I cieli notturni senza contaminazione luminosa, così da permettere una visione
quasi perfetta del firmamento, parlano spagnolo. Tre dei quattro ultimi riconoscimenti della Fondazione Starlight, al termine di un lungo processo, sono andati infatti alla Spagna e al Cile: il Parque Nacional de Monfrague, in
provincia di Cáceres, la Costa
Norte Fuerteventura, nelle isole Canarie, e il Parque Nacional Fray Jorge, nel
Cile offrono i cieli notturni più incontaminati del mondo; unico luogo non ispanico a ottenere la distinzione è il Lago Tekapo, nella
Nuova Zelanda.
Queste aree, segnalate da Starlight con una certificazione ad hoc, si
distinguono per l'impegno a difendere la qualità del cielo notturno e l'accesso
alla luce delle stelle e per divulgare le risorse a questo associate, siano
esse scientifiche, astronomiche, naturali o paesaggistiche. Le Canarie e il
Cile, per fare un esempio scientifico-culturale, ospitano alcuni degli osservatori
astronomici più importanti e grandi del mondo, grazie ai loro cieli notturni
privi (o quasi) di contaminazione luminosa.
E questa caratteristica può diventare anche un'importante risorsa turistica,
come ha sottolineato il Sottosegretario cileno al Turismo Daniel Pardo:
"Circa il 79% dei turisti che visitano il Cile lo fa spinto dalla natura
del nostro Paese e dai suoi paesaggi, per cui questa distinzione contribuirà ad
attrarre un maggior numero di astronomi e di turisti attratti da questo tipo di
esperienza".
Il Cile si è impegnato particolarmente per ottenere il riconoscimento: il
Parque Fray Jorge, che si trova nel Cile centro-settentrionale, nella Regione
di Coquimbo, è stato monitorato per un anno, durante il quale sono stati
misurati parametri come l'oscurità del cielo, la nitidezza, la trasparenza, le
notti senza nubi (la media è di 280 notti all'anno). Con questa distinzione, il
Parco aggiunge una ragione in più per visitarlo: è la prima riserva sudamericana di cieli notturni incontaminati. Tra le altre ragioni, la più
affascinante è che è l'ultimo sistema boscoso prima del deserto di Atacama, a
nord. I suoi boschi sono riusciti a sopravvivere grazie a un particolare fenomeno climatico: la condensazione della camanchaca, la nebbia della costa,
prodotta dall'incontro della corrente di Humboldt, nell'Oceano Pacifico, con i
venti marini, fa sì che si crei un ambiente umido particolare, che garantisce
la sopravvivenza del bosco. Questa caratteristica fa anche sì che nel Parco si
trovi l'estrema frontiera settentrionale di diverse specie vegetali autoctone
del Cile, come l'olivillo o il copihue, il fiore nazionale del Cile. Dal 1977
il Parco è Riserva della Biosfera dell'UNESCO.