martedì 3 agosto 2010

Il Cile inizia a discutere il matrimonio per gli omosessuali

Una volta Isabel Allende, per spiegare lo straordinario risultato ottenuto da Michelle Bachelet, divorziata, atea e socialista, all'essere eletta alla presidenza della Repubblica, ha definito il Cile come il "Paese più conservatore del mondo da un punto di vista sociale". E questo Paese così conservatore, cattolico e fondamentalmente ancora molto machista, sta avviando il dibattito per rendere legali i matrimoni per le persone dello stesso sesso. Tutta colpa dell'Argentina, che ha avviato uno tsunami di chissà quali conseguenze nel Cono Sur, questo è chiaro. Al di là delle Ande imperversano da giorni le prime volte dell'euforica comunità omosessuale argentina: sono già stati celebrati il primo matrimonio tra omosessuali, tra lesbiche e tra omosessuali stranieri residenti nel Paese (ironia del caso, si tratta di una coppia cilena). Sono matrimoni che avvengono in un clima emozionato e commosso, quasi sempre tra coniugi di mezza età, che coronano davvero un amore lungo una vita e che emozionano anche chi li guarda attraverso i media. Ma ovviamente non tutti si commuovono davanti alla felicità di chi dà legalità a un progetto d'amore e di vita.
Un paio di giorni fa il cardinale di Santiago del Cile Francisco Javier Errázuriz, guardando all'attivismo degli omosessuali d'Argentina per convolare a giuste nozze, ha affermato durante una messa celebrata all'Universidad Católica che "può essere che due persone, due uomini o due donne, vogliano vivere insieme e condividere la loro vita, ma chiamare questo matrimonio è un'aberrazione in cui cadono alcuni Paesi". Non contento il prelato ha praticamente accusato i matrimoni per le persone dello stesso sesso di essere causa futura di bassa natalità, dalle apocalittiche conseguenze: "Trovo che dobbiamo seguire il vero cammino. D'altra parte, pensando anche alla nostra patria, con la poca natalità esistente, ci sarà una diminuzione della popolazione, un invecchiamento della popolazione, non sarà possibile pagare le pensioni delle persone anziane, semplicemente per seguire un cammino sbagliato, che non è il cammino dell'allegria di una famiglia formata da un padre, una madre e molti figli".
Il giorno dopo le dure affermazioni del cardinale, il senatore socialista Fulvio Rossi ha annunciato in una conferenza stampa che presenterà un progetto di legge per legalizzare il matrimonio per le persone dello stesso sesso. Sarà necessario modificare l'articolo 112 del Codice Civile cileno, che definisce il matrimonio come "unione tra un uomo e una donna", e il riferimento alla procreazione come suo fine ultimo. La legge non prevede l'adozione di bambini perché Rossi preferisce lasciarla a un dibattito successivo a quello già, durissimo, che prevede per il matrimonio gay.
La sua proposta ha ottenuto l'appoggio immediato del socialdemocratico Partido por la Democracia (PPD) e della sua presidente, Carolina Tohá, ex Ministro di Michelle Bachelet: "Non pensiamo che le persone omosessuali abbiano meno diritto di costruire relazioni stabili degli eterosessuali. Al contrario, pensiamo che sono cileni che hanno il diritto di fare la propria vita e di avere una legge che dia loro le condizioni per poterlo fare in sicurezza" ha detto. Il Partito Socialista appare più diviso: Osvaldo Andrade, in corsa per la presidenza del partito, si è dichiarato favorevole al dibattito, più propenso alle unioni civili che al matrimonio e comunque convinto che "il Cile non sia pronto per accettare una proposta di questo genere". Però anche lui, come già Rossi, ha voluto condannare le parole del cardinale Errázuriz: "Sono in totale disaccordo con lui, credo non si faccia carico dei principi base della stessa Chiesa" ha affermato. Nella sua condanna Rossi aveva invece detto che con le sue dichiarazioni il cardinale aveva provocato "molto dolore in una comunità che arriva facilmente a 2 milioni di persone", usando parole che sono "di intolleranza, mancanza di amore e di carità"; da cattolico, aveva insistito Rossi, "non sto in una Chiesa che condanna, sto in una Chiesa che sappia accogliere con affetto tutto il popolo cileno".
La conferma che non tutti i cileni sono pronti a questo passo arriva dai partiti che appoggiano il governo. Carlos Larraín, il presidente di Renovación Nacional, a cui appartiene anche Sebastián Piñera, sostiene che la proposta di Rossi sia "un atteggiamento intellettuale, ideologico, e bisogna far sì che l'ideologia non segni le istituzioni". Il presidente dell'Unión Demócrata Independiente (UDI) Juan Antonio Coloma considera la proposta di legge "un'assurdità totale" perché "le istituzioni devono avere fini e obiettivi e a nostro giudizio la base della società è la famiglia, che dipende dal matrimonio, inteso come un uomo e una donna". Coloma non è contrario a migliorare le norme sulla sanità, la convivenza o l'eredità, in modo da accogliere i diritti anche delle coppie omosessuali, ma ritiene che "cambiare il matrimonio perché non sia più tra un uomo e una donna, sia letale per la famiglia e ovviamente questo colpisce la società". Chi non si è ancora pronunciato è il Presidente della Repubblica, a capo della prima coalizione di centro-destra della democrazia: i media cileni danno Sebastián Piñera interessato al dibattito, contrario alle nozze gay e più vicino alla formula delle unioni civili.
Durissimo, infine, il presidente del Movimiento de Integración y Liberación Homosexual (Movilh) Rolando Jiménez, che ha negato alla Chiesa Cattolica "la qualità morale per considerare un'aberrazione il matrimonio omosessuale". Lo stesso cardinale Errázuriz è responsabile, secondo Jiménez, di aver coperto alcuni preti pederasti perché non fossero giudicati. Le sue parole, afferma il leader degli omosessuali cileni, "seminano violenza e aumentano la breccia già esistente tra la gerarchia ecclesiastica e i cattolici". "La società sì è pronta ad accettare la realtà del matrimonio omosessuale, chi non lo è è la classe politica, per il debito storico che ha con la Chiesa dai tempi della dittatura di Pinochet" ha concluso.
Il dibattito è servito, Fulvio Rossi è consapevole che nel Paese più conservatore del mondo non sarà facile. Ma, curiosamente, è questo Paese il primo del Cono Sur che prova a seguire l'esempio argentino, e "anche solo discuterne" sostiene Rossi "è un enorme passo avanti".