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sabato 13 settembre 2014

Déjà vu, il nuovo single di Luis Miguel

Me l'ha passata ieri sera un amico per chat: è il nuovo single di Luis Miguel. Si intitola Déjà vu (e sia musica che testi sono molto déjà vu nella discografia del messicano), è stato lanciato a sorpresa un paio di giorni fa, durante uno dei concerti che il cantante sta dando a Las Vegas, in occasione delle imminenti Feste dell'Indipendenza messicana.

Il single precede il nuovo disco di Luis Miguel, su cui molto si specula e di cui, come al solito, poco si sa. Si suppone uscirà nelle prossime settimane, a quattro anni dal dimenticabile Labios de miel. Se Déjà vu è il suo buongiorno, non si preannuncia un CD che renda luminosa la giornata. Ahi, Luis Miguel, cuanto talento desperdiciado!

Per ora Déjà vu si può ascoltare a questo link di ciudad.com.ar, non appena sbarcherà su youtube o in qualunque sito di video che permetta l'embedded aggiornerò i dati.

mercoledì 6 agosto 2014

La riapparizione di re Juan Carlos, al giuramento del presidente colombiano

Dov'è il re? Dov'è il re? E il re è finalmente riapparso, a oltre un mese dalla sua abdicazione. Re Juan Carlos è arrivato a Bogotà, per partecipare, il 7 agosto, alla cerimonia di insediamento di Juan Manuel Santos, il presidente riconfermato alle elezioni di maggio.

La Zarzuela aveva già ipotizzato nelle scorse settimane che Juan Carlos avrebbe rappresentato la Spagna agli insediamenti dei Presidenti latinoamericani, prendendo il posto di Felipe. Il re emerito, come adesso lo chiama parte della stampa spagnola, ha una fitta rete di rapporti personali con i dirigenti di Latinoamérica e persino Hugo Chavez vedeva in lui un punto di riferimento imprescindibile, arrivando a chiamarlo una volta, scherzosamente, 'il nostro re'. Del resto, molti latinoamericani parlano della Madrepatria, quando si riferiscono alla Spagna. Per Juan Carlos, questo ruolo latinoamericano è come un ritorno a casa, in fondo, alla grande politica internazionale, che lo appassiona, ai rapporti stretti con il subcontinente, che sono sempre stati uno dei suoi obiettivi.

Il re è tornato, dunque. Lo ha fatto scendendo le scale dell'aereo con l'inseparabile bastone, da cui continua a sperare di allontanarsi. E' stato ricevuto dal Ministro degli Esteri colombiano María Ángela Holguín, e per lui è stato preparato un ricco calendario di incontri non solo istituzionali ma anche social-economici. Avrà un incontro con Juan Manuel Santos, si riunirà con alcuni rappresentanti della colonia spagnola in Colombia, visiterà le installazioni di Wayra, una controllata di Telefónica, cenerà con i numerosi presidenti latinoamericani che parteciperanno all'insediamento di Santos (hanno già annunciato la loro presenza il messicano Enrique Peña Nieto, il guatemalteco Otto Pérez Molina, l'honduregno Juan Orlando Hernández, il panamense Juan Carlos Varela, l'ecuadoriano Rafael Correa, il venezuelano Nicolás Maduro, il peruviano Ollanta Humala, il paraguayano Horacio Cartes).

Re Juan Carlos si muove ancora con il bastone e, raccontano i media, il suo obiettivo è poter tornare a camminare in modo indipendente. I medici gli hanno assicurato che è possibile e lui non ha smesso di crederci, concentrando tutto il suo impegno, una volta lasciato il trono, sul recupero fisico. Se in queste settimane è letteralmente sparito di scena, tanto che 'dov'è Juan Carlos?' è diventata una delle domande preferite a ogni conversazione sulla Monarchia, si deve non solo al fatto che vuole dare il dovuto protagonismo al figlio Felipe. Ma anche al suo impegno per tornare in buona forma fisica: da solo, alla Zarzuela, si sottopone a lunghe sedute di lavoro fisioterapico, per lasciare finalmente il bastone. E' questa una delle ragioni, assicurano i royal watchers, per cui quest'anno non lo vedremo in vacanza a Palma di Maiorca.

Nella foto, dal web spagnolo, l'arrivo di re Juan Carlos a Bogotà.



martedì 5 agosto 2014

Estela de Carlotto ritrova il nipote desaparecido. Le Abuelas de plaza de Mayo in festa

Una notizia emozionante, che si fa accompagnare immediatamente dagli occhi lucidi. Le Abuelas de plaza de Mayo hanno incontrato il loro nipote emotivamente più importante: Estela de Carlotto, la loro presidente, ha potuto finalmente identificare, dopo oltre trent'anni di ricerche e di incertezze, il figlio di Laura, sua figlia desaparecida. Attualmente si chiama Ignacio Hurban, è un giovane uomo di 35 anni, sposato, che solo da poco ha saputo la sua vera storia; è pianista e compositore e ha una pagina web, adesso down, per eccesso di richiesta, www.ignaciohurban.com.ar.

Clarin, che dedica titoli cubitali alla vicenda, nella sua pagina web, spiega che Ignacio si è presentato spontaneamente alla realizzazione dell'esame dell'ADN, avendo dubbi sulla propria identità. "Mio nipote aveva dubbi sulla propria identità da molti anni e un paio di mesi fa ha deciso di farsi le analisi. E' stata mia sorella, dall'Instituto de la Identidad Nacional, che lo ha informato: "Sono tua zia, sei il figlio di Laura Carlotto, mia sorella" gli ha detto, prima di abbracciarlo" ha raccontato Guido Carlotto, zio del giovane.

A dare la notizia a Estela, invece, è stata la giudice María Romilda Servini de Cubría: "L'ho saputo alle 12.30 e alle 13 ero con lei, per dirglielo" ha raccontato al quotidiano porteño "Nel database genetico c'erano le ossa del padre, i controlli incrociati sono stati positivi. Dalla banca dati sono andati al sud, a Caleta Olivia, dove vivono i nonni paterni e anche lì tutto coincideva: dal lato dei Carlotto e del marito di Laura". Non ci sono dunque dubbi.

Laura Carlotto diede alla luce suo figlio, che chiamò Guido, nel 1978, dopo l'arresto a La Plata. Subito dopo fu portata in un centro di detenzione clandestino, La Cacha, nella provincia di Buenos Aires e fu quindi uccisa in una strada deserta. Suo figlio le fu tolto immediatamente dopo la nascita, mentre i suoi resti furono consegnati alla famiglia subito dopo il suo assassinio.

La associazione delle Abuelas de plaza de Mayo, che in questi anni ha ritrovato una trentina di ragazzi appropriati da famiglie vicine al regime miltiare, era nata, in fondo, per ritrovare soprattutto Guido: nonna Estela è una delle fondatrici dell'associazione, è la sua presidente e il suo volto più noto, il simbolo della tragedia dei nonni, che hanno perso i figli e non sanno niente dei nipoti.

Il ritrovamento di Guido ha emozionato l'Argentina: stanno partecipando a questa gioia della famiglia Carlotto politici e volti noti, con tweets e dichiarazioni di affettuosa simpatia. Clarin ha pubblicato anche una lettera aperta che Estela aveva scritto tre anni fa, in occasione del 33esimo compleanno del nipote. Tra le altre cose scrive: "Caro nipote, cosa non darei perché ti materializzi nelle stesse strade in cui ti cerco da sempre. Cosa non darei per darti quest'amore che mi strozza, per tutti gli anni in cui l'ho conservato. Aspetto quel giorno con la certezza delle mie convinzioni, sapendo che oltre alla felicità epr l'incontro, i tuoi genitori, Laura e Chiquito e tuo nonno Guido, dal cielo, ci stringeranno nell'abbraccio che non ci separerà mai. Tua nonna Estela".

Il giorno è arrivato, Estela. Que puedan disfrutar de ese dia del rencuentro con todo el amor del mundo. 


mercoledì 16 luglio 2014

A Somos familia arriva Santiago. Il passato di calciatore gay di Christian Sancho

Un arrivo inaspettato, in questi giorni, in Somos familia, la bella telenovela argentina che ha per protagonisti Gustavo Bermúdez e Ana María Orozco. Alla porta di Manuela/Ramona (Orozco) ha bussato Santiago, che fu il suo primo grande amore e che è il padre di Pilar, la figlia che ha avuto 15enne e che è stata data in adozione contro la sua volontà. La telenovela ha preso il via proprio dal ritrovamento di Pilar da parte di Manuela, che, pur di star vicino alla figlia, adottata da una coppia che ha poi avuto tre figli naturali, ha deciso di farsi passare per cameriera, facendo i salti mortali con la sua reale professione di giornalista nel web.

Grazie all'incontro fortuito con il padre del suo antico amore, Santiago decide di cercare Manuela, mai dimenticata, e sapere cosa è stato della sua vita. E, ovviamente, dall'incontro tra i due ex amanti, la divertente telenovela di Telefe dovrà prendere una nuova piega e condurci verso il finale.

L'interprete di Santiago è l'attore e modello Christian Sancho, che ha ottenuto una buona notorietà internazionale interpretando un calciatore omosessuale nella telenovela Botineras. Le protaogniste di Botineras dovevano essere le giovani donne senza arte né parte, che corteggiano i calciatori, attratte dalla loro ricchezza e popolarità, riescono a farsi sposare e si sistemano per la vita; in Argentina le chiamano botineras e la loro icona è Wanda Nara, prima moglie di Maxi López e poi di Mauro Icardi. Ma, visto lo scarso successo, la telenovela fu rilanciata con una virata verso il giallo e verso l'amore proibito e omosessuale di due calciatori, entrambi sposati e con figli. L'omosessualità, si sa, è uno dei tabù più radicati nel calcio, così grazie a Botineras si è molto parlato della sua esistenza e delle capacità degli spogliatoi di accettare un eventuale giocatore gay. Le scene omosessuali della telenovela, piuttosto esplicite, ma molto curate, sono diventate un vero e proprio fenomeno. Nel web ci sono video di baci appassionati tra i due innamorati o di Christian Sancho che si spoglia, con lato B in evidenza, per entrare in una jacuzzi, in cui lo aspetta l'uomo di cui si è innamorato.

Sposato e padre di una bambina, Sancho aveva dovuto chiarire all'epoca la sua salda eterosessualità e aveva raccontato come aveva spiegato a sua figlia le scene d'amore omosessuale viste alla tv. L'Argentina viveva i tempi euforici dell'approvazione del matrimonio paritario, si sentiva l'avamposto dell'America Latina per la tutela dei diritti individuali e questa telenovela, iniziata come una storia frivola e diventata poi manifesto contro i tabù, era ragione d'orgoglio.

Passata la popolarità di quel momento, Christian Sancho interpreta adesso, in Somos familia, un personaggio controverso, che sarà centrale nelle trame future. Santiago Ferri, il suo personaggio, disputerà al protagonista, Joaquín Navarro (Bermúdez), non solo l'amore di Manuela, ma anche la supremazia nelle gare di motocross, essendo il proprietario della squadra rivale (e senza scrupoli) della sua. Ma Christian, che deve aver molto amato il suo personaggio (le riprese sono terminate mesi fa), ne legge e anticipa sfumature alla stampa argentina: "Non sarò un galán convenzionale, che disputa l'amore dell'eroina a Gustavo. Nel mio personaggio ci sono molte sfumature: avrà una grande carica emozionale, perché scoprirà di essere padre di una ragazza di 17 anni. Sarò un po' il detonante di tutta la storia, perché i nodi inizino ad arrivare al pettine e si arrivi poi alla fine". L'attore spiega le sfumature dle suo personaggio: "Santiago arriva per imporre l'onestà dell'amore. E' un imprenditore di successo, che ritrova l'amore della sua adolescenza e si rende conto che lo vuole riprendere. Ma lui è già sposato e ha una figlia di sette anni. Ma il suo passato è tornato ed è molto forte. Non è il classico cattivo, è molto vulnerabile e con molta emozione. La parte cattiva la riserva al personaggio di Gustavo, con cui si disputa le vittorie nelle gare di motocross, ma, al sapere della sua paternità, vive una grande dualità. E' duro e, allo stesso tempo, molto vulnerabile con la donna del suo passato e molto tenero con la figlia che scopre di avere e a cui non può dire di essere il padre".

Somos familia è arrivata alla 120° puntata e finora non ha mai annoiato, nonostante tra i due protagonisti non ci sia stata ancora una vera e propria dichiarazione d'amore né ci sia stato un bacio. Vi immaginate una telenovela senza baci tra i protagonisti, che arriva alla 120° puntata continuando a intrigare e a portare buonumore, allegria e sentimenti positivi e divertenti? Be', segnatevi Somos familia, con tutte le sue storie collaterali, i suoi personaggi a tutto tondo, i suoi tempi perfetti della comicità e del dramma, i suoi attori brillanti. Santiago Ferri è appena apparso in scena, ha intrigato subito e, grazie alle promettenti parole di Christian Sancho, si capisce che le prossime puntate della telenovela argentina saranno più intriganti che mai.

PS Si dice che Somos familia sarà trasmessa in Italia, da un canale all-telenovelas in fieri. Se così fosse e aveste voglia di passare 40 minuti al giorno di relax, buonumore, sentimenti familiari, segnatevi il titolo.

Dal web, un'immagine del primo incontro di Santiago e Manuela, a casa di lei.


giovedì 26 giugno 2014

Michelle Bachelet: legalizzerò l'aborto e riformerò il fisco entro la fine dell'anno

Tre mesi di Governo, il 90% delle misure che aveva in mente per i primi 100 giorni in dirittura d'arrivo e, per la fine dell'anno, l'approvazione di due delle grandi riforme del suo mandato, la riforma fiscale, affinché i ricchi paghino più tasse, e la legalizzazione dell'aborto in caso di violenza sessuale, rischio di vita per la madre e malformazione del feto. Michelle Bachelet ha concesso un'intervista a El Pais, in cui racconta i primi passi del suo secondo Governo, non si nasconde le difficoltà, ma non cede di un centimetro sui grandi cambi che ha promesso al Paese, perché "il nostro grande nemico è la disuguaglianza e sconfiggerla segna il mio nord".

Ha lasciato l'Agenzia dell'ONU per le Donne ed è tornata nel Cile soprattutto grazie alle proteste studentesche, che chiedevano un sistema scolastico gratuito, pubblico e di qualità: "Non c'erano solo i giovani, c'era molta gente, in un Paese che iniziava a dire: 'Non ci basta quello che c'è'. E questo mi ha motivato per dirmi: 'Se torno, sarà per realizzare cambiamenti profondi'". Il primo, fondamentale per quelli che verranno, è la riforma fiscale, che dovrà finanziare anche il sistema scolastico gratuito e pubblico che Bachelet ha promesso in campagna elettorale: "Probabilmente pensavano che non l'avrei fatta e che era una promessa da campagna elettorale" spiega la presidente cilena a El Pais "Credo davvero che nelle riforme tributarie ci siano interessi che possono essere danneggiati e che fanno tutto il possibile per cambiare gli assi centrali. Ma siamo molto aperti ad ascoltare tutti i settori. Quello che sì ho detto è che non sono disponibile a rivedere quello che consideriamo il cuore della riforma".

Approvata la riforma fiscale, Bachelet spera che la riforma del sistema scolastico e universitario sia pronta per la fine del 2015. In calendario anche una delle sue grandi promesse elettorali, la legalizzazione dell'aborto: il Cile è uno dei cinque Paesi al mondo in cui l'aborto è vietato in qualunque caso, anche se già nella scorsa legislatura, quando una giovane donna stava rischiando la propria vita per mettere al mondo un bambino malformato, che sarebbe morto poche ore dopo, il presidente conservatore Sebastian Pinera aveva affermato che la vita di nessuna cilena sarà a rischio in casi del genere e che saranno sempre prese le misure per proteggerla. "C'è una grande quantità di mozioni, sia alla camera che al senato. Stiamo analizzando tutte queste mozioni per vedere quali appoggeremo e come, in modo da poter avanzare verso la legalizzazione" ha assicurato la presidente, che non ha voluto dare scadenze, ma ritiene che l'aborto depenalizzato potrebbe essere legge negli ultimi mesi di quest'anno.

Sono stati 100 giorni intensi, spiega Bachelet a El Pais, per una ragione ben precisa, al di là delle contingenze, come il terremoto al nord, le inondazioni a sud e l'incendio di Valparaiso: "Quattro anni sono pochi e dovevamo iniziare a realizzare quanto promesso ai cittadini. Bisogna ridare prestigio alla politica e lo si fa anche realizzando quello che si è promesso. E' importante recuperare la fiducia della gente nelle istituzioni democratiche".

La presidente è convinta che Nueva Mayoria, l'alleanza che la sostiene e che imbarca dai democristiani fino ai comunisti, durerà quanto la legislatura, perché "tutti vogliamo mettere fine alla disuguaglianza e tutti abbiamo capito che la riforma dell'istruzione è la chiave". 


martedì 24 giugno 2014

Messico violento: 102 giornalisti uccisi dal 2000

Dal 2000 sono stati assassinati in Messico 102 giornalisti, molti di più di quanto ritenuto dalle ONG e dalle associazioni che in questi anni hanno denunciato i pericoli della professione. Lo ha comunicato la Procura Speciale di Attenzione ai Reati commessi contro la Libertà d'Espressione, che dipende dalla Procura Generale messicana. Il dato è dunque ufficiale, diffuso dal Governo messicano, ed è ancora più sconvolgente se si pensa che, secondo l'ONU, dal 2000 a oggi sono stati uccisi 500 giornalisti in tutto il mondo. Ben un quinto, dunque, è stato ucciso nel solo Messico.

Nel Paese nordamericano gli assassinii di giornalisti sono quasi sempre legati al narcotraffico e alle denunce di corruzione, connivenza e violenza. Il numero di omicidi è aumentato vertiginosamente durante il Governo di Felipe Calderón, che ha iniziato la lotta senza quartiere al narcotraffico, con l'intervento dell'Esercito e l'inizio di una sorta di guerra di tutti contro tutti in tutto il Paese. Durante il mandato di Vicente Fox, il suo predecessore, i giornalisti uccisi sono stati 21, ma con Calderón, presidente dal 2006 al 2012, il numero è balzato a 71, con ben 13 assassinati nel 2010.

Il legame tra omicidi e narcotraffico è evidenziato dagli Stati in cui avvengono gli omicidi: Chihuahua, con ben 16 giornalisti uccisi e Veracruz, con 15, entrambi con gravi problemi di sicurezza e violenza, legati ai narcos.

"E' un numero di morti davvero preoccupante, dato che i giornalisti hanno una funzione sociale fondamentale, come diffusori dell'informazione" ha detto la responsabile della Procura Laura Angelina Borbolla. Per Darío Ramírez, direttore dell'associazione Articulo 19, il numero di giornalisti uccisi "testimonia chiaramente il contesto di insicurezza degli ultimi 14 anni, l'incapacità dello Stato messicano di impedire gli assassinii e anche l'impunità".

Nel 2014 sono stati uccisi due giornalisti: Jorge Torres Palacio, ad Acapulco, e Gregorio Jiménez, a Veracruz; il primo è stato sequestrato ed è apparso quattro giorni dopo, decapitato e smembrato, il secondo è stato sequestrato ed è stato ritrovato una settimana dopo, morto. "Collaborava con vari media e guadagnava 1,5 dollari per articolo pubblicato" scrive El Pais di Madrid a proposito di Jiménez "Il pavimento di casa sua era di terra battuta e la casa non aveva acqua corrente, luce elettrica o impianto di drenaggio. Le precarie condizioni in cui lavorava e la passività delle autorità locali ha spinto 16 colleghi di varie associazioni giornalistiche del Paese a indagare il caso. Da quando Javier Duarte è diventato Governatore dello Stato di Veracruz, a dicembre 2010, sono statia ssassinati 10 giornalisti e 3 sono desaparecidos. Inoltre, la sede di un quotidiano è stata incendiata e almeno 25 giornalisti sono stati costretti a lasciare lo Stato per minacce".

Ma non è solo giornalismo. La violenza in Messico colpisce ovunque: il Governo ha riconosciuto che ci sono ben 16mila messicani desaparecidos. 


lunedì 16 giugno 2014

Juan Manuel Santos rieletto presidente della Colombia

La pace ha vinto in Colombia: Juan Manuel Santos è stato confermato alla presidenza del Paese e il dialogo con le FARC può continuare. La campagna elettorale è stata piuttosto combattuta, grazie al successo, al primo turno, di Óscar Iván Zuluaga, il candidato dell'ex presidente Álvaro Uribe Vélez, contrarissimo alla politica di dialogo di Santos.

Il presidente rieletto ha vinto al secondo turno con il 50,90% dei voti, contro il 45.04% del suo avversario. Cosa è successo per convincere i colombiani, in poche settimane, a lasciare Zuluaga e a continuare a fidarsi di Santos? Sono successe molte cose e tutte da leggere con lo sguardo rivolto al lungo conflitto armato che ha diviso il Paese per 50 anni e che ora potrebbe essere arrivato al capolinea, grazie al dialogo di pace con la guerriglia, voluto dal presidente.

La vittoria al primo turno di Zuluaga va analizzata tenendo conto dell'altissima astensione: ben il 60% dei colombiani non ha votato, una percentuale storica per il Paese sudamericano. Al secondo turno, la sinistra ha manifestato il proprio sostegno a Santos, co il volto visibile di Clara López, che al primo turno ha raccolto ben 2 milioni di voti. Con quest'alleanza Santos ha stravinto a Bogotà, tradizionalmente vicina al progressista Polo Democrático Alternativo,

Nell'intervallo tra il primo e il secondo turno, l'Ejército de Liberación Nacional (ELN) ha manifestato l'intenzione di partecipare al processo di pace in corso a L'Avana: per il presidente è stato un bel colpo di immagine. I progressi in corso a Cuba, dove si stanno raggiungendo gli accordi sui vari punti del programma di pace, hanno evidentemente convinto l'ELN che Santos è davvero impegnato nel pacificare la Colombia ed è bene non rimanere fuori dal processo. E, rimanendo ancora tra le guerriglie: le FARC hanno proclamato una tregua unilaterale che ha funzionato perfettamente durante le elezioni. Il che ha permesso ai colombiani di verificare cosa sarebbe il loro Paese se potesse sempre decidere in un clima di pace. Non per niente numerosi intellettuali, artisti e celebrities vari hanno appoggiato la campagna elettorale di Santos insistendo proprio sulla fine del conflitto.

Poi c'è chi aggiunge, con un sorriso e un po' di malizia, che la buona stella di Santos ha potuto contare anche su Mondiali in corso nel vicino Brasile: la Colombia ha debuttato con un promettente 3 a 0 conto la Grecia. Un esordio convincente, dopo 16 anni di assenza dai Mondiali. Una ragione di buonumore, che, sommata alle altre, ha spinto molti colombiani a votare indossando la maglietta della Nazionale.

Rieletto con una buona distanza dall'avversario, Juan Manuel Santos, appartenente a una delle famiglie più prestigiose della Colombia (fino a pochi anni fa era proprietaria di El Tiempo, il più importante quotidiano del Paese), può adesso continuare il dialogo con le guerriglie del Paese e può contare sull'appoggio sufficiente per raggiungere la pace anelata dai colombiani. Nei decenni di guerra, la Colombia ha visto morire oltre 220mila persone e, cosa altrettanto grave, ha visto ben 5 milioni di colombiani abbandonare le proprie terre e trovare rifugio precario in altre regioni del Paese e nei Paesi confinanti.

venerdì 18 aprile 2014

Gli aneddoti dei tassisti di Buenos Aires ispirano una pagina di Facebook: 140mila fans in un mese

Sui tassisti girano numerose leggende: le loro conversazioni appassionate, i loro incontri improbabili, le loro avventure sorprendenti, le loro giornate colorate. Una delle più belle canzoni del pop latinoamericano, Historia de un taxi di Ricardo Arjona, è dedicata a un tassista che zigzagueaba en Reforma, a Città del Messico, e carica una bionda fatale. Poi ci sono i tassisti di Buenos Aires.
Mi è capitato di leggere mirabolanti articoli su di loro e sulle loro eclettiche conversazioni, maitre a penser, guru ed esperti tuttologi, dal peronismo all'amore, dal Boca e il River ai reality televisivi, da Cristina (Kirchner, la presidenta) a Evita. Adesso c'è una pagina di Facebook, segnalata da Clarin e prontamente visitata, che rende omaggio ai tassisti porteños. Si chiama Me lo contó un tachero (Me lo ha raccontato un tassista) ed è nata da un'idea di Manuel Burgio, che ha deciso di raccogliere gli aneddoti raccontati dai tassisti e che è stato aiutato da Mathias Schusterman a svilupparla tecnicamente. I due sono stati travolti da un successo inaspettato. Se prima erano loro due a pubblicare gli aneddoti ascoltati in taxi, adesso ricevono centinaia di segnalazioni al giorno. In un solo mese i Mi piace raccolti dalla pagina sono oltre 140mila. E gli aneddoti riportati sono divertenti, incredibili e spesso mirabolanti, piuttosto hot ed espliciti se si tratta di sesso, piuttosto cospironoici se si tratta di vedere richiami alla NASA o agli extraterrestri nelle nuove architetture di Buenos Aires, piuttosto salaci nel commentare la vita dei famosi della tv. Filosofia di vita spicciola, saggezza popolare, il colore di una città.
- Una volta ho portato Bergoglio, era agitato e all'improvviso lo chiamano per avvertirlo che sarebbe potuto diventare Papa. Mi ha chiesto se potevo sostituirlo, nel caso gli fosse successo qualcosa, e gli ho detto di no, perché sono ateo.
- Se vuoi fare uno sciopero generale sul serio in questo Paese, non devi bloccare i trasporti, devi bloccare Internet.
- Io oltre a essere tassista, sono detective privato. Lì si guadagna bene, soprattutto con i tipi che per non passare per cornuti dicono di venire da parte di un amico
- Trovare parcheggio a Palermo (celebre quartiere di Buenos Aires) è più difficile che pulirsi il sedere con carta piccante
- A noi uomini fanno paura le donne intelligenti, se ti piace uno, fa' la stupida
- In Cina le cose sono complicate. Quelli in gamba li mettono a suonare al chitarra su youtube. Quelli che non lo sono li mandano qui ad aprire supermercati
- Le ragazze di adesso sono fighe perché le madri le hanno alimentate con milanesas di soia, diventate di moda negli anni 90. Tu hai le gambe grosse perché sei di una generazione precedente
- Sai perché i motociclisti portano il casco al gomito? Ti sei mai dato un colpo al gomito? E' la cosa peggiore che possa capitare
- Ho vinto un viaggio al Mondiale tutto pagato da Marlboro, ma ho dovuto venderlo perché avevo detto alla mia signora che avevo smesso di fumare
- Il taxi è di mia madre. Io in realtà sono importatore, importo 4 containers di Levi's all'anno
- Rial (Jorge, uno dei giornalisti argentini più noti) è un idiota, io alla Loly (Antoniale, giovanissima compagna a singhiozzo di Rial) glielo infilavo dentro e chi riusciva a tirarlo fuori dovevano incoronarlo Re Arturo
- Poco tempo fa ho portato Hitler. E' vecchissimo, mi ha chiesto di caricare la sua sedia a rotelle e lì mi sono reso conto... Mi ha guardato fisso, ha detto 'So che sai' e mi ha dato 500 pesos


sabato 29 marzo 2014

Argentina: la Chiesa autorizza il battesimo della figlia di due lesbiche sposate. E' la prima volta

Tra pochi giorni, il 5 aprile 2014, la piccola Umma verrà battezzata a Córdoba, in Argentina, secondo il rito cattolico. Niente di straordinario, se non fosse che la bambina è figlia di Karina Villarroel e Soledad Ortiz, una coppia omosessuale che si è sposata nel 2013, grazie al matrimonio paritario, introdotto inArgentina nel 2010.
E' la prima volta che la Chiesa Cattolica ammette il battesimo per il figlio di una coppia dello stesso sesso, per di più sposatasi grazie a quel matrimonio gay inutilmente condannato. Ad autorizzare l'imposizione del sacramento, lo stesso arcivescovo di Córdoba Carlos Núñez, dopo un incontro con Karina. "Mi ha detto che non ci sarebbe stato alcun problema" ha raccontato lei ai media.
Le due mamme di Umma vogliono come madrina la presidente Cristina Fernández de Kirchner, che ha permesso l'approvazione del matrimonio gay; l'arcivescovo Núñez ha raccomandato loro di scegliere il padrino e la madrina "con particolare attenzione", affinché la piccola Umma "possa crescere nella fede".
Una coppia non sposata in chiesa, per di più dello stesso sesso, che battezza la propria figlia. Sembra fantascienza, è l'Argentina di papa Francesco. Perché, assicurano le due mamme, il battesimo di Umma è stato autorizzato grazie al vento nuovo portato dal papa argentino nella Chiesa Cattolica. Non è stato forse Jorge Bergoglio a dire che lui non è nessuno per giudicare un omosessuale? E non è stato lui a chiedersi e a invitare i preti a chiedersi come annunciare Cristo nelle famiglie che cambiano? Una prima risposta, arriva dalla lontana Córdoba.

giovedì 20 marzo 2014

Il presidente Santos firma la destituzione del sindaco di Bogotà, Gustavo Petro

Sono state giornate convulse, in Colombia. E sono iniziate quando il Procuratore Generale della Repubblica Alejandro Ordóñez ha destituito il sindaco di Bogotà Gustavo Petro e lo ha interdetto per 15 anni dai pubblici uffici, mettendo fine, di fatto, alla sua carriera politica. Lo ricordate? La decisione di Ordóñez era stata causata dagli errori del sindaco nell'introduzione di un nuovo sistema di raccolta della spazzatura, che aveva gettato la capitale colombiana nel caos, per tre giorni. Molte erano state le polemiche, con i media e l'opinione pubblica vicini a Petro che si chiedevano eprché non si è mai ricorsi a pene così dure contro i sindaci corrotti.
Gustavo Petro ha utilizzato tutti i mezzi legali a sua disposizione, dalle decine di cortei dei simpatizzanti a Bogotà al Consiglio Superiore della Magistratura e al Consiglio di Stato, compreso il ricorso alla Commissione Interamericana dei Diritti Umani. E questo, forse, è stato il suo errore fatale. Un paio di giorni fa, gli organismi di garanzia colombiani hanno stabilito la destituzione del sindaco, ma nelle stesse ore la Commissione Interamericana dei Diritti Umani ha chiesto alla Colombia una sospensione temporanea, in attesa di maggiori chiarimenti, lasciando la decisione finale nelle mani del presidente Juan Manuel Santos, già in campagna elettorale per la rielezione, a maggio. E Santos ha messo solo 24 ore per firmare la destituzione definitiva del sindaco di Bogotà. Non sono state 24 ore facili, lo dimostra la discussione in corso sui media colombiani, divisi tra quelli che difendono la legalità della decisione di Santos e quelli che si interrogano sulla sua opportunità.
Uno degli argomenti utilizzati da Santos, per ignorare le indicazioni della Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH dalle iniziali in spagnolo), è stato che Petro ha usato tutte le possibilità legali a disposizione in Colombia per difendersi. Il Presidente della Repubblica ha sempre chiesto il rispetto della Costituzione e delle leggi e anche dei diritti politici del sindaco di Bogotà, ha spiegato. Inoltrre le indicazioni della CIDH non sono vincolanti per la Colombia. Senza pensare, hanno fatto notare i collaboratori di Santos, alla valanga di ricorsi alla CIDH, da parte di chi è stato destituito, nel caso in cui si fosse sospesa la destituzione di Petro, mettendo così in dubbio l'efficacia della destituzione dei politici, una delle risorse previste dalla Costituzione colombiana per proteggere i cittadini dagli abusi dei loro dirigenti.
Alla fine è arrivata la destituzione, che permette a Petro solo un'ultima strada, suggeritagli anche dallo stesso Santos, un'azione di nullità, contro la sentenza della Procura. Lo farà Petro? Combattivo come ha dimostrato di essere durante tutta la sua carriera politica e in questi mesi in cui si è opposto alla sua destituzione, può essere che lo faccia.
Ma la decisione di Santos apre la porta ad altre domande.
Gustavo Petro è un esponente di spicco della sinistra radicale colombiana, quella che non arriva mai al potere, fermata sempre, in un modo o nell'altro, dall'oligarchia, che governa il Paese sin dall'indipendenza e che ha sempre impedito riforme agrarie, fiscali e politiche, lasciando una massa di diseredati, soprattutto nelle campagne, senza alcuna possibilità di ascesa sociale. Petro è stato guerrigliero, prima di scegliere poi la via politica; la sua controversa parabola alla guida di Bogotà, amato dai settori più poveri per gli aiuti e le sovvenzioni, detestato dai più ricchi per i limiti imposti e il caos causato da alcuni cambi radicali nei trasporti e nella scuola, è la dimostrazione di come sia difficile, per la sinistra radicale, affermarsi in Colombia per via legale. Come se la sinistra potesse solo utilizzare la violenza per poter parlare di uguaglianza e di giustizia sociale (da non confondere cpn il paternalismo della destra mdoerata, please). E' questo un timore che avevano già espresso i settori progressisti della società quando Alejandro Ordóñez ha destituito il sindaco.
La scelta di Santos, in fondo, fa il gioco delle FARC: adesso è facile per la guerriglia, impegnata nel dialogo di pace a L'Avana, utilizzare la destituzione di Petro per sostenere che non ci si può fidare del potere e che la rivoluzione è l'unica strada per cambiare davvero la Colombia. I primi segnali non mancano: nel primo commento alla decisione di Santos, le FARC hanno affermato che potrebbe mettere in pericolo il processo di pace.
Ai media colombiani non sfugge neanche il clima elettorale in cui è avvenuta la destituzione di Petro. Alle elezioni parlamentari del 9 marzo, la destra ha avuto a Bogotà il 21% dei voti, la coalizione di Santos il 25%, la sinistra il 7% e i verdi l'8,9%. Nei sondaggi elettorali, per le elezioni presidenziali di maggio, Santos è ancora in testa, ma le intenzioni di voto a suo favore sono scese di due punti, al 32,5%, mentre Óscar Iván Zuluaga, il candidato della destra, è al 15,6%. Se si mantiene la tendenza, il presidente difficilmente potrebbe ottenere la rielezione al primo turno, come sì sembrava possibile qualche settimana fa. Ergo, se non vuole avere problemi alle elezioni, deve cercare simpatie tra gli elettori di destra, non tra quelli di sinistra. Di qui la decisione di destituire Petro, conquistando i favori degli elettori conservatori. 


Il Messico inaugura i giardini più grandi del mondo: Jardín de México

Il Messico inaugurerà in questo weekend, il primo di primavera, il giardino contemplativo più grande del mondo. Si chiama Jardín de México e si trova nei pressi di Jojutla, nello Stato di Morelos, a poca distanza da Cuernavaca (siamo nel Messico centrale, poco più a sud di Città del Messico). Misura oltre 51 ettari, tutti dedicati a fiori, piante e serre (queste ultime occupano 3 ettari).
Jardín de México è diviso in otto giardini tematici: Giapponese, Italiano, Cactus, Il Labirinto dei Sensi, Le Quattro Primavere, Tropical, Ventaglio di Fiori e Infantile. Il parco non intende essere solo uno spazio verde che mostra estetiche curate e fiori che si vedono raramente, ma vuole anche essere un punto di riferimento per l'educazione ambientale e l'educazione botanica, per cui ci sono in programma workshop, lezioni e corsi destinati al pubblico, in particolare ai più giovani. Oltre ai giardini, ci sono anche un centro per convegni e mostre, vari ristoranti, un auditorium per 4500 persone e la prima scuola professionale di giardinaggio di Latinoamérica.
L'inaugurazione durerà tre gorni e offrirà un ricchissimo calendario di concerti, mostre, proiezioni cinematografiche, laboratori gastronomici e la presenza del Presidente della Repubblica Enrique Peña Nieto; a coronare la tre giorni di feste, un concerto del tenore Fernando de la Mora, secondo il quale "questo posto edificherà lo spirito di chi lo visiterà; sarà come un parco di Disney, ma molto meglio".
Il sito ufficiale del giardino, non così intuitivo come sarebbe il caso, è jardinesdemexico.org
Da youtube, questo bel video, che dà un'idea del fascino di questo nuovo parco.

martedì 18 marzo 2014

Cristina Kirchner: il Papa vuole che l'America Latina sia unita e in dialogo permanente

Quando Jorge Mario Bergoglio era il cardinale di Buenos Aires, i rapporti con la Presidenza de la Repubblica Argentina non erano così fluidi. Più per freddo atteggiamento dei Kirchner che per desiderio del prelato: le cronache argentine raccontano delle varie volte che Bergoglio chiese udienza e i coniugi Kirchner fecero orecchie da mercante. Poi.
Un anno fa il cardinale di Buenos Aires è diventato Francesco, il primo Papa latinoamericano di Roma, e da allora Cristina Fernáandez de Kirchner dev'essere il Capo dello Stato che lo ha visitato più volte (ben tre dall'insediamento); deve essere stata ricevuta più volte dello stesso inquilino del Quirinale, che pure abita sull'altra riva del Tevere. L'ultima visita della presidente argentina al connazionale salito sul soglio di Pietro è stata ieri ed è stata accompagnata da una conferenza stampa tenuta da Cristina all'aeroporto di Ciampino, in cui ha raccontato lo spirito del suo incontro con Francesco.
Il Papa le ha parlato delle sue preoccupazioni, delle cose che lo angustiano e non lo fanno dormire, tra queste la disoccupazione giovanile, che "in Europa ha cifre allarmanti, con tutto quello che comporta in tema d'esclusione e anche di violenza".
Uno degli argomenti cari a entrambi è stato Latinoamérica: "Il Papa ha come obiettivo fondamentale, indipendentemente dalle diverse sfumature dei Governi della regione, che la regione si mantenga unita, solidale, che ci sia un dialogo permanente tra di noi. Non solo ce lo ha chiesto, ma è il suo augurio. Dovete rimanere uniti, non separarvi, dialogare costantemente, ha detto, riferendosi ovviamente ai Governi dell'America del Sud. E' stato un appello costante, un tema che non lo fa dormire e che lo preoccupa, lo dico pubblicamente perché mi ha autorizzato a farlo, ma non ha fatto riferimento a nessun Paese in particolare" ha detto quando le hanno chiesto se hanno parlato del Venezuela.
Cristina ha anche detto di aver visto il Papa "molto bene, stava bene la prima volta che ci siamo visti e sta molto bene anche adesso. Magari adesso è molto più organizzato, ha i suoi collaboratori e la sua squadra. Ha preso decisioni, lo vedo con più aplomb, maggiore tranquillità, maggiore organizzazione. Molto tranquillo, molto sicuro, davvero l'ho visto bene".
Lasciata Roma, la presidente argentina è volata in Francia, dove assisterà all'inaugurazione del Salone del Libro di Parigi, con l'Argentina come invitata d'onore.


lunedì 17 marzo 2014

Facundo Arana ritorna alla musica, riprende il sax e conquista i fans con Salir a tocar

Terminata senza rimpianti l'esperienza sul set di Farsantes, telenovela finita poche settimane fa sul Canal 13, Facundo Arana si è dedicato a spettacoli teatrali e al progetto che aveva a cuore più di tutti. Tornare alla musica e a esibirsi dal vivo con il suo sax.
Prima che come attore, Facundo Arana nasce infatti come saxofonista: in fondo è pur sempre stato scoperto mentre, biondo e malinconico, suonava il suo sax nella metropolitana di Buenos Aires. Di tanto in tanto ha deliziato i fans con gli audio dei pezzi suonati in compagnia di amici e pubblicati su Twitter. Ma adesso ha messo su una vero e proprio progetto musicale, che ha intitolato Salir a tocar (Uscire a suonare), quasi a voler sottolineare le atmosfere di un concerto tra amici e l'idea della musica improvvisata, per godere dell'amicizia, della passione per il suono e per gli strumenti.
Con Facundo Arana suonano numerosi musicisti molto apprezzati in Argentina e riuniti per l'occasione con il nome di The Blue Light Orchestra. Tra loro ci sono il direttore Dizzy Espeche, che suona anche la chitarra, Alejandro Dixon alla batteria, Greta Moro alle tastiere, Issy Gainza alla chitarra, Aldana Aguirre al basso, Dulce Motta a fare da coro alla voce profonda di Facundo Arana. Salir a tocar ha esordito un paio di sere fa a Buenos Aires, a La Trastienda, davanti a un pubblico prevalentemente femminile; le prime recensioni dei media argentini sono gentili e apprezzano la solidità dei musicisti e l'onestà di Facundo.
Salir a tocar ha una pagina su Facebook, con un calendario dei prossimi concerti, con i commenti appassionati delle fans e con alcuni video dell'esordio. Eccone uno

domenica 16 marzo 2014

Isabel Allende a El Pais: Michelle Bachelet e io alla guida del Cile, un'emozione e una responsabilità

Questa settimana il Cile ha offerto al mondo un'immagine storica: la presidente della Cámara alta (il Senato) ha investito la Presidente della Repubblica del suo secondo mandato. E' la prima volta che una donna, la 69enne socialista Isabel Allende Bussi, presiede il Senato cileno, la seconda carica dello Stato. E' la prima volta, nella democrazia cilena del dopo Pinochet, che un Presidente della Repubblica viene eletto per la seconda volta e questo primato è toccato alla 63enne socialista Michelle Bachelet. A memoria, è la prima volta che un Paese latinoamericano ha assegnato le prime due cariche dello Stato a due donne. In quanti altri Paesi sarà successo? A memoria, viene in mente solo il Regno Unito di Elisabetta II e Margareth Thatcher (ma la carica della Regina non è elettiva...).
Due donne, due socialiste, alla guida di quello che Isabel Allende, la scrittrice, cugina della Presidente del Senato, ha definito il Paese latinoamericano più conservatore di tutti, socialmente parlando. Due donne vittime della dittatura: Isabel ha perso suo padre, il presidente Salvador Allende, suicidatosi nel Palacio de La Moneda, prima che i militari partecipanti al golpe di Augusto Pinochet potessero arrestarlo, ed è stata costretta all'esilio; Michelle ha perso suo padre, il generale Alberto Bachelet, torturato a morte dai carnefici di Augusto Pinochet, ed è stata a sua volta torturata. Il loro abbraccio, nella cerimonia di insediamento di Michelle Bachelet, ha avuto un profondo significato, politico ed emotivo, per il Cile. "E' stato un momento emozionante. Ho ricevuto messaggi da tutto il mondo, è impressionante... La vita non è una linea, sembra essere un cerchio" ha commentato Isabel in una bella intervista a El Pais di Madrid "Per molte persone vedere un'Allende alla guida del Senato cileno è stato una sorta di ricompensa. Inoltre mai prima una donna ha ricoperto quest'incarico".
E però è ancora difficile abituarsi a una donna alla presidenza della Cámara alta, Allende lo ricorda con un filo di ironia: "Alla prima riunione c'è stato un senatore che, ogni volta che terminava il suo intervento, si rivolgeva a me come 'signor presidente'. Lo ha detto due volte e, quando ha finito di parlare, gli ho detto: 'Capisco che è un tema nuovo e culturale, che costa dopo tanti anni, ma voglio pregarla di dirigersi a me, in futuro, come alla 'signora presidente''. Si è scusato, ha detto che non si era reso conto e ha chiesto di cancellare la frase dagli atti".
Il fatto che ci siano due donne a occupare le due massime cariche dello Stato, non significa che le donne cilene abbiano raggiunto la parità con gli uomini. Solo per rimanere nella politica: il Senato cileno conta su 37 senatori, solo sei sono donne; in entrambe le Camere la rappresentanza delle donne non supera il 15,9% dei parlamentari. Allende si rende conto di come "sia simbolico che le due massime cariche del Paese siano in mano delle donne, ma siamo totalmente sotto rappresentate. Costa molto. Nel Governo, per esempio, la presidente Bachelet non è riuscita ad avere la parità. E' difficile per una donna occuparsi di politica".
Oltre a essere donne, Allende e Bachelet sono entrambe socialiste, come si è detto, e sono parte di una coalizione, Nueva Mayoria, che per la prima volta dalla presidenza di Salvador Allende, ha portato al Governo, il Partito Comunista Cileno. Il cambio in atto nel Cile non fa paura al Paese e Allende si dichiara "tremendamente orgogliosa" per il passaggio di poteri, tranquillo e cordiale, tra il conservatore Sebastián Piñera e Michelle Bachelet: "E' importante che un presidente uscente, di un altra forza politica, riceva l'applauso che ha ricevuto nel Salone d'Onore del Congresso. E' una cosa che parla bene di noi, nel senso più profondo" commenta la presidente del Senato.
E, inserendo i cambiamenti che le ultime elezioni presidenziali hanno indicato per il Cile in un contesto latinoamericano, Allende segnala che "ci sono stati cambi potenti, non solo per la presidenza di donne in Costarica, Brasile, Argentina e Cile, ma, soprattutto, perché nella regione c'è stato un processo di crescita che ha permesso ai Governi progressisti di fare politiche sociali e di combattere la disuguaglianza". La presidente preferisce però non esporsi sulla crisi in corso nel Venezuela e si attiene alle indicazioni di Michelle Bachelet, che, come Presidente della Repubblica, guida la politica estera del Paese. "E' un tema che devono risolvere i venezuelani e non è necessario richiedere un intervento. Devono trovare il loro cammino, perché hanno un governante eletto democraticamente. Nel Cile, nel 2011, abbiamo avuto migliaia di studenti in strada, ma esigevano un'istruzione gratuita e di qualità, non come nel Venezuela, che vogliono che il Governo se ne vada".
In questo continente sempre inquieto e sempre in lotta contro le disuguaglianze, cosa resta del legato di Salvador Allende nella sinistra latinoamericana? Isabel non ha dubbi: "Il suo legato è vivo, in alcuni settori più che mai. Oggi nessuno può ignorare che la disuguaglianza non genera coesione né governabilità. Sono passati 40 anni e la gente continua a ricordarlo con molta forza". 


sabato 15 marzo 2014

Il Perù contro la nuova tendenza dei turisti nudi a Machu Picchu. Arresti e avvertimenti

Il Perù è passato alle maniere forti e agli arresti. Quattro turisti statunitensi, di età compresa tra i 22 e i 54 anni, sono stati arrestati per essersi spogliati davanti alle rovine di Machu Picchu ed essersi fotografati. La moda è stata diffusa da Paul Marshall, che ha un blog in cui mostra le sue immagini nudo davanti ad alcuni dei monumenti più noti de mondo (il blog si chiama, per l'appunto, Naked at monuments); la sua idea è che in questo modo si “rompono le barriere davanti al corpo”. E la sua visione del rapporto corpo-monumenti, ha guadagnato numerosi adepti. Per lo meno a Machu Picchu, dove le autorità, dopo aver tentato di scoraggiare gli strip-tease, hanno deciso di iniziare ad arrestare gli aspiranti nudisti.
Il quotidiano peruviano la República segnala da varie settimane di vari turisti che si sono spogliati e fotografati nel sito archeologico più famoso del Cono Sur. Il 24 novembre 2013, i primi arresti: la 18enne Sydney Rudevies Liam Timothy e il 30enne Topp Mathew Jared sono stati fermati dalle autorità e costretti a cancellare le foto dalla loro macchina fotografica digitale. Ma inutilmente: un paio di immagini circolavano già sulle reti sociali. Il rafforzamento della vigilanza nel Parco Archeologico non ha impedito altri casi. Il più eclatante, il 27 febbraio, quando i poliziotti in servizio a Machu Picchu hanno inseguito una coppia nuda, che fuggiva con gli indumenti in mano, attraverso la via centrale della cittadella incaica, mentre alcuni turisti riprendevano la scena divertiti e applaudivano. Inutile dire che i video sono finiti, anche in questo caso, sulle reti sociali.
Il nuovo arresto, ieri, nella mattinata peruviana, quando dalla macchina fotografica dei quattro turisti sono spuntate le loro immagini nudi nel sito archeologico. Gli strumenti in mano al Perù, per cercare di arginare il fenomeno, non sono tantissimi: si fanno indagini sulle condotte poco rispettose nei confronti di un monumento Patrimonio Culturale dell'Umanità e si informano le ambasciate. Per ora è tutto quello che il Paese puà fare.
La piattaforma di blogger non consente immagini esplicite in blog pubblici (e non voglio neanche far arrabbiare Google Adsense, che tempo fa si era offeso per una copertina di Interviú con Elsa Pataky poco vestita), per cui se volete vedere le prodezze dei turisti nudi, ecco un paio di link, da la republica.pe:www.larepublica.pe e www.larepublica.pe


mercoledì 12 marzo 2014

All'insediamento di Michelle Bachelet, Camila Vallejo arriva con la sua neonata

E' il primo presidente della democrazia cilena rieletto per due volte, da quando è caduta la dittatura di Augusto Pinochet. E in questi giorni italiani, in cui non si riesce neanche ad assicurare l'alternanza tra uomini e donne nelle liste elettorali, in modo da garantire pari opportunità d'elezione, è particolarmente significativo che questo primo presidente cileno a rinnovare il mandato, a quattro anni di distanza, sia una donna, Michelle Bachelet.
La presidente cilena ha assunto il nuovo mandato suscitando grandi aspettative, con la promessa di profonde riforme costituzionali, sociali e fiscali. Riuscirà a realizzarle? Dalla sua parte ha la maggioranza assoluta che l'ha votata, anche se non le ha garantito sempre i numeri sufficienti per approvare le nuove leggi in Parlamento (alcune riforme, in particolare quelle costituzionali e del sistema scolastico, dovranno essere negoziate con l'opposizione, il che le renderà meno progressiste di quanto il programma di Bachelet avesse promesso).
Ma ieri, nella giornata di saluto a Sebastián Piñera, il presidente della destra gentile, che ha governato per quattro anni, senza riuscire a entrare in sintonia con il sentire di buona parte della popolazione (come dimenticare le proteste sociali e studentesche e l'irrisolta questione mapuche?), e del ritorno di Michelle Bachelet al Palacio de La Moneda, l'immagine che più ha colpito i media e gli osservatori ha un'altra protagonista.
Camila Vallejo, la giovane leader degli studenti, che un paio di anni fa ha guidato le manifestazioni di protesta, chiedendo una scuola gratuita, pubblica e di qualità, è stata eletta deputata per il Partito Comunista Cileno, appartenente alla Coalizione Nueva Mayoria, che sostiene la presidente Bachelet. Diventata mamma di una bambina a ottobre, Vallejo ha portato la figlia con sé e l'ha tenuta in braccio per tutta la durata della cerimonia. Sono sempre piuttosto scettica davanti a queste rivendicazioni di conciliazione tra maternità e professione, essendo convinta che la conciliazione debba riguardare entrambi i genitori e non dev'essere solo a carico delle mamme (se il bimbo ha la febbre, può rimanere a casa papà, se c'è da andare a fare dei documenti o andare a parlare con i professori, può andarci anche papà, e se entrambi i genitori sono molto impegnati al lavoro, può essere pure papà che per una volta gestisce il pargolo in ufficio, ecc ecc). Ma l'immagine di questa 25enne che si porta la figlia in Parlamento è un messaggio che non passa inosservato, nel Cile che Michelle Bachelet dovrà governare nei prossimi quattro anni.
La foto, dal web cileno



lunedì 10 marzo 2014

Mario Casas e gli attori di Los 33 raccontano le condizioni in miniera e le difficoltà dell'accento cileno

Nel Cile stanno terminando le riprese de Los 33, il film di produzione statunitense dedicato alla storia dei 33 minatori cileni, rimasti sepolti per oltre due mesi nella miniera San José di Copiapó, nel deserto di Aratacama, mentre fuori, nell'accampamento Esperanza, i loro familiari aspettavano il loro salvataggio. Per tirarli fuori dalle viscere della terra, ci fu una mobilitazione internazionale, con ingegneri e attrezzature provvenienti da altri continenti, per poter perforare gli oltre 600 metri di roccia e arrivare fino al loro rifugio.
Il film racconta l'odissea dei 33, rimasti sottoterra per oltre due settimane, prima che fosse stabilito il contatto con chi stava cercando di salvarli: le temperature impossibili a causa dell'umidità, il cibo razionato, data l'impossibilità di stabilire se e quando i soccorsi sarebbero arrivati, la disciplina imposta per mantenere il ciclo del sonno, del movimento, dell'alimentazione e per non perdersi nella disperazione e nello scoaraggiamento. E racconta anche il tormento di chi era in superficie, in attesa di notizia, determinato a non lasciare che scemasse l'attenzione mediatica sui 33, e il coraggio di chi, contro vento e marea, si è assunto la responsabilità di continuare a scavare e a cercare, per stabilire il contatto con i minatori e verificare le loro condizioni.
A dirigere il film c'è la messicana Patricia Riggen, conosciuta in Italia per un piccolo e magico film indipendente, La stessa luna, con Kate del Castillo e Eugenio Derbez. Con lei un cast internazionale che riunisce alcune delle star più famose dello star system internazionale. Antonio Banderas interpreta Mario Sepúlveda, il minatore che organizzò la disciplina in attesa dei soccorsi, Juliette Binoche è Maria Segovia, tra le prime a fondare l'accampamento Esperanza, Kate del Castillo è la moglie di Mario Sepúlveda, Rodrigo Santoro interpreta il Ministro cileno delle Miniere Laurence Golborne, che acquistò grande popolarità in quei giorni, Bon Gunton è il presidente Sebastián Piñera, che si impegnò i prima persona per salvare i 33, Gabriel Byrne interpreta l'ingegner André Sougarret, che guidò le perforazioni per il salvataggio dei minatori. E, a interpretare minatori, familiari e persone che convissero nei 69 giorni tra l'accampamento Esperanza e la miniera, star di ogni dove come Mario Casas, Lou Diamond Phillips, Adriana Barraza, Cote de Pablo, Paulina García, Juan Pablo Raba, Federico Luppi, Tenoch Huerta, Martin Sheen, James Brolin.
Un incredibile cast all-stars che ha sopportato condizioni di lavoro a volte proibitive. Lo ha raccontato, in varie interviste, il 33enne attore messicano Tenoch Huerta, che interpreta il minatore indigena Carlos Mamari. "La prima parte l'abbiamo girata in alcune miniere di sale in Colombia, per raccontare tutto il dramma vissuto dai minatori sotto terra. Poi abbiamo girato nel Cile, nel deserto di Atacama, per raccontare il dramma familiare, l'intervento del Ministro delle Miniere e del Presidente e tutto il circo mediatico, fino al salvataggio dei minatori. Girare in Colombia è stato durissimo. Eravamo praticamente nudi in una miniera gelida e dovevamo fingere di avere un calore intorno ai 40 gradi e che stavamo sudando intensamente, per cui eravamo tutto il tempo bagnati, quando in realtà c'erano 10 gradi. E' stato molto faticoso, senza contare i gas delle miniere. Non voglio dire che siamo stati messi in condizioni di pericolo dalla casa di produzione: nient'affatto. Ma tutto l'insieme dava un po' le vertigini, come l'effetto dell'altura".
"E' solo quando stai là sotto, in condizioni climatiche faticosissime, che ti rendi conto di quanto sia difficile il lavoro di questi uomini, c'è qualcosa di eroico in loro. Come attore stai lì sotto un paio d'ore, in un ambiente ostile, è pesante e duro, immagina passare ore di lavoro, come loro!" ha detto Juan Pablo Raba.
Oltre alle difficoltà fisiche, gli attori hanno dovuto affrontare altre sfide, non meno complicate, come l'accento cileno. Come recitare in inglese, essendo la maggior parte di origine non anglo-sassone e, soprattutto, non cilena? Lo racconta lo spagnolo Mario Casas, uno degli attori che più si sono allenati per apprendere l'accento cileno (anche perché il buon Mario, idolo di tutte le ragazze di Spagna e molto conosciuto anche in America Latina, grazie alle serie tv di cui è stato protagonista, ha seri problemi di pronuncia anche in spagnolo: in tanti lo accusano di essere incomprensibile per non avere una buona pronuncia). "Quello che si è tentato di fare è stato parlare in inglese come un cileno e poi americanizzarlo un po'" ha spiegato. Il lavoro è iniziato vari mesi prima delle riprese e Casas ha contato, come i suoi colleghi, sulla consulenza della specialista Claudia de Vasco. "Abbiamo lavorato moltissimo" assicura l'attore spagnolo "Prima delle riprese, quando io ero ancora a Madrid, parlavo con lei su Skype. Mi registrava la voce perché potessi risentirmi. E un altro collega mi registrava l'audio dei miei testi nel copione, affinché li ascoltassi. Li ho ascoltati e riascoltati, per imitare il tono. E stato un lavoo di moltissime settimane". E d'accordo il messicano Marco Treviño, che sottolinea come si siano dovuti sforzare tutti molto, per apprendere "la pronuncia adeguata".
Il risultato sembra essere soddisfacente, almeno per il quotidiano cileno El Mercurio, secondo il quale, nella prima anticipazione del film, permessa dal produttore Mike Medavoy, "gli attori dialogano in perfetto inglese, con un lieve e spontaneo accento latino, che non suona affatto forzato".
Le riprese termineranno nei prossimi giorni, poi ci sarà la post-produzione e Los 33 dovrebbe essee pronto per la fine del 2014 o l'inizo del 2015. C'è anche chi immagina una sua presentazione al Festival di Cannes 2015.


domenica 9 marzo 2014

Televisa e Carlos Slim, colpiti al cuore dalla riforma delle telecomunicazioni messicane

Lo chiamavano il candidato di Televisa, perché, poco prima dell'inizio della campagna elettorale per la presidenza del Messico, aveva sposato Angélica Rivera, una delle stelle delle telenovelas della tv messicana, e perché godeva dell'appoggio del potentissimo impero mediatico. Invece.
Nella sua breve presidenza, che ha appena celebrato i primi 15 mesi, Enrique Peña Nieto ha realizzato riforme difficilmente immaginabili in passato. E ha colpito al cuore l'impero di Televisa.
Nei giorni scorsi l'Instituto Federal de Telecomunicaciones (IFT), che controlla la concorrenza nel settore delle telecomunicazioni, ha dichiarato preponderanti, nei rispettivi mercati, il Grupo Televisa, il più importante gruppo mediatico di lingua spagnola, di proprietà di Emilio Azcárraga, e América Móvil, il più importante operatore di telefonia mobile dell'America Latina, di proprietà di Carlos Slim, l'uomo più ricco del mondo fino a quando proprio questa riforma ha messo in discussione l'egemonia del suo imperso.
Cosa significa gruppo preponderante? Secondo la Costituzione messicana è preponderante "l'impresa che abbia più del 50% degli utenti, iscritti e audience per il traffico nelle sue reti o per la capacità utilizzata a livello nazionale nei servizi di radiocomunciazione o telecomunicazioni" spiega il quotidiano El Universal. E cosa succede quando un gruppo è fondamentalmente egemone nel proprio mercato? Lo spiega ancora El Universal: "Alle imprese preponderanti, l'Instituto Federal de Telecomunicaciones imporrà una serie di obblighi regolatori specifici e diversi rispetto al resto delle imprese del settore. La Costituzione include misure regolatorie in materia di informazione, offerta e qualità dei servizi, accordi in esclusiva, limiti all'uso di strumenti terminali tra le reti, regolazioni asimmetriche in tariffe e infrastrutture di rete, compresa la disgregazione dei suoi elementi essenziali e, nel caso, la separazione contabile, funzionale o strutturale delle imprese".
Per gli imperi di Azcárraga e di Slim, dunque, non si tratta di uno scherzo. Un colpo storico, per alcuni media latinoamericani. Un colpo al cuore, per i media messicani.
L'IFT ha determinato 188 misure che dovranno iniziare a essere applicate entro 30 giorni. Tra queste ci sono, per Televisa la proibizione di trasmettere in esclusiva programmi di grande livello di audience come i Mondiali di Calcio o i Giochi Olimpici o le partite dei tornei di calcio nazionale; questi programmi non potranno essere trasmessi in esclusiva neanche dalle piattaforme pay per view di Televisa, come Cablevisión o Sky, considerati parte dell'impresa preponderante; Televisa dovrà inoltre condividere la propria infrastuttura con i concorrenti non gratuitamente, ma a un prezzo giusto, che, in caso di mancanza di accordo tra le parti, verrà stabilito dall'IFT; Televisa dovrà anche fornire tutte le informazioni sulle tariffe pubblicitarie applicate.
América Móvil e Telmex, le due società con cui Carlos Slim controlla la telefonia fissa e mobile del Messico, dovranno condividere le proprie infrastrutture con gli altri operatori e dovranno disgregare le reti locali. Questo potrebbe avere pesanti conseguenze sul roaming e, dunque, sulle entrate dell'impero di Carlos Slim, ma non è ancora chiaro l'impatto della misura sulle tariffe per i clienti: potrebbero diminuire i costi di connessione o potrebbero sparire del tutto? I media messicani segnalano come le misure imposte dall'IFT siano al momento più chiare per Televisa e più confuse pe Telmex e América Móvil.
Di chiaro sembra esserci che Enrique Peña Nieto diceva sul serio, quando prometteva riforme mai viste e urgenti per il Messico.


E la regina d'Olanda incontra Juan Valdez, l'icona simbolo dei cafeteros colombiani

La prima regina sudamericana d'Europa incontra il simbolo dei cafeteros e di uno dei prodotti di cui il Cono Sur può essere più fiero, il caffè colombiano. Nei giorni scorsi, Máxima dei Paesi Bassi ha compiuto una visita ufficiale tra Colombia e Perù, per conoscere da vicino vari progetti sociali d'inclusione sostenuti con il microcredito, la forma di finanziamento di cui è ambasciatrice.
Tra gli incontri in programma in Colombia, c'è stato quello con Juan Valdez, l'uomo simbolo dei cafeteros colombiani, l'ambasciatore della qualità del caffè colombiano nel mondo. Juan Valdez è un personaggio inventato negli anni 50, per rappresentare il lavoro e la passione dei cafeteros: da tempo è uno dei simboli pubblicitari più riconoscibili del mondo (nel 2005 è stato scelto come l'icona della pubblicità più importante degli Stati Uniti). A rappresentare Juan Valdez c'è oggi il 45enne Carlos Castañeda Ceballos, scelto nel 2007 dopo un casting durato quasi due anni. Ed è stato lui a incontrare la bionda regina sudamericana, durante la sua visita alla Federación Nacional de Cafeteros de Colombia, a Bogotà; dalle sue mani Máxima ha ricevuto una Cédula Cafetera Inteligente, un documento d'identità dei cafeteros che dà diritto di accesso a diversi programmi e servizi finanziari studiati proprio per chi lavora nelle campagne colombiane.
La regina che si presta a promuovere un'iniziativa in fondo privata, hanno commentato i media colombiani con soddisfazione, al sottolineare come sia inusuale che un membro delle Case Reali europee presti la propria immagine per iniziative di lucro straniere.
Quello che rimane, al di là della visita di Máxima e della sua più o meno eistente simpatia per le iniziative finanziarie in favore dei cafeteros colombiani, è l'immagine di Juan Valdez accanto alla regina. La storia di questo simbolo della cultura dei cafeteros, del loro sforzo per migliorare la qualità e l'immagine del caffè colombiao nel mondo, della forte identità che Juan Valdez garantisce nella pubblicità merita di essere conosciuta: su Rotta a Sud Ovest se n'era parlato tempo fa, in questo post.



venerdì 7 marzo 2014

Carlos Baute lancia il video di Intenta respetar, per chiedere pace nel Venezuela

Il volto dipinto con i colori della bandiera venezuelana, l'espressione seria e grave: così Carlos Baute guarda la telecamera e canta Intenta respetar, la canzone che ha scelto per proclamare la propria solidarietà al Venezuela, il suo Paese. Da tempo residente in Spagna, Baute è uno degli artisti più attivi su Twitter, in sostegno delle manifestazioni dei venezuelani e del dialogo per un Venezuela diverso.
Nel video di Intenta respetar alterna le sue immagini a quelle prese dalle strade venezuelane di quessti giorni, con i giovani che manifestano, con i cartelli e gli striscioni che chiedono un Venezuela in pace, sicuro e non violento, con la repressione e le violenze che hano causato morti e feriti. Un paio di giorni fa il cantante ha pubblicato il video di Intenta respetar su youtube e lo ha lanciato su Twitter con l'hashtag #venezuelamueretucallas (il Venezuela muore, tu stai zitto), invitando i fans a diffonderlo tra i politici e le persone più influenti del proprio Paese.
Qui il testo e la traduzione della canzone, poi il video, da youtube.

Intenta respetar
Al que ves que es diferente, / Al que piensa algo distinto, / Al que juzgas duramente y no se lo dices de frente, / No merece ser tu amigo , / Hoy culpaste a tu pie izquierdo, / Y mañana es el estrés, / Tal vez ese que hoy atacas, / Puede ser tu gran amigo, / Y en tu guerra no lo ves, / Intenta, / Tratar a los demás como lo harías contigo, / Con solo otra sonrisa todo es mas bonito, / Olvídate el rencor que te hizo andar perdido, / Intenta, / Tratar a los demás como lo harías contigo, / No culpes a los otros por pensar distinto, / Cuidado, / Contigo, / Te digo, / Amigo, / No estás siendo razonable, / No sé lo que te ha ocurrido, / Vas jugando al tiro al blanco con el que se te atraviese, / Sin haberle conocido, / Te lo digo por voz propia, / Yo he pasado por lo mismo que tú, / Porque mientras no critico, / Juzgo menos y respeto, / El camino se ilumina de luz, / Intenta, / Tratar a los demás como lo harías contigo, / Con solo otra sonrisa todo es mas bonito, / Olvídate el rencor que te hizo andar perdido, / Intenta, / Tratar a los demás como lo harías contigo, / No culpes a los otros por pensar distinto, / Cuidado, / Contigo, / Te digo, / Que importa las creencias, / Religiones, / Diferencias de colores, / Respetemos, / No hay abismos con amor, / Somos lo mismo, / Respeta, / Respeta, / Intenta, / Querer, / Respeta, / La vida, / Intenta, / Reír, / Respeta, / Intenta, / Tratar a los demás como lo harías contigo, / No culpes a los otros por pensar distinto, / Cuidado, / Contigo, / Te digo, / Amigo, / Intenta, / Respeta, / Intenta, / Respeta, / Intenta, / Respeta, / Intenta, / Respeta, / Intenta, / Respeta.

traduzione in italiano
Cerca di rispettare
Chi vedi diverso / chi pensa in modo diverso / chi giudichi duramente e non glielo dici in faccia / non merita di essere tuo amico / oggi hai dato la colpa al tuo piede sinistro / domani sarà lo stress / forse chi oggi attacchi / può esere un tuo grande amico / nella tua guerra non lo vedi / cerca / di trattare gli altri come faresti con te / con solo un altro sorriso è tutto più bello / dimentica il rancore che ti rende disoreientato / stai attento / ti dico / amico / non sei ragionevole / non so cosa ti sia successo / giudichi facilmente chi incroci nel cammino / senza conoscerlo / te lo dico per esperienza / ho fatto lo stesso come te / ma mentre non critico / giudico di meno e rispetto / il cammino si riempie di luce / cerca / di trattare gli altri come faresti con te / con solo un altro sorriso è tutto più bello / dmentica il rancore che ti disorienta / cerca / di trattare gli altri come faresti con te / non dare la colpa agli altri per pensare in modo diverso / Attento / ti dico / cosa importano le credenzze / religioni / differenze di colore / rispettiamo / non ci sono abissi con l'amore / siamo la stessa cosa / rispetta / rispetta / cerca / di amare / rispetta / la vita / cerca di / ridere / risptta / cerca / di trattare gli altri come faresti con te / nond are la colpa agli altri perché pensano in modo diverso / attento / ti dico / amico / cerca / rispetta / cerca / rispetta / cerca / rispetta / cerca / rispetta / cerca / rispetta