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venerdì 4 luglio 2014

El País sedotto da Matteo Renzi: è nato un nuovo leader europeo

E' nato un nuovo leader europeo ed è Matteo Renzi. Parola di El País, che dedica oggi un editoriale al discorso pronunciato dal Presidente del Consiglio per l'inaugurazione del semestre di presidenza italiana dell'Unione Europea. "A volte bastano pochi minuti per segnare un punto d'inflessione in una dinamica che sembrava invariabile" esordisce il quotidiano madrileno, secondo il quale, in un Parlamento europeo, "in cui gli avversari dell'europeismo sono più rappresentati che mai", a Renzi sono stati sufficienti "appena venti minuti di discorso vibrante, senza testo scritto, ma di grande altezza oratoria, per rivendicare l'attualità dell'idea dell'Europa e del ruolo della politica, e dei politici, in essa".

El País ha apprezzato il discorso del Presidente italiano sia nella forma che nei contenuti, che, sottolinea, spiegano "perché alle passate elezioni europee abbia sconfitto la dialettica populista del suo stesso Paese". Della forma ha apprezzato il "canto alla politica europea, con una combinazione di modernità, classicismo, umorismo ed erudizione", proprio nei giorni in cui i parlamentari euroscettici hanno dati vita a "incidenti in cerca di fotografia". Del contenuto ha ricordato che "pur non togliendo importanza alle questioni finanziarie, ha concentrato l'attenzione nel progetto europeo". Renzi non propone cambi bruschi di direzione né difende salti nel vuoto, ha ricordato l'importanza della crescita e che "il capitale più importante, quello che in ultima istanza bisogna servire, non è quello finanziario, ma quello umano".

La conclusione è un voto di fiducia a Renzi e uno sguardo di speranza al suo eventuale successo: "Il politico socialdemocratico, 39 anni, ha mostrato ambizione e determinazione, al raccogliere il guanto davanti alle prossime e urgenti sfide dell'Unione Europea, soprattutto essendo lui già impegnato nel suo stesso Paese, con una delle riforme più importanti della vita repubblicana italiana. Se Renzi riuscisse a far approvare il progetto di legge elettorale e di riforma del Senato, che al momento dispone degli stessi poteri della Camera dei Deputati per far cadere un Governo, l'Italia potrebbe iniziare un sentiero di stabilità politica sconosciuto da anni. In ogni caso, dall'Europa meridionale si è mostrato un cammino con valori storici e nuovi nell'UE. E, forse, un leader capace di percorrerlo".

E, aggiungiamo, l'indicazione di quel cammino arriva ancora una volta dall'Italia. Scusa, El País: dato che non lo dici, lo diciamo noi, che sappiamo che non esisterebbe Europa senza l'Italia e ce ne sentiamo, pertanto, doppiamente responsabili. 


giovedì 13 marzo 2014

El País: Matteo Renzi e la svolta politica italiana che potrebbe non piacere a Bruxelles

Anche per El País in Italia è in corso una svolta politica, un giro político, come scrive nella Home Page del suo sito web. Sono due gli articoli che il più importante quotidiano spagnolo progressista dedica all'Italia, questa mattina. Il primo lo firma Pablo Ordaz, il corrispondente da Roma, ed è una cronaca fedele dell'approvazione della nuova elegge elettorale. "Sostituire l'antica e anticostituzionale legge elettorale e sostituirla con una nuova, che faciliti la governabilità del Paese, era il primo obiettivo dichiarato di Renzi. Sebbene dovrà essere sottoposta all'approvazione del Senato, si può dire che il nuovo Capo del Governo ha annotato la sua prima vittoria" scrive Ordaz. Con questa nuova legge, spiega il corrispondente, si cerca di "mettere fine ai problemi storici di ingovernabilità, scommettendo chiaramente sul bipartitismo e riducendo il potere d'influenza dei piccoli partiti, i quali otterranno un seggio solo se supereranno il 12% dei voti". E, dopo aver spiegato i meccanismi di premio di maggioranza al partito più votato e la fine del bicameralismo perfetto, Ordaz aggiunge la nota di colore. All'approvazione della nuova legge alla Camera, "i deputati di Grillo hanno messo in circolazione, anche attraverso la rete,alcuni cartelli in cui si vedono i volti di Renzi e di Berlusconi, con un cuore rosso in mezzo e la scritta condannati all'amore".
Da Madrid Alejandro Bolaños analizza invece le misure economiche annunciate ieri da Matteo Renzi, sottolineando come potrebbero risultare "indigeste per Bruxelles". Solo una settimana fa, scrive Bolaños, "la Commissione Europea segnalava l'Italia come nuovo malato dell'eurozona, e le prescriveva la solita ricetta: austerità, non per contenere il deficit, ma per ridurre quanto prima il voluminoso debito pubblico (133% del PIL); e riforme, per risollevare l'ansimante produttività e, a medio termine, la crescita e l'impiego".
Solo che, a quanto pare, Matteo Renzi ha deciso di fare a modo suo ed El País non resiste al paragone con la situazione spagnola. Il premier italiano teme che l'austerità gli faccia sfuggire i primi segnali di ripresa, mantenendo il consumo bloccato. Dunque, ha preferito concentrarsi sull'altro messaggio di Bruxelles: "il rischio che la ripresa non decolli". Così ha deciso di fare "quello che il Governo di Mariano Rajoy rimanda, abbassare le imposte per palliare la cascata di carichi fiscali con cui si sono affrontati gli enormi buchi di bilancio legati alla crisi". L'Italia è avvantaggiata dall'aver ridotto il debito fino al 3% del PIL (in Spagna il rapporto debito-PIL è al 6,5%). Ma "la questione è che per Bruxelles, nel caso italiano, la riduzione del deficit deve continuare di buon passo fino a diventare surplus, per iniziare ad abbassare il debito pubblico quanto prima". Ma, e qui sta la differenza tra i due leaders Rajoy e Renzi, "il premier italiano ha dimostrato che quello che è prioritario per la Commissione Europea non lo è per lui".
Sono così arrivate le riduzioni delle tasse (così si avvicina a un sistema fiscale di imposte indirette caro alla Commissione) e la decisione di non continuare la riduzione del deficit e, anzi, di utilizzare il margine ottenuto per "compensare parte della caduta di entrate associata alla riduzione delle tasse". Non è ancora chiaro dove Renzi taglierà le spese e la riforma del lavoro è in attesa di essere approvata dal Parlamento. "Insomma" conclude Bolaños "il Primo Ministro italiano ha fermato l'orologio dell'aggiustamento del bilancio, ha premiato il taglio delle tasse a quello delle spese e ha condizionato la gran parte della riforma del lavoro al sostegno parlamentare, in Italia sempre incerto. Non sembra essere a gusto di Bruxelles."


mercoledì 26 febbraio 2014

Il colombiano El Espectador: Matteo Renzi, un uomo che aspira alla grandezza

Come ci vedono non solo i grandi quotidiani internazionali in lingua spagnola, dallo spagnolo El País all'argentino Clarín, ma anche i prestigiosi quotidiani generalmente meno citati. Come il colombiano El Espectador.
Oggi la testata di Bogotà dedica un interessante articolo a Matteo Renzi, definito nel titolo Il nuovo volto della politica italiana. Un uomo che ha scalato il potere "con una carriera breve, che più che meteorica risulta improbabile: un percorso nella politica italiana, che lo ha portato da consulente di marketing in un'impresa familiare a sindaco di Firenze e da lì alla guida del Partito Democratico". E in meno di due mesi da allora, Renzi "è diventato il terzo Primo Ministro in due anni" (come bastano poche parole per descrivere un Paese e la sua instabilità, no?) e "il più giovane della storia di questa Repubblica".
Anche il ritratto di Renzi viene tracciato con poche parole: "Il suo discorso, disinvolto e articolato davanti alle telecamere (come nelle reti sociali), dà conto della grande ambizione di un uomo, che sembra aspirare non solo alla buona amministrazione, ma anche alla grandezza". L'impressione è dovuta al fatto che Renzi "parla costantemente dei drastici cambi che sono necessari alla politica italiana per recuperare la fiducia, in u Paese che, catalogato come la terza economia d'Europa, ha livelli di disoccupazione che non registrava dal 1970 e il PIL più basso degli ultimi 10 anni, fattori che hanno contribuito ad affondarlo nella peggior recessione dalla Seconda Guerra Mondiale".
Buona parte del suo programma di Governo, spiega El Espectador, "è marcato dall'enorme fiducia che ha in se stesso, un politico che non ha mai servito nel Parlamento italiano e che descrive se stesso come il rilievo generazionale". Così ricorda la tabella di marcia che Renzi si è imposto nei primi 100 giorni, con una riforma al mese, dalla legge elettorale al lavoro al fisco, e si sofferma sulla caduta di Enrico Letta, di cui Renzi viene descritto come "l'architetto".
Il premier ha ottenuto l'incarico dal Presidente Giorgio Napolitano, con la richiesta di "due nomi fissi per i Ministeri di Economia ed Esteri". Ma "Renzi ha conservato solo uno dei due suggeriti e ha diviso i 16 ministeri in modo paritario, tra uomini e donne (cosa inedita nel Paese)".
Una delle ragioni del prolungarsi della crisi, spiega El Espectador, è "l'inusuale rotazione del potere, con tre Presidenti del Governo in due anni, che non sono stati eletti, ma designati dal Presidente" (be', in Italia i Primi Ministri sono sempre designati dal Presidente della Repubblica e non dalle elezioni, che stabiliscono le maggioranze al Parlamento: è il Presidente che verifica che in Parlamento ci siano le maggioranze per eventuali Governi e designa il Premier in base alle indicazioni che derivano dalle consultazioni, non dalle elezioni). Dopo Monti e Letta, adesso tocca a Renzi essere "una nuova speranza per rilanciare il Paese".
Vedremo…

lunedì 27 gennaio 2014

I verdi catalani, dopo il Congresso di SEL: il nostro alleato italiano, contro la Troika e l'austerità

E' sempre interessante vedere come vedono all'estero il dibattito politico in corso in Italia e come, soprattutto nella sinistra spagnola, trovano spunti di riflessione. Non solo Berlusconi e i suoi inspiegabili vent'anni di dominio, ma anche i conflitti interni del Partito Democratico, il dialogo difficile all'interno della sinistra. "Quando uno visita l'Italia e un Congresso come quello di SEL, si trova davanti a un dibattito politico che, nonostante abbia avuto negli ultimi anni poca capacità di trovare le risposte politiche e organizzative necessarie ai tempi attuali, si pone sempre le domande adeguate. 'La politica discute oggi di tutto, meno dell'essenziale' ha detto Nichi Vendola. In Italia, no. In Italia si distingue meglio che in qualunque altra parte l'essenziale dall'accessorio" scrivono su eldiario.es la deputata Laia Ortiz e il candidato alle europee Ernest Utasun, entrambi di ICV (Iniciativa per Catalunya Verds), appena tornati dal secondo Congresso di Sinistra Ecologia e Libertà, a Riccione.
Il Congresso è arrivato pochi giorni dopo l'accordo tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi per riformare la legge elettorale e "avanzare verso un sistema bipartitico". Un sistema, da cui, tutto sia detto, la Spagna sta cercando di scappare, perché ridimensiona la presenza dei piccoli partiti e rafforza solo i due principali, chiamati dai loro detrattori PPSOE, per dire che, in fondo, propongono la stessa cosa. "Una legge elettorale che garantisce a Forza Italia e al PD di dominare le istituzioni, che lascerebbe la porta aperta al rinforzo di Beppe Grillo, allo stabilire un sistema di maggioranza a doppia votazione e un alto filtro per colpire la pluralità" commentano Ortiz e Utasun.
Il Congresso di SEL non si è perso tra gli accessori e ha puntato sull'essenziale: "la lotta contro la finanziarizzazione dell'economia e contro il ciclo produttivo sequestrato dai finanzieri, contro la povertà e l'uguaglianza, il recupero della lotta contro il cambio climatico da un ecologismo coerente e non da una vetrina, per evitare la catastrofe che si avvicina, e la necessità di recuperare un progetto europeo cittadino come strumento fondamentale per poter affrontare in migliori condizioni il precedente". E insieme a questi punti, vista la vicinanza delle elezioni europee, c'è stata la questione essenziale del momento: "come recuperare il vecchio sogno europeo di Altiero Spinelli davanti alla distruzione che ne stanno facendo le forze liberiste, che operano oggi impunemente in Europa. Si è ripetuto all'infinito nel Congresso: la ricomposizione della sinistra europea e il futuro del progetto europeo sono oggi la stessa cosa".
Cosa fare, dunque? "La sinistra italiana pensa sempre in grande". Così Vendola, nel suo discorso d'apertura, ha offerto due opzioni: appoggiare il candidato socialdemocratico Schultz o quello della sinistra europea Alexis Tsipras. "La maggioranza della direzione si inclinava sul primo, in un'operazione suicida che pretendeva articolare la sinistra alternativa in Italia con la sua incorporazione nella famiglia socialdemocratica europea".
"Arrabbiato per l'accordo Renzi-Berlusconi sulla legge elettorale, interpellato dal manifesto di Barbara Spinelli (su Il Manifesto, la figlia di Altiero invitava a una lista elettorale di sostegno a Tsipras, al margine dai partiti) e reso ottimista dal messaggio di Tsipras, il Congresso ha deciso di sostenere il leader di Syriza. "Una decisione che contesta dal basso, dalla base, un orientamento della direzione del partito assolutamente irrazionale da tutti i punti di vista" scrivono i due esponenti di ICV su eldiario.es "Per rompere con l'austerità e il modello che disegna il patto fiscale, urge la formazione di un blocco anti-austerità nelle elezioni europee, che deve obbligatoriamente situarsi di fronte a quelli che hanno praticato il liberismo stretto e sostenuto le politiche della Troika, si chiamino Schulz, Rubalcaba, Papandreu o Almunia. Costruire una nuova maggioranza oggi in Europa e operare il cambio passa necessariamente dal rafforzamento di un polo situato al margine di questo blocco. Così lo ha inteso la militanza di SEL, imponendo il suo punto di vista al Congresso".
ICV va oltre e vuole una nuova correlazione di forze, appoggiando un'alleanza tra la sinistra antagonista e i verdi, perché "nessuno si inganni, con una sinistra alternativa debole, Schulz continuerà a fare quello che ha sempre fatto, negoziare con la destra, così come ha fatto il suo partito in Germania".
E dopo aver ribadito la vicinanza di SEL e ICV, "partiti gemellati sin dalla loro nascita", Ortiz e Utasun spiegano il loro manifesto: "Condividiamo (con SEL) l'europeismo critico o l'euroinsubordinazione, per dirla come Barbara Spinelli. Rifiutiamo le spinte eurofobiche come la compiacenza di una UE che serve oggi come strumento a un capitalismo oggi del tutto incompatibile con una società fraterna, libera e uguale. Recuperare le basi dell'illuminismo, la miglior tradizione del movimento operaio, la lotta per salvare il pianeta dalla catastrofe climatica e l'agenda dell'uguaglianza tra uomini e donne sono i pilastri su cui oggi rifondare la sinistra europea e iniziare un nuovo processo costituente europeo radicalmente democratico. In altre parole, recuperare l'orizzonte che un giorno ha disegnato la Costituzione anti-fascista italiana, tante volte violentata".
E non so, a volte bisogna guardarsi con gli occhi di uno straniero, scoprire con i suoi occhi tutto quello che l'Italia ha fatto e rappresentato, e continua a fare e a rappresentare, in Europa per sentirsi orgogliosi di essere figli di questa terra. Recuperare la Costituzione anti-fascista italiana per tornare a un'Europa libera, uguale e fraterna.

venerdì 13 dicembre 2013

El Pais: Matteo Renzi, un'opportunità per l'Italia

Secondo un sondaggio pubblicato dall'edizione italiana dell'HuffingtonPost, Matteo Renzi alla Segreteria del PD vale 6 punti in più per il suo partito e il sorpasso del centrosinistra sul centrodestra. Secondo un editoriale non firmato di El Pais è un'opportunità che l'Italia non deve farsi sfuggire.
Il primo a trarne vantaggio dovrebbe essere il Governo di Enrico Letta, che ha ottenuto la fiducia di una nuova maggioranza, senza Silvio Berlusconi, più piccola e più omogenea, e che adesso ha alla Segreteria del suo principale azionista, Matteo Renzi, che ha travolto tutti alle primarie.
Ma l'irruzione di Renzi sulla scena nazionale potrebbe rappresentare un problema per la stabilità del Governo: tutto dipende, infatti, dalla sua capacità di dialogare con Enrico Letta.
Il Governo finora ha realizzato ben poche delle riforme economiche e istituzionali attese dall'Italia e Renzi è piuttosto esigente. "La più importante condizione per continuare a sostenere il Governo è che il Primo Ministro spinga una volta per tutte sull'acceleratore, per tirare fuori l'Italia dalla sua sclerosi economica e politica. Tra gli altri cambi, Renzi insiste sula vendita degli attivi pubblici, come le Poste o le Ferrovie o la soppressione del Senato" spiega il quotidiano spagnolo.
"La sostituzione della gerontocrazia politica risulta imprescindibile in Italia, ma l'enormità dei problemi esige rigore e determinazione, al di là del cambio generazionale" scrive El Pais. Ed è vero che Renzi è il favorito dei cittadini per guidare il Governo che nascerà dalle prossime elezioni, che il quotidiano madrileno immagina per il 2015, "ma la sua esperienza si riduce a quella municipale e per alcuni pecca di superficialità".
La soluzione? "Invece di lanciarsi in una precipitata lotta per il potere, Renzi farebbe meglio a preparare, insieme a Letta, un'agenda rigorosa e credibile che metterebbe in moto quel grande ribaltamento di cui l'Italia ha bisogno".

lunedì 9 dicembre 2013

El Pais: la vittoria di Matteo Renzi alle primarie del PD apre una nuova pagina in Italia

La vittoria di Matteo Renzi alle primarie del PD apre una nuova pagina nel centrosinistra italiano. Ne è sicuro Pablo Ordaz, il corrispondente da Roma di El Pais, che inizia il suo articolo sui risultati delle primarie con un aneddoto. Eletto sindaco di Firenze nel 2009, Renzi ha ridotto il numero di assessori da 16 a 8, scegliendo quattro uomini e quattro donne, ma "quel modo di installare la parità senza anestesia non è piaciuto a certi circoli tradizionali di potere, così Renzi, affinché nessun avesse dubbi su chi era, ha preso una decisione che è stata soprattutto un avviso ai naviganti: "Ho tolto un uomo e messo un'altra donna. Cinque donne e tre uomini" ha raccontato in una recente intervista a questo quotidiano" scrive su El Pais.
Con il suo successo, il centrosinistra si trova davanti a un cambio d'epoca. "E se qualcuno lo dubita, ricordi il risultato delle precedenti primarie, celebrate giusto un anno fa per eleggere il candidato del PD alle elezioni generali". Il sindaco di Firenze," il cui principale obiettivo era rottamare i vecchi leaders del partito, per poi fare lo stesso con la casta politica italiana, sfidava il compendio di quello che criticava: Pierluigi Bersani, allora segretario generale del PD, 62 anni, un ex comunista privo di carisma, che aveva fatto parte dei Governi di Romano Prodi, Massimo D'Alema e Giuliano Amato".
Come sia andata lo sappiamo, vittoria di Bersani al primo turno e poi il trionfo al ballottaggio, con il 60,6% dei voti contro il 39,9% raccolto da Renzi, nonostante "apparisse più adeguato ad affrontare la sfida elettorale contro Silvio Berlusconi e Beppe Grillo". Alle elezioni il successo del PD è stato una "vittoria di Pirro" e, incapace di formare un Governo, Bersani ha accettato un Governo di coalizione presieduto dal "socialdemocratico Enrico Letta" (Letta è di origine democristiana, non socialdemocratica, ma amen) e "appoggiato, per modo di dire, da Silvio Berlusconi".
Renzi non solo si è opposto al Governo, ma non ha avuto dubbi al criticare il compagno di partito Enrico Letta "o anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano". "La sua avversione per le regole prestabilite, i suoi cattivi rapporti con il sindacato, la sua critica al modo in cui la sinistra ha perso due decenni ossessionata da Berlusconi, lo hanno trasformato in un personaggio simpatico per il nemico e sospettoso per i suoi" spiega Ordaz. Fino a quando i suoi hanno deciso di provare a puntare su di lui.
E, all'analizzare il successo di Renzi alle primarie, Ordaz sottolinea come non solo la sua vittoria, ma anche il profilo dei suoi avversari segna il cambio d'epoca. Sia Gianni Cuperlo che Giuseppe Civati "appartengono, ognuno a suo modo, a una sinistra moderna e onesta, vincolata più o meno ideologicamente alle tradizioni, ma certamente non ai giochi di potere più o meno chiari che hanno spinto parte dell'elettorato del PD a rimanere a casa alle scorse elezioni o, addirittura, a scommettere sul rinnovamento predicato da Beppe Grillo di piazza in piazza".
Con Renzi Segretario del PD, cambieranno le cose anche per il Governo e Ordaz lo spiega con una bella immagine, sostenendo che finora il PD è stato come una specie di consorte all'antica, che ha sopportato ogni genere di infedeltà "nel nome della sacrosanta stabilità della famiglia". E' un atteggiamento che non è in linea con il carattere di Renzi, "un tipo sicuro di se stesso, senza peli sulla lingua, seduttore, ambizioso, con fama di onesto, capace di pattare con il nemico, anche se si chiama Berlusconi, purché l'Italia, frenata da decenni da una burocrazia paralizzante, riprenda il cammino".
 Che gli dei ce la mandino buona e inizino finalmente a guardare verso il Belpaese con benevolenza.


domenica 13 ottobre 2013

El Mundo: l'Italia è un elegante portafoglio, la Spagna un orologio senza qualità

Tutto è iniziato al Teatro Real di Madrid, durante la riunione della giuria dei Premi Tiepolo, organizzati dalla Camera di Commercio di Madrid e dalla Camera di Commercio Italiana in Spagna. Ai giurati le due Camere di Commercio hanno regalato un portafoglio e un orologio. Il portafoglio è stato regalato dagli italiani e, sebbene di marca dal nome inglese, The Bridge, portava scritto Made in Italy in varie parti e in vari cartoncini che simulavano le carte di credito, nelle varie tasche ad essere riservate. I giurati non hanno avuto dubbi, insomma, di trovarsi davanti a un elegante prodotto italiano. La Camera di Commercio di Madrid ha regalato un orologio senza marca e senza indicazione del Paese fabbricante, con, in evidenza, solo il marchio dell'Associazione che ha fatto il regalo. Tanto che, approfondendo le ricerche, per scoprire la provenienza dell'oggetto, si è scoperta la sua possibile origine asiatica.
Inizia così, con questo aneddoto, l'ennesimo confronto Spagna-Italia nelle pagine di un media spagnolo. Stavolta è Francisco Pascual, che, nel suo blog di elmundo.es, lamenta come il Governo spagnolo vanti un rapporto confidenziale di Deutsche Bank, secondo il quale la Spagna avrà una posizione di vantaggio rispetto all'Italia nei prossimi anni e come, alla prova dei fatti e dei numeri, l'Italia sia un anelo, un'aspirazione ancora lontana da raggiungere.
I tempi di José Luis Rodriguez Zapatero, che assicurava di aver superato l'Italia per reddito pro-capite e di avere nella mira Francia e Germania, utilizzando addirittura una parola italiana, sorpasso, per sottolineare il successo dell'economia spagnola su quella italiana, sembrano aver lasciato una lezione. Se non ai politici almeno ai media.
Secondo il rapporto di Deutsche Bank, la Spagna ha già praticamente distrutto tutti i posti di lavoro previsti, mentre l'Italia ha ancora 800mila posti di lavoro di troppo. Quello che il Governo spagnolo non dice, ma che Pascual ricorda è che, distrutti i posti di lavoro, l'Italia avrà un tasso di disoccupazione del 15%, che è molto alto e preoccupante, ma è 10 punti più in basso di quello spagnolo, arrivato al 26%. E non è l'unico dato che si dimentica di ricordare la Moncloa, per convincere gli investitori che Spain is better.
Per mettere le cose nel loro contesto, dall'ultimo rapporto del FMI, "risulta che il tasso di disoccupazione della povera Italia non arriva al 12%, che quest'anno il deficit rimarrà ancorato al 3% e che il debito sì supererà il 120%, sebbene, grazie alla tradizionale capacità di finanziamento di questa economia rispetto al resto del mondo, la maggior parte in mani interne". La Spagna "affronta la sua ripresa con un deficit superiore al 6,5%, il tasso di disoccupazione prossimo al 27% e il debito pubblico vicino al 100% e in aumento".
E, dato che il Governo conservatore non ha saputo indicare politiche economiche per rafforzare la ripresa e ha preferito la facile strade delle esportazioni, ottenute con la contrazione dei salari e del consumo interno e non con l'innovazione dei prodotti (a Madrid si contano cortei e proteste per i tagli alla ricerca un giorno sì e l'altro pure), il confronto con l'Italia continua a essere doloroso. "Nel miglior anno esportatore della storia della Spagna, le vendite all'estero sono state quasi del 40% inferiori a quelle dell'Italia. Il valore aggiunto dei prodotti italiani continua a essere il design e la qualità, mentre quello degli spagnoli è l'abbassamento dei costi della forza lavoro".
E' anche per questo, sottolinea Pascual, che dopo le tormente politiche romane delle scorse settimane lo spread italiano è tornato a essere più basso di quello italiano. "Gli investitori internazionali sanno come si struttura un'economia sostenibile nel tempo". E la reale situazione dell'economia spagnola è tutta in un'immagine: "La caduta dei costi del lavoro, in un'economia che non può svalutare la sua moneta e i cui lavoratori sono indebitati, dopo aver comprato la loro casa durante la bolla dei prezzi immobiliari, può essere necessaria per Deutsche Bank e altre banche di investimento, ma ha altri effetti, come che la Spagna sarà l'unica economia avanzata, la cui domanda interna continuerà a essere depressa il prossimo anno".
Non sarà questo un problema dell'Italia, che "deve affrontare un gravissimo problema di produttività, che può farle perdere terreno nei confronti della Spagna, ma il valore aggiunto che dà ai propri prodotti continua a essere la tecnologia e il design".
"Non c'è nessuna legge universale che stabilisca che l'talia sia un elegante portafoglio e la Spagna un orologio senza qualità" ammonisce Pascual, invitando ad approfittare l'opportunità che offre la crisi per cambiare il modo di fare le cose in Spagna e di presentarle al mondo. Perché, se la Spagna non sa approfittare di questo momento, il paragone continuerà a essere quello suscitato dai regali delle due Camere di Commercio.
Italia-Spagna, ancora una volta. Il derby dei cugini poveri del Mediterraneo. Il paragone che mette in evidenza i complessi di entrambe, la mala leche spagnola e la sorpresa italiana.
Quasi più dell'articolo, risultano interessanti i commenti dei lettori. Secondo i cugini, l'Italia non è un Paese di grandi prodotti (ci mancherebbe, mica è la Spagna!), ma è un Paese che si sa vendere ed è orgoglioso di quello che ha (come cambiano le prospettive. proprio le qualità che in Italia si dice dovremmo sviluppare meglio!); lamentano che l'Italia imbottigli l'olio e il vino spagnolo per venderlo come proprio (disonesto ritenere che il Barolo delle Langhe o il Chianti della Toscana sia una produzione spagnola, ma vabbe'); stentano a riconoscerle i primati nell'industria manifatturiera (la seconda d'Europa, dopo quella tedesca) e il valore dei marchi. Molta autocommiserazione, molta rabbia, molti complessi di inferiorità, che danno idea di uno stato d'animo diffusissimo.
E alcune interessanti analisi su quello che è successo in Spagna in questi anni di democracia. C'è stata una Transición politica dalla dittatura alla 'democrazia' (molti spagnoli non metterebbero le mani sul fuoco per la qualità della democrazia in cui vivono), ma non una Transición economica da sol-playa-paella a un sistema solido che punti su ricerca e qualità. Nessun partito politico, progressista o conservatore, nessun leader nazionale, di destra o di sinistra, ha voluto affrontare la vera sfida per il futuro della Spagna e ha saputo andare più in là della coltivazione del proprio orticello e del proprio vantaggio elettorale. Difficile non essere d'accordo, guardando il disastro spagnolo e i partiti che hanno portato allo sfacelo economico e sociale, ma rimane, senza risposta, una domanda che dovrebbero farsi un po' tutti i popoli dell'Europa mediterranea: chi ha votato quella classe dirigente? Quanta consapevolezza esiste, al di là del tifo da Curva Sud, quando ci si reca alle urne? 

giovedì 10 ottobre 2013

El Mundo: non ci sarebbe stata l'Italia senza Giuseppe Verdi. Non ci sarebbe stato Verdi senza Shakespeare

Rubén Amón, giornalista e blogger di El Mundo, scrive spesso sull'Italia (ma in Spagna si scrive molto più spesso sull'Italia di quanto in Italia si scriva sulla Spagna; l'impressione che i cugini abbiano una stampa molto più curiosa e molto più aperta su altri orizzonti non va mai via). A volte è stucchevole, come buon spagnolo che si rispetti che parla di altro Paese (como España no hay otra, come la Spagna non c'è nessuno, è una tentazione a cui resistono pochi, lo sappiamo già, su Rotta a Sud Ovest). A volte è sarcastico, irriverente e crudele, ma offre spunti di riflessione anche agli italiani che guardano al proprio Paese con affetto paziente. Altre volte fa regali come quest'articolo, dedicato ai 200 anni dalla nascita di Giuseppe Verdi. Lo si legge e si capisce perché questo Paese continua a essere amato all'estero e perché ci si emoziona sempre, nonostante tutto, all'essere italiani all'estero.
Amón confessa di sentirsi in debito con Verdi, perché lo ha iniziato all'opera. "Verdi non richiede la minore erudizione. La sua musica è legata potentemente e onestamente ai sentimenti. Quelli che aveva sofferto quando perse i suoi figli. E quando perse sua moglie. O il disprezzo della borghesia milanese quando si innamorò di una soprano di liberi costumi. Si capisce così che Verdi scrivesse la Traviata, per farle dispetto".
Ma sono le riflessioni seguenti, sull'Italia, ad aprire uno squarcio su cosa si pensa all'estero sul rapporto tra il musicista e il suo Paese: "Può essere che l'Italia non sarebbe esistita senza la musica di Verdi" scrive, ricordando il suo ruolo nel Risorgimento e la colonna sonora che le sue opere fornirono all'unificazione della penisola.
Sono di quelli che pensano che l'Italia sia sempre esistita, anche dopo la caduta di Roma, almeno nel sentire delle classi più colte, e che poco sia cambiato da Ahi serva Italia di dolor ostello, scritto nel XIII secolo da Dante. Questo sentimento di un'unica patria e questo vagheggiare una possibile convivenza dei popoli della penisola, sotto una nuova autorità comune, fosse un Papa, un Imperatore o un avventuriero, non sono mai venuti meno. Però non sarebbe la stessa Italia senza Verdi, questo è indubitabile. Il Va' pensiero ascoltato lontano dalla propria terra riempie il cuore di emozioni e porta le lacrime agli occhi e ci si sente più italiani che mai, anche se non si stanno rimpiangendo le rive del Giordano e le torri di Sion (ma non c'è italiano che non sappia cosa si celava dietro il fiume e le città d'Israele). Ma non è questo che interessa Amón, giustamente.
Lui continua infatti il suo omaggio a Verdi, affermando che l'Italia non sarebbe probabilmente esistita senza Verdi, ma cosa sarebbe di Verdi senza Shakespeare? "Lo scrittore inglese gli fece scoprire il potere scenico della parola e lo espose alla convivenza impossibile delle passioni. La gelosia di Otello, l'ambizione insaziabile di Lady Macbeth, lo stomaco incredibile di Falstaff, come immagine della sua ultima opera e come portavoce di un epitaffio che non osò scrivere sulla sua tomba: Tutto, nel mondo, è burla".
Una conclusione, questa, che colpisce, spiega Amón, perché "Verdi si era messo dalla parte dei sofferenti. La gitana del Trovatore, il gobbo di Rigoletto. E aveva concepito la sua migliore musica per la nobiltà del Marchese di Posa, l'amore impossibile di Aida, e per l'innocenza di Desdemona, ma i suoi quasi 90 anni di vita gli diedero ragioni per rassegnarsi all'oscurità dell'anima umana, per allontanarsi da Dio e per consolare i musicisti espulsi. Volle interrarsi con loro, insieme a loro, la sua gente, nell'ospizio che porta oggi il suo nome, Casa Verdi, e che trabocca di pellegrini e di flash e di camelie, perché oggi ricordiamo i 200 anni dalla sua nascita".
Amón chiede aiuto a Gabriele D'Annunzio, per concludere il suo articolo: "Verdi ha dato voce alla speranza e al lutto. Ha pianto e amato per tutti noi". E propone un video da youtube di Bella figlia dell'amore, dal Rigoletto. Grazie, Rubén.

venerdì 4 ottobre 2013

Lo spagnolo ABC: Monti, Alfano, Marina, i tre eredi della destra italiana post-Berlusconi

Con la fine politica di Silvio Berlusconi, tre sono i possibili eredi destinati a contendersi il suo elettorato: Mario Monti, Marina Berlusconi e Angelino Alfano. Lo sostiene il quotidiano spagnolo ABC, di tendenza monarchico-conservatrice. Come buona parte delle testate spagnole, anche ABC ha prestato grande attenzione alle ultime vicende politiche italiane, preoccupato non tanto per il destino del nostro Paese, quanto per le conseguenze delle inquietudini romane sullo spread della Spagna. 
Dei tre contendenti, Mario Monti è il leader politico più apprezzato dall'Unione Europea, ma è anche quello che ha meno appeal sull'elettorato e, rivela ABC, è molto più probabile un suo futuro come Presidente della Commissione Europea, nel caso in cui i conservatori tornino a vincere le elezioni europee. E, sia quale sia il futuro di Monti, Scelta Civica non è destinata a sopravvivere, visti i movimenti in corso nella destra italiana. Chi voteranno, allora, gli elettori del partito di Monti? si chiede l'ABC. "E' molto probabile che cerchino rifugio nella formazione che potrebbe essere guidata da Angelino Alfano, e il cui germe è il gruppo di deputati del PdL che ha abbandonato Berlusconi nel voto di fiducia al Governo di Letta. E' un gruppo che potrebbe formare già un gruppo parlamentare proprio". 
Sergio Principe, il professore di Relazioni Internazionali dell'Università Complutense di Madrid, consultato da ABC, spiega: "Alfano, l'uomo creato da Berlusconi, sembra avere una propria strategia. Approfittare di questa crisi politica per 'deberlusconizzare' la destra italiana e proporsi come alternativa. In qualunque caso, il dibattito è servito e la chiave è 'uccidere il padre'".
Se gli elettori moderati guardano ad Alfano, cosa faranno i più fedeli a Berlusconi? Per Principe il loro estremo rifugio sarà Forza Italia. E ABC riporta che la persona su cui si insiste di più per guidare il nuovo partito berlusconiano è Marina Berlusconi, "che ha duramente attaccato la fazione di Alfano". La primogenita "sarebbe la miglior garanzia per far sì che Berlusconi continui a condizionare la vita politica, nel caso in cui fosse espulso dal Senato e fosse obbligato a compiere un anno di arresti domiciliari o servizi sociali per la sua condanna nel caso Mediaset". Marina ha smentito più volte la sua discesa in campo, ma non è detto, sostiene ABC, "che non voglia ottenere la sua particolare 'vendetta'", anche se ammette che in Italia l'analisi sulle intenzioni di Marina è contraddittoria e c'è anche chi sostiene che "scelta da suo padre per governare Mediaset (in realtà Marina è presidente di Mondadori), non è così chiaro che voglia poi sporcarsi nell'arena politica". Però, conclude il quotidiano, è anche vero che "il futuro di Forza Italia potrebbe dipendere dal poter contare su un leader carismatico come Berlusconi. E chi meglio di sua figlia?"
I movimenti in corso nella destra italiana non lasciano il Governo di Enrico Letta in territori sicuri, sostiene ABC. Da una parte c'è Alfano, che, "rimanendo al governo e negoziando con Letta, riesce a stare davanti alle telecamere e ad avere una visibilità pubblica per costruirsi un'immagine". E' una volta che ha costruito quest'immagine, "il migliore, anche se traditore, discepolo di Berlusconi, potrebbe ritirare la fiducia a Letta e vendersi come il nuovo leader di cui ha bisogno l'Italia" sottolinea Principe. Ma il cammino di Alfano non sarà così semplice, perché non solo per qualche tempo sarà ricordato come il traditore di Berlusconi, ma anche perché "c'è chi pensa che sia "un buon soldato", però non un "buon generale"."
L'ABC sembra poi non aver capito il discorso sulla 'maggioranza politica' e la 'maggioranza numerica' di cui gode il Governo di Letta, perché si chiede "quanto tarderanno i più fedeli a Berlusconi ad un'opposizione frontale al Governo". Impieghino il tempo che impieghino, il Governo Letta non ha più bisogno dei fedelissimi di Berlusconi, però sì del voto degli alfaniani, quegli stessi deputati e senatori pronti a fare un gruppo autonomo e a sostenere il Governo fino al 2015. Sarà allora che i destini di Letta e Alfano potrebbero separarsi, giustamente, uno per proporsi come leader del centro-sinistra e l'altro come leader del centro-destra per le successive elezioni. 
Il quotidiano madrileno tralascia però questa ipotesi e ricorda che i disegni di Alfano per logorare Letta potrebbero non funzionare, dato che quest'ultimo "si sta costruendo un'immagine all'estero e un certo rispetto per le condizioni così dure in cui deve compiere la sua azione di governo. Trasmette un'immagine rispettabile e di certezza. E poco a poco i media iniziano a vederlo con una potenziale immagine con opzioni di vittoria. Cioè, la caduta del suo Governo potrebbe non essere la sua fine". Ma del futuro di Letta non si può parlare senza spiegare cosa succede nell'altra metà della politica italiana, caratterizzata dalla "crisi della sinistra e attuale divisione del Partito Democratico". Bisogna insomma "vedere se il centro sinistra consentirà una candidatura di Letta o se finalmente scommetterà su Matteo Renzi, il giovane sindaco di Firenze". 
E l'ABC termina sottolineando un qualcosa che i media italiani sottolineano molto poco: "Succeda quello che succeda, sembra che un cambio generazionale si avvicini nella politica italiana. Enrico Letta (46 anni), Angelino Alfani (43 anni), Marina Berlusconi (47 anni) o Matteo Renzi (38 anni) rappresentano una nuova era". Dovremmo avere, finalmente, leaders nati dopo la Seconda Guerra Mondiale e, addirittura, alla fine degli anni 60 e nei primi anni 70. Incredibile, ma vero. "Silvio Berlusconi è già il passato" conclude l'ABC. E, viste le volte che lo abbiamo pensato, detto e festeggiato, tocchiamo ferro.

domenica 29 settembre 2013

El País: la caduta del Governo di Enrico Letta, il secondo fallimento di Giorgio Napolitano

Generalmente amo poco gli articoli di Pablo Ordaz, da un paio di anni corrispondente di El País a Roma: troppi stereotipi, poca voglia di approfondire la conoscenza del Paese da raccontare, troppi complessi di superiorità di stile spagnolo. Ma.
Oggi, come la maggior parte dei quotidiani, El País mette in prima pagina la crisi politica aperta in Italia da Silvio Berlusconi, per evitare di essere espulso dal Parlamento, così come dev'essere, essendo stato condannato dalla Giustizia italiana per frode fiscale. E Ordaz offre un punto di vista interessante, sottolineando le responsabilità di Giorgio Napolitano in questo disastro, data l'ossessione del Presidente della Repubblica per le larghe intese e per il coinvolgimento del PdL, dominato dagli interessi di Silvio Berlusconi, nelle riforme del Paese. 
"Tutto questo disastro è iniziato il 22 aprile" esordisce Ordaz su El País  "Quel giorno, per la prima volta nella storia, un Presidente della Repubblica italiana rinnovava il mandato. Dopo due mesi, in cui i partiti politici non si erano messi d'accordo, né per formare il Governo, né per eleggere un nuovo Capo di Stato, Giorgio Napolitano, 87 anni, accettava di continuare per altri sei anni". 
E c'è un'immagine che Pablo Ordaz ricorda e propone un paio di volte nell'articolo: durante il discorso di insediamento di Napolitano, in Parlamento, "Silvio Berlusconi sorrideva e allo sconfitto leader della sinistra, Pier Luigi Bersani, scesero le lacrime". Perché ritorna quest'immagine? Perché nel suo discorso Napolitano fu molto duro, ricordando che se avesse ritrovato "insensibilità come quelle con cui mi sono scontrato nel passato", non avrebbe esitato "a esporre le conseguenze davanti al Paese". Ed è stato Napolitano a spingere il centrosinistra a governare con Silvio Berlusconi, per realizzare le "riforme urgenti di cui aveva bisogno il Paese". Tra queste, "una legge di stabilità che continuasse le dure riforme intraprese dal Governo tecnico di Mario Monti e, soprattutto una nuova legge elettorale affinché nel caso il Governo si rompesse, si potesse andare alle urne con regole del gioco più chiare e più rappresentative della volontà degli italiani". Da allora, sottolinea Ordaz, "sono passati i mesi, ma non i fatti". 
Il sorriso del Berlusconi e le lacrime di Bersani ritornano nei pensieri del corrispondente, al ricordare che Napolitano ha scelto "un degno successore di Monti, Enrico Letta, molto preparato politicamente e intellettualmente, con ponti familiari nel centrodestra e con la necessità di tirare l'Italia fuori dal pozzo del discredito politico ed economico". Secondo la strategia di Napolitano, spiega Ordaz, l'operazione Monti era fallita a causa degli interessi personali di Berlusconi, che aveva ritirato l'appoggio al Governo non appena era arrivata la sentenza del processo Mediaset, ma con Berlusconi messo nel Governo delle larghe intese questo pericolo doveva essere scongiurato. E viene da pensare che se davvero il Presidente della Repubblica ha applicato la strategia teorizzata da Ordaz ha un serio problema a comprendere l'Italia di questi anni: è evidente che il problema del Paese è la presenza di Silvio Berlusconi e dei suoi interessi personali nelle istituzioni e nella vita politica del Paese; sono loro il pericolo e l'ostacolo a ogni tentativo di riformare il Paese. Più che insistere sulle larghe intese, il Presidente avrebbe dovuto insistere a cercare un'alleanza tra PD e M5S, avrebbe dovuto mediare e negoziare, per la formazione di un Governo a termine e di scopo, in modo da avviare alcune delle riforme più urgenti e condivise tra PD e M5S: l'espulsione definitiva di Silvio Berlusconi dalla vita politica, con l'ineleggibilità dei corrotti, degli evasori fiscali e dei condannati in via definitiva, sia quale sia la loro pena e il reato compiuto, per esempio. Ma il Presidente si è sempre preoccupato di isolare il populismo di Beppe Grillo, che ricambia ampiamente l'antipatia, e ha sempre preferito il populismo e la prepotenza di Berlusconi. 
Il risultato è sotto gli occhi di tutti e lo spiega Ordaz, nella conclusione del suo articolo: "Enrico Letta è il secondo leader messo alla guida del Governo italiano da Napolitano, che fallisce nel tentativo di costruire un Paese moderno e affidabile. La pietra, la stessa pietra di sempre, si chiama Silvio Berlusconi".
PS Ma lo vogliamo ripetere, fino allo sfinimento, che questa legge elettorale, che ha privato gli elettori del diritto di scegliere i loro rappresentanti, è una delle devastanti eredità dei Governi di Silvio Berlusconi? Che questa legge l'hanno voluta e l'hanno votata da soli il PdL e la Lega Nord? Diciamole le cose...

sabato 3 agosto 2013

Página 12 ed El País: Gli ostacoli del dopo-Berlusconi, dopo la sentenza della Cassazione

Página 12, il principale quotidiano progressista argentino è ottimista, El País, principale quotidiano progressista spagnolo, non tanto.
L'incipit degli articoli che entrambi dedicano alla sentenza della Cassazione, che condanna a 4 anni di carcere Silvio Berlusconi per evasione fiscale, è contundente e deciso. "L'Italia sta cambiando rapidamente da ieri" assicura Elena Llorente, corrispondente da Roma di Página 12, nel suo articolo "La rivoluzione per la condanna a quattro anni di carcere di Silvio Berlusconi ha iniziato a produrre i primi effetti sulla politica italiana, il giorno dopo la sentenza della Cassazione. Il Cavaliere, che potrebbe smettere di esserlo a causa della condanna, è stato il primo a reagire aggressivamente, attaccando ancora una volta i giudici che lo hanno condannato e chiamandoli 'soggetti irresponsabili'. In un messaggio televisivo, letto da una scrivania con bandiera al lato, come se fosse il Presidente della Repubblica o il Primo Ministro, ha assicurato che da quando si è dedicato alla politica, negli anni 90, i giudici li hanno perseguitato, 'condizionando la vita politica del Paese' e trattando di assicurare 'ai comunisti' il mantenimento del potere". 
In un editoriale non firmato, l'incipit di El País non è meno tenero: "Lo status sociale di Silvio Berlusconi è cambiato radicalmente. Il magnate italiano è, da giovedì, un delinquente condannato definitivamente. Quella che non è cambiata è la sua condizione politica: continua a essere senatore, leader del centro-destra e figura chiave della stabilità del Governo italiano".
Poi Página 12 cerca di spiegare le conseguenze della sentenza sulla politica italiana. E, dopo aver riassunto la situazione, con l'ipotesi di Marina Berlusconi come erede del padre, con la grazia che il PdL vuole richiedere al Presidente della Repubblica, con le minacciate dimissioni di tutti i deputati del PdL e con la sostanziale uscita di scena di Berlusconi, che potrebbe rimanere "come leader e padre del PdL", Elena Llorente vede un motivo di ottimismo: "Un altro aspetto positivo di questa 'rivoluzione' potrebbe essere che il M5S del comico Beppe Grillo, che non ha mai voluto allearsi con il PD e lo criticava duramente per aver chiamato i berlusconiani per il nuovo governo, oggi sarebbe disposto ad andare incontro al PD e fare un governo con lui, affinché alcune riforme che vuole realizzare possano concretizzarsi. Perché se si va a elezioni più o meno rapidamente, con la stessa ingannevole legge elettorale ideata da Berlusconi e dai suoi, nessun partito trarrebbe alcun vantaggio. Anche se, forse, il miglior posizionato potrebbe essere il PdL, dopo la drammatica presentazione del caso Berlusconi all'opinione pubblica, da parte dei suoi avvocati, dei suoi correligionari e da lui stesso, in questi giorni".
Llorente esalta il ruolo d'opposizione che il M5S sta esercitando, ricordando che il Senato deve adesso dare l'autorizzazione all'arresto di Berlusconi. "Tutto fa supporre che i suoi uomini allungheranno il più possibile i tempi della decisione, anche se il M5S ha annunciato che proporrà lunedì che la discussione inizi senza ritardi". 
I problemi di Berlusconi continuano, insomma, a condizionare la politica italiana, con il permesso del PD e del Presidente della Repubblica, che sembrano più preoccupati di una presunta governabilità italiana che della credibilità di un Governo sostenuto da un partito il cui leader è un corrotto che non ha alcuna intenzione di fare il doveroso passo indietro. E' questo il tema che preoccupa El País. "Il verdetto della Cassazione è il peggior colpo sofferto da Berlusconi, che era riuscito a sfuggire alla giustizia in una trentina di processi" si legge nell'editoriale non firmato di El País "Adesso è in appello la condanna a sette anni per prostituzione minorile nel caso Rubi. Il Cavaliere è umiliato e nelle sue ore peggiori e la prova è il video lamentevole che ha registrato, per presentarsi come cittadino esemplare, vittima di una persecuzione giudiziaria". Ma, avverte il quotidiano madrileno, "dare per morto il tre volte Primo Ministro, come fanno i suoi detrattori, è un errore". El País sottolinea come sia poco probabile che il PdL provochi una crisi perché Berlusconi non potrà presentarsi a nuove elezioni per sei anni ed è "logico che preferisca trincerarsi sul suo seggio di senatore il maggior tempo possibile". 
La sentenza è un problema, come già notava ieri Ezio Mauro nel suo editoriale su la Repubblica, soprattutto per il PD. Potrebbe acutizzare la sua guerra interna e "dare argomenti a chi rifiuta la politica di patti di Letta e vuole rompere l'alleanza con un frodatore" scrive il quotidiano spagnolo. 
E, in conclusione, El País, al riferire la richiesta di Giorgio Napolitano e di Enrico Letta, che non si metta in pericolo la governabilità del Paese, si chiede "a che prezzo". "Un Esecutivo di basso profilo e sottoposto a permanenti tensioni non è neanche il più adeguato per spingere le riforme che esige la crisi economica. E' ancora presto per predire scenari, ma con condanne o senza, Berlusconi continua a marcare la politica italiana". Incredibile, ma vero. E la colpa, spiace dirlo, è del PD, che con le sue ambiguità ridà fiato ai suoi rivali alle elezioni: il PdL da un lato e il M5S dall'altro. 
Una contraddizione che non è stata sottolineata dai due quotidiani progressisti,  e che pure andrebbe segnalata, è tutta della destra italiana, incapace di uscire dalla logica che la vuole sempre e comunque serva di un padrone e mai promotrice degli ideali e dei valori, condivisibili o meno, che rendono la destra un giocatore democratico e rispettabile negli altri Paesi d'Europa.

mercoledì 26 giugno 2013

El Mundo: Berlusconi deve lasciare la politica

La sentenza del Tribunale di Milano, che condanna Silvio Berlusconi a 7 anni di carcere e all'interdizione dai pubblici uffici per l'affaire Ruby, non è passata inosservata sui media di lingua spagnola, di questo e dell'altro lato dell'Oceano Atlantico. Ha occupato le Home Page dei principali siti di informazione sin dai primissimi minuti dopo la sua lettura e, tra ieri e oggi, ha causato editoriali e articoli quasi sempre durissimi. Uno dei più duri è stato pubblicato ieri dallo spagnolo El Mundo, un quotidiano conservatore, appartenente al gruppo editoriale italiano RCS.
Berlusconi non può continuare in politica è il titolo, che annuncia il tono dell'editoriale, non firmato. Dopo aver spiegato la sentenza e ricordato i reati per i quali è stato processato e condannato, il quotidiano di Madrid commenta che, pur non essendo la sentenza definitiva ed essendoci ancora due gradi di giudizio, "Berlusconi dovrebbe ritirarsi dall'attività politica e rinunciare alla leadership del suo partito, data la gravità delle accuse. Risulta impensabile che un dirigente, che è stato condannato per aver spinto una minorenne alla prostituzione e per aver abusato del suo potere per coprire la sua condotta, possa seguire alla guida del PdL, la maggiore formazione del centrodestra in Italia".
E non c'è solo questa sentenza, che dovrebbe spingere Berlusconi ad allontanarsi dalla vita pubblica, ci sono i quattro anni di carcere a cui è stato condannato per evasione fiscale dalla sentenza su Mediaset e ci sono altre pendenze giudiziarie, come l'accusa di aver comprato un senatore per far cadere il governo di Romano Prodi. "Nella lunga storia di Berlusconi figura ogni tipo di accusa e condanna per reati di frode fiscale, corruzione, falsificazione in bilancio e finanziamento illegale, dalle quali si è liberato con la prescrizione e poi con un'amnistia" scrive El Mundo "Ma indurre alla prostituzione una minorenne supera tutti i limiti dell'integrità morale ed esige le sue dimissioni immediate".
Secondo il quotidiano spagnolo, che riporta i timori italiani sulla tenuta del Governo delle larghe intese, dopo la sentenza di Milano, "sarebbe un'assurdità che il Governo cadesse a causa della passata condotta depravata di Berlusconi, a cui gli stessi dirigenti della sua formazione dovrebbero chiedere le dimissioni". Se il 76enne leader del PdL si ostinasse a rimanere in carica, spiega l'editoriale, "darebbe argomenti ai sostenitori dell'antipolitica, riuniti intorno a Beppe Grillo, che hanno avuto una sorprendente ascesa elettorale grazie alla denuncia del clientelismo e della corruzione dei partiti".
Al di là dei successi e dei fallimenti che può ottenere come governante, un uomo politico dev'essere considerato prima di tutto una persona degna e decente dagli elettori. "Se Monti ha potuto governare con un certo livello di accettazione, è stato perché incarnava i valori dell'esemplarità", Berlusconi, con la sua lunga storia di processi e, soprattutto, con quest'ultima sentenza di condanna, per un reato odioso come l'induzione alla prostituzione di una minorenne, "non può più essere percepito" come un uomo esemplare. E pertanto, conclude il quotidiano spagnolo, deve dimettersi.

venerdì 21 giugno 2013

Pietro Grasso a El Pais: L'Italia ha il miglior sistema di lotta alla criminalità organizzata

Da tre mesi Presidente del Senato italiano, un po' a sorpresa, Pietro Grasso è stato intervistato da El Pais per parlare di mafia e di corruzione e di come si possa continuare a lottare contro la criminalità dalla seconda carica dello Stato, dopo essere stato uno dei più importanti magistrati anti-mafia dell'Italia. Si potrebbe anzi dire che secondo Grasso la lotta contro la Mafia inizia dal Parlamento, "dove si possono fare leggi che aiutano nella lotta. La Mafia dev'essere considerata come una criminalità organizzata che cerca di infiltrarsi ogni volta di più nei gangli dell'economia, del potere, dell'Amministrazione, delle professioni, del sistema finanziario e produttivo. Pertanto non ci sono dubbi che tutto quello che aiuta la trasparenza, la semplificazione della burocrazia, impedisce anche gli accordi sotterranei, le infiltrazioni negli affari, che costituiscono il vero potere della Mafia".
L'obiettivo della Mafia è "il guadagno. E questo lo ottiene in qualunque modo. Ed è importante sottolineare che l'impiego dei guadagni ottenuti nelle attività illecite perturba l'economia mondiale, creando una competenza sleale, che distorce il mercato. Fino a quando gli Stati, l'economia, le finanze, non capiscono questo sarà difficile lottare efficacemente contro la Mafia".
Impossibile parlare di lotta alla Mafia senza nominare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, con cui Grasso ha lavorato. El Pais gli chiede se, a due decenni dal loro assassinio, l'Italia ha una giustizia simile a quella che loro sognavano e Grasso spiega: "Non siamo ancora in condizioni di poterla avere in modo completo, soprattutto a causa della lentezza dei processi. La loro è stata una rivoluzione nel sistema di attacco alla criminalità organizzata. Una possibilità di comprendere meglio questo fenomeno, soprattutto nei suoi legami con altre realtà sociali, economiche, politiche…" E ricorda come ci siano Paesi in cui "il crimine riesce a influire nei Governi in modo determinante". Secondo un rapporto della CIA ci sono "50 Stati in cui i Governi sono influenzati dalle loro mafie criminali, soprattutto da quelle che si dedicano al traffico di stupefacenti, che dispongono di un potere economico notevole, per comprare volontà".
L'Italia è in una situazione simile? E Grasso è categorico: "No. Siamo il Paese con il miglior sistema di lotta alla criminalità organizzata e lo abbiamo costruito con il sangue dei nostri martiri. Dal 1971 al 1992 sono stati assassinati dodici magistrati, nella Sicilia occidentale. Come reazione, abbiamo creato la miglior legislazione di lotta alla Mafia, concentrata soprattutto nel sequestro e nella confisca dei beni. Se teniamo conto che il fine ultimo della Mafia è il guadagno, colpirla nelle tasche è la soluzione. E vogliamo esportare la nostra formula di successo in Europa e nel mondo".
La ragione del 'successo' della Mafia, spiega ancora Grasso, è la sua mancanza di ideologia, che la spinge a cercare una relazione con il potere: "E' necessario cercare questa relazione, anche se è difficile scoprirla, perché è sommersa. Ma possiamo intuire che in un momento di crisi economica, il denaro liquido che proviene dai reati influisce nell'economia, fino a creare concorrenza sleale, un mercato di monopolio. Dobbiamo proteggere la libertà del mercato da questo tentativo di dominazione da parte della criminalità organizzata. Intendo utilizzare tutto il potere che ho come Presidente del Senato per lottare contro la Mafia".
Si passa a parlare dell'Italia, del Governo delle larghe intese e della disaffezione alla politica, che per Grasso è "uno dei grandi problemi del Paese, che si può cercare di risolvere cercando di non ripetere sempre le stesse parole, i vecchi schemi della politica, ma cercando di rinnovare, e rispondendo con progetti, con fatti concreti". Grasso vede come un fatto positivo il successo di formazioni critiche come il Movimento 5 Stelle, a patto che la critica eviti le "violente aggressioni verbali, che possono essere il primo passo verso un'altra violenza". E la violenza è difficile da controllare, perché chiama altra violenza, "ma da un punto di vista democratico, costruttivo, la critica è cosa positiva".

domenica 28 aprile 2013

El Pais: l'abilità di Enrico Letta, una buona notizia per l'Europa

In un editoriale non firmato, El Pais promuove il Governo di Enrico Letta e tira un sospiro di sollievo. Lascia da parte le stucchevoli polemiche di chi grida al tradimento delle promesse elettorali del PD (ma poi non spiega cosa avrebbe dovuto fare, il PD, visto il rifiuto di accordo del M5S sin dal giorno dopo le elezioni, per dare un Governo al Paese), ignora il M5S e i suoi isterismi e va al dunque. Enrico Letta "è riuscito a formare un Governo, la cui composizione permette di albergare la speranza che sia sufficientemente duraturo per affrontare la delicata situazione del Paese".
Le difficoltà degli ultimi due mesi, El Pais le attribuisce alla "frammentazione politica causata dalle elezioni di febbraio", ma "Letta ha dimostrato in appena tre giorni di essere capace di trovare il consenso necessario, cosa che dice molto della sua abilità politica". A essere onesti, cosa che El Pais non dice, è molto cambiato anche il clima politico, rispetto al tentativo di Pierluigi Bersani: il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non è più un'anatra zoppa, essendo stato rieletto, e ha potuto esercitare tutto il suo potere di persuasione, utilizzando il mantra "non c'è alternativa", che ha convinto centro-sinistra e centro-destra a formare la prima Grosse Koalition che si ricordi a memoria in Italia.
Il nuovo governo conta su "personalità di riconosciuta traiettoria e di forte impegno europeista" scrive ancora il quotidiano madrileno "Questo è senza dubbio un segnale positivo per l'Europa, perché l'instabilità di una delle sue principali economie sarebbe un rischio troppo grande in piena crisi dell'eurozona". Sottolineata la presenza di Emma Bonino al Ministero degli Esteri e apprezzato come Letta ha risolto due Ministeri chiave, Economia e Giustizia, assegnandoli a Saccomanni, "un altro indipendente di proiezione internazionale che è passato per la Banca d'Italia e il Fondo Monetario Internazionale", e ad Anna Maria Cancellieri, "ex Ministro di Mario Monti". Angelino Alfano, "uomo di fiducia di Silvio Berlusconi", sistemato agli Interni "sembra non avrà la capacità di manovra di interferire, come sempre ha preteso, nei processi contro di lui". Insomma, conclude l'editoriale, "è una buona notizia, per l'Italia e per l'Europa, che le principali forze siano riuscite a formare finalmente un Governo ad alta capacità tecnica oltre che politica, cosa che permette di sperare che non sia un mero Governo di transizione in attesa di nuove elezioni".
Da segnalare anche l'articolo di Pablo Ordaz, il corrispondente di El Pais da Roma, che riassume la situazione italiana dopo lo scioglimento della riserva di Enrico Letta. "Il centro-sinistra italiano non può essere felice" esordisce, sottolineando quello che i detrattori del PD dimenticano sempre, invece di premiarlo ed esaltarlo: "Di nuovo, come quell'11 novembre 2011 e i 15 tristi mesi sotto la stretta battitura di Mario Monti, il Partito Democratico, o quello che ne resta, dà una lezione di senso dello Stato, di responsabilità, di anteposizione degli interessi dell'Italia ai suoi". Il vero risultato del Governo Letta, è che "ancora una volta, Silvio Berlusconi ottiene quello che voleva. La cosa rilevante non è che nove ministri, compreso Enrico Letta, appartengano al centrosinistra, contro i soli cinque del Popolo della Libertà e tre di Monti; la cosa cruciale è che la chiave di ossigeno continua a essere nelle mani di chi per due decenni ha gestito a suo capriccio la politica italiana. Sia quando ha vinto nelle urne, che, come in quest'occasione, ha perso". 
E' vero, spiega Ordaz, che ci saranno molti elettori che si sentiranno traditi dal PD, che durante la campagna elettorale aveva giurato che non avrebbe mai governato con il PDL. "Ma si può fare la domanda al contrario. Quanti elettori del PD sarebbero stati d'accordo se avesse insistito con un legittimo no a Berlusconi, impedendo la governabilità dell'Italia in un momento difficile come questo?" E' qui, che entra Enrico Letta, il cui Governo "sa di vecchia Democrazia Cristiana, e anche di ricatto di Berlusconi, di influenza ferrea dei poteri forti, ma anche di  un aroma di speranza e rinnovamento e di brindisi a un'Italia solidale e aperta, incarnata dal volto negro e sorridente di Cecile Kyenge".
Il Governo ha davanti a sé "non solo le sfide di lavoro, povertà, debito, delle migliaia di giovani molto preparati che devono cercare fuori, quello che il loro Paese non dà loro, ma ha anche la sfida della credibilità". Ci sono anche "la riforma elettorale, la riduzione dei costi della politica, la soppressione di un sistema bicamerale che rende il Paese ingovernabile". Ci sono poi argomenti "legislativi e giudiziari che si scontrano direttamente con gli interessi privati di Berlusconi". Cosa succederà? Soprattutto, come reagirà il vicepresidente del Governo e Ministro degli Interni Angelino Alfano? "con senso dello Stato" o "di appartenenza al suo boss politico"?
Una delle domande che Ordaz si pone riguarda la reazione degli elettori di centro-sinistra a questo Governo. "Beppe Grillo riuscirà a trarre vantaggio da un caos che ha contribuito a creare? Il comico e blogger piagnucola adesso, dicendo che l'accordo tra PD e PDL butta nella spazzatura gli 8 milioni di voti ottenuti alle elezioni dal suo Movimento 5 Stelle. Ma cosa ha fatto lui con questi otto milioni di voti, quando Pierluigi Bersani glieli ha chiesti, per liberarsi una volta per tutte di Silvio Berlusconi?" Buona domanda a cui dovranno rispondere anche gli elettori grillini oltre che quelli del PD in fuga. 
Ordaz conclude con un'immagine non troppo gradevole per chi vorrebbe Silvio Berlusconi fuori di scena, una volta per tutte. Dopo aver parlato con Letta, Berlusconi "ha salutato esultante i sostenitori che lo acclamavano alla porta del suo palazzo romano. "Non te ne andare!" gli chiedeva una sostenitrice. Non c'è da aver paura. Non se ne andrà".
Pablo Ordaz non lo scrive, ma molti di quelli che hanno a cuore l'Italia lo pensano: Grazie, Grillo. 

domenica 21 aprile 2013

El Pais: Napolitano salvatore della Patria, Grillo fuori dalla realtà

La rielezione di Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica Italiana, la prima della storia repubblicana, la sua età avanzata e lo status quo che la sua rielezione garantisce, sono sulle Home Pages dei principali quotidiani digitali spagnoli. La vera auctoritas d'Italia, lo definisce Gonzalo Sanchez di EFE, nell'articolo da Roma che è stato pubblicato ieri, subito dopo il voto a Montecitorio, da quasi tutti i siti web d'informazione. 
Oggi è la volta degli editoriali, che sottolineano il caos italiano, il cupio dissolvi del PD, gli errori di Beppe Grillo, il trionfo di Silvio Berlusconi (solo in Italia può succedere di avere una grande maggioranza di sinistra in Parlamento e di vedere trionfare un uomo di destra che cerca solo l'impunità). Su tutti emerge la figura del Presidente Napolitano, acclamato come il salvatore del Paese: ma sarà davvero salvatore chi ha voluto il Governo Monti, chi ha impedito che Bersani si presentasse alle Camere con i suoi otto punti di Governo "e che ognuno si assuma le proprie responsabilità" e chi vuole imporre le 'larghe intese', isolando le ansie di rinnovamento (mal) rappresentate dai grillini? Io continuo a pensarla come l'articolo di elpais.com di qualche settimana fa: l'errore terribile è stato il mandato limitato a Pierluigi Bersani, per la difesa dello status quo, oltre all'incomprensibile intransigenza dei grillini, che adesso, complici del fallimento, gridano inutilmente all'inciucio. 
Su elpais.com, un editoriale non firmato racconta "il pellegrinaggio" di Bersani, Berlusconi e Monti al Quirinale, "per pregarlo di ritardare la sua uscita e di prestare un nuovo servizio alla patria". Secondo il quotidiano madrileno, la rielezione di Napolitano, "garantisce un minimo di stabilità, non si sa per quanto tempo", in una situazione politica, risultata dopo le elezioni di febbraio, che definisce "un incubo": "La vittoria di misura del Partito Democratico di Bersani, la frammentazione del Senato in tre blocchi che si neutralizzano e le lotte partitiste hanno congiurato per impedire la governabilità".
Adesso il gioco è tutto nelle mani di un Napolitano rafforzato dalla rielezione e senza più i vincoli del semestre bianco: il neo-presidente può sciogliere le Camere, cosa che non poteva fare prima della rielezione, al trovarsi nel semestre bianco di fine mandato. Ma "il presidente non è mai stato favorevole alla dissoluzione del Parlamento, convinto che nuove elezioni non avrebbero portato altro risultato, o per lo meno definitivo, cosa che avrebbe aggravato la crisi".
Cosa succede adesso? Nella sua previsione, El Pais cerca di usare il buonsenso: se il Presidente, a 87 anni, ha dato la disponibilità per un nuovo settennato, "c'è da sperare che il suo gesto incontri nei leaders politici una risposta all'altezza, cioè la formazione di un Governo di consenso che almeno intraprenda le riforme più urgenti (iniziando per la legge elettorale) e faccia fronte alla critica situazione economica del Paese".
Se la situazione non si prospetta rosea, la stilettata finale è tutta per Beppe Grillo, che forse dovrebbe piantarla di comportarsi come un isterico aizzatore delle piazze e iniziare a usare il cervello come un leader su cui pesa la responsabilità della governabilità e del futuro del Paese, esattamente come pesa sui leaders di PD e PDL: "Il ritorno di Napolitano è un chiaro sintomo della necessità del rinnovamento del sistema politico italiano. Ma sembra dubbio che la rigenerazione passi per la strategia ostruzionista di Beppe Grillo, che ha contribuito all'affondamento di Bersani e ha dato ossigeno a Berlusconi. La sua denuncia della rielezione di Napolitano come un 'colpo di Stato', inizia a metterlo fuori dalla realtà". 
E, se si può aggiungere una valutazione personale, pessima la figura di Stefano Rodotà, trasformato dalla propaganda mediatica in un salvatore della patria (sfido chiunque dei fanatici in piazza in questi giorni a dire se due mesi fa sapeva chi fosse il tal Rodotà) e incapace di tirarsi fuori dal gioco strumentale in cui lo aveva messo il M5S, rendendo impossibile la sua elezione da parte del PD. Se fosse stato davvero l'uomo di sinistra che giura di essere, e non l'ennesimo narcisista che fa danno alla sinistra, se ne sarebbe tirato fuori, per evitare il mantenimento dello status quo e il Governo che adesso farà sì che l'Italia prosegua come sempre.

venerdì 29 marzo 2013

El Pais: quel pre-incarico condizionato a Bersani, che errore di Napolitano!

Su elpais.com c'è una bella analisi sulla situazione politica italiana, firmata da Antonio Elorza. Denota una buona conoscenza della nostra storia, della nostra cultura e delle idiosincrasie della sinistra, il che è davvero piacevole quando si legge del proprio Paese raccontato da uno straniero. Il punto di vista è il più originale da quelli offerti finora dalla stampa spagnola sull'ingovernabilità italiana: il ruolo e gli errori di Giorgio Napolitano. Che sono gli stessi errori che, secondo Elorza, la sinistra italiana compie dai tempi di Palmiro Togliatti, per troppo realismo. Una chiave di lettura interessante, che aiuta a spiegarsi tante cose.
Il problema, secondo Elorza, è una specie di paradosso: la crisi italiana è complicata "nella dinamica del suo sviluppo", ma "è semplice nei suoi dati di fondo". E il primo dato di fondo è il risultato elettorale, che ha frustrato le attese del Partito Democratico, spingendo i due concorrenti a irrigidire le proprie posizioni. E perché? Perché Pierluigi Bersani non ha ricevuto un mandato pieno da Giorgio Napolitano: "Con un incarico così restrittivo come quello offerto dal presidente Napolitano a Bersani, la strategia più elementare del gioco politico dettava al Movimento 5 Stelle e al PDL una regola: dato che l'incarico era nel fondo e nella forma una corda al collo, visto che non si sarebbe consumato al mancare appoggi sicuri, e questo prima di presentarsi alle Camere, bastava che Grillo e Berlusconi rifiutassero l'offerta del PD, senza entrare nel merito, per trasformare se stessi in protagonisti e, di passo, rovinare una sinistra democratica, molto lacerata al suo interno, e piena di frustrazione a causa dei cattivi risultati elettorali". 
Napolitano avrebbe dovuto permettere a Bersani di presentarsi alle Camere con una squadra e un piano di governo immediato, "così riformatore e così ragionevole come quello contenuto negli otto punti". A quel punto "se Berlusconi e Grillo lo avessero rifiutato, tutti i loro proclami sul cambio radicale, messo già in discussione per il M5S con l'elezione di Grasso al Senato, e sulla governabilità, nel caso di Berlusconi, si sarebbero rivelate semplici manovre politiche contrarie all'interesse di un Paese che ha urgente bisogno di un nuovo Governo". 
Napolitano, dunque, "più che una data di conferma, ha dato a Bersani una data di esecuzione". Questo ha rafforzato non solo i due concorrenti esterni, ma ha indebolito Bersani nel fronte interno, grazie "all'ansia di potere di Renzi, il comptetitor sconfitto nelle primarie". 
A quest'errore bisogna aggiungerne un altro, sempre del Presidente della Repubblica, che, all'affidare il pre-incarico a Bersani, ha avvertito come il suo ruolo non preveda l'analisi dei programmi presentati dai partiti, "ma questa inibizione necessaria sul piano ideologico era una cosa e un'altra ben diversa era non prendere in considerazione il significato di Berlusconi, il principale colpevole della degradazione del sistema, squalificato davanti all'Europa, o la vocazione di Grillo, impegnato nella distruzione della democrazia rappresentativa. Qui di tsunami non c'è niente: di vocazione di un monopolio di potere personale molto aggressivo, tutto".
Non aver saputo (o voluto?) identificare i pericoli rappresentati da Berlusconi e da Grillo, indebolendo Bersani davanti a loro, fa sì, secondo Elorza, che "Napolitano sia caduto nella vecchia sindrome di Togliatti e tanti altri leaders comunisti, consistente nello scegliere sempre soluzioni all'apparenza realiste, che rispondono alle relazioni di potere esistenti, non rispondendo alle esigenze di cambio della propria realtà, e di passo, la preminenza del gioco democratico per risolvere le situazioni di crisi". Secondo Elorza risultava "ammissibile la sconfitta in Parlamento, secondo il procedimento suggerito da Vendola, con il programma presentato, ma non l'impossibilità per il leader del partito più votato di presentare in Parlamento un possibile Governo e la sua offerta politica".
Bella anche la conclusione sulle responsabilità del Presidente delal Repubblica in questo drammatico finale del suo settennato, con un riferimento all'"assalto al Tribunale di Giustizia di Milano dei deputati e senatori del PDL", per il quale "il presidente ha giustificato la sua condotta neutrale, alludendo al numero di voti ottenuti dal partito. Risultato: bisognava richiamare all'ordine... i magistrati che giudicano il Cavaliere. Non è strano che gli elogi sull'antico dirigente del PCI arrivino da Berlusconi e da Grillo". La conclusione è sommamente condivisibile: "Insomma, troppe cose sono sull'orlo della distruzione nel sistema politico italiano, per propiziare che il Partito Democratico, il partito dello stesso Napolitano, frani". 
E non solo, viene da aggiungere: il PD è l'ultimo baluardo rimasto alla democrazia italiana, l'unico partito  con strutture democratiche e che non deve rendere conto a un padre-padrone (in quale altro Paese d'Occidente ci sono partiti autoritari e personalistici, obbedienti al fondatore?!). Chiunque ami la democrazia, in questo triste frangente italiano, non può non difendere il PD. 

lunedì 18 marzo 2013

Le foto più belle di Venezia by Isaac F. Calvo, per El Pais

Che facile fare belle foto, quando tutto è così bello! Il commento letto sotto la splendida galleria fotografica, firmata da Isaac F. Calvo e dedicata a Venezia, su El Viajero di El Pais (visitatela!), strappa un sorriso, incluse le scuse e i complimenti al fotografo perché "il commento non ha alcuna intenzione di svalutarlo".
Ho avuto la fortuna di passare a Venezia una settimana, qualche gennaio fa. C'erano pochi turisti, molto freddo, molta nebbia mattutina e il profilo lontano delle Alpi, nel Sestiere di Cannaregio. Mi piaceva perdermi per calli e campi, camminare senza meta e finire sempre, chissà come (mai capito), davanti alla chiesa dei Santi Giovanni e Paolo o di Santa Maria Formosa. Mi sono innamorata del Teatro La Fenice, visitato in una mattina di pioggia, sono entrata non so quante volte a San Marco, senza le code dell'alta stagione, e non so quante foto ho fatto dalla Riva degli Schiavoni all'Isola di San Giorgio, perché sì; mi piacevano i pomeriggi in Campo San Polo, con i ragazzini che giocavano al pallone, e il brivido sottile al passare in certe calli strette, oscure e deserte, in cui suggestioni letterarie e settecentesche facevano immaginare che.
Ho sempre guardato con impazienza agli stranieri che sognano di andare in Italia per vedere Roma-Firenze-Venezia, ma penso che tutti, almeno una volta nella vita, dovremmo passare una settimana a Venezia, d'inverno, senza fretta e senza mete. 
La città più bella del mondo, assicurano nei commenti di questa magnifica galleria fotografica. Non so se lo è, detesto i superlativi relativi che hanno come secondo termine di paragone il mondo o l'universo, non mi piace l'assoluto e amo la possibilità di cambiare idea. Però Venezia è inquietante, affascinante e appassionante. E queste foto sanno cogliere la dolce malinconia che si porta dietro e che sa trasmettere, con gentilezza, al suo visitatore. Non perdete la galleria fotografica di elpais.com e questo sguardo spagnolo su Venezia.






domenica 3 marzo 2013

El Mundo: il successo di Grillo e Berlusconi? Tutta colpa del centro-sinistra

Rubén Amón firma oggi su El Mundo una nuova analisi, l'ennesima in Spagna, sul risultato elettorale italiano. Spunto di riflessione, la copertina di The Economist, dedicata a Silvio Berlusconi e a Beppe Grillo con il titolo Che entrino i pagliacci. Amón appoggia sostanzialmente l'idea che i due leader italiani siano due clowns (come dire di no, del resto?), ma va oltre e volge il proprio sguardo a sinistra, responsabilizzando il PD del successo elettorale delle altre due forze.
"In realtà la spiegazione del caos italiano proviene dall'incompetenza della sinistra (Partito Democratico)" scrive "Perché è tornato a sottovalutare Berlusconi. Perché ha sprecato un vantaggio di 15 punti. E perché l'autismo di Bersani è stato travolto dal chiasso di Grillo"
Amón fa risalire le responsabilità del PD nel caos post-elettorale al risultato delle primarie. E qui, c'è poco da fare, caro Amón, a votare hanno votato gli elettori e i simpatizzanti del centrosinistra, non la dirigenza. Il risultato delle elezioni e quello delle primarie, parlano degli italiani non dei loro dirigenti: quando dopo tutti gli scandali di corruzione di cui le Giunte di Formigoni sono stati protagoniste, i lombardi votano ancora per il centro-destra, invece di esigere un cambio, qualunque esso sia, cosa c'è da dire se non che, evidentemente, amano la corruzione e le infiltrazioni mafiose? Quando milioni di persone possono scegliere il proprio candidato elettorale e, invece di affidarsi a proposte alternative, credono ancora nella generazione che da vent'anni non riesce ad opporsi al berlusconismo, non riesce a ottenere risultati elettorali che gli garantiscono maggioranze sufficienti per governare autonomamente, cosa c'è da dire se non che non è la dirigenza del PD votata al suicidio, ma i suoi stessi elettori?
Secondo Amón "il Movimento 5 Stelle non sarebbe diventato il principale partito italiano senza la fuga degli elettori del PD. Molto meno ancora se le promesse di rinnovamento progressista le avesse guidate Matteo Renzi, sindaco di Firenze e alternativa frustrata nella cucina della burocrazia tricolore. Era l'antidoto perfetto a Berlusconi. Sia per l'età, 38 anni, sia perché il Cavaliere non poteva rinfacciargli il suo passato comunista né confrontarsi con le capacità dialettiche di una novità. Tanto era preoccupato Berlusconi dal dinamismo di Renzi, un candidato trasversale, con strizzate al liberalismo e senza le cattive abitudini dell'apparatchik, che aveva deciso di ritirarsi dalla politica… Fino a quando il PD e i suoi militanti hanno appoggiato la candidatura di Bersani".
Come è andata dopo, lo sappiamo, e Amón sottolinea "il pareggio tecnico", con una distanza dello 0,4%, in una stagione che fino a "lunedì è stata la peggiore della storia politica e personale di Berlusconi: la condanna per frode fiscale, il divorzio da Veronica Lario, lo scandalo delle orge con minorenni, la sfacciataggine della cultura del libertinaggio".
Berlusconi ha "resuscitato il voto della vergogna", quello che si dà nelle urne, ma si occulta nei sondaggi, quello che permette l'anomalia berlusconiana, perché "una vera democrazia contraddice che possa guidarla un magnate dalla storia stravagante, che la concentrazione di potere e le condanne mettono sotto sospetto".
Ma è stato il mostro creato da Berlusconi, che "con le sue tv non controlla l'opinione pubblica, la crea", che ha reso facili le cose alla sinistra: l'antiberlusconismo ha "narcotizzato la sinistra davanti alla sua crisi e al fracasso di Grillo nelle piazze d'Italia". Ergo, abbiamo adesso tre pagliacci, i due che hanno choccato l'Europa e il mondo, e un terzo, Bersani, "il pagliaccio triste, di aria funeraria e cappello a piramide, che piange e piange per le battute che gli riservano i pagliacci festivi".

mercoledì 27 febbraio 2013

Elconfidencial.com: Italia, cronaca di un caos annunciato dalla sua musica

Quante analisi, sui media spagnoli, sulle elezioni italiane e sul rompicapo che rappresentano per l'Europa. C'è un'affannosa ricerca per saperne di più su Beppe Grillo e sui grillini, c'è un disperato tentativo di capire perché milioni di italiani siano tornati a votare per Silvio Berlusconi, c'è un bell'articolo di Melania Mazzucco su El Pais, l'unico letto finora che abbia saputo definire bene le idiosincrasie italiane di inizio millennio, la rabbia, la delusione, il cinismo, la sfiducia nelle istituzioni che da sempre accompagna questo giovanissimo Stato dalla storia millenaria (può esserci qualcosa di più contraddittorio?)
Poi c'è questo bel tentativo di Francisco Chacón, su elconfidencial.com, di capire qualcosa di più attraverso gli avvertimenti che la musica italiana ha lanciato negli ultimi decenni, suggerendo anche l'idea, non balzana, che l'Italia attuale affondi le radici nell'omicidio di Pierpaolo Pasolini. Interessante.
"La tromba di Paolo Fresu si lamenta per quest'Italia pasoliniana, che si mette in musica in pieno rompicapo post-elettorale. Lascia ch'io pianga implora in uno dei suoi pezzi più emblematici, a tutto jazz.
Ma il disgusto galoppante va oltre le lacrime e inonda un Paese installato nell'incuria e che non dimenticherà mai Aldo Moro. Franco Battiato aveva avvertito senza tregua, con i testi acidi delle sue canzoni. 22 anni fa il cantautore siciliano intonava questi suoi versi devastanti: "Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere / di gente infame, che non sa cos'è il pudore, / si credono potenti / e gli va bene quello che fanno / e tutto gli appartiene. / Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni! / Questo paese è devastato dal dolore... / ma non vi danno un po' di dispiacere / quei corpi in terra senza più calore? / Me ne vergogno un poco, e mi fa male /vedere un uomo come un animale"
Battiato è stato nominato mesi fa Assessore alla Cultura dell'Amministrazione locale di Palermo (in realtà della Regione Sicilia). Senza stipendio, questo sì, perché così ha voluto.
E questa stessa settimana, il suo collega Dario Fo, Nobel e frusta di Berlusconi, che Oriana Fallaci chiamò imbecille, ritornava a I vitelloni di Fellini, per proclamare la sua 'tristezza' davanti al risultato delle elezioni e denunciare i giochini di 'imbroglione da quattro soldi' di questo Cavaliere che ha più vite di un gatto. Il sostegno del drammaturgo al Movimento Cinque Stelle è stato fondamentale per lanciare il sorprendente partito di Beppe Grillo.
L'Italia di Volare e O sole mio non è cambiata di una virgola e don Silvio si ricicla, trascinato dal revival de La dolce vita, come se Gino Paoli potesse ringiovanire l'eterna melodia di Sapore di sale.
L'intero Paese è rimasto senza forze per invocare Nuovo Cinema Paradiso, mentre le Parole parole parole di Mina ritraggono, oggi e negli anni 70, la demagogia vuota di una classe politica che esaspera i cittadini e i mercati con le sue astuzie dell'ultimo minuto.
Moravia e Bertolucci si univano ne Il conformista, mentre Paolo Conte si affannava a preparare il contrattacco musicale, sfociato in Un vecchio errore, lo stesso che continua a commettere quest'Italia di vedettes intorno a politici irrinunciabilmente edonisti.
Il grande silenzio, compose il maestro Ennio Morricone, prima che Mario Biondi preferisse l'inglese per cantare I can't keep from crying sometimes.
Tutto è stato definito perfettamente dall'iconoclasta Lucio Dalla nel suo disco (dal titolo significativo, Banana Republic, abbondando i visionari Scritti corsari di Pasolini. L'Italia attuale affonda le proprie radici in quel corpo ritrovato sulla spiaggia di Ostia, laggiù, verso il 1975"

martedì 26 febbraio 2013

elconfidencial.com dopo le elezioni: Gli italiani in armi contro l'Europa

Dopo la tregua garantita da un anno di Governo Monti, hanno già iniziato, già da ieri sera, quando ancora non si capiva chi stava vincendo e chi no, con l'incubo che il premio di maggioranza della Camera andasse a Silvio Berlusconi, a chiederti come sia possibile. "Questo Paese è comico" mi dicevano via chat dall'altra parte del mondo "ma come si fa a votare per Silvio Berlusconi, di nuovo?! E' Terzo Mondo!" Chiedilo a chi l'ha votato, bonito Torna la risposta che da una decina d'anni mi tocca dare in Spagna, tutte le volte che mi chiedono.
E stamattina gli editoriali spagnoli non possono uscire dall'asombro, dallo stupore, per il caos en Italia. Tutti a chiedersi chi ha vinto e chi ha perso, chi è Beppe Grillo, perché gli italiani sono tornati a votare in massa per l'uomo che ha distrutto l'economia del loro Paese negli ultimi 10 anni, perché hanno votato per un comico. Molte analisi.
Tra le tante, quella di S. McCoy, su elconfidencial.com, che guarda le elezioni italiane in chiave europea e le inserisce nei movimenti di ribellione all'austerità e ad Angela Merkel (si farà due conti 'sta signora, per chiamarla in qualche modo, che pur di essere rieletta, in autunno, sta mandando al macero solidarietà, Europa e progetti di unificazione?), iniziati con le elezioni greche, continuati nelle manifestazioni (finora) pacifiche di Spagna e Portogallo e approdati nelle clamorose elezioni italiane. E l'Italia non è un Paese qualunque. Non solo è uno dei Paesi fondatori dell'Unione Europea, anche se tende a dimenticarlo, ma è anche la terza economia dell'Eurozona. Il suo campanello d'allarme non è un gioco. 
McCoy avverte che in realtà il campanello d'allarme avrebbe dovuto suonare già in Grecia, perché "da quelle elezioni si erano potute trarre due conclusioni chiare: la prima, che l'Europa, come progetto collettivo era morta per mano dell'austerità in quei Paesi in cui la sua applicazione, non inevitabile, è stata implacabile; la seconda, che i cittadini non credono nel sistema di rappresentazione così come è concepito e scommettono su una rottura radicale del modello. Sentimenti che si consolidano mano a mano che la recessione economica si acutizza". 
Dall'Italia il messaggio che arriva, dopo le elezioni di ieri, non è diverso: "Siamo davanti a un voto antieuropeista e antisistema, come dimostrano tanto il collasso di Mario Monti quanto l'auge di un Beppe Grillo, che è stato l'opzione di questa quarta parte degli italiani che lo considerano belligerante alternativa allo statu quo". Sono manifestazioni di un doppio sentimento "nazionalista e di rottura", "anche la minore partecipazione e la resurrezione di Berlusconi", che indicano sia il discredito della classe politica sia che il panem et circenses "continua a mobilitare questa parte della popolazione che non ha altri argomenti a cui afferrarsi". 
McCoy prevede che le analisi si fermeranno sull'aritmetica elettorale e sulla governabilità del Paese, "ma è molto più importante guardare la genesi di quello che sta succedendo non solo in Italia, ma in tutta Europa: una vera e propria rivolta cittadina, al momento pacifica, che se non gestita adeguatamente dai suoi dirigenti, minaccia di far fallire dal basso il sogno comunitario, a causa, soprattutto, dell'incapacità dei responsabili di articolare dall'alto al basso un discorso integratore, costruttivo e di speranza, non solo negli Stati membri colpiti dalla crisi, ma anche in quelli che si è soliti chiamare locomotrici. Come segnala l'ineffabile Wolfgang Münchau, è quello che succede al confondere tagli con riforme (Financial Times, Austerity obstructs real economic reform, 24-02-2013)".
McCoy, come tutti gli analisti spagnoli, non ce la fa a guardare le cose del mondo senza cercare un paragone con la Spagna. Così anche le elezioni italiane passano per queste forche caudine. E qual è il messaggio che gli italiani hanno lanciato a Mariano Rajoy? "La Grecia ha dato il via, manifestando nelle urne, con le sue corrispondenti dosi di frammentazione dell'arco parlamentare e di estremismo. L'Italia segue pericolosamente i suoi passi e minaccia di destabilizzare il precario equilibrio finanziario ottenuto dall'Eurozona senza che sia molto chiaro l'appoggio della BCE alle follie di alcuni dei dirigenti scelti dal popolo. Al momento Portogallo e Irlanda sopportano... in quel modo. Meglio per Mariano Rajoy che le sue preghiere siano ascoltate, perché se le cose non si sistemano a tempo, e continua senza affrontare in modo radicale la rigenerazione di cui il Paese ha bisogno, può lasciare in eredità un Paese ingovernabile, in cui premia più il si salvi chi può che la difesa di un'unità locale ed europea, percepita come marcia sin dalla radice. In questo sfondo, un leader opportunista o un morto inopportuno possono incendiare le strade. E allora, sicuro, sarà troppo tardi".