza di Soria, sostenuta da altri avvocati e dallo stesso Governo di Salta, guidato dal kirchnerista Juan Manuel Urtubey. La sentenza del Tribunal Supremo non si è fatta attendere: non solo è stato permesso alla ragazzina di abortire, ma è stato dato il via alla rimozione di Soria dal suo incarico. Nel testo, infatti, si rimprovera Soria non solo per aver ignorato la sentenza della Corte Suprema dell'Argentina, che permette l'aborto in caso di violenza sessuale, ma anche di non aver riconosciuto lo stesso protocollo della provincia di Salta in caso di aborto non punibile. Per questo, la sua carriera è adesso a rischio. 
Storie che finiscono bene, fortunatamente, in questa Latinoamérica che a fatica inizia a riconoscere i diritti delle donne alla gestione del proprio corpo. Perché, sia chiaro, al dare spazio a queste storie su Rotta a Sud Ovest, non si vuole difendere l'aborto in sé, ma il diritto di ogni donna di decidere liberamente se essere o meno madre, pienamente informata di tutte le possibilità e di tutti i diritti, ma in piena autonomia, senza costrizioni, senza pressioni. L'idea è di vivere in uno Stato che appoggi e tuteli le donne che si trovano davanti a una maternità non desiderata, sia quale sia la loro scelta. E sì, l'opinione, i desideri e le esigenze di una donna, essere autonomo, indipendente e pensante, sono più importanti di quelli di uno zigote. Senza sorry.


venerdì 27 dicembre 2013

Spagna: per il Ministro Gallardón la legge sull'aborto è la più progressista approvata dal Governo

Le critiche, immaginabili, del PSOE e dei settori progressisti della società spagnola, le prime perplessità delle donne conservatrici, davanti alla sole due motivazioni rimaste per garantire l'aborto legale. Mancava la voce dell'autore della proposta di legge sull'aborto che sta incendiando il dibattito politico in Spagna, il Ministro della Giustizia Alberto Ruiz Gallardón, ex sindaco di Madrid e considerato (fino al suo ingresso nel Governo) uno dei rappresentanti più di sinistra del PP. Ha rimediato all'assenza ABC, il quotidiano conservatore, che oggi pubblica una lunga intervista a Gallardón. Un Gallardón orgoglioso e soddisfatto, convinto di aver fatto qualcosa che "non ha precedenti in Europa, cioè mettere fine alla presunta superiorità morale della sinistra. La sinistra è abituata che quando perde le elezioni e governano i partiti popolari, questi gestiscano la cosa pubblica in modo diverso, senza toccare quelle leggi su cui la sinistra crede di avere il monopolio della legittimità. Tra queste c'era la legge sull'aborto. Difendere questo progresso, nella difesa della vita, contro la retrocessione rappresentata in difesa di questi diritti dalla legge del 2010, è qualcosa che la sinistra era convinta che non avremmo fatto in questa legislatura, e le produce, oltre all'irritazione politica, un disastro ideologico, perché sa che avrà continuità in altri Paesi. Questa è la legge più avanzata e progressista fatta dal Governo". Complimenti, verrebbe da dire, signor Ministro, per aver dato un'idea del livello su cui si muove il Governo spagnolo, se impedire che le donne possano decidere autonomamente del proprio corpo è manifesto di progressismo. 
Secondo Gallardón la proposta di legge sull'aborto è stata presentata in accordo "con la Costituzione, che stabilisce il diritto alla vita, e con il Tribunale Costituzionale, che in tre sentenze ha interpretato chiaramente come bisognava essere interpretato il conflitto tra il bene giuridico che è il concepito e i diritti della donna. Voglio anche ricordare che la scorsa settimana il Parlamento Europeo ha rifiutato la proposta di una deputata socialista portoghese, che intendeva recuperare il concetto antico e superato di considerare l'aborto come un diritto e non come un dramma che dev'essere regolato dal legislatore. Noi abbiamo fatto la prima legislazione in consonanza con il pensiero maggioritario dei cittadini europei, espresso nel loro Parlamento e sono convinto che quest'iniziativa avrà continuità nei Parlamenti di altre nazioni europee". 
Gallardón ha ribadito che è giusto non ammettere l'aborto per le malformazioni del feto, a meno che queste non causino gravi problemi psicologici alla madre: "C'è una richiesta formale dell'ONU affinché la Spagna deroghi l'articolo che fa riferimento alle malformazioni nella legge sull'aborto. Sarebbe assolutamente contrario non solo alle indicazioni dell'ONU, ma anche a qualunque principio elementare di difesa della dignità della persona, stabilire diversi livelli di protezione in funzione delle capacità o disabilità delle persone, perché, se si fa con i concepiti, cosa impedisce che poi si possa estendere a chi è già nato?". Per Gallardón è "un principio fondamentale che se tutti gli esseri umani sono uguali, anche i concepiti devono essere uguali e avere lo stesso livello di protezione". 
Ma allora, chiede giustamente ABC, se tutti i concepiti sono uguali, perché ammettere l'aborto in caso di violenza sessuale? "Perché con la violenza si è avuto un attacco alla libertà sessuale della donna e, pertanto, i poteri pubblici non possono penalizzare la decisione di non continuare con questa gravidanza. Anche se si permette specificatamente questa motivazione, la ragione etica che lo giustifica, non è alcuna svalutazione del concepito, ma il fatto che la continuazione della gravidanza possa generare un crollo psicologico irrecuperabile per la donna. Ed è questo stsso principio quello che pervade tutta la legge. L'aborto non è un diritto, ma non è neanche penalizzato quando entra in conflitto con i diritti fondamentali della donna, che dovrà dimostrare questo conflitto. Quello che fa la legge è presumere che quando la gravidanza è frutto dell'attacco alla libertà sessuale della donna, questo conflitto psicologico esiste, ma la giustificazione al conflitto è il danno alla donna". 
Non è chiaro se il PP lascerà libertà di voto ai propri deputati, per approvare questa legge in Parlamento: Gallardón sostiene che i deputati e i senatori, al momento di accettare la loro candidatura, hanno accettato il programma elettorale del partito, che include la legge sull'aborto, "pertanto credo che siamo obbligati a rispettare il contratto firmato con i cittadini".
Gallardón fa anche il beau geste di dire che se sua moglie fosse stata incinta di un figlio con malformazioni non incompatibili con la vita le avrebbe chiesto di proseguire la gravidanza, "è un'opzione e una convinzione personale" dice. Peccato che con il suo progetto di legge, non lasci ai cittadini spagnoli, la stessa libertà di scegliere le proprie opzioni e convinzioni personali e imponga le proprie. 


giovedì 26 dicembre 2013

Aborto in Spagna: critiche dalle donne del PP. In campo anche Zapatero. Il PSOE vuole un vertice europeo

Nei giorni scorsi Elena Valenciano, numero 2 dei socialisti spagnoli, si era rivolta a loro, alle donne del PP, affinché la nuova legge sull'aborto non venisse approvata in Parlamento con le restrizioni previste dal Governo. Sono loro, le donne del PP, l'ultima speranza di chi vuole difendere il diritto delle donne di decidere in autonomia cosa fare del e con il proprio corpo. E qualcosa sembra si stia muovendo nel granitico partito conservatore che governa la Spagna.
Se il Ministro della Sanità Ana Mato, a cui sarebbe dovuto toccare scrivere la legge (in quanti Paesi la legge sull'aborto la scrive il Ministero della Giustizia, come è successo stavolta in Spagna?), ha già dichiarato di sentirsi a proprio agio con qualunque decisione presa dal Governo a cui appartiene, altre esponenti del partito stanno manifestando, invece, il proprio disagio. La prima è stata il sindaco di Zamora, in Castiglia e León, e membro della Direzione Nazionale del PP Rosa Valdeón. In un'intervista alla Cadena SER, una delle radio più ascoltate di Spagna, ha affermato che la "preoccupa" la nuova normativa, che restringe l'aborto in caso di malformazione del feto e ha segnalato la "reazione sociale importante" contraria a questa restrizione. "Ci sono situazioni che rimangono senza protezione legale" ha commentato. E ha anche sottolineato che nessuno è obbligato ad abortire, "ma la legge deve favorire chi, per i motivi di grave malformazione o rischio di salute per la madre, si vede nell'obbligo di prendere questa difficile decisione". "Mi piacerebbe non si fosse creata questa situazione" ha detto, manifestando con una certa diplomazia che sarebbe bene che "durante il dibattito parlamentare siano modificati molti di questi aspetti". "Personalmente mi piacerebbe" ha concluso. 
Il nome più importante sceso in campo contro la nuova legge, finora, è quello di Cristina Cifuentes, la delegata del Governo a Madrid (una sorta di Prefetto), diventata l'incubo degli indignados nelle ultime manifestazioni, a causa delle smisurate misure di sicurezza prese per ogni corteo. E' stata lei la prima a dire di preferire una legge come quella attualmente in vigore, con date entro le quali si può abortire, quale che sia la causa, a una legge come quella che vuole approvare il PP, che stabilisce le ragioni per cui si può abortire e obbliga le donne ad avere le autorizzazioni da due medici diversi (le ragioni sono la violenza sessuale e il pericolo di vita). In un'intervista a RNE, la Radio Nazionale di Spagna (la radio pubblica), ha spiegato che il progetto di legge si trova in una "fase iniziale" del suo cammino e, in fondo, "risponde a un impegno del programma elettorale" (e di tutti i punti in programma, signora Cifuentes, il Governo doveva rispettare proprio questo, avendo ignorato buona parte degli altri, se non avendo fatto esattamente il contrario di quanto promesso!).
Ci sono punti della legge del governo di José Luis Rodriguez Zapatero che Cifuentes non approva affatto: la possibilità per le ragazze di 16 anni di abortire senza avere il consenso paterno o l'uso della pillola del giorno dopo senza prescrizione medica. Ma la sua "posizione non coincide con quella maggioritaria nel partito", circa una legge per date e non per motivazioni.
A difesa dell'attuale legge sull'aborto, che mette la Spagna sulla stessa linea della maggior parte dei Paesi europei, compresa l'Italia, è sceso in campo anche il suo autore. José Luis Rodriguez Zapatero, che in questi due anni non è mai intervenuto nel dibattito politico, ha fatto sapere, in dichiarazioni rilasciate a Radio León, di sentirsi preoccupato perché "si mette in discussione il principio di fiducia, che è un valore della democrazia, con tutte le cautele, riserve e con tutti i limiti che la legge stabilisce. Bisogna confidare nelle donne, nella loro responsabilità, nella loro capacità di discernere, valutare, decidere". 
Il PSOE, che aveva promesso alle donne l'uso di tutti i mezzi disponibili per difendere la legge sull'aborto attuale, ha in programma numerose iniziative. Il vice Segretario Generale Elena Valenciano ha annunciato un vertice europeo sulla libertà delle donne, a cui saranno invitati i socialisti di altri Paesi, donne di riferimento non solo dell'universo socialdemocratico, per fare un fronte comune contro la legge voluta dal PP. Valenciano ha anche chiesto alle associazioni spagnole delle donne di scrivere agli eurodeputati e rivolgersi al presidente dell'Europarlamento Martin Schultz (candidato dei socialisti alla Presidenza della Commissione Europea per le elezioni europee di maggio 2014). "Europeizzeremo il problema delle donne spagnole" ha promesso. 
Rotta a Sud Ovest è già con loro, dalla loro parte, in difesa del diritto di ogni donna di decidere come meglio può e vuole del proprio corpo e della propria maternità, sentendosi sostenuta, quale che sia la sua decisione, dalle leggi del proprio Paese.



lunedì 23 dicembre 2013

Aborto in Spagna: Arturo Pérez Reverte su Twitter, no a chi impone i rosari sulle ovaie

In Spagna continuano a levarsi voci contro la restrizione al diritto all'aborto, voluta dal disegno di legge presentato dal Governo di Mariano Rajoy. Le donne spagnole potranno abortire solo in due casi, violenza sessuale e pericolo di vita e sempre dopo aver parlato con almeno due medici, non appartenenti alle clinica a cui si sono rivolte. 
E' una legge che arriva per soddisfare le esigenze dei settori più conservatori del PP e della Chiesa Cattolica; curiosamente viene proposta nel momento in cui il potere del presidente della Conferenza Episcopale Spagnola Antonio Maria Rouco Varela è in declino, isolato dalla Roma più misericordiosa e aperta di Papa Francesco; e, soprattutto, viene presentata proprio quando i dati dimostrano che la legge del governo socialista di José Luis Rodriguez Zapatero, approvata nel 2010 per liberalizzare l'aborto fino alla 14° settimana e mettere la Spagna in linea con i Paesi europei, funziona: nel 2012 gli aborti sono diminuiti del 5%. Le leggi che garantiscono alle donne il diritto all'aborto, dunque, sono più efficaci di quelle che cercano di impedirlo: se la legge del PP fosse stata in vigore nel 2012, oltre 104mila aborti sarebbero stati illegali. Ergo, oltre 104mila donne sarebbero volate all'estero, avendo il denaro per farlo, o avrebbero utilizzato strutture clandestine, con tutti i pericoli connessi. 
Sono molte le voci che si stanno ribellando a questa nuova proposta di legge. E la cosa bella è che tra le voci contrarie non ci sono solo le donne. Alcuni degli editoriali più interessanti e più critici sono firmati da opinionisti di grande prestigio in patria. Poi, ieri sera, su Twitter, è sceso in campo Arturo Pérez Reverte, che nel suo consueto intervento domenicale sulle cose del mondo, si è dedicato alla nuova legge sull'aborto, scagliandosi contro la Spagna che continua a voler imporre "i rosari sulle ovaie": 
Ha una sua grazia sinistra che la legge dell'aborto sia (credo), l'unica promessa elettorale rispettata dal PP. Se Gallardón aveva ambizioni, a parte quella di essere quello che è, che se le dimentichi. Questa miserabile legge lo brucia per il resto della sua triste vita politica. 
Ha un odore torbido di sacrestia. La vecchia e oscura Spagna che non si rassegna a morire. Un'altra volta i rosari si immischiano nelle ovaie.
Non si potrà più abortire per malformazione del feto, né per cause economiche o sociali. Si chiude di nuovo la trappola sulla donna.
Solo aborto in caso di violenza, rischio della salute o problemi psichici. Il resto, a partorire come buone cattoliche, anche se non lo sono.
Le donne spagnole vengono mandate di nuovo nelle caverne. Persino quelle del PP devono sentire vergogna.
Il claudicare di questo Governo davanti al cattolicesimo più reazionario e baciapile che gli fa pressione (e da dentro) è da processo di Norimberga.
L'aborto è, semplicemente, una legge religiosa contro la donna. Religione cattolica è la parola. Vescovi. Il resto sono fioriture retoriche.
Le riporta alla sordida clandestinità, alla paura, all'aborto in segreto, al viaggio per abortire, all'angolo da cui sembrava fossero uscite.
Essendo così facile (20 di 28 Stati della UE) abortire entro una scadenza ragionevole, due a tre mesi, senza fornire motivi particolari. Punto.
Ma al presidente Rajoy, al ministro Gallardón e a quello degli Interni (e al suo confessore), sembra che abortire offenda la volontà divina.
La legge dell'aborto è un caso svergognato di prevaricazione e corruzione confessionale. Di Stato contaminato di religione. Oppressore e anacronistico.
E' un passo indietro per la libertà, non necessario, salvo che per soddisfare ministri baciapile, vescovi e gruppi di pressione ultracattolici.
Il Gallardonazo. Leggetelo tutto lentamente, come ho appena fatto io. Un paio d'ore istruttive. Rivelatrici...
Solo l'Irlanda e la Polonia sono così CARCAS nella legislazione sull'aborto. Non casualmente sono i due Paesi più ultracattolici d'Europa.
Allineati con gli Stati più ultracattolici, invece che con Francia, Italia o Germania. Persino la Gran Bretagna sfuma molto la sua, dando un margine. 
Adesso dipende dalle donne interessate se rassegnarsi o difendersi. Ed è obbligo di tutti appoggiarle davanti a questa canagliata intollerabile.
Il Governo ha la sfacciataggine di sopprimere come causa la malformazione del feto. Quando ha lasciato il Paese senza assistenza per tante cose.
Un Paese in cui le famiglie che hanno figli con problemi sono già senza assistenza, senza sostegno ufficiale, senza mezzi, senza centri adeguati...
Con quali leggi d'assistenza, con quali fondi, con quali mezzi si incaricherà lo Stato dei bambini che nasceranno con malformazioni gravi?
Se li porteranno a casa, Rajoy e i suoi ministri, i bambini deficienti o disabili? Veglierà su di loro personalmente il ministro Montoro?
Le donne incinte che non potranno studiare né lavorare per maternità incompatibile, saranno sovvenzionate dal ministro Gallardón?
L'aborto non è un metodo anticoncezionale. Ma è un diritto di tutte le donne. Lei deve decidere, all'inizio della gravidanza, se continuarla o no.
Cosa c'entrano monsignor Rouco e i suoi colleghi con la sessualità o la maternità di una donna? chi ha attribuito loro questo arrogante diritto?
Se uno Stato non può garantire assistenza alle famiglie con problemi, meno può obbligare le donne a essere madri in circostanze avverse.
Varrebbe di più dedicare leggi all'educazione sessuale e alla responsabilità di uomini e donne, affinché esse possano poi giudicare e decidere il loro futuro
Madre può esserlo solo chi vuole esserlo e si trova nelle circostanze per esserlo. Imporre la maternità forzata nel nome della morale cattolica è un'infamia.
E davanti a un'infamia (io la considero come tale) è da vigliacchi mantenere il silenzio ed è degno ribellarsi e combatterla. Ognuno veda cosa fare.
Poi è interessante leggere il dialogo dello scrittore con i suoi followers; c'è chi si vergogna per quello che la proposta di legge implica per la Spagna; c'è chi difende il nascituro senza preoccuparsi della volontà della donna che lo porta in grembo. Risulta ancora difficile capire che non importa quali siano le opinioni personali, in temi così sensibili, l'importante è esigere una società che garantisca a tutti la libertà di vivere secondo le proprie convinzioni e la libertà di decidere da soli cosa sia meglio per se stessi.