La vittoria di Matteo Renzi alle primarie del PD apre una nuova pagina
nel centrosinistra italiano. Ne è sicuro Pablo Ordaz, il corrispondente da Roma
di El Pais, che inizia il suo articolo sui risultati delle primarie con un
aneddoto. Eletto sindaco di Firenze nel 2009, Renzi ha ridotto il numero di
assessori da 16 a 8, scegliendo quattro uomini e quattro donne, ma "quel
modo di installare la parità senza anestesia non è piaciuto a certi circoli tradizionali di potere, così Renzi,
affinché nessun avesse dubbi su chi era, ha preso una decisione che è stata
soprattutto un avviso ai naviganti: "Ho tolto un uomo e messo un'altra
donna. Cinque donne e tre uomini" ha raccontato in una recente intervista
a questo quotidiano" scrive su El Pais.
Con il suo successo, il centrosinistra si trova davanti a un cambio d'epoca.
"E se qualcuno lo dubita, ricordi il risultato delle precedenti primarie,
celebrate giusto un anno fa per eleggere il candidato del PD alle elezioni
generali". Il sindaco di Firenze," il cui principale obiettivo era
rottamare i vecchi leaders del partito, per poi fare lo stesso con la casta
politica italiana, sfidava il compendio di quello che criticava: Pierluigi
Bersani, allora segretario generale del PD, 62 anni, un ex comunista privo di
carisma, che aveva fatto parte dei Governi di Romano Prodi, Massimo D'Alema e
Giuliano Amato".
Come sia andata lo sappiamo, vittoria di Bersani al primo turno e poi il
trionfo al ballottaggio, con il 60,6% dei voti contro il 39,9% raccolto da
Renzi, nonostante "apparisse più adeguato ad affrontare la sfida
elettorale contro Silvio Berlusconi e Beppe Grillo". Alle elezioni il
successo del PD è stato una "vittoria di Pirro" e, incapace di
formare un Governo, Bersani ha accettato un Governo di coalizione presieduto dal
"socialdemocratico Enrico Letta" (Letta è di origine democristiana,
non socialdemocratica, ma amen) e "appoggiato, per modo di dire, da Silvio
Berlusconi".
Renzi non solo si è opposto al Governo, ma non ha avuto dubbi al criticare il
compagno di partito Enrico Letta "o anche il presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano". "La sua avversione per le regole prestabilite, i
suoi cattivi rapporti con il sindacato, la sua critica al modo in cui la
sinistra ha perso due decenni ossessionata da Berlusconi, lo hanno trasformato
in un personaggio simpatico per il nemico e sospettoso per i suoi" spiega
Ordaz. Fino a quando i suoi hanno deciso di provare a puntare su di lui.
E, all'analizzare il successo di Renzi alle primarie, Ordaz sottolinea come non
solo la sua vittoria, ma anche il profilo dei suoi avversari segna il cambio
d'epoca. Sia Gianni Cuperlo che Giuseppe Civati "appartengono, ognuno a suo modo, a una sinistra moderna e onesta,
vincolata più o meno ideologicamente alle tradizioni, ma certamente non ai
giochi di potere più o meno chiari che hanno spinto parte dell'elettorato del
PD a rimanere a casa alle scorse elezioni o, addirittura, a scommettere sul
rinnovamento predicato da Beppe Grillo di piazza in piazza".
Con Renzi Segretario del PD, cambieranno le cose anche per il Governo e Ordaz
lo spiega con una bella immagine, sostenendo che finora il PD è stato come una
specie di consorte all'antica, che ha sopportato ogni genere di infedeltà "nel
nome della sacrosanta stabilità della famiglia". E' un atteggiamento che
non è in linea con il carattere di Renzi, "un tipo sicuro di se stesso, senza
peli sulla lingua, seduttore, ambizioso, con fama di onesto, capace di pattare
con il nemico, anche se si chiama Berlusconi, purché l'Italia, frenata da
decenni da una burocrazia paralizzante, riprenda il cammino".
Che gli dei ce la mandino buona e
inizino finalmente a guardare verso il Belpaese con benevolenza.